Il caso della professoressa sanzionata: burocrazia idiota e leggi sbagliate

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 20.5.2019

– Il caso della Prof.ssa Rosa Dell’Aria è la prova evidente che l’applicazione servile e zelante delle norme vigenti concede ai funzionari del ministero (dirigenti scolastici, direttori dell’UST e dell’USR) ampi poteri discrezionali di intervento nei confronti dei docenti e della libertà di insegnamento.

Tutto nasce dal D.Lgs. 165 del 2001 e dal D.Lgs. 150 del 2009 (detto decreto Brunetta dal suo ispiratore), confermati e peggiorati nella parte inerente le sanzioni del personale delle pubbliche amministrazioni dal D.Lgs. 75 del 2017 (decreto Madia). Sono provvedimenti legislativi che sono nati mediaticamente dalla “lotta contro i furbetti del cartellino” per poi essere applicati discrezionalmente anche in altri contesti.

Negli ultimi anni sono centinaia le sanzioni comminate dai dirigenti scolastici e dagli uffici periferici del MIUR per comportamenti o fatti considerati illeciti. Ricordiamo che la procedura è autoreferenziale. Nella stessa persona si assommano la funzione inquirente e giudicante, l’inquisito ha solo la possibilità di scagionarsi con una memoria scritta o facendosi accompagnare in fase di contenzioso da un avvocato o da un sindacalista. Manca la terzietà del giudice e si può impugnare la decisione solo di fronte al giudice ordinario con tempi lunghi e costi imprevedibili a carico del ricorrente, mentre il dirigente che ha deciso la sanzione è difeso dall’Avvocatura di Stato, con costi a carico della collettività.

Se spesso le contestazioni di addebito contro i docenti sono ampiamente giustificate, in tanti casi si entra nelle dinamiche proprie della libertà di insegnamento e personale. Sono noti i casi di sanzioni contro docenti rei di mettere bassi voti, di bocciare “ingiustamente” i loro allievi, di non giustificare adeguatamente e burocraticamente le scelte didattiche operate, di votare in collegio docenti contro le delibere volute dal dirigente,  di avere comportamenti non  consoni con il ruolo del pubblico dipendente anche fuori dalle aule scolastiche, ecc.

Si è creato negli ultimi anni un clima irrespirabile all’interno delle scuole in cui prevale la paura di incorrere in contestazioni di addebito e si impone così un carico enorme di burocrazia, di relazioni scritte, di compilazione continua di registri elettronici, moduli, statistiche, progettazioni, programmi che sta degradando la professione docente a funzione impiegatizia esecutiva delle direttive dei dirigenti e degli “utenti”, con particolare riferimento alle famiglie che difendono talvolta oltre ogni ragionevolezza i loro figli contro le “vessazioni” dei docenti.

Ci si dimentica che le norme vigenti obbligano i dirigenti ad intervenire con contestazioni di addebito di fronte alla semplice notizia di un eventuale illecito. Basta una lettera anonima, un articolo su un giornale, una segnalazione di studenti o famiglie per iniziare la procedura sanzionatoria. E’ anche per questo che  lo zelante e servile dirigente dell’UST dott. Marco Anello, con il consenso dell’USR della Regione Sicilia, si è sentito in obbligo ad intervenire dopo un incredibile tweet della sottosegretaria leghista ai Beni culturali Lucia Borgonzoni che chiedeva di fatto la rimozione della docente perché responsabile delle critiche contro il suo capo Salvini fatte dagli studenti in un lavoro laboratoriale nelle ore di lezione della prof.ssa Dell’Aria. Si è arrivati addirittura a mandare la DIGOS a scuola scavalcando lo stesso dirigente scolastico. Un fatto incredibile e scandaloso.

Ci fa piacere vedere ora che tanti politici e intellettuali si siano schierati contro questo provvedimento e che chiedano a gran voce il ritiro della sanzione. Ma vorremmo anche che vi fosse da parte loro la consapevolezza che le norme sanzionatorie contro i docenti, così come concepite, sono sostanzialmente illiberali e che devono essere urgentemente riformate poiché possono diventare uno strumento di intimidazione in mano all’amministrazione per limitare la libertà di insegnamento costituzionalmente tutelata, intesa nei limiti degli obiettivi generali dell’ordinamento scolastico italiano,  e la funzione educativa dei docenti.

Vorremmo anche che si riflettesse sulla progressiva limitazione degli spazi di manifestazione legittima del pensiero che sta contraddistinguendo alcune posizioni della politica attuale e che devono essere immediatamente bloccate. Vorremmo che si intervenisse subito per capire se il comportamento del dott. Anello è stato legittimo o si tratti di eccesso di potere cui deve corrispondere una necessaria sanzione, questa sì sacrosanta. Non abbiamo bisogno nella scuola di burocrati servili e ottusi.

Aspettiamo che le forze politiche, soprattutto quelle  che nel passato hanno votato o non hanno contrastato l’approvazione dei decreti che introducono il procedimento sanzionatorio nel pubblico impiego,  che tanto si accalorano contro la sanzione data alla professoressa abbiano il coraggio di operare urgentemente una riforma della normativa vigente per le sanzioni a carico dei docenti affidando ad un organo terzo la fase giudicante.

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Gilda degli Insegnanti della Provincia di Venezia

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Il caso della professoressa sanzionata: burocrazia idiota e leggi sbagliate ultima modifica: 2019-05-19T14:25:07+02:00 da Gilda Venezia
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