La Gilda ha firmato il Contratto Integrativo Nazionale sul MOF senza grande entusiasmo. Perché?

 di Fabrizio Reberschegg, dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 22.9.2019

– La Gilda degli Insegnanti ha firmato dopo anni di mancato consenso il CCNI sul MOF in data 19 settembre 2019. L’elemento positivo che ha portato alla sottoscrizione è stato soprattutto il riconoscimento, in sede di erogazione del bonus per il merito, dei docenti, anche dei docenti a tempo determinato che ne erano precedentemente esclusi. In una situazione di organici in cui quasi un quarto degli insegnanti è a tempo determinato, docenti che  i quali partecipano a pieno titolo alla progettualità delle scuole, è senz’altro un altro tassello che modifica radicalmente  i principi della legge 107/15 (La Buona Scuola..) di renziana memoria.

Ma si tratta di un piccolo passo in avanti che non può soddisfare appieno le posizioni che la FGU-Gilda degli Insegnanti ha da sempre proposto in sede di contrattazione. Quali sono i motivi di dissenso e che differenziano la Gilda degli Insegnanti dalle altre OO.SS.?

Fin dal 1995, data di sottoscrizione da parte di CGIL,CISL,UIL e SNALS del CCNL scuola in cui si è introdotto il Fondo dell’Offerta Formativa e il Fondo dell’Istituzione Scolastica con cui pagare le prestazioni accessorie del personale della scuola, la Gilda sempre ha ribadito che il MOF è fatto da soldi dei lavoratori che dovevano essere parte integrante degli stipendi e non dovevano essere considerati stanziamenti esterni gestiti da contrattazioni frammentate nel territorio nazionale o addirittura a, livello di singola Istituzione Scolastica.

La Gilda ha chiesto dal 1995 in poi che le figure strumentali e intermedie necessarie all’organizzazione scolastica (dalle attuali funzioni  strumentali ai coordinatori di classe, ai tutor, ai responsabili di dipartimento,ecc.) fossero inquadrate a livello nazionale con compensi stabiliti uniformemente dal CCNL. Dalla sua nascita la Gilda ha ribadito la necessità di creare un’area di contrattazione separata tra personale docente, personale ATA e presidi. I presidi, diventati dirigenti, hanno avuto il riconoscimento dell’area separata di contrattazione mentre le altre OO.SS. si sono sempre rifiutate di concedere l’area separata per i docenti affermando che così “si dividevano i lavoratori della scuola”.

Dopo tanti anni i risultati sono sotto gli occhi di tutti: troppe scuole sono diventate aziende con a capo dirigenti-manager e i lavoratori della scuola si scannano tra di loro nella contrattazione di istituto tra RSU e dirigente per avere quattro euro in più o in meno. Personale ATA contro docenti, staff di presidenza contro i docenti “normali”, progettisti di professione contro i semplici docenti che fanno il “solito” lavoro di insegnamento. Tutti contro tutti per dividersi una fettina di una torta già misera che molti dirigenti interpretano come tesoretto a loro disposizione per premiare i lavoratori più funzionali alla loro immagine di scuola dimenticando che si tratta di soldi dei lavoratori e non un fondo a loro disposizione.

Per evitare la triste lotta per dividersi il FIS (Fondo dell’istituzione Scolastica) tra persona ATA e personale docente la Gilda aveva chiesto in sede di contrattazione nazionale che la quota fosse divisa già a livello nazionale tra personale ATA  e personale docente trovando la netta contrapposizione delle altre OO.SS.

Evidentemente la frammentazione della contrattazione e la conseguente lotta per la spartizione dei fondi nelle singole scuole sono viste  da alcuni come “libertà” e “autonomia” della contrattazione di istituto.

Così per la stessa funzione (ad es. il coordinatore di classe) i lavoratori sono retribuiti in maniera differente da scuola a scuola a seconda della forza contrattuale delle RSU.

Ci si dimentica che uno dei fondamenti del sindacalismo dovrebbe essere il principio che a parità di lavoro e funzione dovrebbe spettare parità di retribuzione. Forse molti sindacati si sono dimenticati dei fondamenti della loro esistenza per inseguire il micro potere nel microcosmo aziendale.

La Gilda degli Insegnanti continuerà a battersi per introdurre principi di equità e uguaglianza nella contrattazione di Istituto, anche se per il momento è la sola a fare questa semplice battaglia di buon senso.

La nostra firma sul CCNI relativo al MOF non significa quindi l’accettazione di principi che non condividiamo, ma solo un momento per continuare a battersi per modificare in positiva una normativa contrattuale che ci è stata imposta da troppo tempo.

Fabrizio Reberschegg

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La Gilda ha firmato il Contratto Integrativo Nazionale sul MOF senza grande entusiasmo. Perché? ultima modifica: 2019-09-22T21:08:15+02:00 da Gilda Venezia
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