Mario Draghi, una dichiarazione che fa pensare

Gilda Veneziadal blog di Gianfranco Scialpi, 9.2.202.

Mario Draghi rischia di interrompere la luna di miele con la scuola. Una dichiarazione che lascia pensare.

Gilda Venezia

Mario Draghi. ha iniziato a parlare di scuola. Purtroppo la prima uscita rischia di creare una frattura tra il Professore e gli operatori scolastici. Si conferma la strategia di semplificare i problemi.

Mario Draghi, una dichiarazione che fa pensare

Mario Draghi persona molto misurata e riservata ha dichiarato che occorrerà “rimodulare il calendario scolastico dell’anno in corso, per recuperare i numerosi giorni persi“(Corriere della Sera, 9 febbraio).
In tempi di fake news occorre sempre verificare l’autenticità dell’affermazione. I giornali usano poco il virgolettato per questa dichiarazione. Sembra più un riferire quello che altri hanno ascoltato (partiti e parti sociali).
Ma diamo per vera la dichiarazione. Non è un buon inizio! Non è il modo migliore per creare quella sinergia di intenti tra il nuovo governo e il mondo della scuola. E’ già finita la luna di miele tra M. Draghi  e la scuola? La parte che fa riferimento ai giorni persi, rappresenta un pessimo segnale per la scuola. In altri termini si dice: in tempi di dad e quindi di emergenza sanitaria la scuola non riesce ad essere presente in modo efficace.

Mario Draghi ha esperienza di scuola?

Si ha l’impressione che M. Draghi abbia poca esperienza della scuola oggi. Probabilmente, sarà così ovviamente, guarda alla scuola (attenzione non università),  attraverso la sua esperienza molto remota. Ha 73 anni e l’età lo pone in una situazione dove la sua esperienza di scuola cristallizzata a qualche decennio fa, lo porta a considerare vera scuola solo quella in presenza, dimenticando tutto l’apporto che il digitale ha promosso in questi anni e in particolare in quest’ultimo periodo. A questo aggiungo la contrapposizione poco fondata sui fatti di una scuola in presenza che funziona e di contro quella virtuale che invece porta solo danni. Recentemente anche L. Azzolina più fresca di esperienza di scuola si è lasciata andare a idealizzare la scuola in presenza.
Nell’ottobre 2019 (didattica in presenza), quindi un anno e mezzo fa circa, Roberto Ricci (Indire) ha pubblicato un report indicativo della dispersione scolastica, suddividendo questa in esplicita (abbandono scolastico) e implicita (studenti con competenze inadeguate, anche se promossi). I due fenomeni danno questo risultato: la dispersione scolastica esplicita si esprime in un 14,5%, mentre quella implicita in un 7,1%. Da qui il risultato totale è superiore al 20%. Questo significa che variamente 1/5 degli studenti che lavora in classe è out dal punto di vista formativo.
Questo dato , quindi parla da solo: la scuola in presenza non è migliore di quella digitale.
Concludo: la dichiarazione di M. Draghi fa parte di quella strategia di ridurre i problemi a soluzioni semplici. A questo aggiungo: quanti studenti sarebbero motivati a lavorare oltre il termine delle lezioni stabilito da ogni Regione e dopo l’impegno messo in questi mesi?

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Mario Draghi, una dichiarazione che fa pensare ultima modifica: 2021-02-10T06:14:12+01:00 da Gilda Venezia

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