Femminicidio, il solito canovaccio di chiamare la scuola a risolvere

Gilda Venezia

dal blog di Gianfranco Scialpi, 22.11.2023.

Gilda Venezia

Femminicidio. L’ultimo caso di Giulia Cecchettin. Senza parole. La prevedibile risposta della politica di caricare la scuola di un nuovo compito. Come afferma P. Crepet l’affettività non si insegna ma…

Femminicidio. La tragedia di Giulia Cecchettin

Femminicidio. L’ultimo caso ha coinvolto una ventiduenne, interrompendo la sua esistenza dove i sogni già si erano intrecciati con un’esperienza molto dura: la perdita della mamma. Di fronte a questa morte occorre innanzitutto dare spazio al silenzio e pensare solo a Giulia. Inutile cercare una spiegazione. Le tante domande sono sempre le stesse di fronte alla morte e purtroppo non hanno mai avuto una risposta. La nostra mente è costruita per dare un senso, un ordine alla realtà, ai fatti. Questi ci restituiscono, invece il caos, il disordine, l’assenza di una direzione…  Il passo successivo è ugualmente impegnativo:  chiederci perché questi casi stanno divenendo sempre più frequenti. Quale oscurità circonda il cuore degli assassini, dei violentatori?

Di fronte ad ogni tragedia, la scuola è tirata per la giacchetta

Era facile prevedere la reazione della politica: coinvolgere la scuola! La soluzione  risponde alla necessità di semplificare, di ridurre la complessità, sollevando la responsabilità collettiva. Troppo facile! Eppure si reitera la solita ricetta: per ogni emergenza (bullismo, incidenti stradali, obesità…) la scuola è chiamata a disinfettare e curare la ferita. Rino Di Meglio (Gilda) è ancora più efficace: “la scuola non può ridursi all’ospedale di una società malata, l’educazione parte dalla famiglia che deve saper dire anche dei no e mettere dei limiti”
Da queste premesse si comprende la decisione politica del Ministro Valditara di presentare mercoledì 22 novembre il progetto che riguarderà le scuole superiori: “educare alle relazioni”. L’iniziativa è sponsorizzata da E. Schlein (Pd): “Approviamo subito in Parlamento una legge che introduca l’educazione al rispetto e all’affettività in tutte le scuole d’Italia
A mio parere la soluzione non risolve, gravando solo ulteriomente la scuola di un nuovo compito. Il buio non riguarda solo il singolo, ma tutto il nostro contesto. Respiriamo violenza e sopraffazione a tutti i livelli. Spesso questa è palpabile, altre volte solo pulviscolare. Tuttavia, resta la responsabilità personale.
L’azione della scuola rischia di  ridursi a una serie di nozioni, conoscenze, senza alcun effetto pratico. Interessante quanto dichiara a Il Giornale (20 novembre) P. Crepet: “Bello, bello, se vogliamo mketterci la coscienza a posto. Ma poi chi va ad insegnare queste cose all’Istituto di Gongonzola? L’affettività e i sentimenti non si insegnano a scuola. Si imparano per strada, in famiglia, ovunque

 

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Femminicidio, il solito canovaccio di chiamare la scuola a risolvere ultima modifica: 2023-11-22T05:43:52+01:00 da
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