Martedì, ore 8: ritorno in classe, tre paesi fanno da apripista in Piemonte

di Federica Cravero,  la Repubblica di Torino, 10.5.2020

– Trentasei bambini dai 3 ai 10 anni testeranno per un mese
un modello di “assistenza ai minori”: dalle 8 alle 18 –

Aule da quattro o cinque bambini, educatori con la mascherina, test sierologici per genitori e assistenti, mani lavate una volta all’ora, stanze aerate almeno dieci minuti ogni ora e pranzo seduti al proprio banco anziché in mensa. Tempo pieno dalle 8 alle 18, per venire incontro alle esigenze dei genitori che non sono bloccati a casa dal lockdown. Pur con molte precauzioni e un rigido protocollo sanitario, i bambini di Borgosesia, Varallo e Quarone (in provincia di Vercelli), da martedì saranno i primi in Italia a varcare il portone della scuola, dopo oltre due mesi di assenza, grazie a un progetto pilota che venerdì ha ottenuto il via libera della giunta regionale del Piemonte.

Ideatore dell’iniziativa è Paolo Tiramani, primo cittadino di Borgosesia e deputato della Lega, che ha subito suscitato l’interesse di altri due sindaci della zona, Francesco Pietrasanta di Quarona ed Eraldo Botta di Varallo Sesia. “Le famiglie in questo periodo non sanno a chi affidare i figli, soprattutto adesso che sono riprese molte attività e molti genitori hanno ripreso entrambi a lavorare – spiega Tiramani – Non tutti hanno i nonni che vengono in aiuto e in ogni caso coinvolgerli nell’assistenza dei nipoti pone anche grandi interrogativi per la sicurezza sanitaria. Le misure adottate dal governo sono assolutamente insufficienti perché offrono 15 giorni di congedo parentale a fronte a un’emergenza di 3-4 mesi”.

Ecco allora che si è cercata una soluzione nella riapertura, per quanto parziale, delle scuole. Di cinque plessi che ci sono a Borgosesia se ne aprirà uno da 25 aule, ampiamente sufficienti per i 22 bambini tra i 3 e i 10 anni che finora si sono iscritti. Altri 9 sono iscritti a Quarona e 5 a Varallo, ma ci si aspetta che nuove iscrizioni arrivino quando il progetto partirà e che magari anche altri comuni aderiscano.

Le classi saranno di 4 bambini per la scuola dell’infanzia e di 5 per quelli iscritti alla primaria, almeno 4-5 metri quadrati di spazio a bambino. Sanificazione quotidiana dei locali, in bagno uno per volta, rilevazione della temperatura più volte al giorno, ingressi e uscite scaglionati, pasti sigillati in confezioni monoporzione. Oltre a essere un aiuto alle famiglie per questo periodo di emergenza, il modello di Borgosesia offre anche una sperimentazione concreta che potrebbe integrare le simulazioni che il Politecnico sta facendo per la riapertura della scuola a settembre.

“Lo dico chiaramente: non condivido nessuna delle ipotesi avanzate finora dalla ministra Azzolina: bisogna trovare il modo perché in autunno tutti i bambini possano andare a tempo pieno, altrimenti non si farà che aumentare il divario sociale tra le famiglie e penalizzare ancora di più le donne nella conciliazione dei tempi di vita e lavoro – va all’attacco Elena Chiorino, assessora regionale all’istruzione e al lavoro – Per questo abbiamo sostenuto l’iniziativa del sindaco Tiramani, che va a supporto delle famiglie e dei bambini: il bisogno di socialità non è un capriccio ma una necessità per crescere. Quindi questo deve essere un messaggio forte e chiaro al governo”.

Al momento quello fornito alle famiglie dei tre comuni vercellesi è un servizio che tecnicamente si definisce di “assistenza ai minori” e non una vera scuola. Gli adulti che fanno da tutore nelle aule, infatti, non sono i loro insegnanti ma gli educatori della cooperativa che prima del lockdown gestiva il pre e post-scuola. Ogni bambino porterà da casa il proprio computer o tablet che d’abitudine usa per seguire le lezioni a distanza, con le cuffie nelle orecchie per non disturbare i compagni (che comunque staranno a debita distanza, ovviamente) e collegato al wi-fi della scuola. E al posto di genitori, fratelli maggiori o nonni, sarà l’educatore presente in classe a seguire ciascun allievo nelle lezioni online, tra l’enigmistica gestione di id e password e la selva disordinata dei compiti da scaricare e caricare sul registro elettronico.

A un costo inferiore a qualunque babysitter poiché si tratta di 10 euro al giorno per un servizio che la cooperativa assicura per 10 ore, più 5 euro per il pasto (per ragioni sanitarie è vietato portarlo da casa) consegnato dal centro cottura che già prima serviva la mensa scolastica. Da qui a fine anno scolastico, anzi anche oltre visto che il progetto si conclude il 12 giugno. “Avremmo già potuto partire lunedì, ma ci occorre un giorno in più per sottoporre tutto il personale al test sierologico”, spiega Tiramani. “Questo lavoro è il frutto di una collaborazione fruttuosa tra comuni confinanti che purtroppo non è sempre scontata – sostiene Eraldo Botta – Quando abbiamo sentito di quest’idea ci è sembrata subito interessante per i nostri cittadini perché tocca la loro vita quotidiana. E i cittadini hanno bisogno di risposte chiare ai loro bisogni”.

A Quarone per i due bambini più piccoli è stato aperto l’asilo nido con due assistenti, mentre i 7 della scuola primaria avranno tre educatori nell’oratorio della parrocchia: “Abbiamo fatto un accordo con la diocesi e fatto un polizza assicurativa specifica per il Covid – spiega Francesco Pietrasanta – In questo modo si inizia anche a ragionare per le attività estive visto che i genitori hanno delle esigenze molto serie in questo periodo”.

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Martedì, ore 8: ritorno in classe, tre paesi fanno da apripista in Piemonte ultima modifica: 2020-05-11T04:13:39+02:00 da Gilda Venezia
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