Quest’anno non si cambia, anzi no, solo un poco

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Astolfo sulla luna, 28.11.2019

– Sollevato una volta tanto dal gravoso compito di preparare una classe quinta all’Esame di Stato, posso osservare con un certo distacco il succedersi degli eventi, sperando di poterli studiare a normativa assestata, nella prospettiva piuttosto probabile di venir chiamato a rivestire il ruolo di commissario esterno.

Essendosi insediato il nuovo ministro in contemporanea con l’avvio dell’anno scolastico, una certa ansia dominava gli insegnanti delle classi terminali delle superiori, considerato l’accanimento di molti suoi predecessori sulla normativa in materia. Poi le prime rassicuranti dichiarazioni del suddetto, nel senso di mantenere la vigente struttura dell’Esame, proprio per non creare inutili disagi a studenti e professori, sembravano aver calmato le acque e pacificato gli animi di tutti. Con ulteriore pubblica esternazione, il ministro Fioramonti dichiarava piuttosto inopportune le prove Invalsi a ridosso degli esami in questione, sembrando approvare la sospensione delle prove medesime decisa dal suo predecessore.

Ma ecco la Nota Miur n. 2197/2019 ad agitare improvvisamente le acque: fra i requisiti per l’accesso all’esame è richiesto fra gli altri il sostenimento obbligatorio dei quiz preparati con notevole dispendio di risorse finanziarie dall’Invalsi ed erogati con consistente spreco di tempo (ma a costo zero) dagli insegnanti. Si giustifica questa apparente inversione di rotta citando la legge sulla “buona scuola” che li aveva previsti da subito, anzi da ieri (rispetto a quella volta, ed eravamo, se memoria non m’inganna, nel 2015).

La rassegna stampa in proposito riporta alcune posizioni: dal sindacato dei dirigenti scolastici (che mantiene la vecchia nostalgica sigla anp) che approva su tutta la linea, all’Unione degli Studenti che è giustamente contraria, benché purtroppo per motivi sbagliati: “Le prove Invalsi non hanno alcuna utilità per valutare le nostre conoscenze “. Chi è nella scuola (e anche chi si professa studente, a onor del vero) sa purtroppo o dovrebbe sapere che questi quiz servono per indirizzare la politica scolastica in termini di risorse umane e finanziarie, mentre non rientrano affatto, almeno per ora, nella valutazione degli studenti delle superiori. Altrimenti, per quale altra ragione i dirigenti scolastici che ancora si autodefiniscono bonariamente presidi, sarebbero così entusiasti di organizzare insegnanti magari recalcitranti ed ospitare controllori esterni nelle loro scuole?

Tornando alla posizione espressa dall’UdS e condivisa da alcune sigle sindacali del personale scolastico, il motivo per cui sia giusta a parere di chi scrive risiede nel fatto ormai scientificamente provato che ove la quizzomania dilaga, essa ha pesantemente modificato la metodologia didattica, orientata ormai alla distribuzione del sapere in pillole. Non vorrei che nei confronti internazionali basati sul fratello maggiore del quiz Invalsi (l’ormai pervasivo test Ocse-Pisa) dietro i sistemi scolastici saldamente in testa alla classifica si celasse proprio questo cancro dell’insegnamento.

Vabbè, in fondo si tratta di un test che dura qualche ora, che cambiamento sarà mai..

Sappiamo però che le novità non finiscono qui, perché fra i requisiti di ammissione è previsto anche il completamento del monte-ore previsto per i PCTO altra sigla demenzial-burocratica che ha sostituito l’ormai obsoleta ASL: aldilà del numero minimo di ore certificabili, che sembra molte scuole non saranno in grado di offrire (ma l’italica creatività supererà anche questo ostacolo) il problema è che si mette a regime una tipologia di attività para-scolastica per la quale non esistono ancora metodologie valutative coerenti. La cosa è oltremodo pericolosa, e spiace che solo qualcuno se ne sia reso conto, dal momento che “il racconto dell’esperienza di alternanza” (lo dico in questo modo per farmi capire) è purtroppo uno dei momenti salienti del colloquio d’esame.

A proposito di colloquio, solo un inciso riguardo all’unica novità introdotta dalla circolare che appare decisamente positiva: l’abolizione del meccanismo delle tre buste che, a dispetto delle convinte motivazioni del suo ideatore Bussetti, hanno creato enormi disparità di trattamento fra gli studenti (si è già ampiamente trattato il tema in passato). Allo stato non è assolutamente chiaro da cosa verrà sostituito tale meccanismo, salvo la sibillina frase “l’avvio del colloquio avviene mediante l’analisi da parte dello studente dei materiali preparati dalla commissione d’esame in un’apposita sessione di lavoro” che, non lasciando presagire nulla di buono, verrà decodificata immaginiamo a un mese circa dall’inizio delle prove.

Infine la reintroduzione a furor di popolo del tema di storia che diventa, se non ho contato male, l’ottava traccia della prima prova: recita la circolare “La scelta è motivata dalla consapevolezza che la storia costituisce disciplina fondamentale nella formazione degli studenti di tutti i percorsi di studio e che vada, quindi, valorizzata anche nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione”. Niente male per chi – in questo caso clamorosamente giustificato – voleva che la buona “vecchia” maturità non cambiasse: però, conoscendo la stratosferica qualità media del nostra classe dirigente, vogliamo premunirci chiedendoci  che idea potrebbe avere della storia il prossimo ministro; d’altronde un noto intellettuale americano ha sostenuto, ormai trent’anni fa, che la storia è finita.

28 nov. ‘19                                                                            Astolfo sulla Luna


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Quest’anno non si cambia, anzi no, solo un poco ultima modifica: 2019-11-28T05:32:08+01:00 da Gilda Venezia
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