Pensione sempre più “magra”: i docenti verso un assegno inferiore ai mille euro

Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola  26.10.2017

– L’importo medio della pensione di una donna italiana è decisamente inferiore a quello di un uomo di quasi il 30%: 14.780 euro contro 20.697 euro.

I dati a confronto (relativi al 2016) sono stati resi pubblici, il 26 ottobre, dall’Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento, e confermano che sebbene le donne rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 52,7%), gli uomini percepiscono il 55,7% dei redditi pensionistici.

Genere a parte, gli assegni di quiescenza risultano in perenne discesa: sempre l’Osservatorio dell’istituto di previdenza nazionale, ha rilevato che nei primi nove mesi del 2017 sono state liquidate in totale 380.378 pensioni: ebbene, l’importo medio è stato pari a 1.049 euro.

Intanto, crescono, seppure di poco, le pensioni liquidate ai lavoratori parasubordinati: nei primi nove mesi del 2017 il loro importo medio è risultato pari a 223 euro, in aumento rispetto ai 197 euro medi degli assegni liquidati nell’intero anno passato, ma ancora decisamente basso.

GIA’ OGGI IL 39,1% DEI PENSIONATI CON MENO DI MILLE EURO AL MESE

In generale, le cose vanno meglio. Ma c’è poco da sorridere. Perchè già oggi il 39,1% degli attuali pensionati, ovvero 6,3 milioni di persone, ha un reddito da pensione inferiore ai mille euro al mese.

Poi, il 38,4% dei pensionati percepisce redditi che vanno tra i 1.000 e i 2.000 euro. Mentre i “fortunati” con oltre 2.000 euro al mese sono il 22,5% (più di 3,6 milioni pensionati), con importi che pesano per il 35,7% sulla spesa pensionistica totale.

Questa, la fotografia di oggi. E in futuro? Quale pensione debbono aspettarsi i lavoratori italiani più giovani, ed in particolare quelli della scuola?

QUALE PENSIONE PER I DOCENTI PIU’ GIOVANI?

Ha provato a rispondere il sindacato Anief-Cisal, secondo cui se oggi il 39,1% dei pensionati ha un reddito pensionistico sotto i mille euro al mese, “fra trent’anni saranno in queste condizioni tutti i lavoratori della scuola e gli impiegati del pubblico impiego, con l’aggravante che dal 2019 si dovrà lavorare fino a 67 anni e poi sempre dopo, fino a 70 anni suonati”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ha ricordato che rispetto a due lustri fa i lavoratori italiani devono fare i conti con una doppia penalizzazione, frutto delle ultime due riforme pensionistiche facenti capo agli allora ministri Amato e Fornero: “con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, si sta gradualmente passando ad un’incidenza stipendiale sul quoziente previdenziale decisamente più sfavorevole ai dipendenti. Il processo, del resto, non è nuovo visto che è stato avviato a partire della fine degli anni 90, con il potere di acquisto delle pensioni che nel frattempo ha perso già il 33%”.

AI DOCENTI ASSUNTI NEL 2015 UN ASSEGNO TRA GLI 825 E I 930 EURO

Il sindacalista prova a fare delle proiezioni anche per gli insegnanti della scuola: “solo fino a pochi anni fa, potevano mediamente contare su un assegno di quiescenza molto vicino all’ultimo stipendio. Mentre, i docenti assunti a partire dal 2015, con la Buona Scuola, sono destinati a percepire un assegno mensile decurtato tra il 38% ed il 45% rispetto a chi ha lasciato il servizio sino a quell’anno. Questo significa che un docente che due anni fa percepiva una pensione di 1.500 euro, dai nostri calcoli” quello assunto di recente “lascerà il servizio a 70 anni con 46 anni e mezzo di contributi versati, ma andrà a percepire una pensione collocata nella fascia 825 euro 930 euro”.

“Il risultato finale di questo assurdo processo – continua – è che se oggi abbiamo quasi il 40 per cento dei lavoratori in queste condizioni, peraltro pochi nella scuola, tra pochi decenni tali cifri saranno praticamente comuni al 90 per cento dei lavoratori. Con il paradosso che si avvicineranno sensibilmente a quell’assegno pensionistico minimo di 650-680 euro per tutti, su cui il Governo sta lavorando proprio in queste settimane.”

“Quindi, il problema non è quello di rinviare l’innalzamento della soglia a 67 anni, come ha chiesto oggi il Pd, ma – conclude Pacifico – rivedere l’intero sistema”.

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Pensione sempre più “magra”: i docenti verso un assegno inferiore ai mille euro ultima modifica: 2017-10-27T05:13:38+01:00 da Gilda Venezia
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