La Buona scuola non cancella il precariato

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di Roberta Carlini, giornalista Internazionale  21.8.2015  

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Ventitremila maestre della scuola materna. Dai venti ai trentamila supplenti annuali. Più le migliaia di abilitati entrati in graduatoria fuori tempo massimo per mano del giudice. Senza contare le decine di migliaia di iscritti alle liste d’attesa d’istituto. È abbastanza nutrita la schiera dei precari rimasti dopo il piano straordinario di assunzioni della Buona scuola.
Nonostante uno degli obiettivi espliciti e propagandati della riforma fosse proprio l’abolizione del precariato, un breve sguardo ai numeri (ove disponibili: nell’opaco mondo del precariato scolastico non è impresa facile trovarli e distinguerli) rivela che la missione è fallita. Il precariato scolastico, alla vigilia dell’apertura dell’anno 2015-2016, è più vivo che mai.

Graduatorie a esaurimento non esaurite
Il piano straordinario di assunzioni è riservato a loro, i precari storici delle gae (graduatorie a esaurimento). Li assumiamo – creando ad hoc l’universo dell’organico potenziato per coloro che non riescono ad avere la cattedra quest’anno per il normale avvicendamento del turn over – e chiudiamo la gae, era la promessa: del resto, non lo dice la parola stessa? “Graduatorie a esaurimento”: nel senso che devono esaurirsi, non far entrare più nessuno. Così aveva detto l’allora ministro Giuseppe Fioroni, smentito poi dai fatti del decennio successivo.
Ma anche stavolta le gae non si chiudono. Prima di tutto perché la stessa legge esclude del tutto dalle assunzioni le maestre precarie della scuola materna: saranno stabilizzate quando si attuerà una delle deleghe della legge stessa, la riforma che dovrebbe unificare asili nido e materne. Sono circa 23mila, e anche se molte di loro hanno fatto comunque domanda di assunzione per il piano straordinario (perché vantano altri titoli o solo per provarci, non si sa mai), per ora restano precarie e contano i punti in graduatoria.
Andando avanti, nella scuola elementare, un’altra delusione. Anche qui le gae restano aperte. Infatti è successo che, proprio mentre il parlamento a tappe forzate approvava il piano per svuotarle, il consiglio di stato e tribunali vari ci infilavano dentro altri precari: maestre che avevano preso il diploma quando ancora era definito “abilitante”, e che quindi hanno vinto la battaglia in tribunale per essere ammesse d’ufficio in graduatoria. L’ultima sentenza, ai primi di agosto, ha riguardato i diplomati del 2001. In tutto pare che siano almeno quattromila gli abilitati inseriti in graduatoria per sentenza, da luglio ad agosto. Non sono previsti nel piano straordinario – e dunque andranno ad alimentare la macchina dei ricorsi – e per ora restano in graduatoria.
A costoro vanno aggiunti di 24-25mila inscritti alle gae che non hanno fatto domanda di assunzione: che ne sarà di loro? Secondo le intenzioni della riforma dovrebbero perdere ogni diritto ed essere depennati. Ma la legge è chiara solo su un punto: chi ha fatto domanda e poi rifiuta la sede viene cancellato dalla gae. Non dice altrettanto esplicitamente che viene cancellato anche chi non ha fatto domanda. Anche qui, materia per tribunali e associazioni sindacali specializzate in ricorsi dei precari.

I supplenti annuali
L’altro grande gruppo di precari sopravvissuti è stato creato dallo stesso meccanismo previsto dal ministero per le assunzioni: riguarda le supplenze annuali. Facendo venire prima la nomina dei supplenti e poi l’assunzione in ruolo con il piano straordinario, il Miur (soprattutto attraverso l’opera del sottosegretario siciliano Davide Faraone, sensibile al grido di dolore dei precari che non vogliono/possono trasferirsi), ha permesso che l’assunzione possa slittare di un anno per chi ha una supplenza annuale: chi vuole, fa prima il 2015-2016 con l’incarico annuale – spesso più vicino a casa – e poi sarà assunto l’anno prossimo, nella sede assegnata dall’algoritmo ministeriale.
Questo meccanismo ha fatto sì che tutti coloro che temevano di dover cambiare sede per essere assunti hanno premuto per avere la supplenza annuale; e che, di conseguenza, le sedi dove sarebbero dovuti andare restano vacanti, “chiamando” altri supplenti annuali. Risultato: quest’anno i supplenti settembre-giugno saranno anche di più dell’anno scorso. Dai 20mila ai 30mila, si stima.

I precari più precari: le graduatorie d’istituto
Non si sa neanche quanti siano, gli aspiranti docenti iscritti nelle graduatorie d’istituto per racimolare supplenze. Alcuni sindacati parlano di duecentomila iscritti: ma la cifra potrebbe essere esagerata, poiché ci sono molte sovrapposizioni (una stessa persona può far domanda in varie scuole) e non c’è un’anagrafe o una rilevazione nazionale. Sta di fatti che i docenti provenienti da queste graduatorie spesso “salvano” le scuole, soprattutto su alcuni insegnamenti, come la matematica, per i quali non ci sono a disposizione docenti dalle gae (mancano all’appello, in tutt’Italia, oltre tremila prof di matematica).
Gli iscritti alle graduatorie d’istituto sono laureati, quasi sempre abilitati da Tfa, Ssis, Pas e le varie sigle che man mano hanno fatto da illusoria porta d’accesso all’insegnamento. Ma molti di essi potrebbero anche essere professionisti, persone che hanno altri lavori e che hanno messo un piedino nella scuola perché, con i tempi che corrono, non si sa mai. Per tutti costoro la fine del precariato è spostata in avanti, all’anno 2016. Quando, impegno solenne del governo, si bandirà il nuovo concorso, in tempo utile per salire in cattedra con l’anno scolastico 2016-2017. Lo stesso in cui almeno sulla carta dovrebbe entrare in vigore il grosso della riforma: a partire dalla formazione degli albi territoriali dei docenti, all’interno dei quali i presidi dovranno scegliere i docenti da chiamare.

La Buona scuola non cancella il precariato ultima modifica: 2015-08-22T05:49:25+00:00 da Gilda Venezia

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