Qualità dell’istruzione: un’eredità del passato?

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di Ferrante Francesco,  La Voce.info,   29.12.2016  

–  Il livello medio di istruzione di una comunità ha origine lontane, a causa della sua forte persistenza temporale e del ruolo della trasmissione intergenerazionale. Il caso italiano è un esempio lampante. Le implicazioni per le politiche pubbliche.

L’importanza del contesto familiare e sociale
Un anno di istruzione non sembra produrre gli stessi effetti, nei diversi paesi, su apprendimenti e crescita. E’ comprensibile, dunque, che nei paesi con le performance meno soddisfacenti si sia cercato di spiegarne le cause e di intervenire. Tutto ciò sulla base della visione, piuttosto ottimistica, che la qualità dell’istruzione sia modificabile in tempi relativamente brevi grazie ad una maggiore accountability del sistema formativo, da conseguire attraverso l’introduzione di un adeguato sistema di incentivi incentrati sul rafforzamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, su sistemi centralizzati di verifica degli apprendimenti e sulla selezione virtuosa degli insegnanti.
Anche se queste ricette sono condivisibili, vi è da chiedersi quanto la qualità dell’istruzione oggi non sia un’eredità del passato, cioè quanto sia influenzata dal livello di istruzione delle generazioni più anziane. La qualità dell’ambiente, infatti, è un ingrediente fondamentale sia nei processi di apprendimento sia in quelli di valorizzazione delle competenze acquisite. Paesi in ritardo in termini di livello di istruzione della popolazione adulta, soprattutto se caratterizzati da sistemi educativi e socioeconomici poco inclusivi, dovrebbero sperimentare risultati di apprendimento comparativamente non soddisfacenti nelle giovani generazioni. Questo potrebbe spiegare perché Spagna, Italia, Grecia e Portogallo condividono sia significativi ritardi educativi rispetto agli altri paesi avanzati, sia una posizione di retroguardia nelle classifiche Pisa e Piaac (tabella 1).
Il ruolo del contesto familiare si esplica su due piani: quello diretto, legato al contributo delle famiglie alle attività funzionali all’apprendimento (consumi culturali, assistenza nelle attività di studio ecc.) e quello indiretto, relativo al supporto motivazionale ai figli e alla formazione delle loro aspettative di riuscita nello studio. Un piano rispetto al quale, evidentemente, il vissuto degli adulti pesa significativamente nel forgiare l’immaginario dei giovani. Vi è da ritenere che l’impatto dei ritardi educativi delle generazioni adulte non passi solamente attraverso il ruolo dei genitori e si realizzi in maniera più profonda, ampia e sistematica condizionando la produttività e i benefici degli investimenti in istruzione. Queste argomentazioni dovrebbero risultare valide sia se riferite al confronto tra paesi sia tra territori all’interno di paesi.

Il caso italiano
L’Italia è per molti versi un caso paradigmatico, essendo caratterizzata al suo interno da forti cesure territoriali di ordine socioeconomico ed educativo riconducibili a cause remote. Nel 1861 il Paese si caratterizzava per bassi livelli complessivi di alfabetizzazione che si accompagnavano a forti differenze tra regioni del Sud, del Centro e del Nord e tra donne e uomini. Nel 1951, a fronte di un significativo ma fisiologico miglioramento nei livelli di alfabetizzazione, il ritardo rispetto agli altri paesi, con esclusione della Spagna, permaneva e il quadro delle disparità regionali appariva immutato se non addirittura ampliato (tabelle 2 e 3). Il 2013 ci consegna una fotografia che non può che confermare la permanenza di un significativo ritardo educativo del Paese: pur essendo aumentato il livello di istruzione delle generazioni più giovani, la quota di popolazione oltre i 55 anni con al più la scuola dell’obbligo, quasi 9 milioni di persone, era in Italia pari al 64 per cento contro il 40 per cento della media dell’Europa a 27 e il 18 per cento della Germania (tabella 4). Un ritardo condiviso con altri paesi del Sud Europa, segnatamente, Spagna, Grecia e Portogallo. Questo ritardo si ritrova nella qualità degli apprendimenti che non sono cresciuti in linea con l’aumento dei livelli di istruzione: le indagini nazionali (Invalsi) e internazionali (Pisa, Piaac) mostrano per l’Italia risultati inferiori alle media dei paesi Ocse e forti disparità tra le regioni: nel caso dei test Pisa quelle del Nord si collocano mediamente in buona posizione e quelle del Sud decisamente al di sotto della media Ocse, pari a 478 nella lettura e a 499 nella matematica. Italia, Spagna, Grecia e Portogallo sono anche i paesi con maggiori problemi di dispersione e abbandono scolastico in ambito europeo (figure 1 e 2). In sintesi, i risultati che registriamo oggi in Italia negli apprendimenti appaiono avere origini lontane riconducibili alle differenze nei livelli di analfabetismo post-unitario. Un ritardo che, in ragione anche di misure di diritto allo studio inadeguate, non può che incidere anche sulla performance dell’istruzione terziaria, ultimo anello della filiera educativa (figura 3).
Quali le implicazioni per le politiche dell’istruzione? In primo luogo, risulta evidente che il miglioramento della qualità degli apprendimenti richieda tempi medio-lunghi e che esso passi anche attraverso la destinazione di risorse e interventi compensativi dei deficit educativi delle famiglie. In secondo luogo, la performance delle istituzioni scolastiche dovrebbe essere effettuata a valore aggiunto, ciò dovrebbe tenere conto del ruolo giocato dal contesto educativo.

Tabelle e figure

Tabella 1. Livelli di istruzione della popolazione e risultati dei test PISA, (2012)

tabella 1 a
tabella 1 b

Tabella 2. Tasso di analfabetismo in alcuni paesi 1861-1960

tabella 2

Tabella 3. Italia, tassi di alfabetismo per provincia, 1861

tabella 3 atabella 3 b

Tabella 4. Percentuale di popolazione 55-74 anni con al più la scuola dell’obbligo, 2013

Fonte: Eurostat

Fonte: Eurostat

Figura 1. Punteggio nel test PISA (lettura) e livello di istruzione della popolazione: regioni italiane.

Fonte: PISA-INVALSI (2012) e ISTAT

Fonte: PISA-INVALSI (2012) e ISTAT

Figura 2. Punteggio nel test PISA (lettura) e livello di istruzione della popolazione: regioni italiane

Fonte: PISA-INVALSI (2012) e ISTAT

Fonte: PISA-INVALSI (2012) e ISTAT

Figura 3. Regolarità degli studi universitari e punteggi Pisa a livello regionale

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Qualità dell’istruzione: un’eredità del passato? ultima modifica: 2017-01-03T06:14:14+01:00 da Gilda Venezia
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