Mobilità dei prof, prima deroga alla Buona scuola

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– Roma. La Buona scuola inizia a smontarsi. Nell’anno scolastico 2017/18 per tutti i docenti verrà meno l’obbligo di permanenza triennale nella provincia e nella scuola di titolarità. Potranno presentare domanda di mobilità scegliendo liberamente tra scuola, ambito o provincia. Si potranno esprimere fino a 15 preferenze, con un massimo di 5 riferite a singole scuole, le altre potranno riferirsi ad ambiti o province. Il 30% dei posti vacanti sarà destinato alla mobilità territoriale e il 10% alla mobilità professionale, mentre il 60% sarà coperto dalle nuove assunzioni.

Sono questi i principi dell’intesa politica sulla mobilità volontaria 2017/18, raggiunta ieri al Miur, tra la neoministra Valeria Fedeli, Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola e Snals-Confsal (la Gilda non ha firmato, pur apprezzando la ripresa del dialogo) che smonta l’obbligo della permanenza triennale dei docenti, uno dei capisaldi della legge 107 con il fine di assicurare la continuità didattica. Il Miur spiega in una nota che il contratto di mobilità avrà validità «esclusivamente» per il prossimo anno scolastico e che lo svincolo triennale è legato al fatto che l’organico a settembre aumenterà: «Con la legge di Bilancio per il 2017 – si legge nella nota – il passaggio di una parte dell’organico di fatto in organico di diritto comporterà una variazione dell’organico nella scuola. Si tratta di una misura straordinaria». Nonostante la deroga, per il Miur non ci sarà alcun esodo di massa di docenti verso il Sud. L’anno scorso sono state 200mila le domande di mobilità volontaria e obbligatoria, quest’anno la mobilità sarà solo volontaria, gli spostamenti saranno minori ma parliamo comunque di grandi numeri, con il rischio di disorientamento per studenti e famiglie.

L’accordo politico dovrà essere tradotto nel contratto integrativo, con l’obiettivo di raggiungere l’intesa entro il 15 gennaio; il prossimo incontro è fissato il 9 gennaio al Miur. Tra i punti chiave, la mobilità avrà un’unica fase per ciascun grado scolastico, mentre non è passata la richiesta dei sindacati di superare gli ambiti. In parallelo si affronterà il nodo della chiamata per competenze, o chiamata diretta, altro caposaldo della Buona scuola. L’intesa prevede che in un accordo separato, da firmare contestualmente al contratto di mobilità, verranno definite procedure per l’assegnazione alle scuole dei docenti destinati agli ambiti, sulla base di scelte che valorizzino il collegio dei docenti, secondo requisiti stabiliti a livello nazionale per assicurare imparzialità e trasparenza. Non è stata accolta la richiesta dei sindacati di cancellare la chiamata diretta, ma rispetto alla legge 107 si riduce il potere di scelta della dirigenza scolastica. La ministra Fedeli ha parlato di «miglioramenti che non stravolgono la Buona scuola», un «cronoprogramma di lavoro molto preciso, tappa per tappa, garantirà il funzionamento della scuola dal primo giorno».

I sindacati firmatari esprimono «soddisfazione per il risultato» che attesta «un cambio di metodo coerente con l’accordo del 30 novembre per la ripresa di corrette relazioni sindacali e un riequlibrio del rapporto tra leggi e contrattazione a favore di quest’ultima». Flc-Cgil, Cisl e Uilscuola, Snals-Confsal evidenziano il «meticoloso lavoro di mediazione favorito dall’apertura al dialogo della ministra Fedeli», rimandano su «molte altre questioni al confronto sulle deleghe previste dalla legge 107 e al il rinnovo del contratto nazionale, in continuità con l’accordo del 30 novembre». Per la leader della Cisl, Annmaria Furlan, l’intesa è «un buon segnale che valorizza il confronto con le parti sociali».

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Mobilità dei prof, prima deroga alla Buona scuola ultima modifica: 2016-12-30T08:45:11+01:00 da Gilda Venezia
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