Quell’idea bislacca di bambino che fa male alle maestre

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di Corrado Bagnoli,  il Sussidiario, 22.11.2017

– Tutti a biasimare la scuola media che non farebbe il suo lavoro. Ma come sono i bambini che arrivano dalle elementari? Chi ha guastato la primaria?

L’espressione in medias res, del poeta Orazio, si riferiva al suo più antico collega greco Omero e al suo modo di incominciare i racconti a metà degli avvenimenti. Nell’uso comune, invece, l’espressione è diventata una cosa che significa più o meno “entrare subito nel vivo dell’argomento, andare al cuore delle cose”. Nella scolastica medievale, sulla scorta dell’Etica Nicomachea di Aristotele, si pensava che in medio stat virtus, che la virtù sta nel mezzo. Insomma medias non dovrebbe essere poi così male. Ma, sarà che ci si sono messe pure le condizioni meteorologiche e le mezze stagioni non ci sono più; sarà che il medio evo, nonostante tutti gli sforzi fatti, continua a rimanere un’epoca triste e buia; sarà che persino in televisione non c’è più da un pezzo una tv dei ragazzi, quelli che stanno in mezzo tra i piccoli e gli adolescenti; sarà che è sparita pure la mezza età e ci sono giovani sessantenni e settantenni e poi si passa nelle mani delle badanti; sarà dunque per tutto questo, appunto, che molti vorrebbero far fuori la scuola media italiana, l’anello debole di un percorso d’istruzione profondamente rinnovata e al passo coi tempi?

Così recita almeno qualche indagine statistica, avvalorata anche da solerti funzionari del ministero, che vedrebbe un lento decadere e snaturarsi proprio di quella scuola di mezzo a cui bisogna mettere mano per farla marciare spedita verso il sol dell’avvenire, come è già stato fatto con la primaria e la scuola secondaria di secondo grado.

E del resto, di cosa stupirsi? Già da qualche anno la scuola media non esiste più, si parla ormai di scuola secondaria di primo grado. E del resto quest’anno il lavoro di restyling sembra cominciare davvero. Del resto, naturalmente, cominciando dalla coda, come sempre, mica dalla testa. O, appunto, dal mezzo, dal cuore delle cose. Ci saranno infatti i nuovi esami di stato: niente Invalsi, compito scritto di italiano, matematica e lingue, colloquio orale. Grandi novità, insomma. Anche nella modalità e nei contenuti delle prove: temi da ripensare, programmazioni da rivedere.

Ma come, con tutto il pacchettame di formazione che in questi anni si sta elargendo su competenze e nuovi obiettivi, si arriva a metà anno e si dice che è tutto da rifare? Non c’è da stupirsi. Le cose qui funzionano così, niente mezze misure.

Ma poi chi l’ha detto che davvero la scuola media non funziona? Quali sono i criteri con cui si dovrebbe procedere a un giudizio e a una riforma? Inutile ricordare qui la storia più o meno recente dei tentativi politici di sciogliere la scuola media nell’una o nell’altra scuola, di far fuori quella povera cenerentola che sta lì nel mezzo della casa a ramazzare e a fare il bucato e a sbattersi per le sorelle ricche e buone.

Forse sarebbe più utile domandarsi se esistono ancora i ragazzi, quelli che non sono più bambini e che non sono ancora adolescenti; forse sarebbe meglio interrogarsi su come fare proposte educative e didattiche diverse a persone che sono profondamente diverse, per maturità, per sensibilità, per abilità, per capacità.

Qualche volta a me pare che si smarrisca il senso e la sostanza di quella diversità. Basta leggere le indicazioni nazionali per averne una riprova: al termine della quinta classe della primaria i bambini sono Einstein e Leopardi, a sentir loro. Il guaio è che le maestre ci hanno creduto e così arrivano giovanotti e signorine che si spacciano per conoscitori dell’analisi del periodo, di tutti i tipi di testo esistenti nel mondo — ma sono davvero così tanti? —, delle definizioni di metafora e sineddoche, o sanno condividere documenti su Drive. Ma non hanno letto a voce alta più di un’ora a settimana. Ma non hanno fatto esercizi di ortografia, non hanno imparato a scrivere in corsivo, non sanno coniugare un verbo. Mica perché le maestre non glielo sanno o vogliono insegnare. Soltanto perché credono a quelli che hanno scritto le indicazioni nazionali e li prendono alla lettera. E hanno paura di restare indietro, di essere giudicate. Ma rispetto a cosa rimarrebbero indietro? All’idea bislacca di bambino che sta dentro quest’immagine della primaria.

Naturalmente, però, se hanno ragione loro, quelli che vogliono farti crescere prima del tempo; se hanno ragione loro, le medie sono un’inutile ripetizione, una stanca riproposizione, una dannosa perdita di tempo. E quindi vanno ripensate, eliminate, tolte di mezzo. Magari cominciando dallo smantellamento dell’esame.

Non sono sicuro che sia proprio così. Forse bisognerebbe cominciare a chiedersi quello che serve davvero, quello che è adeguato davvero per i bambini e per i ragazzi, quello che è essenziale che facciano per crescere. Nel tempo dovuto. Magari sarebbe il caso di entrare davvero in medias res. Qui inteso, certamente, come un andare al cuore delle cose. Ma forse anche cuore è una parola che non va più di moda.

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Quell’idea bislacca di bambino che fa male alle maestre ultima modifica: 2017-11-22T06:35:51+00:00 da Gilda Venezia

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