Prime campanelle al via, parte in salita l’anno scolastico

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di Salvo Intravaia  la Repubblica,  31.8.2015.  

Studenti pronti a tornare sui banchi  tra novità legate alla riforma Renzi-Giannini e criticità: presidenze vacanti, potenziamento ridotto e vicari in classe

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Parte in salita la riforma della scuola Renzi-Giannini. L’anno scolastico che si apre a settembre è pieno di incertezze in quanto l’avvio della Buona scuola apporta una serie di novità di merito e di metodo nella vita scolastica e, se possibile, alle vecchie criticità di un sistema elefantiaco pieno di contraddizioni, somma quelle di una complessa riforma alle sue battute iniziali. Almeno, in attesa di tempi migliori. L’auspicio che si potesse dire addio in tempi brevi a quella che il sottosegretario Davide Faraone ha definito “supplentite” – l’enorme numero di supplenti che ogni anno vengono nominati per coprire le cattedre vacanti e che non assicurano nessuna stabilità a scuole e alunni – e del conseguente svuotamento delle graduatorie ad esaurimento è rimasto e, probabilmente, rimarrà tale per qualche anno.

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Ma governo e aspiranti maestri e prof potranno consolarsi con un mega concorso a cattedre da 80mila posti, che dovrebbe essere bandito entro il prossimo primo dicembre. E con un lento avvio verso un nuovo modo di concepire la scuola con maggiore autonomia e più responsabilità da parte dei dirigenti scolastici. Intanto, col primo settembre, i sindacati della scuola affilano le armi in vista di un autunno che si preannuncia caldo. Vediamo quali sono le criticità maggiori che dovranno fronteggiare capi d’istituto e insegnanti a settembre.

Presidenze vacanti. Saranno circa 1.700 – quasi una su cinque – le scuole che per il prossimo anno scolastico resteranno senza un preside titolare. Una parte – circa 400 sedi – sono sottodimensionate a causa di un numero insufficiente di alunni. E saranno affidate ad altrettanti presidi che dovranno gestire due scuole contemporaneamente. La restante parte – 1.200/1.300 istituti – non ha un preside titolare. Perché i pensionamenti degli ultimi anni non sono stati rimpiazzati. L’ultimo concorso a preside risale al 2011 e da allora è mancato il necessario turn-over. Così, nell’anno in cui parte la riforma della scuola, oltre 3mila e 200 istituti  –  il 40 per cento del totale  –  avranno un preside part-time, che dovrà dividersi su due scuole e affrontare le emergenze di un numero maggiore di plessi.

Vicari in classe. A complicare l’avvio dell’anno scolastico anche il mancato esonero dall’insegnamento dei vicari, abolito dalle legge di stabilità. Quest’anno, i vicepresidi delle scuole con molte classi non potranno godere né di esonero né di semiesonero. E, dovendosi recare in aula, non potranno supportare adeguatamente il capo d’istituto com’è sempre avvenuto negli anni scorsi. Il governo sta cercando di trovare una soluzione in extremis ma il suono della prima campanella è ormai imminente. A meno che, le scuole non riescano ad organizzarsi in maniera tale da lasciare libero dalla classe il vicario. Ma i risicati organici assegnati dagli Uffici scolastici regionali difficilmente consentiranno simili adattamenti. E nelle scuole in reggenza, senza un preside in pianta stabile, attuare la riforma potrebbe trasformarsi in una mission impossible.

Potenziamento ridotto. Uno dei punti forti della riforma, per quest’anno, potrebbe partire in forma ridimensionata. Fatti due conti, l’organico di potenziamento da 55mila unità per rilanciare l’insegnamento di Musica ed Educazione motoria alla primaria, lingua straniera alla media e Storia dell’arte, Economia e Diritto al superiore non potrà essere coperto totalmente con i precari e gli idonei al concorso del 2012 che hanno chiesto di partecipare al Piano straordinario di assunzioni previsto dalla buona scuola. Le domande presentate entro lo scorso 14 agosto dagli aspiranti insegnanti non basteranno a coprire tutte le 55mila cattedre previste: ne mancheranno all’appello almeno 20mila, che potrebbero salire anche a 25mila. Tra novembre e dicembre, per fare decollare l’autonomia in ogni scuola arriveranno quindi non più 6/7 insegnanti, come si era ipotizzato all’inizio, ma soltanto 3/4 docenti per istituto. A meno che, come ha lasciato intendere la ministra Stefania Giannini, non si autorizzino i capi d’istituto a nominare supplenti. Inoltre, l’organico di potenziamento arriverà materialmente nelle scuole a fine novembre o anche dopo. Un ritardo che non consentirà di sopperire, almeno per i primi mesi, neppure al mancato esonero dei vicari com’era nelle intenzioni del legislatore.

Supplentite. Quello che sembrava un obiettivo a portata di mano, un altro punto fondamentale della riforma, è ancora un “sogno”. Lo svuotamento delle graduatorie dei precari e la fine della supplentite sono target ancora piuttosto lontani, considerato che le graduatorie provinciali ad esaurimento resteranno in piedi ancora per alcuni anni e quest’anno potrebbero arrivare da 60 a 80mila supplenze, soltanto un terzo in meno rispetto all’anno scorso. Ma i sindacati sostengono che le supplenze, quest’anno, toccheranno quota 100mila. Bene che vada, infatti, potranno esser assegnati 80mila cattedre e non 103mila come previsto dal Piano straordinario di assunzioni. Il resto andrà a supplenti d’istituto e si aggiungerà ai posti già occupati l’anno scorso dai supplenti di seconda e terza fascia.

L’esodo verso il Nord. E’ stato uno degli argomenti al centro del dibattito scolastico per tutta l’estate: il destino di migliaia di precari meridionali che, per entrare di ruolo, si dovranno “accontentare” di una cattedra al Nord. I numeri li ha pubblicati il ministero dell’Istruzione qualche giorno fase su 16mila posti disponibili per la prima tranche di assunzioni in ambito nazionale – dove un precario di Catania può anche essere assunto a Treviso – oltre 11mila sono al Nord e altri 3.232 in una regione dell’Italia centrale. Per un precario meridionale, essere assunto vicino a casa nella fase B sarà quasi impossibile. Perché i mille e 500 posti liberi al Sud resteranno tali, in quanto le relative graduatorie dei precari sono rimaste vacanti. Per attenuare l’esodo verso il nord, il ministero dell’Istruzione ha introdotto una misura nella circolare delle supplenze che consentirà a coloro che sono stati nominati in un’altra regione, ma che acciuffano una supplenza in patria, di rimanere in provincia e rinviare il viaggio al Nord al primo luglio 2016. Al loro posto, per quasi un anno verranno nominati supplenti. Ma per coronare il sogno della cattedra fissa, migliaia di meridionali potranno soltanto fare le valigie. O subito o tra dieci mesi.

Prime campanelle al via, parte in salita l’anno scolastico ultima modifica: 2015-08-31T06:22:25+00:00 da Gilda Venezia

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