Il bustometro all’esame

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Astolfo sulla luna, 13.6.2019

– Recentemente il Ministro dell’istruzione ha rivendicato la paternità dell’idea di avviare il colloquio con la scelta di un materiale tra tre buste, il che, nelle sue intenzioni, servirebbe a dare equità all’Esame di Stato.

In realtà mai come quest’anno l’avvio del colloquio sarà affidato alla sorte, prima di tutto perché è irrealistico pensare che le buste contengano “materiali” della stessa difficoltà. A tale problema, della cui esistenza è incredibile non si siano accorti i tecnici del ministero (oppure, com’è più probabile, non siano riusciti a rimediare), e che renderà la “sessione” di preparazione delle buste molto lunga e laboriosa, se ne aggiunge un altro, che non dipende dagli esaminatori, bensì dagli esaminati. Partiamo dalla constatazione che la maggioranza degli studenti è particolarmente versato in una o due discipline: ora è chiaro che, considerando che le materie oggetto del colloquio sono, in base agli indirizzi di studi, da un minimo di sei fino ad otto, si può calcolare approssimativamente che la probabilità che la “materia” a cui attiene il “materiale” sorteggiato sia quella preferita dal candidato varii tra il 12% e il 35%. Dunque, quando gli esperti ministeriali hanno ingenuamente previsto che il candidato debba confrontarsi con una situazione «non nota» (seppur strettamente attinente al percorso didattico svolto)  non si sono accorti che:

  1. è quasi impossibile congetturare n+2 (dove n spesso è un valore che si avvicina a 30) situazioni “non note” da parte di sei diverse persone, che, esperte nella loro disciplina, difficilmente possono valutare la difficoltà concettuali proprie di altre discipline;
  2. salvo ipotizzare una del tutto improbabile omogeneità nelle preferenze dei candidati rispetto alle materie d’esame, la scelta casuale della busta rischia di realizzare una palese disparità di trattamento fra il candidato che affronta una situazione “non nota” riferita ad una materia a lui ostica nei confronti del candidato a cui spetti una materia più congeniale.

Si noti che gli effetti distorsivi dei due problemi indicati sono fra loro indipendenti e quindi, nel caso, assolutamente probabile, che si presentino assieme, inevitabilmente si sommeranno.

Ma vediamo, aldilà delle considerazioni di carattere generale, quali difficoltà docenti e studenti si troveranno ad affrontare nella conduzione del colloquio stesso. A prima vista, sembra che l’utilizzo di materiale iconico faciliti l’avvio del ragionamento da parte del “candidato rappresentativo” rispetto ad un testo scritto. In realtà non è affatto detto che tutti gli studenti sarebbero in grado di avviare un discorso partendo da immagini che, per quanto attinenti al programma svolto, non dovrebbero aver mai visto. Gli studi cognitivi però ci indicano che le giovani generazioni sono dotate di “intelligenza visiva”, quindi sembra abbastanza probabile che materiali di tipo iconico favoriscano il “candidato rappresentativo” rispetto a materiali con frasi scritte. Per quanto riguarda invece la previsione in base alla quale “il percorso si costruisce in situazione” nella quale “I commissari delle discipline che non trovano un diretto collegamento si inseriranno con argomenti diversi da loro scelti” appare chiaro che il colloquio dovrà incentrarsi sulla capacità di collegamento del candidato. Come mi ha fatto notare l’altro giorno un’allieva, non è affatto detto che le associazioni mentali attraverso le quali i docente suggeriscono i collegamenti, siano simili a quelle del malcapitato studente.  Da questo punto di vista si prevedono enormi difficoltà nel garantire il necessario equilibrio nella sua conduzione, dal momento che i docenti non possono improvvisare l’abitudine “a lavorare in modo realmente collegiale”, come vorrebbe l’ottimistico consiglio che recita: “e’ comunque opportuno stabilire, caso per caso, il commissario che conduce l’approccio alla prima parte”.

Insomma, ci pare che la rivelazione di Bussetti:

Da dove nasce l’idea delle buste alla prova orale della maturità? Da un principio fondamentale di equità. Negli anni scorsi succedeva che anche nella stessa scuola, con commissioni diverse, c’erano delle valutazioni con differenze anche marcate

che occupa il posto che fu di Giovanni Gentile o, per fare un esempio di Tullio De Mauro, sia l’ennesima riprova del fatto che il problema della nostra società sia la formazione della classe dirigente.

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13 giu. 19                                                                              Astolfo sulla Luna


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Il bustometro all’esame ultima modifica: 2019-06-13T07:45:57+02:00 da Gilda Venezia

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