Il 2020 della scuola, dalla A alla Z

tuttoscuola_logo14Tuttoscuola,  30.12.2020.

Fatti, avvenimenti e persone –
Consuntivo del 2020 con i principali avvenimenti che hanno riguardato la scuola italiana nell’ultimo anno.

Gilda Venezia

Indice

Azzolina
Banchi
Bianchi Patrizio
Coronavirus
Costo standard
Cruscotto
DAD e DDI
Docenti Covid
Education and training monitor 2020
Educazione civica
Effetto annuncio sciopero
Favole al telefono
Fragili
Friday for school
Gel  e Mascherine
Homeschooling
Inclusione
Invalsi
#LaScuolaAiutaLaScuola
La scuola che sogniamo
Lockdown
Maturità 2020
Nascite in calo
Ore di lezione perse
Paritarie
Pollaio
Quarantena
Reclutamento
Responsabilità DS su sicurezza
Rodari
Smart working
Tempo pieno
Termoscanner
TIMSS
Trasporti
Uil scuola trentina
Ultimo giorno di scuola
Valutazione alunni primaria
Visentin Marco
Willy Monteiro Duarte
Zone covid (gialla, arancia, rossa)

 

Azzolina

(gennaio-dicembre) – Lucia Azzolina, insegnante e neo dirigente scolastica (ma è arrivata prima la nomina di Ministra che quella di DS), 37 anni (ora 38), subentrata al suo compagno di Movimento 5 Stelle Lorenzo Fioramonti – dimessosi dal governo e dal M5S per protesta contro il magro budget assegnato al suo Ministero dalla legge di bilancio – si è trovata nel corso dell’anno a combattere contemporaneamente su tanti fronti: quello politico, non solo con l’opposizione ma anche all’interno del governo e della maggioranza, non sempre solidali con le sue scelte; quello sindacale, su vari punti tra cui il concorso straordinario per i docenti precari, che le hanno chiesto congiuntamente e insistentemente di rinviare, cosa che lei non ha fatto se non a causa del Covid, ribadendo la fedeltà alla norma costituzionale che prevede i concorsi come via ordinaria di accesso alla pubbliche amministrazioni; quello mediatico, che l’ha vista bersaglio di attenzioni e di imitazioni e parodie non sempre, anzi quasi mai benevole, che ha saputo prendere con ironia (“a scuola mi chiamavano cazzolina…”). Ma soprattutto è la Ministra che ha dovuto affrontare la pandemia Covid, che l’ha costretta a decretare la più lunga serrata delle aule scolastiche di sempre. Una prova durissima, senza precedenti, che ha assorbito tantissime energie.
Diventata ministra quasi per caso (era sottosegretaria), si è circondata di uno staff di fiducia ed è andata avanti con ostinazione sulla sua linea. Risalta il suo sincero legame con la scuola (è uno dei pochi ministri dell’istruzione che aspira dopo il suo incarico a tornare a scuola). Ha affrontato l’emergenza Covid con coraggio, non senza errori anche per inevitabile inesperienza (si pensi alla mancata occasione di un grande patto con la depopolata scuola non statale per approntare gli spazi necessari al distanziamento, che avrebbe consentito di limitare la forte e grave riduzione degli orari di lezione; ai ritardi nelle nomine per i problemi sulle graduatorie online; oppure all’eccessivo peso, sia economico sia strategico, dato all’operazione banchi, peraltro vissuta in balia del commissario straordinario che ha completato le consegne a fine anno; all’insufficiente coordinamento con gli altri ministri competenti su trasporti e tracciamento e con le Regioni, peraltro non attribuibile solo a lei). Soprattutto, è mancata finora la visione e la regia per trasformare la crisi del Covid in opportunità per accelerare fortemente il passaggio dal modello dell’insegnamento trasmissivo a quello dell’apprendimento coinvolgente. Un passaggio storico che richiederebbe un grande e strutturale piano di formazione e una calibrata e organica strategia di diffusione delle migliori pratiche (che esistono, come documenta tra gli altri l’inchiesta di Tuttoscuola La scuola che sogniamo), avvalendosi delle tante energie qualificate presenti nella e intorno alla scuola, anche attraverso forme di partenariato pubblico-privato e il coinvolgimento del mondo del volontariato e del terzo settore.
Non è stata colta, ad oggi, l’occasione – colpa delle urgenze per il Covid, forse – di progettare e discutere pubblicamente una strategia di revisione della politica educativa nazionale in funzione delle linee e degli obiettivi indicati nel testo del Next Generation EU (gli incontri lanciati dal MI a fine dicembre su “Ripensare l’educazione nel XXI secolo” potranno forse offrire spunti utili).
I media hanno ripetutamente indicato la Azzolina come una possibile e anzi probabile candidata ad essere sostituita in un eventuale rimpasto di governo, ma le va riconosciuto di aver provato a tener fermo il timone della scuola nella gran tempesta di questo anno terribile. Resiliente.

Banchi

(agosto) – Intervistata da Repubblica, che le chiede se i banchi a rotelle, sui quali si concentra l’attenzione dei media e dei social, siano proprio indispensabili, la ministra Lucia Azzolina, risponde che “No, non sono indispensabili. Sono molto migliorativi, però: sono più piccoli, funzionali, moderni. Favoriscono la didattica di gruppo, non frontale. Non ci trovi sotto il chewing gum di tuo nonno”, e si lamenta del fatto che sulla questione dei banchi “la disinformazione è capillare e temo, strumentale a seminare incertezze e paure”.
In effetti la polemica sui banchi semoventi, da “autoscontro” (sono adatti nelle zone a rischio sismico?), fa perdere di vista la ragione per la quale il governo e la ministra hanno deciso di sostituire i vecchi banchi doppi con quelli singoli: il distanziamento di almeno un metro tra le “rime buccali” (altro motivo di ironie) degli alunni.
Comunque, la scelta tra i modelli di banco indicati nel bando europeo del commissario Arcuri, rimessa alle singole scuole, ha infine fatto registrare una larga preferenza per i tavoli monoposto senza rotelle: su due milioni e quattrocentomila banchi, in consegna entro Natale, più di due milioni sono quelli senza rotelle, e circa quattrocentomila quelli dotati di “sedute innovative” (cioè con le rotelle). Tanto rumore per nulla

Bianchi Patrizio

(aprile-luglio) – La ministra Azzolina affida a Patrizio Bianchi, professore universitario ed ex-assessore regionale alla formazione, il coordinamento della task force (18 componenti) per delineare le linee di intervento per la riapertura delle scuole a settembre.

A giugno Bianchi presenta in Commissione Cultura alla Camera le linee generali del rapporto, strutturato soprattutto con prospettive di ampio respiro, anziché di gestione delle problematiche del momento.
Il documento Bianchi però non viene reso pubblico ufficialmente dal Ministero dell’istruzione, che precisa in un comunicato che Bianchi “ha consegnato le proprie proposte ai vertici del Ministero, oltre ad averle ampiamente illustrate in Parlamento. Parte di quelle proposte sono confluite nel Piano per la ripartenza di settembre. Altre saranno utilizzate per il rilancio del settore Istruzione nella fase successiva all’emergenza”.

In un’intervista Bianchi afferma: “Non è da adesso che la scuola è sottofinanziata o fuori dal dibattito pubblico. Il problema è annoso. Quello che volevamo fare con le nostre proposte è rimetterla al centro: non sarebbe ora di lanciare un dibattito pubblico sulla scuola per tutto il prossimo anno?“. Proposta interessante.

Costo standard

(febbraio) – Il 13 febbraio si svolge a Roma il convegno “Libera scuola in libero Stato”, promosso nella sede di Palazzo Giustiniani dalla senatrice di Forza Italia Alessandra Garrone, che rimette all’ordine del giorno un tema come quello del finanziamento dell’intero sistema scolastico pubblico (formato, secondo la legge n. 62/2000, dalle scuole statali e da quelle paritarie) tramite un contributo uguale per tutte le scuole, da calcolare sulla base del costo standard per alunno. Una formula che sembrava essere caduta nel dimenticatoio dopo le elezioni del 4 marzo 2018, essendo stata esclusa dal ‘contratto’ di governo giallo-verde e non comparendo negli accordi che hanno consentito la nascita di quello giallo-rosso.
La ragione dell’accantonamento del costo standard, e più in generale della tematica della parità scolastica, deriva, in entrambi i casi, dall’ostilità di principio del Movimento 5 Stelle a qualunque finanziamento delle scuole non statali, comprese le paritarie, con l’eccezione della scuola dell’infanzia. Ostilità che nel mese di febbraio perdura, come dimostra la mancata partecipazione di rappresentanti del Movimento, a partire dalla ministra Lucia Azzolina, al convegno di Palazzo Giustiniani.
Significativa e impegnativa, invece, la presenza di esponenti del Partito Democratico come l’ex ministra Valeria Fedeli e la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Simona Malpezzi. La prima auspica la ripresa dei lavori della Commissione da lei istituita (della quale faceva parte anche l’ex ministro Berlinguer) alla vigilia delle elezioni del 2018, la seconda mostra disponibilità a riaprire il confronto senza pregiudizi.Da allora, anche per il crescente attivismo politico-mediatico di suor Anna Monia Alfieri, teorica e paladina del costo standard, si è ricominciato a discutere del problema, e si è determinata una convergenza trasversale se non sulla proposta di adottare per legge questa formula almeno su una serie di misure che riducano il forte divario che separa i costi di gestione delle scuole paritarie da quelli delle scuole statali. Vexata quaestio.

Coronavirus

(gennaio) – Unico protagonista del 2020, il Coronavirus, che prende il nome dalla forma delle spinule che lo compongono e che ricorda una corona solare, appartiene alla famiglia dei Coronaviridae e rimane, alla fine del 2020, tra i più grandi virus capaci di minacciare l’essere umano.

È l’OMS a dare il nome COVID-19 al virus, sequenziato nel mese di gennaio in Cina, dopo un’analisi attenta delle polmoniti anomale, che si erano diffuse nella città di Wuhan, e a dichiarare l’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale.
Diffusosi in molte parti del mondo con grande rapidità causando una miriade di decessi, il 23 febbraio 2020 viene diagnosticato, per la prima volta, in Italia e in meno di un mese costringe il Governo a dichiarare il paese zona rossa.
Tra il 10 e l’11 marzo 2020, l’OMS dichiara lo stato di pandemia e invita tutte le nazioni a contrastare la diffusione dell’epidemia.
I numeri della pandemia 2020 in Italia si aggirano a fine anno intorno a 2 milioni di casi diagnosticati, oltre un milione di guarigioni e più di 70 mila decessi.
Le scuole lavorano in remoto dai primi di marzo, riprendono in presenza con qualche difficoltà a metà settembre, ma da novembre gli studenti più grandi restano confinati in casa. Il Covid 19 dal prossimo 7 gennaio consentirà il rientro di tutti gli alunni in presenza?

In attesa della sperimentazione del vaccino, che in Europa comincerà alla fine di dicembre, l’Italia continua la battaglia con provvedimenti e restrizioni per contenere la diffusione e tutelare la salute pubblica. Secondo alcuni, gli storici del futuro parleranno di un “ante” e di un “post Covid 19”. Tragedia epocale.

Cruscotto

(giugno) – AAA cruscotto cercasi. Chi l’ha visto?
Nelle Linee Guida per il rientro a scuola si annuncia che, sulla base dei dati trasmessi dalle regioni è stato costituito un cruscotto informativo, che sarà reso disponibile alla consultazione.
Lo strumento dovrebbe restituire a livello di regioni, provincia, comune e singola scuola, i dati di dettaglio che consentiranno, nei vari livelli istituzionali coinvolti, di operare proiezioni per poi assumere decisioni da parte degli enti locali proprietari degli edifici ma anche degli stessi dirigenti scolastici.
Si precisa che “Il cruscotto consentirà, ad esempio, attraverso un cursore, di poter definire il distanziamento e di rendere evidente, segnalandoli ‘in rosso’, i casi in cui gli spazi delle aule didattiche espresse in metri quadrati non siano sufficienti ad accogliere tutti gli studenti iscritti”.
Il dato rilevato dal cruscotto dovrebbe essere restituito sia in modo aggregato per regione, provincia e comune sia, in modo disaggregato per singola istituzione scolastica e addirittura per singolo edificio scolastico di cui si compone la scuola.
Uno strumento magico, insomma. Era il 26 giugno 2020 e mancavano allora 67 giorni al 1° settembre, data della ripresa delle attività didattiche in presenza.
Da quel momento però si è persa ogni traccia del “magic box” annunciato nel Piano Scuola governativo. Cruscotto desaparecido

DaD e DDI

(giugno-agosto) – La maggior parte delle scuole italiane, rimaste chiuse per più di sei mesi (più a lungo che in quasi tutto il resto del mondo), ha fatto ricorso alla Didattica a Distanza (DaD) con modalità più o meno avanzate dal punto di vista tecnologico e metodologico, in una misura nettamente più ampia rispetto alle previsioni e ai timori di molti. E’ la stagione della “scuola diffusa”, che si svolge non nelle 45 mila sedi scolastiche ma nelle 5 o 6 milioni di case dove vivono gli studenti, che così recuperano in parte centinaia di milioni di ore di lezione perse in presenza. Ma le criticità emerse (a fronte di non poche esperienze d’eccellenza), dovute in parte ai limiti infrastrutturali e in parte alla impreparazione tecnica e metodologica di molte scuole, inducono la maggioranza dei sindacati degli insegnanti, e una parte del mondo accademico (tra i primi Alberto Asor Rosa, Mario Agamben, Paolo Crepet) quasi a criminalizzare la DaD teorizzando l’insostituibilità della didattica in presenza.

La ministra Lucia Azzolina, dopo l’iniziale interesse mostrato verso le scuole a più alta visibilità nella attuazione della DaD (come l’IC di Vo’ Euganeo, epicentro del primo focolaio di Covid-19 nel Veneto, l’IC Ungaretti di Melzo, l’Istituto Martini di Mezzolombardo), si schiera sempre più apertamente a favore del ritorno alla didattica in presenza già dall’inizio dell’anno scolastico 2020-2021, ottenendo intanto che gli esami di maturità si svolgano a scuola, e non online. Agli inizi del mese di agosto 2020, tuttavia, anche per coerenza con gli impegni presi in Parlamento e contenuti nel programma del Movimento 5 Stelle in favore della digitalizzazione della scuola, Azzolina dà il via libera alla pubblicazione delle Linee guida per la realizzazione della Didattica Digitale Integrata (DDI), nel cui ambito possono ovviamente essere previste anche attività di DaD, presentate però come subordinate e complementari a quelle in presenza. DaD sì ma non troppo.

Docenti Covid

(novembre) – C’è più di una sorpresa nel monitoraggio sull’impiego delle risorse finanziarie per retribuire docenti e personale ATA, assunti a tempo determinato per fronteggiare l’emergenza Covid.
Le ingenti risorse assegnate alle istituzioni scolastiche (più di un miliardo e 703 milioni di euro da utilizzare per circa il 40% nel 2020 e per il restante 60% nel 2021) sono state previste per la retribuzione del personale Covid da assumere per effetto dello sdoppiamento delle classi con numerosità eccedente i limiti del distanziamento imposto.
Dalla nota ministeriale prot. 27236 del 13.11.20 si ricava che soltanto il 57% del budget complessivo è stato utilizzato.
Difficile capire questo pesante deficit di contratti stipulati dalle istituzioni scolastiche: ritardi di predisposizione delle graduatorie di istituto? Mutato fabbisogno delle scuole? Ritardi di assegnazione delle risorse da parte dell’USR? Procedure inefficienti? Opzioni diverse del personale interessato? Risorsa vanificata

Educazione civica

(ottobre) – Dal corrente anno scolastico 2020-2021 l’insegnamento dell’Educazione civica è obbligatorio fin dalla scuola dell’infanzia, in attuazione della legge istitutiva n. 92, approvata pressoché all’unanimità dal Parlamento nell’agosto del 2019. Ma in poco più di un anno, con tre ministri della PI diversi (Bussetti in uscita, Fioramonti e poi Azzolina), il volto di questo insegnamento, la sua identità in termini di obiettivi di apprendimento caratterizzanti, è cambiato tre volte.
Con Bussetti (Lega) hanno prevalso gli aspetti riguardanti la legalità, le regole, i comportamenti; con Fioramonti (M5S) quelli relativi all’educazione ambientale; con Azzolina (sempre M5S, ma più allineata con la leadership del movimento/partito) è emersa con forza anche la valenza relativa alla educazione digitale, che però si è affiancata alle altre due, senza diventare quella dominante. Una soluzione di compromesso, ma forse inevitabile in presenza di una legge come la 92/2019 nata dalla confluenza di diverse aspettative e priorità, di cui si sono fatti interpreti i diversi partiti, in un unico testo legislativo.
Questo aspetto trivalente della nuova Educazione civica si coglie bene nelle Linee Guida sull’Educazione civica emanate a giugno ed è ben presente nel portale dedicato attivo dal 29 ottobre sul sito del Ministero. Stupisce un po’ che non sia previsto alcun link al tema dell’educazione sanitaria, materia di assoluta attualità. Nel frattempo non si sa molto di come le scuole stanno utilizzando le 33 ore obbligatorie. Partenza senza sprint.

Education and training monitor 2020

(novembre) – Nell’inspiegabile silenzio del ministero dell’istruzione e di quello dell’università e ricerca, nonché di larga parte dei media (senza parlare anche dei responsabili scuola dei principali partiti italiani) viene pubblicato il Rapporto annuale dell’Unione Europea sullo stato dell’istruzione e formazione Education and training monitor 2020 (Indicatori chiave sull’istruzione in Europa).
Il monitoraggio 2020 riporta i dati relativi al 2019, comparati anche con quelli del 2009, evidenziando per ogni indicatore l’obiettivo finale atteso (benchmark) e la relativa media attuale dei 27 Paesi, da cui mancano per la prima volta i dati del Regno Unito, dopo la sua uscita dall’Unione.
Tuttoscuola ha raccolto e comparato tutti i dati pubblicati, con particolare riferimento a quelli riguardanti l’Italia, riportando una sintesi dei singoli indicatori chiave con brevi commenti di presentazione.
Il quadro d’insieme degli obiettivi-chiave previsti dall’Unione Europea per tutti i Paesi registra una preoccupante situazione complessiva dell’Italia che si colloca ovunque (salvo una minima eccezione per la scolarizzazione dei bambini dell’infanzia) al di sotto della media UE. Scuola italiana in zona salvezza.

Effetto annuncio sciopero

(novembre) – Da anni Tuttoscuola denuncia l’anomalia di molti scioperi nella scuola dove l’effettiva adesione del personale scolastico risulta abnormemente inferiore alla quantità di lezioni sospese, soprattutto nelle scuole primarie e dell’infanzia.
Quasi sempre piccoli sindacati con rappresentanza a volte pressoché simbolica trovano nei mezzi di informazione vasta eco alla loro proclamazione di sciopero, al punto che molte famiglie, preoccupate dalla generica comunicazione della scuola sulla piena conferma del servizio, preferiscono non mandare i figli a scuola, caricandosi di comprensibile disagio.
È il cosiddetto ‘effetto annuncio’, seguito quasi sempre da classi chiuse con gli alunni a casa, ma con i docenti presenti a scuola.
Il problema è stato in qualche modo affrontato nell’Accordo tra Aran e Sindacati sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali in caso di sciopero. Finalmente.

Favole al telefono

(marzo-aprile) – Durante il lockdown della scorsa primavera, milioni di studenti sono stati costretti a rimanere in casa.
Per aiutare i genitori e, magari, anche qualche insegnante della scuola dell’Infanzia o primaria, a organizzare momenti di intrattenimento con i bambini a distanza, Tuttoscuola trasmette audio fiabe da far ascoltare ai più piccoli.
A portata di ascolto c’erano le fiabe inventate da Gianni Rodari: in particolare, “Favole al telefono” e “Alice Cascherina”.
Sergio Govi della redazione di Tuttoscuola ha letto diverse fiabe, scelte da quei testi, ed è stato un successo di ascolti: oltre 115 mila accessi.
In redazione sono arrivati anche moltissimi disegni che illustravano le favole ascoltate.
Ma le favole non muoiono mai e in questi ultimi mesi gli ascolti sono ricominciati con nuovo successo, grazie alla inarrivabile fantasia di Rodari. Esperimento da ripetere.Fridays For School
(novembre) – Dopo la chiusura delle scuole superiori causata dall’emergenza da Covid 19, a Torino lo scorso novembre diversi studenti si riuniscono davanti alle loro scuole armati di mascherina, pc o tablet e ben distanziati gli uni dagli altri.
Si siedono a terra e fanno DaD, dando vita, ogni settimana, a flash mob fuori dall’ordinario.
Nascono così i “Fridays For School”, azioni con le quali studenti come Anita – la studentessa 12enne che dopo il passaggio alla didattica di distanza ha deciso di seguire le lezioni davanti alla scuola Calvino a Torino – chiedono di tornare in classe.
La ministra Azzolina si complimenta con Anita: “Il tuo gesto è ammirevole. È bello vedere che ci sono ragazzi che credono nelle proprie idee e che le portano avanti“.
In breve tempo il movimento nato su ispirazione dell’esperienza dei “Fridays for Future”, si estende in tutta Italia. Greta della scuola.

Fragili

(marzo-settembre) – Sarebbe bello eliminare l’aggettivo “fragili” dal dizionario, ma lo stato d’emergenza non solo non l’ha permesso, ma, anzi, ha penalizzato soprattutto proprio loro, i più fragili.
Quando si pensa ai fragili, Tuttoscuola, che da sempre promuove il modello di scuola inclusiva, non può non pensare agli alunni con bisogni educativi speciali, a cui la Didattica a Distanza per quanto ben fatta, ha tolto la relazione con i pari, l’apprendimento cooperativo in presenza, il tutoring gomito a gomito, elementi portanti della didattica speciale e delle strategie didattiche efficaci per l’apprendimento significativo e lo sviluppo della persona.
Accanto agli alunni con Bisogni Educativi Speciali, ci sono i lavoratori fragili, così definiti da diverse circolari ministeriali del Ministero della Salute.
“Il concetto di fragilità – si legge nella circolare del Ministero della Salute del 4.09.2020 – va dunque individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico sia di tipo clinico”.
La nota 1585 dell’11.09.2020 del Miur fornisce indicazioni operative alle istituzioni scolastiche per stabilire in base al giudizio come rimodulare la prestazione professionale dei dipendenti della scuola. Come noto gli over 55 sono circa il 40% del totale. Docenti e studenti a rischio.

Gel e mascherine

(maggio-dicembre) – In vista della ripresa delle lezioni a settembre, il CTS (Comitato Tecnico Scientifico) fornisce prime indicazioni alle scuole per svolgere in presenza l’attività didattica in sicurezza.
Oltre alle misure per il distanziamento e la mobilità all’interno delle aule e degli altri locali scolastici, il CTS raccomanda l’impiego di dispositivi di protezione, tra cui le mascherine sanitarie e il gel.
Il primo utilizzo avviene in occasione delle prove straordinarie (colloquio) degli esami di maturità in presenza.
A luglio il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, dispone l’assegnazione alle scuole di gel e di mascherine gratuite per alunni e personale scolastico, che arrivano a singhiozzo.
Se con il rientro in classe dello scorso settembre le mascherine potevano essere abbassate se i bambini erano seduti al loro posto e ben distanziati, le cose cambiano con il DPCM del 3 novembre 2020.
Questo, infatti, stabilisce che la mascherina debba essere indossata per tutta la durata della presenza a scuola, anche se seduti al proprio banco e ben distanziati gli uni dagli altri.
Al 18 dicembre sono state consegnate gratuitamente nelle scuole italiane oltre 987 milioni e 600 mila mascherine e 2 milioni e 200 mila litri di gel igienizzante. Costi pandemici.

Homeschooling

(settembre) – Prima della pandemia la scelta dell’homeschooling era dovuta soprattutto a una visione negativa della scuola pubblica (statale e paritaria) e privata che veniva considerata obsoleta nei metodi e negli strumenti. Dopo il lockdown ed a seguito delle norme emanate per limitare il contagio da Coronavirus, molte famiglie hanno preferito provvedere in proprio all’istruzione dei figli.
L’istruzione parentale, più comunemente conosciuta come “Homeschooling” è una pratica molto diffusa negli Stati Uniti e in crescita anche in Italia.
Si caratterizza per la scelta della famiglia di non iscrivere il proprio figlio minore a scuola, ma di provvedere personalmente, o attraverso una figura individuata all’istruzione della prole. In Italia infatti, è bene ricordarlo, è obbligatoria l’istruzione, non la frequenza a scuola (articolo 30 della Costituzione). Per avviare un percorso di homeschooling è necessario che la famiglia si rechi nella scuola più vicina per realizzare un’autocertificazione che comunichi l’intenzione di provvedere autonomamente all’istruzione dei figli.
Chi frequenta una scuola parentale deve, al termine di ogni anno scolastico, sostenere un esame presso una scuola statale.
Tuttoscuola.com ha registrato un elevato tasso di ricerca su questo argomento tra giugno e settembre, proprio perché molte famiglie erano interessate a questa proposta, probabilmente per il timore di rimandare i propri figli a scuola in caso di ritorno dei contagi. Questione di sfiducia.

Invalsi

(febbraio) – Sul Corriere della Sera di domenica 16 febbraio compare un commento a firma di Aldo Grasso dedicato al curriculum degli studenti, dal quale è stata eliminata ogni traccia delle prove Invalsi. Le considerazioni del noto giornalista e critico televisivo fanno riflettere.
Grasso cita le dichiarazioni di Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-LeU (“Oggi è stato approvato un mio emendamento che toglie definitivamente dal curriculum degli studenti la certificazione delle prove Invalsi“) e di Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione: “Abbiamo fortemente voluto che i risultati delle prove Invalsi rimanessero fuori dal curriculum dello studente“.
L’Invalsi è il ‘coronavirus’ della scuola italiana?, si chiede Grasso. Perché il Governo è così felice di averne secretato i risultati? Secondo il giornalista l’esito delle prove Invalsi dovrebbe far parte del curriculum dello studente, “un allegato al diploma di Maturità da presentare a università e datori di lavoro. Migliorabile, certo, ma strumento moderno capace di radiografare la realtà: uno studente su tre in terza media ha problemi di comprensione del testo, e se una classe va male, a volte, il docente non è esente da demeriti. Invalsi? Se c’è la febbre, si rompa il termometro! La verità è che parte della scuola italiana ancora resiste alle valutazioni: presto sostituirà i voti con le faccine. E per una certa retorica politica e sindacale, la colpa è sempre del sistema, mai personale. Quando si secretano i demeriti, si ridimensionano anche le ambizioni. Della scuola, del Paese. Così va il ‘Padiglione’ Italia“. Paura di che?

Inclusione

(gennaio-giugno) – Il nuovo decreto legislativo 96/2019, che ha modificato il d.lgs. n. 66/2017 sull’inclusione, fatica a trovare applicazione a causa della sospensione delle attività didattiche in presenza.
Nonostante il primato “temporale” (con la 517/77 l’Italia è stata la prima al mondo ad inserire nella scuola normale i ragazzi con disabilità), la qualità dell’inclusione scolastica in Italia non è uniforme, né sempre accettabile. Tuttora l’offerta di docenti specializzati sul sostegno è largamente inferiore alla domanda ed in molti casi questo ruolo viene ricoperto da docenti senza specializzazione.
Questa è la principale, ma non l’unica falla all’interno della dimensione inclusiva della scuola, insieme a una visione di “delega” all’insegnante di sostegno e a una scarsa conoscenza delle norme che regolano procedure e prassi inclusive. L’inclusione scolastica è una sfida ancora lontana dall’essere vinta.

Per affrontare i limiti della didattica a distanza nel 2020-21 è stato permesso ai soli studenti con disabilità di frequentare in presenza la scuola, mentre i compagni seguivano le lezioni da casa.

 Questa scelta è stata considerata da molti esperti come non inclusiva e soprattutto non in grado di rispondere alle necessità degli alunni con disabilità certificata.

Alunni con disabilità che nel 2020-21 sono stati 277.414, cioè il 3,1% in più dei 269.138 dell’anno scorso), seguiti da 184.721 docenti di sostegno, cioè il 6,6% in più dei 173.250 dell’anno scorso.L’inclusione cresce in quantità ma non abbastanza in qualità.

La scuola che sogniamo

(gennaio – dicembre) – Dal settembre 2019 Tuttoscuola lancia ai lettori un nuovo tema di dibattito, presentando modelli di scuola capaci di renderla una comunità costruttrice della più ampia comunità sociale. I principi guida sono riassunti in un Manifesto culturale.
Nel 2020 sono state raccolte le esperienze e le buone pratiche fondate sui riferimenti teorici, pedagogici e didattici relativi a tre tematiche fondamentali: la scuola su misura, la scuola digitale, la scuola della ricerca.
La scuola su misura è una scuola accogliente, nella quale la relazione didattica si fa individualizzata e personalizzata, per rispondere al meglio alla sfida dell’inclusione e dell’intercultura che la scuola contemporanea è impegnata ad affrontare.
La scuola digitale, invece, è una scuola in cui la tecnologia diventa un facilitatore dell’apprendimento, una leva per rinnovare il sistema di trasmissione delle conoscenze e un mezzo per garantire, anche a distanza, la relazione con gli altri e con la realtà che circonda la comunità scolastica.

La scuola della ricerca, infine, è una scuola in cui l’alunno, protagonista indiscusso del processo di apprendimento, viene stimolato a sviluppare le proprie competenze in un ambiente di apprendimento, interno ed esterno alla scuola, che si trasforma in un grande laboratorio dove si impara a pensare.La scuola che sogniamo non è soltanto una proposta nuova, è anche una sfida per contagiare in modo vincente e qualificato la nostra scuola. Crediamoci!

#LaScuolaAiutaLaScuola

(febbraio-aprile) – Con le scuole improvvisamente chiuse nel nord del paese dal 24 febbraio, sorge il problema di mettersi in contatto con gli studenti a casa. Tuttoscuolaattiva immediatamente tre iniziative in rapida successione: il webinar del 25 febbraio, seguito da oltre 7 mila iscritti da tutta Italia e nel quale interviene anche la ministra dell’istruzione Azzolina, nel quale 5 presidi innovatori offrono i primi suggerimenti su come affrontare il problema contenendo i danni attraverso la formazione a distanza; il collegamento effettuato il 27 febbraio con la scuola di Vo’ Euganeo, dove attraverso la piattaforma di Tuttoscuola maestre e bambini vengono coinvolti in una lezione a distanza, insieme ad altre scuole di varie regioni (anche in questa occasione si è connessa la ministra Azzolina); il lancio, avvenuto sempre il 27, dell’iniziativa di solidarietà #LaScuolaAiutaLaScuola, per limitare l’impatto della sospensione delle lezioni e attivare una reazione collettiva positiva. “Si può fare lezione anche a distanza, in questo la tecnologia viene in supporto e il resto possono farlo la creatività e la competenza di tanti docenti e dirigenti scolastici. La scuola che sogniamo è anche questa“, scrivevamo nel lanciare la chiamata alla solidarietà, con l’obiettivo di contribuire a minimizzare l’impatto sugli apprendimenti degli studenti della sospensione forzata delle lezioni in classe. Vengono attivati numerosi gemellaggi tra scuole. Aderiscono all’iniziativa di solidarietà importanti enti e aziende, tra i quali Save The Children, Trinity College, Eni Scuola, Treccani, Promethean, Casio, Acer e molti molti altri. Ognuno mette gratuitamente a disposizione delle scuole contenuti e servizi.
Nell’ambito dell’iniziativa Tuttoscuola realizza il corso “Fare lezione a distanza”: più di 600 ore in poche settimane di formazione in diretta gratuita, seguita da oltre 35 mila docenti. Un corso di “primo soccorso” che ha consentito loro di attivare la didattica a distanza. Scuola solidale.

Lockdown

(marzo) – Sarà il titolo di uno dei paragrafi o dei capitoli dei nuovi libri di storia contemporanea il termine “Lockdown”, confinamento, ovvero, la blindatura di emergenza, entrata in vigore in Italia con il Dpcm del 9 marzo 2020, come misura di contrasto alla diffusione del COVID-19.
Il protocollo di emergenza ha imposto agli Italiani oltre alle restrizioni alla libera circolazione prima tra le regioni poi tra i comuni, anche la sospensione delle attività commerciali, didattiche e dei servizi di ristorazione.
Oltre otto milioni di alunni con centinaia di migliaia di docenti sono costretti a fare lezione in remoto, utilizzando, quasi tutti per la prima volta, la didattica a distanza.

Il blocco totale che ha obbligato bambini, ragazzi e adulti a rimanere chiusi nelle proprie case è terminato il 18 maggio 2020. Ma l’anno scolastico se n’era già andato. Les jeux sont faits.

Maturità 2020

(maggio) – La pandemia mette a rischio la regolare conclusione dell’anno scolastico e, in particolare, degli esami di Stato di fine ciclo.
Il decreto-legge 22/20 ne prevede la regolamentazione con soluzioni straordinarie e semplificate, prevedendo, comunque, la sicurezza sanitaria dei commissari e degli studenti.
Ci sono precedenti in merito che suggeriscono soluzioni d’emergenza. Infatti, in occasione dei terremoti in Abruzzo e in Emilia le prove d’esame sia per la licenza di terza media sia per la maturità avevano previsto soltanto il colloquio, senza le prove scritte.
Il DL 22 autorizza ordinanze ministeriali in deroga, in base alle quali gli esami si svolgono in presenza per la maturità (515.864 candidati) e a distanza per la licenza media (568.946 candidati).
Per l’esame di maturità si soprassiede alla prova scritta, limitandone lo svolgimento al solo colloquio, mentre per l’esame conclusivo del primo ciclo (non in presenza), il colloquio si svolge sulla base di un elaborato predisposto in remoto dagli alunni.

Nonostante la pandemia, mezzo milione di ragazzi hanno potuto diplomarsi. Spirito di adattamento.

Nascite in calo

(gennaio) – Si saprà tra qualche mese se il lockdown di questa primavera ha inciso sull’andamento delle nascite che a gennaio erano risultate quasi 20 mila in meno rispetto al 2019. I nati di quest’anno potrebbero scendere sotto i 400 mila, mentre per il 2021 si vedrà.
Sono dati che impongono un diverso e deciso impegno politico per rendere significativo e credibile il sostegno strutturale alla famiglia e alle giovani coppie.
Intanto l’onda di magra delle nascite, ormai irreversibile, ha interessato tutti i settori scolastici con qualche eccezione nella secondaria in alcune regioni.
Nelle scuole dell’infanzia statali il numero di iscritti nel 2020-21 (875.718) è diminuito di 25.461 unità rispetto al 19-20; con 875.718 sono ben lontani dai 1.030.367 iscritti del 2013-14, quando la scuola statale dell’infanzia aveva toccato, dopo quasi mezzo secolo, il tetto massimo di iscritti nella sua storia.
La scuola primaria (2.383.676 iscritti quest’anno) registra un notevole calo di alunni rispetto all’anno scorso (-60.213), maggiore del calo registrato nel 2019-20 (-53.372 rispetto al 18-19).
Per dare un’idea di quel che sta succedendo nella scuola primaria, basti pensare che nel 2013-14 il numero degli alunni aveva sfiorato i 2 milioni e 600mila unità: c’erano 214 mila alunni in più!
Più contenuta la flessione del numero di alunni della secondaria di I grado: oltre 17mila in meno dall’anno scorso. Nelle superiori – tra regioni che incrementano il numero di iscritti e regioni che ne perdono – si registra un aumento complessivo di 10.399 iscritti. Il calo arriverà inesorabilmente anche lì nei prossimi anni. Banchi vuoti.

Ore di lezione in presenza perse

(aprile-dicembre) – La didattica a distanza sta salvando il diritto allo studio (non di tutti purtroppo, ma di moltissimi), ma quella in presenza resta fondamentale per garantirlo a tutti.

In base agli ordinamenti attuali, tenendo conto del numero delle classi e sezioni di scuola statale, nel corso dell’intero anno scolastico sono previsti 400 milioni di ore di lezione (quasi 12 milioni a settimana).

Questa primavera, nella sola scuola statale, a causa della totale chiusura delle scuole, non si sono svolte in presenza quasi 144 milioni di ore di attività educativa, costringendo alunni e insegnanti a viverle a distanza.
Stime non confermate hanno calcolato che non sono andate a buon fine, soprattutto a causa di difficoltà di accesso da parte degli alunni, circa un quarto di quelle ore a DAD, anche se svolte dagli insegnanti.
Si tratta di un grave vulnus nei confronti di migliaia di alunni che potrebbe pesare sulla loro formazione di base, incidendo anche sulla dispersione scolastica, soprattutto per gli studenti delle superiori.
Proprio negli istituti superiori, dove gli studenti dal 4 novembre sono in DAD (esclusa la frequenza dei laboratori nei tecnici, professionali e artistici) fino a Natale non si svolgono quasi 26 milioni di ore di lezioni in presenza.

Ancora una volta c’è da chiedersi: quanto ciò inciderà sulla formazione futura di quei ragazzi e soprattutto di quelli a rischio di insuccesso scolastico e formativo? Lacune incolmabili.

Pollaio (classi)

(agosto) – La lotta alle classi pollaio, un obiettivo che da sempre ha visto in prima linea proprio la ministra Azzolina – prima firmataria di una proposta di legge in merito che giace in Parlamento – può trovare in questa fase particolare una condizione favorevole per essere ripresa e portata a conclusione.
Infatti, l’art. 231-bis della legge di conversione del decreto legge 34 “Rilancio” ha previsto norme speciali in deroga, da realizzare con apposita ordinanza ministeriale.
Il potere di intervenire con ordinanza in deroga su quei parametri consentirebbe di concretizzare subito le proposte della ministra in atti concreti con effetto immediato. Ma quali sono i limiti fissati da quel DPR?
Il concetto di classe pollaio è piuttosto generico, perché non quantifica il limite massimo di alunni per classe, oltre il quale la numerosità diventa patologica.
Per ancorarlo a parametri oggettivi ci si può riferire ai limiti massimi fissati dalle norme del ministero dell’istruzione sulla rete scolastica (DPR 81/2009) oppure a quelli sull’edilizia scolastica fissati dal ministero degli interni (decreto 18.12.1975).
Complessivamente delle 370 mila classi funzionanti nel 2019-20, 1.724 hanno registrato una numerosità oltre i limiti massimi fissati dal DPR 81/2009.

Se si volesse portare il limite massimo a 25 alunni per classe, si potrebbe procedere gradualmente cominciando dalle prime classi, con un incremento annuo di 3.633 nuove classi (stime di Tuttoscuola).

I costi non sarebbero proibitivi, ma occorre un piano pluriennale e la chiarezza di intenti. Per il momento, tuttavia, non si è andato al di là delle ipotesi, senza concretezza di norme operative. Occasione persa?

Paritarie

(dicembre) – In vista del dibattito parlamentare sulla legge di bilancio (ex legge finanziaria) si forma uno schieramento trasversale disponibile ad appoggiare emendamenti che mettano le scuole paritarie, in gravi difficoltà economiche per la pandemia, in condizione di competere con le scuole statali.
Il 4 dicembre va in rete un ‘web pressing’ al quale prendono parte parlamentari di tutti gli schieramenti politici e perfino un esponente del governo, la viceministra Anna Ascani. L’iniziativa, promossa da oltre 70 Associazioni no profit, ha anche l’obiettivo di “difendere la libertà di educazione“.
Intervengono importanti esponenti delle principali forze politiche di maggioranza e di opposizione, tra i quali Maria Elena Boschi (IV), Giancarlo Giorgetti (Lega), Valentina Aprea (FI), Paola Binetti (UDC), Piero Fassino (PD), Stefano Fassina (LEU), Paola Frassinetti (Fratelli d’Italia), Stefano Lepri (PD), Maurizio Lupi (Misto).
“Qualcuno vuole forse trasformare la scuola libera in scuola di classe, riservandola ai soli ricchi?”, si legge in una nota diffusa da Agorà per la parità e da USMI-CISM. Bisognerà però capire se gli emendamenti in questione basteranno ad arginare una crisi alla cui origine stanno anche ragioni culturali oltre che economiche come la progressiva secolarizzazione della società italiana. Prima che sia troppo tardi.

Quarantena

(settembre) – I primi giorni d’autunno l’Italia riscopre un vocabolo che proviene da un passato remotissimo, la “quarantena”.
In antico quel termine significava segregazione di quaranta giorni, prescritta per malati affetti da malattie contagiose; successivamente, il termine ha significato isolamento, segregazione di persone o animali per motivi sanitari, indipendentemente dal numero dei giorni.
Il termine “quarantena” ritorna di attualità per i contagiati dal coronavirus.
Per la scuola il personale scolastico, trovato positivo al Covid 19, è sottoposto d’ufficio a quarantena.
L’assenza per quarantena ha una valutazione diversa da quella di semplice malattia.

In proposito, una scheda riepilogativa della Uil-scuola precisa: È previsto che un eventuale periodo trascorso in quarantena o malattia con sorveglianza attiva, o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, dovuta al COVID-19, è equiparato al periodo di ricovero ospedaliero e non è computabile nel periodo di comporto.
In questo caso è esplicita, nella norma stessa, la previsione che tale periodo debba anche essere escluso dal periodo di comporto della malattia.

In caso di positività in classe e dopo l’esito del test (“contact tracing”: tracciamento dei contatti), la quarantena è di 14 giorni successivi all’ultima esposizione per il personale scolastico individuato come contatti stretti del caso confermato COVID-19 dal Dipartimento di Prevenzione della ASL competente territorialmente. E’ una guerra.

Reclutamento

(maggio) – Vengono pubblicati i bandi dei concorsi ordinari per infanzia, primaria e secondaria e del concorso straordinario della secondaria per poco più di 62mila posti complessivi che successivamente verranno incrementati, per la sola secondaria, di altri 16 mila posti.
In Parlamento si discute sulla possibilità di sostituire il concorso straordinario riservato a docenti in possesso di un’anzianità di servizio di almeno tre anni con una immissione diretta in ruolo senza selezione (a crocette) prevista dal bando per agosto. Proposta che potrebbe assicurare già a settembre 2020 le nomine in ruolo.
Il M5S fa muro e con l’Azzolina respinge la proposta, ma il concorso straordinario viene modificato, prevedendo quesiti aperti per lo scritto. Le prove partono a ottobre, ma vengono sospese a due terzi dello svolgimento per la pandemia. Le commissioni procederanno alla correzione, assicurando le nomine in ruolo a settembre 2021.

Il covid 19 tiene bloccati gli altri concorsi che difficilmente, anche se attivati, potranno concludersi in tempo per le prime nomine a settembre, con incremento del precariato. Braccio di ferro.

Responsabilità DS sulla sicurezza

(maggio) – Nonostante le rassicurazioni, resta aperta la questione della responsabilità della sicurezza a carico dei dirigenti scolastici nei confronti degli alunni ospitati negli edifici scolastici.
L’ANP, al termine dell’anno scolastico e in previsione del prossimo, afferma che non si può pretendere che un dirigente scolastico, per quanto affiancato da un responsabile del servizio di prevenzione e protezione e da un medico competente, possieda ed eserciti quotidianamente competenze di varia natura e che possa essere condannato in caso di infortunio derivante da un numero di cause così differenziate.
Gli edifici scolastici sono di proprietà degli enti locali che ne devono garantire condizioni di efficienza e sicurezza.
Il ritorno alla didattica in presenza nelle scuole preoccupa i dirigenti scolastici riguardo l’eventuale responsabilità civile e penale configurabile in caso di infezione da COVID-19 all’interno degli istituti scolastici.

Si chiede l’attivazione di uno scudo civile e penale, per il momento senza esito. DS (non) scudati

Rodari

(ottobre) – Sono state moltissime le iniziative in tutta Italia per ricordare Gianni Rodari nel centenario della nascita (Omegna, 23 ottobre 1920).
Scrittore, pedagogista, giornalista, poeta, ha contribuito a formare generazioni di insegnanti, soprattutto della scuola dell’infanzia.
Proprio durante corsi di formazione di insegnanti delle scuole comunali dell’infanzia a Reggio Emilia, coordinati dall’amico pedagogista Loris Malaguzzi, Rodari ha costruito con loro la sua opera principale “La grammatica della fantasia“.
Nella premessa a quell’opera scriveva che le fiabe “servono all’uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del prodotto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. Per cambiarla occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione“.
Per molti bambini e madri è conosciuto anche per le sue fiabe, prima tra tutte “Favole al telefono“. È suo anche il testo del “Ci vuole un fiore” (per fare un tavolo), cantato da Sergio Endrigo. Geniale.

Smart working

(marzo) – Il DPCM dell’11 marzo 2020 prevede ulteriori disposizioni restrittive rispetto a quelle contenute nel precedente DPCM, quello del 9 marzo, che ha posto in quarantena l’intero territorio nazionale.
Per quanto riguarda le scuole, in particolare, si chiarisce che anche al personale dirigente e amministrativo si applica quanto previsto per tutte le pubbliche amministrazioni di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165: anche esso è dunque tenuto ad assicurare “lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui agli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza”.
Pertanto, il personale dirigente e amministrativo può svolgere in via ordinaria attività da casa come “lavoro agile“.

Il nuovo DPCM non parla invece degli insegnanti, per i quali continuano dunque a valere le disposizioni per la didattica a distanza date nel precedente DPCM. Lavoro del XXI secolo.

Tempo pieno

(novembre) – “Dal punto di vista sociale vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro”.
È quanto ha dichiarato il premier, Giuseppe Conte, alla presentazione del Rapporto Svimez 2020 “L’economia e la società del Mezzogiorno” illustrando i punti del Recovery plan italiano.
Un’idea ambiziosa quanto impegnativa sotto vari punti di vista, che costerebbe 2,8 miliardi di euro l’anno e richiederebbe 50 mila nuovi posti di lavoro.
Oltre a un miliardo di euro di investimento iniziale per approntare i locali di mensa e laboratori.
Se il Governo intendesse davvero investire somme così elevate, ci troveremmo di fronte a una riforma di portata storica, che aprirebbe la strada ad una maggiore personalizzazione degli apprendimenti e favorirebbe l’aspetto relazionale, la socialità e quindi l’inclusione. Sarà realmente così? Miraggio.

Termoscanner

(luglio-settembre) – Mentre si definiscono le modalità di rientro a scuola di settembre, la ministra Azzolina dichiara che sarebbe necessario che, dal giorno del rientro in classe, tutte le mattine i genitori misurino la temperatura corporea dei propri figli prima di accompagnarli a scuola.
Questo per assicurarsi che gli alunni non mettano piede in classe o sui mezzi pubblici con sintomi Covid, e per non creare problemi alle scuole, costringendole a misurare la temperatura all’ingresso degli istituti.
Nonostante ciò, moltissime scuole italiane decidono di dotarsi di termoscanner e di misurare la febbre ad alunni, genitori e personale scolastico prima di entrare a scuola.
Addirittura la Regione Piemonte, a settembre, con un’ordinanza raccomanda a tutti gli istituti di misurare la temperatura agli alunni prima dell’ingresso a scuola.
I ministri dell’istruzione e della salute chiedono di sospendere tale ordinanza, ma il Tar respinge la sospensiva, in quanto l’ordinanza regionale non sovverte quanto stabilito dallo Stato, ma lo integra. Altri costi pandemici.

TIMSS

(dicembre) – Vengono resi noti i risultati dell’indagine internazionale IEA TIMSS (Trends in International Mathematics and Science Study) che valuta con cadenza quadriennale le competenze in matematica e scienze acquisite dagli studenti iscritti al quarto e all’ottavo anno di scuola, corrispondenti in Italia al quarto anno della scuola primaria e al terzo anno della scuola secondaria di primo grado (terza media).
Il coinvolgimento dell’Italia nelle indagini comparative IEA risale al 1966, e si deve soprattutto all’impegno di Aldo Visalberghi, che partecipò personalmente alle ricerche attraverso il CNR e poi il CEDE (Centro Europeo dell’Educazione), trasformato nel 1999 nell’Invalsi.
È impressionante notare come già allora emergessero con estrema chiarezza dalle comparazioni alcune delle caratteristiche del nostro sistema scolastico, tra le quali il progressivo peggioramento del livello dei risultati raggiunti dagli studenti a seconda del livello di scuola preso in considerazione. A distanza di quasi cinquanta anni, la situazione non è cambiata. I risultati del TIMSS 2019 mostrano che la nostra scuola primaria funziona discretamente, mentre quella secondaria di primo grado continua a fare male, pur avendo registrato un lieve miglioramento. Altre conferme di continuità (in negativo) vengono da altri indicatori, come il forte divario Nord-Sud a scapito del Mezzogiorno e la difficoltà dei nostri studenti nell’utilizzare le competenze acquisite per affrontare compiti di realtà. Conoscere per deliberare.

Trasporti

(ottobre-dicembre) – Gli studenti che ogni mattina si recano a scuola spostandosi con i mezzi pubblici sono troppi e creano assembramenti pericolosi in un momento in cui la curva epidemiologica cresce in maniera esponenziale.
Così dapprima si dispone che possa svolgere le lezioni in presenza solo il 75% dei ragazzi delle scuole superiori, poi si decide, visto l’aumento del numero dei contagi, di tenerli tutti a casa.
Secondo quanto stabilisce l’ultimo DPCM, potranno tornare in classe, sempre al 75%, solo il prossimo 7 gennaio, a patto che si trovino soluzioni che consentano di non creare assembramenti sui mezzi pubblici che non possono essere riempiti, superando la soglia del 50%.
Il compito di risolvere il rebus sempre più complicato viene affidato ai prefetti che però, a ridosso delle vacanze di Natale, non sembrano aver trovato soluzioni che vadano oltre lo scaglionamento degli ingressi a scuola.
E così, a dicembre, la data del 7 gennaio fissata dal DPCM come quella che avrebbe visto gli studenti delle superiori tornare in presenza, viene messa in dubbio con l’interrogativo sospeso del 50% o del 75% di studenti a scuola e degli scaglionamenti orari di ingresso a scuola. Trasporti tallone d’Achille, si doveva fare di più.

Uil scuola trentina

(marzo) – La UIL scuola del Trentino promuove un’azione legale nei confronti della preside dell’IIS ‘Martini’ di Mezzolombardo (TN) diffidandola dal proseguire nelle iniziative di formazione a distanza rivolte agli studenti della scuola poste in opera tempestivamente all’inizio del lockdown. L’episodio, denunciato come un atto di arroganza sindacale dal giornalista Gian Antonio Stella sul ‘Corriere della Sera’, assume rapidamente una dimensione nazionale. Scende in campo il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, che in un’intervista rilasciata a Tuttoscuola interpreta il senso dell’azione legale intentata dal sindacato trentino in chiave di lotta contro il rischio di privatizzazione della scuola. “Pericolo tutt’altro che teorico“, sostiene Turi, “se, anche l’Internazionale dell’Educazione, sindacato mondiale, nell’ultimo Congresso ha fatto appello alla massima attenzione per tenere i sistemi educativi mondiali fuori dalle logiche di mercato. All’estero le multinazionali hanno già occupato lo spazio educativo, un rischio che vorremmo evitare, preservando il nostro sistema di istruzione. Vedere le stesse parole d’ordine della 107 ripetute dalla deputata Aprea, e anche dal ministro Azzolina, in modo politicamente trasversale, preoccupa e dovrebbe preoccupare anche il premier Conte“.
Prime avvisaglie di quella che nei mesi successivi sarebbe diventata una serrata polemica tra fautori e avversari della Didattica a Distanza (DaD). Guerra di religione.

Ultimo giorno di scuola

(giugno) – Quasi 8,5 milioni di alunni, delusi per mesi di confinamento in casa a causa dell’emergenza sanitaria, si preparano a lasciare la scuola e i compagni di classe.
Quasi tutti, però, ritroveranno i compagni l’anno prossimo o in occasione dell’esame conclusivo del I e del II ciclo.
Per oltre mezzo milione di alunni dell’ultimo anno di scuola primaria, invece, potrebbe non esserci più nessuna occasione di incontro, prima di incominciare tra qualche mese un nuovo percorso scolastico in scuole diverse.
Il viceministro dell’istruzione, Anna Ascani, si batte per offrire a questi alunni un’ultima occasione di incontro.
Il CTS, inizialmente contrario per il timore che gli assembramenti possano diventare occasione di contagi, cede alle insistenze, non prima di avere raccomandato prudenza, distanziamento, e uso delle mascherine. La maggior parte dei dirigenti scolastici, a scanso di possibili responsabilità, vieta gli incontri all’interno delle scuole.
Alla fine gli incontri avvengono nel rispetto complessivo delle misure sanitarie imposte e senza evidenti conseguenze. Ne escono soddisfatti migliaia di alunni, molte mamme trepidanti e il vice ministro Ascani. Foto ricordo.

 

Valutazione alunni scuola primaria

(giugno-dicembre) – Nella scuola primaria ritorna la valutazione con giudizi al posto del voto in decimi. Con la pubblicazione dell’ordinanza e delle linee guida si è conclusa una contrastata vicenda politico-istituzionale iniziata sei mesi fa.

Un emendamento al DL 22/2020 sulla scuola aveva previsto, per la chiusura dell’a.s. 2019-20, che la valutazione nella scuola primaria venisse espressa con giudizi analitici anziché con voti numerici, ma, su invito della ministra Azzolina, l’emendamento era stato modificato, prevedendo soltanto il cambio di decorrenza: non a giugno 2020 ma dal 2020-21.
Tre mesi dopo una nota del capo dipartimento del ministero informava che la nuova valutazione con giudizi sarebbe stata operativa solamente nello scrutinio finale, ma che la valutazione intermedia sarebbe stata espressa ancora con voto in decimi.
Il PD, con l’appoggio del M5S, presentava un emendamento interpretativo che estendeva la riforma anche allo scrutinio intermedio; la legge 126/2020 di conversione veniva approvata a metà ottobre.
A ridosso delle vacanze natalizie, gli insegnanti avranno pochissimo tempo per conoscere e applicare i nuovi dispositivi; subito dopo ci sarà già la valutazione del primo quadrimestre.

Sarà una partenza con affanno con il rischio di una applicazione formale, passiva, non adeguatamente assimilata, impoverita nella sua efficacia riformatrice. Stop and Go (ritardato).


Visentin Marco

(ottobre) – Marco ci ha lasciato all’improvviso, vittima di un incidente mortale. Investito per strada a Roma, è spirato all’ospedale dopo qualche ora.
Prima di passare all’insegnamento al liceo “Righi” di Roma come docente di storia e filosofia, Marco Visentin aveva trascorso otto anni di intensa attività a Tuttoscuola, dal 2007 al 2015, curando in particolare la rubrica ‘Botta e Risposta’, contribuendo in modo efficace al lavoro di redazione e anche al miglioramento della qualità tecnologica dei nostri servizi.
Versatile, sensibile e ironico era riservato al punto che, nel salutarci per il nuovo lavoro, aveva taciuto sul fatto che stava passando all’insegnamento.
Sapevamo della sua ricchezza umana e culturale, ma soltanto dopo abbiamo scoperto anche il suo profilo di scrittore versatile ed estroso, autore di un libro di fantascienza distopica “I ditteri”. Addio, Marco

 

Willy Monteiro Duarte

(settembre) – L’opinione pubblica è scossa dalla brutale uccisione di un giovane di origini capoverdiane, vittima di un feroce pestaggio ad opera di alcuni bulli. Un omicidio tanto brutale quanto gratuito e immotivato.
Era intervenuto per sedare una lite ed era stato barbaramente colpito più volte, anche a terra morente, con calci e pugni.
Era tifoso della Roma e la dirigenza del club giallorosso ha deciso di intitolare il progetto “A Scuola Di Tifo” al giovane ragazzo, ucciso a Colleferro.
Sono state tante le iniziative organizzate in tutta Italia e sui media per non dimenticare la giovane vita spezzata da una barbarie inspiegabile. È stato deciso anche di intitolargli il più grande parco pubblico di Paliano, situato a pochi metri dalla casa dove viveva Willy con la sua famiglia.
All’Esquilino di Roma gli è stato dedicato un giardino; il centro studi La Pira ha proposto di dedicare a Willy un luogo della città. Tuttoscuola propone di dedicare l’anno scolastico alla sua memoria. Mai più.

Zone Covid (gialla, arancione, rossa)

(novembre-dicembre)
Con vari DPCM il Governo dispone misure di restrizione della mobilità della popolazione e di attuazione di controlli sanitari in base all’andamento epidemiologico registrato nei diversi territori.
L’Italia viene suddivisa in zone dove è maggiore l’intensità dei contagi, dei ricoveri e dei decessi.
Ne derivano sostanzialmente tre livelli individuati con colorazione, gialla (minori restrizioni), arancione e rossa (maggiori restrizioni).
In tutte le regioni, indipendentemente dal colore di fascia, gli studenti degli istituti della secondaria di II grado sono costretti a seguire le lezioni da casa, fatta salva la possibilità di presenziare alle attività di laboratorio a scuola.
Nelle zone rosse sono costretti a casa anche gli alunni del secondo e terzo anno delle scuole secondarie di I grado.
In Campania, e per alcuni giorni anche in Puglia, i presidenti della Regione dispongono la DAD anche per tutti gli alunni degli altri settori scolastici.
È fondata la preoccupazione che i lunghi periodi di attività didattica non in presenza a scuola incidano negativamente sui livelli di preparazione dei ragazzi e che accentuino la dispersione scolastica. SOS Scuola.

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Il 2020 della scuola, dalla A alla Z ultima modifica: 2020-12-30T07:15:53+01:00 da Gilda Venezia
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