Per salvare i bambini salviamo prima la scuola

di Karen Rubin, il Giornale, 20.4.2019

– Alla storia tragica di Giuseppe, il bambino ucciso a calci e pugni dal compagno della madre si aggiunge un altro particolare agghiacciante: le insegnanti erano a conoscenza delle percosse che i due figli della coppia subivano quotidianamente al punto di arrivare a scuola con i segni della violenza impressi sui corpi.

Ad incastrare l’uomo sono le parole della sorellina superstite: «Io lo dicevo alle maestre che Tony ci metteva la testa sotto l’acqua e nel gabinetto e mamma che era con me non faceva niente. Finalmente me ne vado da quella casa». Le insegnanti avevano informato con una relazione la dirigente scolastica 10 giorni prima dell’omicidio ma per salvare quelle giovani vite niente si era mosso. «Le maestre hanno svolto il loro ruolo riferendo i fatti alla preside, per sapere perché la dirigente non abbia dato seguito alla denuncia bisognerebbe chiedere a lei medesima» dice il medico Vittorio Lodolo D’Oria, esperto in malattie degli insegnanti e consulente in 15 processi per presunti maltrattamenti da parte di 30 maestre. «Posso ipotizzare che, come avvenuto in altri casi, la preside abbia avuto paura perché impreparata sotto l’aspetto medico-legale. Nel 2018 ci sono state 48 maestre indagate per supposti maltrattamenti, un vero record. Nel primo trimestre del 2019 siamo già arrivati a 31, di questo passo il numero sarà raddoppiato. Non mi sarei stupito se con un loro intervento più deciso fossero state incolpate loro al posto della famiglia» teme D’Oria.

Quello che ha impedito alle maestre di essere risolutive è la rottura dell’alleanza tra scuola e famiglia. La scuola è ormai una sorvegliata speciale, in cui le denunce da parte dei genitori nei confronti dei docenti sono all’ordine del giorno. Le videoriprese effettuate dagli inquirenti finiscono per giudicare come colpevoli di maltrattamento docenti che fanno il loro lavoro con rigore e determinazione. «Le immagini estrapolate sono selezionate per confezionare un trailer con un montaggio preordinato alla tesi dell’accusa, decontestualizzandole e drammatizzandole in una sintesi che altera la realtà» dichiara l’esperto.

Per capire la scuola servono medici e ispettori ministeriali che aiutino i magistrati ad interpretare correttamente l’ambiente scolastico. «A scuola i bambini possono ricevere una spinta o nel peggiore dei casi uno schiaffo ma i fatti di sangue continuano ad avvenire in famiglia, che la scuola per un atteggiamento difensivo di se stessa non riesce più a denunciare. Nel suo ultimo libro, Insegnanti, salute negata e verità nascoste, Lodolo D’oria non nega la possibilità che alcuni insegnanti con la sindrome di Burnout, esauriti emotivamente, possano diventare maltrattanti ma attribuisce il fenomeno alla mancanza di risorse che impedisce la prevenzione dello stress lavoro correlato «il lavoro in una scuola d’infanzia è stato riconosciuto come gravoso due anni fa ma sostegni e risorse non sono mai arrivate. Se togliamo credibilità alla scuola eliminiamo una forma di controllo sociale che poteva salvare la vita al piccolo Giuseppe» conclude D’oria.
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Per salvare i bambini salviamo prima la scuola ultima modifica: 2019-04-21T06:44:14+02:00 da Gilda Venezia

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