«Il web ha cancellato la lenta scoperta del sesso»

di Giulio Gori, Il Corriere fiorentino, 2.11.2018

 – Intervista al pediatra Paolo Sarti –

Gli interrogativi dei ragazzi sul sesso sono gli stessi di un tempo, sono cambiati i toni e il lessico, più aggressivi e brutali. Né nomi, né emozioni, né corteggiamenti: è pura meccanica. Parole di Paolo Sarti, da 43 anni uno dei pediatri più noti di Firenze.

«Gli interrogativi che i ragazzi di oggi si pongono sul sesso sono gli stessi di venti, trenta anni fa, ma i toni e il lessico con cui lo fanno oggi tradiscono un’aggressività e una brutalità che un tempo non c’era. Il sesso ai tempi del web è diventato spezzettato, non ci sono più nomi, emozioni, corteggiamenti: è pura meccanica e spesso i ragazzini si sentono portati a dover bruciare le tappe». Paolo Sarti, non è solo consigliere regionale di Sì Toscana a Sinistra, ma è anche uno dei pediatri più noti di Firenze. In 43 anni di professione ha avuto in cura decine di migliaia di bambini e ragazzini: «Tre generazioni». Dagli anni ‘70 fa anche educazione sessuale nelle scuole, dalle quinte elementari alle prime superiori.

Dottor Sarti, le domande che bambini e ragazzini le fanno sul sesso sono cambiate nel corso degli anni?
«Dagli anni ‘70, le domande che mi vengono poste nelle scuole sono le stesse, sempre esplicite. Quel che è molto cambiato sono i toni e le parole: oggi sono poste in modo più aggressivo, più volgare, anche dai bambini delle elementari. Una volta, il sesso non c’era la possibilità di vederlo, veniva scoperto diversamente. I film proibiti quasi sempre non era possibile vederli fino ai 18 anni, molto lo si imparava ascoltando i racconti dei più grandi, o le mezze parole sussurrate tra adulti. Ora invece, sul web, sono a disposizione di tutti, anche dei bambini, delle “manovre sessuali”, non le definirei diversamente: spezzettamenti dell’atto sessuale che non sono inseriti in un contesto affettivo».

E questo come porta i più piccoli a bruciare le tappe?
«L’idea che la pornografia disponibile sul web restituisce è di pura prestazione. Rispetto a una relazione da costruire con l’affettività, la condivisione, costa minore fatica, non c’è da mettersi in gioco. Se costruisci un legame, devi metterci la tua personalità. Su internet, prima dell’atto sessuale non c’è corteggiamento, anzi è diviso per sezioni da guardare e da replicare, che non impegnano emotivamente. Non c’è bisogno dell’interesse per l’altro, basta che si presti. Perciò è difficile far percepire al bambino o al ragazzino che si tratta di una cosa sbagliata: e anche il video di bambini che fanno sesso non scandalizza, è normale. E qualcuno arriva a replicarlo».

Ma non sarà comunque così semplice arrivare, a dieci anni, ad avere un rapporto completo?
«Di fronte ai modelli del web e agli stereotipi sociali, sono specialmente i maschi a manifestare una sessualità che, se non è ancora del tutto consapevole, è comunque invadente. Così succede che in tanti rapporti prematuri, anche se apparentemente consenzienti, c’è di mezzo un rapporto di forza. Un minore, per definizione, è plagiabile. Non necessariamente da un adulto, ma dal contesto».

Come pediatra, ha visto abbassarsi l’età delle gravidanze o delle malattie veneree?
«No. Perché il pediatra è quasi parte della famiglia, c’è un rapporto di lunga data di reciproco rispetto. Così, quando c’è qualche problema di carattere sessuale, non solo i ragazzini, ma gli stessi genitori per imbarazzo si rivolgono a un altro medico. I panni sporchi si lavano altrove».

Anche i genitori sono cambiati?
«Eccome, non si educa più perché si ha paura della fatica che costa. E i genitori si fanno schiavizzare dai figli. Il non rispetto dell’altro nasce sin da piccoli, fino al bambino che si permette di picchiare la mamma. In particolare, si creano maschi onnipotenti, irrispettosi della figura femminile. Prima di porci il problema dell’educazione sessuale dobbiamo porci quello dell’educazione. Insegnare rispetto e condivisione servirà per la vita sociale, ma anche per quella intima».

I bambini picchiano le mamme, possibile?
«Succede, sempre più spesso, persino nel mio studio, quando i figli non voglio fare la visita e le prendono a calci davanti a me».

.

.

.

.

.

«Il web ha cancellato la lenta scoperta del sesso» ultima modifica: 2018-11-03T05:21:32+00:00 da Gilda Venezia

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl