La scuola non vada in lockdown

Gilda Venezia

di Vanessa Roggeri,  La Nuova Sardegna, 1.11.2020.

Per limitare la curva sarebbe più opportuno potenziare il trasporto e non chiudere le aule. Irlanda, Francia e Germania hanno deciso di chiudere tutte le attività ma non gli istituti.

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La scuola in presenza avrebbe dovuto rappresentare il simbolo più significativo della ripartenza, il vessillo di un’Italia che non si arrende e pur nell’incertezza del presente, oltre che del futuro, sceglie di non farsi abbattere dall’ossessione del contagio. Costi quel che costi si doveva ripartire il 14 settembre.

La ministra Azzolina non ha voluto sentire ragioni, mentre il destino degli istituti scolastici veniva affidato a mascherine, gel igienizzanti e 2 milioni e mezzo di banchetti nuovi di zecca. Una cagnara infinita sulle aule trasformate in piste da autoscontro e bimbi lasciati a rigirarsi i pollici per 5 ore (prestare le penne è vietato dal regolamento), e tuttavia sono preferibili mille disagi all’apparente comodità della didattica a distanza: perché per molti studenti e insegnanti passare dalle lezioni d’istruzione e alle lezioni “distruzione” nei mesi scorsi è stato davvero questione di un click. Alla fine, dopo il cospicuo investimento per il rinnovo degli arredi, le polemiche condotte sui giornali e in tv sull’utilità di riaprire così presto e la battaglia fatta dal Governo per portare avanti un ideale di scuola possibile proprio perché sicura, insomma dopo tanto agitarsi è bastato un mese perché la situazione precipitasse portando il Paese a un passo dalla resa.

L’ultimo Dpcm stabilisce che la didattica in presenza sarà mantenuta per le scuole primarie e secondarie di primo grado, mentre la Dad è prevista per gli istituti superiori per una quota oraria del 75%. Intanto regioni come la Campania e la Puglia, nonostante il parere contrario di Conte e della ministra Azzolina, hanno decretato uno stop drastico per tutte le lezioni in presenza. Abbiamo capito che se la curva dei contagi impenna e si paventa una nuova chiusura totale della nazione, nonostante si continui ad affermare con tanto di dati alla mano che non è fonte di contagio, la scuola è tra le prime istituzioni a crollare.

Se però guardiamo al resto dell’Europa scopriamo che esiste una sorta di atteggiamento continentale molto diverso dal nostro. Il 20 ottobre il primo Paese a tornare in lockdown è stato l’Irlanda: per evitare che la situazione sfuggisse al controllo, hanno deciso di chiudere tutto per 6 settimane, salvo la scuola. Anche la Francia di Macron ha annunciato la serrata generale per le attività non essenziali, eccetto la scuola. Da lunedì mini confinamento anche per la Germania, dai ristoranti ai teatri, le scuole però resteranno aperte. Dall’altra parte del mondo, l’Australia è appena riemersa da 5 lunghi mesi di blocco totale, le scuole in ogni caso non hanno mai chiuso i cancelli. È vero che di questi tempi tutto serve e nulla è indispensabile, tranne respirare, e forse è questo il ragionamento di fondo che sta guidando la politica italiana impegnata nella gestione della pandemia; se però facciamo un rapido raffronto appare chiaro che a distinguerci dagli altri Paesi è la considerazione che abbiamo della scuola e il valore reale e simbolico che diamo alla sua sopravvivenza. Equipararla a un servizio essenziale, al pari di una farmacia o di un ufficio postale, così come elevarla a speranza per il futuro, significa arrivare a chiuderla soltanto in casi estremi, come soluzione finale di un percorso in cui si è fatto di tutto per non arrivare a tanto.

Durante questi 45 giorni di scuola ragazzi e docenti hanno avuto un comportamento virtuoso , al contrario del Governo che, ad esempio, non ha fatto nulla per potenziare la didattica a distanza (pare che il bando per aggiornare la piattaforma preveda un cronoprogramma da attuare nei prossimi 3 anni), mentre continua a far viaggiare i nostri figli su bus stracarichi come carri da bestiame. Le aule sono un ricettacolo Covid? È più probabile che il contagio avvenga andando e tornando da scuola, ma a quanto pare il concetto continua a sfuggire in maniera vergognosa.

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La scuola non vada in lockdown ultima modifica: 2020-11-02T06:34:39+01:00 da Gilda Venezia
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