– Siamo indietro anche rispetto agli altri Paesi europei, ad esempio l’Inghilterra che conta 160 ispettori a tempo pieno, più 1.600 part-time, ed è dotata di un Ispettorato autonomo e indipendente; nei Paesi Bassi gli ispettori sono 480, nella Repubblica Ceca sono 275 ispettori, più 67 “auditors”. Tutti e tre questi Paesi investono nella valutazione, rispettivamente 44 milioni, 64 milioni, 12,2 milioni, con visite effettuate ogni 4/5 giorni e che interessano tutti professori, famiglie, studenti.

Ispettori scolastici: in arrivo concorso per 50 posti

Per migliorare il funzionamento dell’intero sistema scolastico il Governo ha intenzione di procedere all’assunzione di 50 ispettori o, per meglio dire, dirigenti tecnici.

Il “decreto semplificazioni”

La misura è prevista da un emendamento del Governo al “Decreto semplificazioni”.
La proposta del Governo è finalizzata anche a rivedere la disposizione contenuta nella legge 107/2015 con la quale il Miur era stato autorizzato ad assegnare incarichi di dirigente tecnico
ricorrendo ad una procedura semplificata anche per rendere possibili le operazioni di valutazione delle istituzioni scolastiche.
La legge 107, però, limitava ad un triennio la durata di tali incarichi; adesso, con l’emendamento del Governo al decreto semplificazioni, gli incarichi già in essere vengono prorogati fino al 31 dicembre 2019.

Concorso per titoli ed esami

Nel frattempo verrà bandito un regolare concorso pubblico per reclutare 50 dirigenti tecnici che, una volta assunti, sostituiranno quelli nominati con la procedura della legge 107.
A conti fatti, però, i dirigenti tecnici assunti in base a questa disposizione sostituiranno quelli già in servizio e quindi non vi sarà nessun effettivo aumento del corpo “ispettivo” che già oggi è decisamente sottodimensionato.
Se le regole già in vigore non verranno stravolte, potranno partecipare al concorso non solo i dirigenti scolastici ma anche i docenti purché laureati.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/ispettori-scolastici-in-arrivo-concorso-per-50-posti


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Scuola: quanti sono gli ispettori in Italia? Meno degli altri Paesi

da Infodata – 5 dicembre 2017

scuola

Doveva rappresentare la prima grande “operazione trasparenza” ad ampio raggio della scuola italiana, a vantaggio di famiglie e studenti. Ma utile anche a insegnanti e presidi, per migliorare, laddove se ne fosse rilevato il bisogno, la qualità dell’offerta formativa. Eppure, dal 2011, anno di nascita del «Sistema nazionale di valutazione», divenuto operativo con il Dpr 80 del 2013, siamo ancora ai passi iniziali. Se fosse una gara di «Formula 1» potremmo dire di essere ancora al giro di prova, vale a dire, di fatto, al primo step, il rapporto di autovalutazione.
Tuttavia, la valutazione “esterna”, quella cioè chiamata a “fare le pulci” a quanto dichiarato da ciascun istituto, a mitigare l’eventuale autoreferenzialità, e più in generale, ad analizzare il funzionamento complessivo della scuola, ha riguardato “all’esordio”, ottobre 2016-maggio 2017, appena 375 istituti; e da ottobre a dicembre, ne interesserà addirittura meno, 220. Un numero ancora troppo basso. Considerando il fatto che, oggi, gli istituti scolastici in Italia sono 8mila, significa che un’analisi oggettiva della qualità reale del plesso, è stata condotta, il primo anno, solo nel 4,6% delle scuole totali; e quest’anno lo sarà in un misero 2,75% (a questi ritmi ogni istituto verrà “visitato” dal nucleo esterno ogni 20/25 anni – le direttive ministeriali parlavano invece di un “check” annuale che coinvolgesse fino al 10% delle scuole, e un percorso valutativo “completo” nell’arco di un triennio).

ARTICOLO SUL SOLE 24 ORE DEL 5 12 2017

Scuola: quanti sono gli ispettori in Italia? Meno degli altri Paesi


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Scuola, il «nodo» ispettori

di Claudio Tucci – 5 dicembre 2017

Doveva rappresentare la prima grande “operazione trasparenza” ad ampio raggio della scuola italiana, a vantaggio di famiglie e studenti. Ma utile anche a insegnanti e presidi, per migliorare, laddove se ne fosse rilevato il bisogno, la qualità dell’offerta formativa. Eppure, dal 2011, anno di nascita del «Sistema nazionale di valutazione», divenuto operativo con il Dpr 80 del 2013, siamo ancora ai passi iniziali. Se fosse una gara di «Formula 1» potremmo dire di essere ancora al giro di prova, vale a dire, di fatto, al primo step, il rapporto di autovalutazione.

Tuttavia, la valutazione “esterna”, quella cioè chiamata a “fare le pulci” a quanto dichiarato da ciascun istituto, a mitigare l’eventuale autoreferenzialità, e più in generale, ad analizzare il funzionamento complessivo della scuola, ha riguardato “all’esordio”, ottobre 2016-maggio 2017, appena 375 istituti; e da ottobre a dicembre, ne interesserà addirittura meno, 220. Un numero ancora troppo basso. Considerando il fatto che, oggi, gli istituti scolastici in Italia sono 8mila, significa che un’analisi oggettiva della qualità reale del plesso, è stata condotta, il primo anno, solo nel 4,6% delle scuole totali; e quest’anno lo sarà in un misero 2,75% (a questi ritmi ogni istituto verrà “visitato” dal nucleo esterno ogni 20/25 anni – le direttive ministeriali parlavano invece di un “check” annuale che coinvolgesse fino al 10% delle scuole, e un percorso valutativo “completo” nell’arco di un triennio).

Ma cosa sta frenando il decollo definitivo del «Sistema nazionale di valutazione», che come si ricorderà è composto da tre gambe, Invalsi, Indire, ispettori ministeriali? La risposta arriva dalla ricerca condotta dall’associazione TreeLLLe, guidata da Attilio Oliva, che viene presentata questa mattina al ministero dell’Istruzione, davanti alla titolare, Valeria Fedeli, e al capo di gabinetto, Sabrina Bono.

A essere indietro è la terza gamba del sistema, quella degli ispettori ministeriali: a fronte di un organico (sulla carta) di 191 profili, attualmente se ne contano 56 a tempo indeterminato più 68, a termine, con contratti triennali, per una spesa complessiva di appena 7 milioni di euro. Una inezia tenendo conto che ogni anno il Miur spende circa 50 miliardi per l’intero settore istruzione. Il nostro Paese, nonostante i passi avanti negli ultimi tre anni (anche grazie alla legge 107), si conferma indietro nel confronto internazionale: in Inghilterra, per esempio, evidenzia la ricerca, curata da tre studiosi di scuola, Giorgio Allulli, Antonino Petrolino, Jaap Scheerens, dell’università di Twente, Paesi Bassi, conta 160 ispettori a tempo pieno, più 1.600 part-time, ed è dotata di un Ispettorato autonomo e indipendente. Come, pure, i Paesi Bassi, qui gli ispettori sono 480; o la Repubblica Ceca, 275 ispettori, più 67 “auditors”. Tutti questi Paesi investono più del nostro nella valutazione, rispettivamente 44 milioni, 64 milioni, 12,2 milioni, con visite che si svolgono nell’arco di 4/5 giorni, interessando tutti professori, famiglie, studenti.

Il ritardo italiano sulla valutazione esterna penalizza soprattutto genitori e alunni: «Ecco perchè TreeLLLe propone di costituire un Ispettorato, interno al ministero dell’Istruzione, ma dotato di forte autonomia, così come esiste in tanti Stati stranieri – spiega Attilio Oliva -. L’obiettivo è assicurare la qualità di tutte le scuole, statali e non, a garanzia delle famiglie. I costi? Sono irrisori: il nuovo Ispettorato avrebbe infatti bisogno di circa 400 ispettori, per una spesa di 50 milioni». «Quello degli ispettori è un tema rilevante, anche per questo c’è stato un primo impegno per incrementarne i numeri – sottolinea la ministra, Valeria Fedeli -. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che proprio l’introduzione di strumenti come il rapporto di autovaluazione ha consentito al ministero di avere un flusso importantissimo di informazioni sulla capacità delle scuole di innovare e innovarsi. In questo senso i dirigenti tecnici (ispettori) rappresentano non solo un pezzo del sistema di valutazione, ma personale a supporto dell’attività di miglioramento delle scuole».

Il valore aggiunto di un rapido decollo del «Sistema nazionale di valutazione» è evidente: si potrà conoscere, in modo oggettivo, tutto della singola scuola, dalla qualità dell’offerta didattica, al tasso di assenteismo dei professori, a eventuali “diplomifici” da chiudere, nel caso di verifiche in istituti paritari (se decollerà l’Ispettorato). «Il modello italiano di valutazione delle scuole non prevede infatti premi e sanzioni – ricorda Damiano Previtali, a capo dell’ufficio Valutazione del Sistema nazionale di istruzione e formazione del Miur – . Si punta piuttosto su un processo di autoanalisi e predisposizione di piani di miglioramento condotto dagli stessi istituti che in questo modo sono protagonisti del loro miglioramento come è necessario nei sistemi caratterizzati da autonomia e responsabilità».

L’appello a rafforzare il servizio ispettivo è condiviso dalla presidente dell’Invalsi, Annamaria Ajello: «È fondamentale accrescere il numero dei dirigenti tecnici, soprattutto ora che si sono di molto articolate le loro funzioni: non più solo interventi per le “patologie” della scuola, le vere e proprie ispezioni, ma interventi svolti in team nelle valutazioni esterne – spiega -. Va anche detto che le analisi in corso delle valutazioni esterne confermano i giudizi autovalutativi delle scuole o si discostano di un livello (vanno da 1 a 7). Peraltro, le visite sono ben accettate, tanto che gli istituti limitrofi spesso chiedono ai team di andare anche da loro».

https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-12-05/scuola-nodo-ispettori-103904.shtml?uuid=AEJND0MD


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La valutazione non decolla: gli ispettori ministeriali sono troppo pochi

di redazione – 5 Dic 2017

Il sistema nazionale di valutazione non è ancora a regime, nel periodo ottobre 2016-maggio 2017 ha riguardato appena 375 istituti, e da ottobre a dicembre, ne interesserà addirittura meno, 220. Ne parla il Sole24Ore.

Gli istituti scolastici in Italia sono 8mila, in base ai dati nel primo anno è stato valutato solo il 4,6% delle scuole totali; e quest’anno lo sarà solo il 2,75%, mentre le direttive ministeriali parlavano invece di un controllo annuale del 10% delle scuole e un percorso valutativo “completo” nell’arco di un triennio.

Una ricerca condotta dall’associazione TreeLLLe ha dimostrato che il problema sta nella mancanza di ispettori ministeriali: l’ organico sulla carta è di 191 profili, attualmente se ne contano 56 a tempo indeterminato più 68, a termine, con contratti triennali, per una spesa complessiva di 7 milioni di euro, bassissima se si pensa che il MIUR spende ogni anno circa 50 miliardi per l’intero settore istruzione.

Siamo indietro anche rispetto agli altri Paesi europei, ad esempio l’Inghilterra che conta 160 ispettori a tempo pieno, più 1.600 part-time, ed è dotata di un Ispettorato autonomo e indipendente; nei Paesi Bassi gli ispettori sono 480, nella Repubblica Ceca sono 275 ispettori, più 67 “auditors”. Tutti e tre questi Paesi investono nella valutazione, rispettivamente 44 milioni, 64 milioni, 12,2 milioni, con visite effettuate ogni 4/5 giorni e che interessano tutti professori, famiglie, studenti.

L’associazione TreeLLLe propone di costituire un Ispettorato, interno al ministero dell’Istruzione, che abbia l’obiettivo di assicurare la qualità di tutte le scuole, statali e non, composto da circa 400 ispettori, per una spesa di 50 milioni. Aumentare il numero degli ispettori è una richiesta anche dell’Invalsi.

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