Pensione, quelle docenti che non riescono più ad andarci: negli anni ’80 via a 35 anni d’eta!

Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola  24.10.2017

– Le donne lavoratrici ultrasessantenni hanno i loro buoni motivi per masticare amaro: in meno di un decennio la soglia di raggiungimento dell’età di vecchiaia è cresciuta di 7 anni, visto che nel 2010 lasciavano a 60 anni mentre ora la prospettiva è uscire a 67. Manca solo il decreto del Governo per avere l’ufficialità, ma l’incremento appare inevitabile, visto l’innalzamento dell’aspettativa di vita (5 mesi) rispetto al 2013.

Se poi guardassero ai requisiti degli anni Ottanta, rischierebbero un attacco di bile. Esattamente due anni fa ci occupammo dell’ipotesi di due compagne di banco nate nel 1953 e ora lo scenario diventa ancora più crudo: la prima ha iniziato a lavorare subito dopo il diploma di maturità,  ha usufruito delle baby pensione e seppure con un assegno fortemente decurtato è riuscita ritrovarsi in pensione a soli 35 anni di età, nel 1988.

FINO AL 1992 POTEVANO BASTARE 14 ANNI 6 MESI E 1 GIORNO

Tutto questo grazie ad una norma, cancellata nel 1992, che permetteva alle donne con figli di lasciare il lavoro con soli 14 anni sei mesi e un giorno di contributi.

La compagna di banco, che potrebbe essere un’insegnante, si è invece iscritta all’Università ed ha iniziato a lavorare a 25 anni. Poi, quando ha deciso di lasciare il lavoro, è stata costretta a rimandarne sempre dal lavoro, per via dell’innalzamento continuo della soglia ordinaria.

Quando sembrava che fosse arrivato il suo turno, è arrivata la “mazzata” finale: la riforma Fornero. Ritrovandosi, infatti, a fare i conti con il passaggio dai 57 anni di età e 35 di contributi (quota ’92) all’equiparazione progressiva agli uomini (quota ‘102). Con ogni anno in più vanificato dal medesimo aumento deciso dal Governo Monti. E il malcapitato lavoratore alle prese con un inseguimento senza fine.

Ora, quella docente, che ha iniziato nel 1978, dovrà attendere il 2020: ben 32 anni dopo la compagna di banco.

BEFFA INFINITA: LE NATE NEL 1950 IN PENSIONE 10 ANNI PRIMA

Ma la beffa non finisce qui. Una donna nata il 31 dicembre del 1951 che ha iniziato a lavorare nel 1979, ha calcolato l’Ansa, è infatti andata in pensione di vecchiaia il 1° gennaio 2013 a 61 anni (sei anni prima).

Le donne nate del 1950 sono andate in pensione ancora più anticipatamente, senza finestra mobile, nel 2010: quasi dieci anni prima!

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Pensione, quelle docenti che non riescono più ad andarci: negli anni ’80 via a 35 anni d’eta! ultima modifica: 2017-10-25T06:02:34+01:00 da Gilda Venezia
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