Riscattiamo la Cenerentola della scuola

di Stefano Zecchi, il Giornale, 31.3.2018

– Sarete andati in una riunione di classe di vostro figlio: immancabilmente c’è chi afferma perentorio che se i giovani non conoscono l’inglese sono destinati alla disoccupazione.

L’inglese prima di tutto. Non esageriamo: giusto conoscere quella lingua, ma è solo un mezzo importante se c’è un fondamento culturale in grado di saperlo utilizzare. Le scuole, in cui si dedica la maggior parte del tempo allo studio delle discipline scientifiche, sono le più frequentate. I genitori, comprensibilmente preoccupati del futuro dei figli, scelgono per loro quelle scuole: la tecnologia è ormai padrona delle nostre vite, quindi, per non rimanere indietro, la formazione scientifica è necessaria per andare avanti.

Giusto così. Ma questo tipo di formazione insegna a comprendere come funzionano le cose, non quale sia il loro significato. Così si è preparati alla conoscenza del «come», e ci si dimentica che le vere decisioni della vita si basano su scelte di valori e di significati che si apprendono attraverso l’educazione estetica. La bellezza della musica, dell’arte, della poesia educa i sentimenti, li rende raffinati e sviluppa quelle conoscenze necessarie sia per distinguere il significato e il valore di ciò che ci circonda, sia per dare un orientamento alle decisioni fondamentali dell’esistenza. Eppure l’educazione estetica è la cenerentola della formazione. Perché? Facile rispondere a cosa serva l’inglese, oppure un’equazione matematica o una legge della fisica. Ma a cosa serve la bellezza di un testo musicale, di una poesia? Senza ipocrisie, la vera risposta è: non serve a niente. E tuttavia quella bellezza ci fa comprendere il senso della vita, le differenze di valori, e ci consente di sviluppare quell’educazione sentimentale che ci fa crescere nel rispetto degli altri.

Se l’idea di progresso e di sviluppo sociale marcia trionfante da un paio di secoli sulle spalle della scienza e della tecnologia, ottenendo risultati straordinari, oggi s’avverte sempre più il bisogno di non lasciare ai margini della formazione dei giovani l’educazione estetica: importante saper rispondere alla domanda a cosa serve, ma non meno rilevante è capire il senso e il valore di ciò che serve.

Nelle nostre scuole, la musica, questo linguaggio universale che apre al significato del mondo, dovrebbe essere studiata con la stessa attenzione della matematica e dell’inglese, dar prova di saper suonare uno strumento musicale, dovrebbe essere un esame di maturità. Perché non è così? Non è una dimenticanza del legislatore, ma la dimostrazione che l’educazione estetica è troppo spesso intesa come un tipo d’istruzione irrilevante, proprio come l’educazione sentimentale che si basa su di essa. Per questo, ogni tentativo di riequilibrare la nostra cultura verso la sapienza delle arti va accolto come un illuminato progetto di formazione della dignità dell’essere umano.

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Riscattiamo la Cenerentola della scuola ultima modifica: 2018-04-01T04:32:23+01:00 da Gilda Venezia
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