Entro ottobre avremo la regionalizzazione di scuola e università?

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Roars, 18.9.2018

– Stanno passando pressoché inosservate  le possibili conseguenze sul sistema nazionale dell’istruzione dell’iniziativa della Regione Veneto sull’”autonomia differenziata”, una bozza di disegno di legge delega che dovrebbe essere approvato dal Parlamento nazionale su impulso del governo. La Ministra per gli affari regionali Erika Stefani, leghista del Veneto, ha fissato come termine massimo il 22 ottobre prossimo. Tale bozza, che prevede la sostanziale regionalizzazione della scuola e dell’università, va letta insieme alla richiesta di attribuire alla Regione risorse finanziarie assai maggiori (togliendole alle altre regioni/scuole/università) rispetto a quanto speso oggi dallo Stato in Veneto, grazie al calcolo di parametri che tengano conto anche del maggior gettito fiscale e cioè del maggior reddito dei Veneti (più reddito = più servizi pubblici). È forte l’impressione che l’iniziativa, molto più che promuovere legittime forme di autonomia differenziata, sia destinata a incidere negativamente sull’uguaglianza fra i cittadini e sui grandi servizi pubblici nazionali, a cominciare da scuola e università. Una preoccupazione che si è concretizzata in un documento che ha già raccolto, tramite change.org, più di diecimila firme:

https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi

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Stanno passando pressoché inosservate  le possibili conseguenze sul sistema nazionale dell’istruzione dell’iniziativa della Regione Veneto sull’”autonomia differenziata” (cui segue quella, assai simile anche se un po’ meno estrema, della Lombardia).

La proposta del Veneto si compendia in una bozza di disegno di legge delega (allegato) che dovrebbe essere approvato dal Parlamento nazionale (su impulso del governo, ed in particolare della Ministra per gli affari regionali Erika Stefani, leghista del Veneto, che ha fissato come termine massimo il 22 ottobre prossimo).

Tale bozza prevede la sostanziale regionalizzazione della scuola e dell’università. In particolare:

1) – 2) Norme generali sull’istruzione – Istruzione:

sono attribuite alla Regione del Veneto le competenze legislative e amministrative dirette a:

a) consentire l’ottimale governo, la programmazione, inclusa la programmazione dell’offerta formativa e della rete scolastica – compresi l’orientamento scolastico, la disciplina dei percorsi di alternanza scuola-lavoro – la programmazione dell’offerta formativa presso i Centri Provinciali Istruzione Adulti e la valutazione del sistema educativo regionale, in coerenza con gli elementi di unitarietà del sistema scolastico nazionale e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche;

b) disciplinare l’assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie con le correlate funzioni amministrative;

c) regionalizzare i fondi statali per il sostegno del diritto allo studio e del diritto allo studio universitario;

d) regionalizzare il personale della scuola, compreso il personale dell’Ufficio scolastico regionale e delle sue articolazioni a livello provinciale;

6) Ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi: sono attribuite alla Regione del Veneto competenze legislative e amministrative volte a:

a) programmare, nel rispetto dell’autonomia delle Istituzioni universitarie e in coerenza con la programmazione delle Università, d’intesa con le Università, l’attivazione di un’offerta integrativa di percorsi universitari per favorire lo sviluppo tecnologico, economico e sociale del territorio;

b) disciplinare la programmazione strategica e gli interventi di sostegno in tema di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico nonché lo sviluppo delle Reti Innovative Regionali e di altre forme aggregative di impresa;

Tale richiesta di merito va letta insieme alla richiesta di attribuire alla Regione risorse finanziarie assai maggiori (naturalmente, per risorse date, togliendole alle altre regioni/scuole/università) rispetto a quanto speso oggi dallo Stato in Veneto, grazie al calcolo di parametri che tengano conto anche del maggior gettito fiscale e cioè del maggior reddito dei Veneti (più reddito = più servizi pubblici), grazie a

Art. 7 – Risorse

(…)

La determinazione dei fabbisogni standard assume, anche in considerazione del principio costituzionale di eguaglianza, come termine di riferimento la popolazione residente, le caratteristiche territoriali e il gettito dei tributi maturato nel territorio regionale in rapporto ai rispettivi valori nazionali;

È forte l’impressione che l’iniziativa, molto più che promuovere legittime forme di autonomia differenziata, sia destinata a incidere negativamente sull’uguaglianza fra i cittadini e sui grandi servizi pubblici nazionali, a cominciare da scuola e università.

Una preoccupazione che si è concretizzata in un documento che ha già raccolto, tramite change.org, più di diecimila firme.

https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi

Certamente varrebbe la pena discuterne, non per dividersi fra lombardo-veneti e centro-meridionali, ma fra quanti ritengono fondamentale un sistema nazionale dell’istruzione pubblica ben equilibrato su tutto il territorio  e quanti preferiscono regionalizzarlo, con maggiori risorse per le aree più ricche.

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Entro ottobre avremo la regionalizzazione di scuola e università? ultima modifica: 2018-09-19T21:11:35+01:00 da Gilda Venezia
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