La scuola è un luogo non sostituibile

di Andrea Catizone, Huffington Post, 10.5.2020

– C’era una volta … “un re!” diranno subito i miei piccoli lettori. No ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Inizia così una delle più importanti fiabe che ha contribuito alla formazione di ciascuno di noi, che ha condizionato la nostra coscienza – il grillo parlante che ci sovrasta – ogni volta che ci siamo discostati dalla verità, che ha influenzato come pochi altri testi il nostro modo di rapportarci alla scuola e alle regole di vita. Oggi, giorno della festa della mamma, scelgo di partire da una fiaba che la parola mamma non la contiene neanche una volta. La figura materna viene in qualche modo sublimata in quella della Fata Turchina, avvolta nel mistero e nella trascendenza. Carlo Collodi è stato indubbiamente un genio nella costruzione di una fiaba ricca di personaggi reali e fantasiosi che si relazionano tra di loro in avventure rocambolesche, che hanno lo scopo fondamentale di educare, o traviare, un pezzo di legno magicamente diventato bambino, ma pronto a ritornare legno animato quando le marachelle diventano un gioco pericoloso. Non esiste genitore in Italia, e forse nel mondo,  che non sia ricorso alla parabola di Pinocchio per insegnare ai propri figli l’importanza di rispettare le regole, di infondere l’amore per la verità, di trasmettere l’importanza di seguire la retta via che è quella che conduce alla scuola e non alla perdizione indicata da personaggi loschi – come il gatto e la volpe-, che si prendono gioco dell’innocenza di Pinocchio, ma anche della voglia di raggiungere il piacere senza prima meritarselo con la fatica: desiderio, in definitiva e legittimamente,  di molti bambini.

E’  su questo tentativo, riuscito solo alla fine, di un umile falegname che vive in miseria, di avere un figlio che rispetti il padre, le regole della crescita e i principi del Bene, che torna il pensiero in questi giorni di pandemia. La difficoltà e la confusione da parte delle istituzioni di indicare una traiettoria chiara sul futuro della scuola e di tutti i servizi socio-educativi fanno temere che procedendo come si sta facendo oggi si ingeneri la convinzione che la società italiana possa trasformarsi in un grande Paese dei Balocchi.  Ma sì, del resto che male c’è se da febbraio le scuole sono chiuse, se durante l’estate non si pensa a come in-trattenere questi minori considerando che hanno perso mesi importanti di insegnamento – il tempo per i minori ha un valore ed un effetto moltiplicato rispetto a quello degli adulti perché sono in crescita e formazione -,  che male c’è se stanno iniziando a manifestarsi sintomi drammatici dettati dall’isolamento? Non  c’è D.a.d., anche la più riuscita – e mi sembra che siamo  ad un livello appena sufficiente-,  che possa arginare questa enorme deriva verso la quale stiamo convergendo a causa dell’ottusa incapacità, mi  si permetta, di trovare delle soluzioni adeguate ad uno dei servizi più essenziali che lo Stato ha il dovere di mettere al primo posto. Prima ancora che a tutto il resto si deve pensare ad alfabetizzare i nostri figli; il popolo, la gente, l’umanità hanno bisogno di strutture educative che siano in grado di innalzare il livello culturale e formare le coscienze, le menti, le persone. Quelle strutture educative rappresentano la spina dorsale di una nazione, sono l’ascensore sociale più importante.

Lo aveva capito subito il povero falegname Geppetto che, in una scena straziante, dopo aver costruito a Pinocchio “un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza d’albero e un berrettino di midolla di pane” si vende addirittura la sua “vecchia casacca di fustagno tutta toppe e rammendi” per  consentirgli di andare con dignità  e con l’abbecedario a scuola.  La scuola è la prima alleata del piccolo falegname che vive in miseria e che, come tutti i genitori, sogna un futuro brillante per il figlio burattino che diventa umano: futuro che solo la scuola può garantirgli.

Non possiamo più accettare questa sordità del governo e non possiamo permetterci di mettere in coda a tutte le scelte quella di capire come si deve contemperare il diritto alla salute e la convivenza tra studenti nel più importante luogo educativo che è l’istituzione scolastica. La salute non è solo difendersi dal Covid-19. E’ salute anche quella dei minori e delle minori nel poter costruire se stessi in relazione agli altri, è salute  anche per i minori e le minori uscire di casa per andare a scuola, è salute anche la libertà di poter provare felicità ad incontrare i propri compagni e le proprie compagne di classe e di vivere gli anni più belli della vita, forse anche i più difficili, tra coetanei e coetanee.

Al di là del tema dei diritti, che una giurista non mette mai da parte, c’è un problema di tenuta di una società che è privata del suo centro educativo fondamentale, senza un’idea di cosa accadrà anche a breve. Il timore che i nostri figli e le nostre figlie non vorranno tornare a scuola e che si  stiano adattando ad uno stile di vita privo di stimoli esterni ha un fondamento. Solo il confronto con gli altri,  la presenza dentro una classe,  seguire la lezione in un luogo diverso dalla propria cameretta, quando si ha la fortuna di averla, trovarsi davanti allo sguardo degli insegnanti,  sentire il cuore che batte per emozione, paura, o altro dentro uno spazio fisico e simbolico, tutto questo insieme è dovere morale, sociale, giuridico e molto altro, che non può essere dimenticato.

Pinocchio alla fine ce la fa ad essere un bambino: un bambino che cresce senza la figura materna pur essendo la fiaba costellata di figure femminili estremamente importanti – la fata turchina, la  lentissima lumaca – ;  e di rimandi ad una simbologia femminile, come la pancia della balena, che ricostruisce una maternità mai realizzata per Pinocchio, che dentro quel ventre incontra il suo padre adottivo per costruire tardivamente, ma imprescindibilmente,  il  passaggio necessario del legame familiare tra un padre ed un figlio che diventa finalmente effettivo e non solo putativo.

Ora è tempo che anche i nostri figli siano messi al centro della costruzione della fase due, tre, quattro e seguenti,  e che la scuola non sia concepita come luogo sostituibile  da figure diverse dagli insegnanti e dagli educatori -che hanno una formazione per svolgere questo importante compito-, né sostituibile in termini fisici  da luoghi privati, come le case che occupano lo spazio  degli affetti e non dell’istruzione. Sono state avanzate molte ipotesi, molte studiose e studiosi hanno proposto soluzioni di vario tipo, si sono prodotti dossier, documenti, ricerche: è ora che la Politica si assuma, anche in questo ambito, la propria responsabilità e dia date certe e modalità certe e ragionevoli per la riapertura delle scuole.

Il Paese dei Balocchi altrimenti è molto vicino, per alcuni è già arrivato. Attenzione: lì crescono le orecchie di asino.

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La scuola è un luogo non sostituibile ultima modifica: 2020-05-10T21:21:03+02:00 da Gilda Venezia

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