Può educare la scuola che non può punire?

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di Giorgio RagazziniIl Gruppo di Firenze,  7.5.2019

– “Primo non punire” è sempre più il principale comandamento della scuola italiana, in cui il condono educativo permanente, come lo ha definito lo psicologo Paolo Crepet, fa da perfetto pendant a quelli che da decenni premiano gli evasori fiscali. Un emendamento dell’ultima ora alla legge che reintroduce l’educazione civica àbroga infatti tutte le sanzioni previste agli articoli 412 e 414 del Regio Decreto del 26 aprile 1928: ammonizione, nota sul registro, sospensione da scuola, espulsione con perdita dell’anno scolastico. Il testo definitivo non è ancora reperibile, ma, in base alla scheda illustrativa che si trova sul sito della Camera, sembra che si possa escludere, come qualcuno ha detto, l’estensione alla primaria dello Statuto degli studenti che contempla pur sempre delle sanzioni. Il chiarimento del Ministero non chiarisce affatto la nuova situazione, sostenendo che il provvedimento “non fa altro che estendere anche alla scuola primaria il Patto educativo di corresponsabilità che già oggi disciplina, in maniera dettagliata e condivisa, i diritti e doveri degli studenti delle scuole secondarie nei confronti delle istituzioni scolastiche, comprese le relative sanzioni”. Meraviglia che al Ministero si ignori che le sanzioni non sono affatto contenute nel Patto educativo, ma nel regolamento di disciplina che ogni scuola secondaria elabora sulla base dello Statuto degli Studenti. Il Patto da solo lascia la scuola primaria priva di qualsiasi strumento disciplinare, in quanto consiste – stringi stringi – in una presa d’atto da parte dei genitori delle regole di comportamento che la scuola si è data e delle conseguenze del loro mancato rispetto. Del resto nella stragrande maggioranza (o totalità) dei casi l’innovazione del 2007, com’era prevedibile, si è ridotta a un adempimento formale all’atto dell’iscrizione, dunque di nessuna utilità educativa.
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La verità è che si tratta di un’altra iniziativa-manifesto di una pedagogia che ignora l’abc dello sviluppo psicologico e morale e che ha così assestato colpi rovinosi alla capacità educativa della scuola. La sanzione invece (di moltissimi tipi e gradi adatti all’età e alle circostanze) è lo strumento che un educatore può utilizzare quando è evidentemente il solo modo di far presente con chiarezza il limite oltre il quale non si può andare. E tutto questo nell’interesse educativo dei bambini che si comportano male e di quelli che vedono impuniti i comportamenti arroganti e irrispettosi. Sarebbe il caso di dare voce, magari con una seria inchiesta, alle tante maestre che già da anni si sentono dire “tanto non mi puoi fare niente” perfino da alunni di prima che le hanno insultate o, bulletti in erba, hanno fatto i prepotenti con una compagna o un compagno di classe. E c’è davvero da chiedersi quale conoscenza dell’attuale scuola primaria e dei suoi allievi abbiano questi “riformatori”.
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Quanto all’Educazione civica (per fortuna si è tornati al vecchio nome), il suo ritorno è opportuno, ma è illusorio pensare che la sola conoscenza delle leggi e della Costituzione, pur necessaria, possa sostituire un’educazione familiare e scolastica che alleni fin da piccoli i bambini al rispetto degli altri, al senso di responsabilità e del dovere, all’idea che la libertà non è assenza di limiti. Sarebbe come pretendere che si possa imparare a giocare a calcio studiando un manuale. E se un allenatore si rende conto che un suo giovane allievo arriva tardi, non si impegna o è insolente, fa benissimo a tenerlo in panchina a chiarirsi le idee su come ci si deve comportare. Ripetiamolo: nel suo interesse.
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Sul patto educativo di corresponsabilità si può leggere anche quest’altro articolo: ttps://gruppodifirenze.blogspot.com/2018/04/violenza-in-classe-i-mea-culpa-che.html
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Può educare la scuola che non può punire? ultima modifica: 2019-05-07T15:03:40+01:00 da Gilda Venezia
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