La truffa dell’abilitazione all’insegnamento

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di Tatiana Cavola  Terzo Binario, 11.9.2015.  

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Non c’è pace per chi decide di fare l’insegnante. Fino al 1999 si considerava la laurea quinquennale come un requisito sufficiente all’insegnamento. Poi si è stabilito che non bastasse a racchiudere a complessità di sfaccettature necessarie per essere un bravo insegnante e cosi sono nate le SISS (Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario). Si trattava di corsi di durata biennale, dal costo variabile a seconda dell’università, a seguito dei quali si otteneva l’abilitazione all’insegnamento ma non una corsia preferenziale rispetto alle altre migliaia di precari non abilitati.

In ogni caso migliaia di aspiranti insegnanti hanno impiegato tempo, energie e denaro per tornare studenti e guadagnarsi questo titolo aggiuntivo, che doveva avere qualche tipo di non meglio specificata caratteristica preferenziale. Questo fino al 2009, quando sono state abolite le SISS dall’ex Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, senza però fornire un’alternativa e lasciando fra l’altro alcuni studenti a metà del corso.

L’alternativa è finalmente arrivata, con tanto di squilli di trombe, nel 2011, anno che ha visto la creazione della panacea per tutti i mali: l’abilitazione tramite TFA. Praticamente una SISS condensata in un anno solo. Un’idea geniale, degna del miglior Machiavelli. Ma qui cominciano anche le note dolenti: bisognava rendere il percorso più selettivo, onde evitare di creare migliaia e migliaia di abilitati senza cattedra. Giustissimo. Come fare?Prove selettive assolutamente impossibili con domande altamente significative ai fini dell’insegnamento, come per esempio: “In che anno è stata inaugurata la metropolitana di Londra?” (Classe di concorso A345-A346, insegnamento di Lingua e Civiltà Inglese); costi proibitivi (circa 50-100 euro per ogni test d’ingresso, più circa 2500-3000 euro da versare all’università per la frequenza dei corsi); tempistiche strettissime per portare a termine il corso. Perché solo i più forti e determinati devono sopravvivere.

Le stime del MIUR indicano che attualmente, in soli due cicli TFA, gli abilitati siano circa 33.000. Pensate a che business, tra test d’ingresso, rette e libri di testo per la preparazione ai test ma anche per a preparazione all’esame finale. Milioni di euro a dir poco e questo il ministero lo sa bene.

Quindi nel 2013 si decise di aiutare anche tutti coloro che erano rimasti esclusi, per vari motivi, dal I ciclo TFA e fu così che nacquero i PAS (Percorsi Abilitanti Speciali), che prevedevano test di ingresso più semplici, costi più ridotti e percorso semplificato, dato che uno dei requisiti per gli studenti PAS era l’aver già prestato 3 anni di servizio nelle scuole. Per la cronaca, anche molti abilitati TFA avevano già alle spalle anni di servizio, ma non hanno ricevuto lo stesso trattamento. C’è da dire che ai fini del punteggio in graduatoria, ai PAS vengono attribuiti meno punti del TFA.

Le stime dei MIUR riguardo ai PAS hanno stimato circa 69.000 abilitati con questo sistema. Altro business da milioni di euro. Quindi che fare, fermarsi e cercare di snellire e già strapiene graduatorie? Assolutamente no. Il ministero ha già preannunciato il III ciclo TFA.

Nel frattempo le migliaia di abilitati con tutte le sigle possibili hanno iniziato il balletto delle graduatorie, nel caos e nell’incertezza assoluti creati dall’introduzione della famigerata Buona Scuola. Per mesi nessuno ha saputo dare risposte certe a queste povere anime in pena: esisteranno ancora le graduatorie d’Istituto? Non si sa. E quelle ad esaurimento? Bloccate. E la terza fascia? Sparita. La seconda? Chissà. Nel frattempo dal MIUR tutto taceva, perché…perché? Perché è agosto e chi ha un posto fisso va in vacanza.

E le varie migliaia di euro che questi aspiranti docenti hanno investito nel frattempo? Svanite anch’esse senza la garanzia che sia stato un investimento utile. Nel frattempo però gli viene proposto di spendere atri soldi in master, corsi di formazione ecc., per riuscire a raggranellare altri punti in graduatoria. Pensate alla beffa: in un paese normale si lavora e si viene retribuiti. Nel nostro, devi pagare nella speranza di ottenere prima o poi un posto di lavoro (presumibilmente da precario). E grazie alla Buona Scuola di Renzi, non si è più neanche sicuri di non essere improvvisamente trasferiti all’altro capo della nazione, dovendo quindi abbandonare casa e famiglia per inseguire una cattedra.

In tutto ciò l’anno scolastico è iniziato e migliaia di insegnanti abilitati attendono ancora di conoscere la loro sorte. Per confortarli il MIUR ha annunciato che le cattedre a supplenza annuale saranno assegnate a partire dal 20 ottobre. Meglio ripetere: a partire dal 20 ottobre. Più di un mese dopo l’inizio delle lezioni, quando il programma didattico dovrebbe già essere avviato, gli studenti dovrebbero aver avuto il tempo di conoscere i loro insegnanti e si staranno avviando ad effettuare le prime verifiche. E invece no.Come tutti gli anni, gli studenti vedranno da un giorno all’altro sparire il loro insegnante in qualche buco nero burocratico, e dovranno ricominciare tutto da capo con un atro docente, un altro metodo, un altro programma. Come se il mese precedente non fosse mai esistito. Questa sì che è Buona Scuola.

La truffa dell’abilitazione all’insegnamento ultima modifica: 2015-09-12T06:57:57+00:00 da Gilda Venezia

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