Riscopriamo l’orgoglio – Il rinnovo contrattuale ottenuto col blocco a oltranza degli scrutini negli anni ’80

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di Antonio Guerriero e Vinicio D’Intino,   Professionisti Scuola Network, 19.8.2017

– Le retribuzioni dei docenti sono ormai ferme ai livelli del 2008 nonostante da oltre un anno si stia discutendo del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, discussione ancora lontana dalla effettiva conclusione, con aumenti previsti effettivi di poco più di 25 euro mensili effettivi. Il tutto mentre il Governo, nonostante una sentenza del 2015, da due anni, continua ad applicare una norma incostituzionale sul blocco degli stipendi e senza nessuna intenzione di versare gli arretrati spettanti.

Stipendi dei docenti, il cui livello confrontato con gli altri colleghi europei, è tra i più bassi percepiti anche rispetto alla media europea per diverse migliaia di euro, tanto da far lanciare una petizione per chiedere la loro equiparazione anche ricordando che gli stipendi dei parlamentari italiani sono invece i più alti di tutta l’area europea. Eppure c’è stato un tempo sul finire degli anni ’80 che la nostra categoria, svincolandosi dal sindacalismo tradizionale, riuscì a praticare forme di lotta che, nel breve arco di tempo di un anno e mezzo, le procurarono notevoli benefici in termini sia salariali che contrattuali.

Fu in quel periodo che, con la protesta eclatante del BLOCCO DEGLI SCRUTINI ad OLTRANZA, sfociata in una manifestazione di protesta che portò in piazza oltre 60.000 docenti e nella rivolta di 4.000 Presidi, si riuscì ad ottenere tra le altre cose:

  • la fissazione per legge di un tetto massimo di 25 alunni per classe
  • la stabilizzazione di 30.000 docenti
  • l’incremento salariale del 42% (nel corso di due anni):  un professore di scuola superiore con un minimo di dodici anni di anzianità avrebbe guadagnato ben 564.000 lire lorde in più ogni mese. Un incremento annuo quindi di oltre 6 milioni di lire, sarebbe a dire circa 3.000 euro, cifra che neanche lontanamente si avvicina a quella lorda di cui si sta discutendo in questi mesi per il prossimo rinnovo del contratto, visto che si parla di incrementi lordi di 45 euro mensili !

Stanchi della rassegnazione, oggi diffusissima, e alla quale PSN cerca di opporre una vigorosa prassi di auto-organizzazione, capace di svincolare la nostra categoria dal monopolio delle conoscenze della burocrazia sindacale, abbiamo voluto anche provare a ricostruire, raccogliendo gli articoli a suo tempo pubblicati da la Repubblica, ancora oggi disponibili nell’archivio storico, quelle antiche ma gloriose battaglie, per restituire il senso delle immense potenzialità di lotta e di conquista che, al momento, sono solo sopite, ma non estinte; e contribuire a rivivificare una fiducia ed un orgoglio smarriti da ormai troppo tempo !
Di seguito il titolo e il testo e degli articoli con il link al pezzo originale sull’archivio di repubblica, ordinati cronologicamente, che testimoniano le battaglie portate avanti nell’arco di un anno e mezzo dai docenticon blocchi degli scrutini ad oltranza, portati avanti con decisione anche a costo di essere precettati, e che sfociarono nella resa del Governo con la sottoscrizione di un contratto con notevoli aumenti medi degli stipendi del personale scolastico tanto da suscitare malumori degli altri lavoratori pubblici dei diversi comparti statali.

 

24 marzo 1987, I docenti dissidenti: “A giugno non faremo scrutini

Scioperi articolati ad aprile, niente adozione dei nuovi libri di testo e blocco degli scrutini a giugno: i comitati di base della scuola hanno deciso domenica in una affollata assemblea a Napoli, il nuovo ruolino di marcia delle proteste. Varato il decreto sul contratto, la contestazione dei dissidenti si concentra ora sugli aspetti normativi e non che dovranno essere definiti da ulteriori provvedimenti governativi. In primo piano c’è la questione di come usare gli oltre 500 miliardi del fondo d’incentivazione. I comitati contrari al cosiddetto salario accessorio vogliono che i fondi vengano distribuiti a tutti i docenti, come parziale recupero dei sei mesi dell’85 scomparsi dal contratto. I comitati chiedono un massimo di 20 alunni per classe e un piano di aggiornamento senza discriminazioni o figure di serie A e B. L’assemblea ha deciso anche un’ora di sciopero per il 27 sulle questioni del precariato.

1 maggio 1987, Indagine sul blocco degli scrutini

Finale difficile per l’anno scolastico, già tagliato di 3 giorni dalle elezioni anticipate. Ormai il blocco degli scrutini promosso dai docenti dissidenti dei comitati di base è finito sul tavolo della Procura della Repubblica di Roma. Il procuratore capo Mario Boschi, dopo l’esposto di un gruppo di genitori, ha aperto un’inchiesta preliminare mandando i carabinieri in alcune scuole della capitale ad indagare su un eventuale reato di omissione d’atti d’ufficio o d’interruzione di pubblico servizio. L’agitazione dei comitati aveva già suscitato proteste da più parti: dai genitori cattolici agli studenti comunisti. L’iniziativa della magistratura non sembra, tuttavia, aver spaventato i professori ribelli: hanno già deciso di rivolgersi ad un legale e intanto si preparano al blocco delle valutazioni finali in tutt’Italia, per giugno. Il blocco degli scrutini del primo quadrimestre riguarda principalmente Roma, ma non esclusivamente: secondo alcune stime sono ancora senza pagelle gli alunni di un istituto su cinque. In questi casi, visto anche la chiusura anticipata delle scuole, le valutazioni del primo quadrimestre e i giudizi finali potrebbero trovarsi sovrapposti in una corsa finale alla conclusione entro i termini. Una situazione difficile, dunque, che potrebbe portare anche ad un intervento d’autorità del ministero. Oltretutto i professori in rivolta contro il contratto firmato da confederali e autonomi, stanno paralizzando anche l’adozione dei libri di testo. Ma non è neppure escluso che, alla fine, la Falcucci decida di incontrare una delegazione dei comitati: un gesto da tempo richiesto dai dissidenti che sperano anche nel clima elettorale per ottenere una sorta di legittimazione del loro peso nella categoria. E per pesare sui partiti i comitati hanno in mente anche un appello allo sciopero del voto. La proposta viene dai cdb di Roma e sarà presentata all’assemblea del 10 maggio, insieme all’ipotesi di una manifestazione nazionale nella capitale per il 30. I comitati insistono per avere, tra l’altro, un aumento uguale per tutti di 400 mila lire e la formazione di classi con un massimo di 20 alunni. Ma la protesta dei cdb non è la sola nube all’orizzonte. Mentre il ministero della Pubblica istruzione assicura su una rapida corresponsione degli aumenti e degli arretrati (che erano attesi per Pasqua), anche i sindacati minacciano agitazioni chiedendo un provvedimento urgente sulle questione del precariato scolastico. Cgil, Cisl, Uil e Snals chiedono anche precise garanzie perché sia avviata dal prossimo anno scolastico una ampia sperimentazione dei nuovi programmi per la scuola elementare, nonostante la decadenza per elezioni politiche anticipate del disegno di legge all’esame del Parlamento.

5 maggio 1987, Niente scrutini“, ora protestano anche i precari

Fine anno sempre più difficile per la scuola: dopo i professori dissidenti dei comitati di base, ora anche i docenti precari hanno annunciato che bloccheranno gli scrutini di giugno. Lo hanno deciso in una assemblea domenica scorsa a Firenze a cui hanno partecipato delegazioni di molte città. Nel documento conclusivo i supplenti sottolineano come nonostante gli impegni presi nella fase contrattuale a tutt’oggi la questione del precariato scolastico non sia stata affrontata e risolta. Il contenzioso riguarda innanzitutto la situazione di alcune migliaia di docenti per i quali la Corte costituzionale ha sentenziato il diritto all’immissione in ruolo. Ma i coordinamenti dei precari mettono in discussione tutta l’impostazione del reclutamento e della formazione dei docenti. È un argomento su cui sono impegnati anche i sindacati, che hanno minacciato agitazioni se il governo non varerà in materia un decreto urgente. Complessivamente, secondo alcune stime, i precari sono ancora oggi, nonostante le numerose sanatorie, circa sessantamila. È un numero non indifferente di insegnanti che se aderissero alla protesta, potrebbero creare più di una difficoltà a fine anno. E disagi li provocheranno, di certo, anche i professori dei comitati di base in rivolta contro il contratto firmato dai sindacati confederali e dagli autonomi dello Snals. I docenti dei cdb faranno il punto sulla situazione in una assemblea nazionale a Roma fissata per il 10 maggio: sarà questa l’occasione in cui, salvo improbabili ripensamenti in extremis, i comitati sanciranno ufficialmente la nuova campagna di lotta di giugno: in nome di un aumento di 400 mila lire uguale per tutti e di un massimo di 20 alunni per classe, i docenti dei comitati chiameranno tutta la categoria a bloccare gli scrutini di fine anno. Il blocco degli scrutini (del primo quadrimestre) continua, intanto, a Roma ed in alcune altre città del Centro Sud. Nella capitale la magistratura, dopo le proteste e un esposto di genitori, ha anche aperto una indagine preliminare per valutare un eventuale reato di omissione di atti d’ufficio o di interruzione di pubblico servizio. Ieri il giudice ha ascoltato come testimone il provveditore agli Studi, Giovanni Grande. Nell’assemblea del 10 i professori ribelli, che insistono per essere ricevuti dal ministro della Pubblica Istruzione Franca Falcucci, dovranno anche decidere su altre due proposte arrivate dai delegati dei cdb di Roma, capitale della rivolta: innanzitutto una manifestazione nazionale per il 30 maggio e, in secondo luogo, uno sciopero del voto nelle elezioni politiche anticipate di giugno, per protestare contro il disinteresse di partiti e sindacati verso la scuola.

 

6 maggio 1987, Dateci gli elenchi dei docenti ribelli

Prima i carabinieri nelle scuole, ora i presidi mobilitati per individuare gli elenchi degli scioperanti: mentre il ministero della Pubblica istruzione conferma che gli anticipi per gran parte dei docenti arriveranno a metà maggio, a Roma continua l’inchiesta preliminare della Procura sul blocco degli scrutini promosso dai professori dei comitati di base. Un’agitazione che, sommata a quella dei precari, potrebbe creare più di una difficoltà alla normale conclusione di un anno scolastico già tagliato dalle elezioni anticipate. La magistratura a Roma sta indagando su un eventuale reato di omissione di atti d’ufficio o di interruzione di pubblico servizio e ora ha deciso di acquisire l’elenco dei docenti coinvolti nell’agitazione. Ma non si sta muovendo solo la magistratura: impegnato a cercare una soluzione indolore c’è il provveditore Giovanni Grande che ha invitato ad un incontro ufficiale i docenti dei comitati per lunedì prossimo. Una iniziativa apprezzata dai dissidenti, che tuttavia, insistono per un confronto diretto con il ministro della Pubblica istruzione. L’inchiesta della magistratura e le possibili iniziative antisciopero del ministero hanno suscitato preoccupazioni anche tra i sindacati, ferma restando la polemica contro i comitati. Lo Snals ha dichiarato una netta opposizione a possibili interventi autoritari per stroncare gli scioperi e una analoga posizione era stata espressa e ribadita ieri dopo l’inchiesta dalla Cgil.

10 maggio 1987, I prof ribelli rischiano il processo

Gli insegnanti dei comitati di base che stanno bloccando gli scrutinii da febbraio rischiano severe incriminazioni dalla magistratura romana. L’orientamento della Procura della Repubblica sarebbe stato deciso nei giorni scorsi ma sembra che si stiano attendendo i risultati degli incontri tra i professori dissidenti e le autorità scolastiche prima di emettere gli avvisi di reato. A Roma, infatti, dove lo sciopero degli insegnanti ribelli ha la sua capitale, il provveditore agli studi ha indetto un incontro per domani per cercare di sbloccare una agitazione che ha suscitato malumori e proteste di genitori e studenti. Fino alle denunce contro gli insegnanti che hanno fatto scattare, appunto l’indagine preliminare della Procura che ha anche chiesto ai presidi gli elenchi dei partecipanti e dei promotori degli scioperi. La decisione della Procura di ritenere gli insegnanti responsabili penalmente si baserebbe su alcune nuove considerazioni, ritenute importanti perché potrebbero interessare altre categorie del pubblico impiego o dei pubblici servizi, ad esempio quella dei medici. Si tratta della valutazione del diritto di sciopero e di alcuni diritti dei cittadini. Il blocco degli scrutinii fa parte di una manifestazione direttamente collegata al diritto di sciopero sancito dalla Costituzione, e come si precisa negli ambienti giudiziari, protetto dalla magistratura. Ma anche il diritto dei cittadini di ottenere dallo Stato i servizi essenziali, come è appunto la scuola, è sancito dalla Costituzione. In sostanza la vicenda del blocco degli scrutinii presenta due diritti contrapposti ma egualmente validi costituzionalmente. La Procura però avrebbe ravvisato un altro elemento di carattere costituzionale, quello che riguarda la parità dei diritti nei confronti dei cittadini. Nel caso in esame, i magistrati sostengono che siccome nelle scuole dove non insegnano i professori aderenti ai comitati di base, gli scrutinii non hanno subito alcun blocco, si è venuta a determinare una disparità. A questo punto sarebbe prevalso l’orientamento secondo il quale il diritto di parità dei cittadini prevale su quello dello sciopero e i professori sarebbero passibili di responsabilità penale in base agli art. 330, 331 e 340 del codice penale. L’art. 330 stabilisce che i pubblici ufficiali o gli incaricati di un pubblico servizio che turbano la continuità o la regolarità dell’ufficio sono puniti con la reclusione fino a 2 anni. L’art. 331 prevede che chi interrompe il servizio o sospende il lavoro è punito con la reclusione da sei mesi a un anno. Infine l’art. 340: “Chiunque cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o di un servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a 1 anno. I capi, promotori o organizzatori, sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni“. Ipotesi di reato pesanti. Anche con questo dovranno fare i conti i professori dissidenti che proprio oggi, riuniti in assemblea nazionale all’università di Roma dovranno decidere sulla proposta di estendere a tutt’Italia il blocco degli scrutini di giugno. In ogni caso le visite dei carabinieri nelle scuole della capitale, le richieste degli elenchi degli scioperanti e dei leader, hanno suscitato solidarietà nella categoria. In alcune scuole, ad esempio, dopo l’apertura dell’inchiesta tutti i docenti hanno deciso di autodenunciarsi come partecipanti alla protesta. Critiche e polemiche sono venute anche dai presidi. E i sindacati ? Sia i confederali che gli autonomi dello Snals sono in decisa polemica con i comitati di base , ma già nei giorni scorsi hanno espresso preoccupazione per l’iniziativa della magistratura e contrarietà a eventuali provvedimenti antisciopero del ministero della Pubblica istruzione. Un no ribadito anche nell’ultimo incontro con la Falcucci. Il ministro ha già pronto un decreto per permettere in ogni caso lo svolgimento degli scrutini, esautorando dai consigli di classe i docenti in sciopero? Non risulta è la risposta che arriva, al momento, dal ministero.

13 maggio 1987, Scrutini, verso la trattativa tra il ministero e i dissidenti

Gli scrutini di giugno restano in bilico e al ministero della Pubblica istruzione si lavora per definire un provvedimento antisciopero da sottoporre al Consiglio dei ministri. Ma nella contesa tra professori dissidenti e governo si allargano anche gli spiragli per una trattativa. Dopo l’intervista di Franca Falcucci sia gli autonomi dello Snals che la Cgil-scuola hanno dichiarato di essere pronti pur se tra cautele ad accompagnare dal ministro i comitati di base che hanno proclamato il blocco degli scrutini di giugno. “Non può sperare di fare da arbitro. Se me lo chiedono e dopo un confronto, io sono disposto ad andare dalla Falcucci insieme a loro“, dice il leader dei professori autonomi Nino Gallotta. E quasi identica è la presa di posizione della Cgil che, tuttavia, pone un’altra condizione: il ritiro delle agitazioni già proclamate. Ma sia chiaro dicono alla Cgil che il ministro non può sperare di fare da arbitro tra noi e loro. Nella grande corsa al negoziato si prenota anche un altro piccolo sindacato la Fis, Federazione italiana scuola che sta scioperando insieme ai cdb: chiede di essere ricevuto, insieme ai comitati, dal ministro ed in cambio offre la fine del blocco degli scrutini di febbraio. E i professori dissidenti? Loro, nell’assemblea di ieri a Roma capitale della protesta, hanno deciso di rilanciare. Ma sul tavolo della trattativa. Ora chiedono una sorta di mediazione del presidente del Consiglio o dei presidenti delle Camere per avviare un confronto con il ministro Falcucci. Non hanno, tuttavia, sospeso lo sciopero dei voti in corso da febbraio, nonostante l’incontro con il provveditore e le prime misure antiprotesta scattate a Roma. Accanto alla disponibilità a tener conto dei malumori dei professori la Falcucci o meglio i tecnici del ministero hanno, infatti, dato via libera ad una supertrattenuta sullo stipendio dei docenti che sono in agitazione. Al momento non è una direttiva nazionale, ma è un chiaro segnale di quale potrà essere l’atteggiamento del ministero a giugno. In base alla legge sul pubblico impiego è stato stabilito che anche se i docenti scioperano una sola ora, va trattenuta sullo stipendio l’intera giornata di lavoro perché l’agitazione ha effetti che vanno al di là della durata limitata dell’agitazione. È una misura che ha suscitato le proteste della Federazione giovanile comunista, in precedenza decisamente polemica con i comitati, mentre la Fis ha addirittura minacciato una denuncia contro i presidi per appropriazione indebita. Ma non è questo l’unico provvedimento in cantiere. Ferma restando la speranza della Falcucci nella possibilità di una intesa, al ministero si sta studiando un provvedimento che renda possibili gli scrutini anche in presenza solo della maggioranza dei docenti. E’una misura che tuttavia potrebbe anche allargare le adesioni alla protesta, mettendo in difficoltà gli stessi sindacati che oggi torneranno ad incontrarsi sulle questioni del precariato con il ministro ed insistono perché sia rapidamente varato il decreto sul contratto (che ha incontrato più di un ostacolo alla Corte dei conti). Pur in polemica con i comitati, di fronte ad una misura antisciopero anche i sindacati potrebbero arrivare a decidere delle agitazioni. Non si può prendere a pretesto un momento di protesta e rendere ancora più pesante la vita della scuola ammonisce lo Snals, mentre la Cgil ribadisce un impegno a difendere il diritto di sciopero e al tempo stesso avanza una nuova ipotesi di referendum sulle parti ancora non definite del contratto. E i magistrati? Il sostituto procuratore Giorgio Santacroce continua la sua indagine preliminare e sentirà di nuovo come testimone il provveditore agli studi Giovanni Grande. Nell’assemblea di ieri a Roma, invece, i comitati di base hanno deciso che non accetteranno l’invito del magistrato a raccontare la loro versione: “Ci vuole come testimoni o come imputati?“. I cdb hanno anche confermato la manifestazione nazionale a Roma, già indetta per il 25 maggio e il blocco degli scrutini di giugno.

Le agitazioni nelle università

Il clima, intanto, si sta riscaldando anche nelle università: i sindacati confederali hanno indetto uno sciopero per il 26 maggio e chiedono al ministro della Pubblica istruzione l’apertura delle trattative per il contratto di lavoro. Cgil, Cisl e Uil protestano anche per l’ostilità degli organi di controllo a riconoscere gli inquadramenti già definiti del personale non docente degli atenei.

30 maggio 1987, Svolta nella guerra degli scrutini

Alla fine i docenti dei comitati di base ce l’hanno fatta. Il presidente del Consiglio Amintore Fanfani, ha incaricato il ministro della Pubblica istruzione di ricevere i rappresentanti dei professori in rivolta. “Siamo sicuri” – hanno subito commentato i comitati di base – “che, data la sensibilità ultimamente mostrata dal ministro, potremo ottenere quello per cui abbiamo lottato per mesi. Valuteremo i risultati nella nostra assemblea nazionale di domani a Roma“. L’annuncio della convocazione l’ha dato la stessa Franca Falcucci a tarda sera, uscendo da Palazzo Chigi, al termine di una lunga giornata di vertici e trattative dedicate alla scuola. Stasera, invece Fanfani incontrerà nuovamente i dirigenti sindacali confederali e i leader dei professori autonomi dello Snals con cui si era a lungo già incontrato ieri. “Mi auguro” – ha detto Falcucci – “che possa essere trovata una soluzione positiva in modo definitivo“. Un primo segnale di disponibilità ad un colloquio con i Cdb era arrivato già ieri mattina al termine di un lungo colloquio tra il ministro del Tesoro Goria, Franca Falcucci e il presidente del Consiglio. All’uscita i cronisti avevano chiesto a Fanfani se avrebbe ricevuto i professori ribelli. “Non ci sono ribelli in Italia” – aveva detto il presidente del Consiglio – “chi cammina accanto a me, mi accompagna, chi non cammina con me, va per conto suo“. Poi, nel pomeriggio Fanfani, insieme alla Falcucci aveva incontrato prima i leader delle tre confederazioni e poi i dirigenti dello Snals e della Confsal. Il presidente del Consiglio si è impegnato perché ci possano essere risposte positive alle nostre richieste ha dichiarato alla fine dell’incontro anche a nome di Cisl e Uil il segretario aggiunto della Cgil Ottaviano Del Turco. Il segnale riguarda innanzitutto la questione del decreto sul precariato. Ormai non sembrano più esserci contrasti sullo strumento urgente ma restano aperte varie ipotesi sui contenuti del provvedimento: da un lato una misura che estenda a tutti gli aventi diritto la sentenza della Corte costituzionale e che avrebbe costi molto alti per l’erario (c’è chi stima la spesa in mille miliardi); dall’altro un provvedimento che intanto garantisca il posto di lavoro a tutti i precari in servizio, in attesa del varo di un disegno di legge. Anche il leader dello Snals, Nino Gallotta, concluso il colloquio a palazzo Chigi si era espresso con ottimismo sulle conclusione della vertenza. Ottaviano Del Turco aveva anche precisato che le tre confederazioni continuano a invitare i professori in rivolta a modificare le forme di lotta facendo così decadere automaticamente il commissariamento. Ma subito prima dell’incontro le posizioni erano in realtà ancora differenziate: se il sindacato autonomo Snals era attestato sulla richiesta di abrogazione delle misure anti blocco degli scrutini, Franco Marini della Cisl era stato netto nel ribadire che la Cisl non chiedeva la revoca del commissariamento; la Uil aveva lasciato tutta la questione al governo (ma con i professori del sindacato di Benvenuto schierati per il ritiro del provvedimento). Dalla Cgil, invece, erano arrivati segnali di una richiesta di sospensione della circolare in nome di una soluzione politica di tutta la vertenza. Alla fine della lunga maratona a palazzo Chigi Franca Falcucci ha, invece, definito un equivoco la questione della revoca del provvedimento La circolare ha detto ha applicazione soltanto nel caso in cui si verifichi il blocco degli scrutini. Evidentemente se non c’è blocco non c’è problema. La decisione del ministro di convocare i comitati di base è arrivata di fronte ad un malessere nella scuola contro la circolare sempre più diffuso e che coinvolge anche docenti contrari alle proposte dei comitati di base, costretti a scegliere tra l’adesione ad uno sciopero che non condividono e lo scomodo ruolo di commissario in sostituzione dei professori in agitazione. Il malcontento sembra aver raggiunto anche i presidi che hanno convocato un loro incontro nazionale domani a Roma per discutere di tutta la situazione. Ieri la vicenda è finita anche di fronte al Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, parlamentino consultivo della scuola. Dopo una prima richiesta del sindacato autonomo di votare una mozione di richiesta di revoca del provvedimento, alla fine tutte le componenti sindacali e associazionistiche della scuola erano arrivate ad un documento di compromesso che chiedeva al ministro e al governo di garantire la conclusione regolare dell’anno scolastico e la contestuale decadenza della circolare lesiva dei diritti degli studenti. E’a questo punto che il ministro ha deciso di sciogliere ed aggiornare la seduta. Una scelta accolta dalle proteste degli autonomi dello Snals, ma anche della Cgil (inaccettabile e incomprensibile, l’ha definita Luciana Pecchioli). La decisione è stata giudicata inaudita e grave dal socialista Luigi Covatta, ex sottosegretario alla Pubblica istruzione che ha nuovamente insistito perché i presidenti delle Camere chiamino a rispondere il governo del proprio operato. Anche il comunista Chiarante ha duramente polemizzato con il colpo di testa di Franca Falcucci. Il ministro, dal canto suo, ha replicato alle critiche entrando ieri a Palazzo Chigi. Falcucci ha spiegato che la decisione di sospendere la seduta si imponeva perché l’ordine del giorno prevedeva un dibattito che in nessun caso poteva prescindere dalla presenza del ministro, impegnato proprio sulle stesse questioni nel vertice con Fanfani. Intanto contro il provvedimento Falcucci continua la mobilitazione dei giovani comunisti che a Torino organizzeranno oggi un confronto pubblico con i professori in rivolta: “Vogliamo studiare insieme” – ha detto Giorgio Airaudo, responsabile nazionale della lega degli studenti medi – “forme di lotta che non danneggino noi utenti“. La battaglia resta aperta anche sul versante legale: ieri, dopo lo Snals, anche la Federazione italiana scuola che blocca gli scrutini insieme ai Cdb ha presentato un ricorso al Tar contro Falcucci. Ma non è la sola mossa legale della Fis: il sindacato ha anche dato mandato ai suoi avvocati di presentare ricorso contro le non ammissioni agli esami di qualifica di studenti, bocciati da collegi di docenti commissariati.

31 maggio 1987, Ogni classe 25 alunni e ai docenti precari il posto assicurato

Un decreto per i docenti precari che fissa anche il tetto massimo di 25 alunni per classe, l’impegno a favorire un referendum preventivo sulle questioni più contestate del contratto. Ed infine la sospensione della circolare sul commissariamento degli scrutini, nella convizione che ormai le valutazioni potranno svolgersi regolarmente. È questo il pacchetto di provvedimenti decisi da Palazzo Chigi per placare il malessere della scuola. Il presidente del Consiglio li ha annunciati ieri sera alle 22,30, dopo un lungo incontro con le tre confederazioni sindacali e con i professori autonomi dello Snals. Fanfani ha anche lanciato un appello ai docenti dei comitati di base perché revochino il blocco degli scrutini e ha sottolineato che nell’accordo si sono tenute nella massima considerazione possibile le esigenze sentite dal mondo della scuola.

Due modifiche al reclutamento

Il governo si è impegnato a varare un decreto che prevede il mantenimento in servizio sui posti vacanti nell’87-’88 di tutti i docenti e non docenti che sono stati nominati supplenti annuali dai Provveditori nell’86-87; la riduzione del numero massimo di studenti per ogni classe e sezione a 25; una sessione di abilitazione riservata per coloro che rientrano nella sentenza della Corte costituzionale; il rinvio di un anno dei concorsi ordinari e una proroga al 30 novembre’88 per l’esercizio dell’opzione del personale degli enti lirici. Oltre a ciò il governo ha garantito un disegno di legge che immetterà in ruolo tutti i precari (circa 25 mila) a cui la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto alla sanatoria. Il testo conterrà, tuttavia, anche due modifiche all’attuale sistema di reclutamento: i concorsi, infatti, diverranno da biennali triennali e si aprirà anche un canale differenziato di accesso. Per coloro che sono già risultati idonei o abilitati in una prova, è prevista una graduatoria per titoli e la riserva del 50% dei posti disponibili. Sulla questione dei formatori e del fondo d’incentivazione, Fanfani ha invece ufficializzato e dato l’avallo di tutto il governo ad una disponibilità già avanzata da Franca Falcucci: non si deciderà nel merito dei criteri prima di un referendum tra tutti i docenti e non docenti che il governo si impegna a favorire in ogni modo. Infine l’annuncio della sospensione a partire dal 4 giugno della circolare di commissariamento degli scrutini che aveva suscitato la protesta anche di professori lontani o contrari alle proposte dei comitati. I sindacati coralmente hanno espresso soddisfazione per i risultati dell’incontro e hanno nuovamente invitato i professori in rivolta a revocare il blocco per non finire in un vicolo cieco. Franca Falcucci, dal canto suo, si è detta convinta che esistano ormai le condizioni per la ripresa del dialogo. “Restano tanti problemi ” – ha detto “ma c’è un futuro anche per questi“. Ora la parola è ai professori dissidenti che oggi nella loro assemblea nazionale a Roma dovranno decidere se accettare l’appello di Fanfani o proseguire nel blocco degli scrutini. Di certo nel pacchetto del governo è contenuto più di un segnale direttamente rivolto ai comitati che ieri hanno avuto una sorta di riconoscimento incontrando il ministro della Pubblica istruzione. Fra le aperture più significative nei loro confronti l’intervento per la riduzione del numero di alunni (che era una delle richieste dei Cdb), ma anche il blocco per un anno dei concorsi che va oltretutto incontro alle richieste dei precari. A ciò va aggiunto l’impegno, già dichiarato dalla Falcucci, a garantire i diritti sindacali per tutti nelle scuole. Non c’è invece un dichiarato stop all’anagrafe dei formatori e del fondo d’incentivazione. E neppure la distribuzione a tutti del fondo come era stato richiesto dai Cdb. Ma questa resta una questione aperta, visto anche l’atteggiamento molto vicino in materia (al di là delle motivazioni) degli autonomi dello Snals. La proposta del refedundum, d’altronde, potrebbe comportare di fatto uno slittamento di tutta la questione. E il prossimo contratto è ormai alle porte. Tour de force nelle trattative L’annuncio dei provvedimenti è arrivato dopo una lunga giornata di trattative. Solo alle 20,30 di ieri il presidente del Consiglio aveva nuovamente convocato i dirigenti dei sindacati confederali e i leader dello Snals. L’ultima tappa del confronto era stata preceduta da un vero tour de force dedicato al malessere della scuola. Appena tornato da Firenze Fanfani si era incontrato nel pomeriggio con il ministro della Pubblica istruzione che era reduce del confronto con i comitati di base. Ma tormentati e difficili confronti tecnici si erano già svolti anche tra sindacalisti e governo. Da venerdì notte, infatti, concluso il primo confronto, sono iniziati i conti sui costi di un provvedimento a favore dei supplenti. Accantonata l’ipotesi di un’immediata immissione in ruolo dei docenti che rientrano nella sentenza della Corte Costituzionale, il confronto si è articolato su come garantire, in ogni caso, il mantenimento in servizio dei supplenti anche per l’anno prossimo, in attesa di un provvedimento organico. Ed è su questo punto che è stata a lungo guerra delle cifre.

30 maggio 1987, Svolta nella guerra degli scrutini

Alla fine i docenti dei comitati di base ce l’hanno fatta. Il presidente del Consiglio Amintore Fanfani, ha incaricato il ministro della Pubblica istruzione di ricevere i rappresentanti dei professori in rivolta. “Siamo sicuri” – hanno subito commentato i comitati di base – “che, data la sensibilità ultimamente mostrata dal ministro, potremo ottenere quello per cui abbiamo lottato per mesi. Valuteremo i risultati nella nostra assemblea nazionale di domani a Roma“. L’annuncio della convocazione l’ha dato la stessa Franca Falcucci a tarda sera, uscendo da Palazzo Chigi, al termine di una lunga giornata di vertici e trattative dedicate alla scuola. Stasera, invece Fanfani incontrerà nuovamente i dirigenti sindacali confederali e i leader dei professori autonomi dello Snals con cui si era a lungo già incontrato ieri. “Mi auguro” – ha detto Falcucci – “che possa essere trovata una soluzione positiva in modo definitivo“. Un primo segnale di disponibilità ad un colloquio con i Cdb era arrivato già ieri mattina al termine di un lungo colloquio tra il ministro del Tesoro Goria, Franca Falcucci e il presidente del Consiglio. All’uscita i cronisti avevano chiesto a Fanfani se avrebbe ricevuto i professori ribelli. “Non ci sono ribelli in Italia” – aveva detto il presidente del Consiglio – “chi cammina accanto a me, mi accompagna, chi non cammina con me, va per conto suo“. Poi, nel pomeriggio Fanfani, insieme alla Falcucci aveva incontrato prima i leader delle tre confederazioni e poi i dirigenti dello Snals e della Confsal. Il presidente del Consiglio si è impegnato perché ci possano essere risposte positive alle nostre richieste ha dichiarato alla fine dell’incontro anche a nome di Cisl e Uil il segretario aggiunto della Cgil Ottaviano Del Turco. Il segnale riguarda innanzitutto la questione del decreto sul precariato. Ormai non sembrano più esserci contrasti sullo strumento urgente ma restano aperte varie ipotesi sui contenuti del provvedimento: da un lato una misura che estenda a tutti gli aventi diritto la sentenza della Corte costituzionale e che avrebbe costi molto alti per l’erario (c’è chi stima la spesa in mille miliardi); dall’altro un provvedimento che intanto garantisca il posto di lavoro a tutti i precari in servizio, in attesa del varo di un disegno di legge. Anche il leader dello Snals, Nino Gallotta, concluso il colloquio a palazzo Chigi si era espresso con ottimismo sulle conclusione della vertenza. Ottaviano Del Turco aveva anche precisato che le tre confederazioni continuano a invitare i professori in rivolta a modificare le forme di lotta facendo così decadere automaticamente il commissariamento. Ma subito prima dell’incontro le posizioni erano in realtà ancora differenziate: se il sindacato autonomo Snals era attestato sulla richiesta di abrogazione delle misure anti blocco degli scrutini, Franco Marini della Cisl era stato netto nel ribadire che la Cisl non chiedeva la revoca del commissariamento; la Uil aveva lasciato tutta la questione al governo (ma con i professori del sindacato di Benvenuto schierati per il ritiro del provvedimento). Dalla Cgil, invece, erano arrivati segnali di una richiesta di sospensione della circolare in nome di una soluzione politica di tutta la vertenza. Alla fine della lunga maratona a palazzo Chigi Franca Falcucci ha, invece, definito un equivoco la questione della revoca del provvedimento La circolare ha detto ha applicazione soltanto nel caso in cui si verifichi il blocco degli scrutini. Evidentemente se non c’è blocco non c’è problema. La decisione del ministro di convocare i comitati di base è arrivata di fronte ad un malessere nella scuola contro la circolare sempre più diffuso e che coinvolge anche docenti contrari alle proposte dei comitati di base, costretti a scegliere tra l’adesione ad uno sciopero che non condividono e lo scomodo ruolo di commissario in sostituzione dei professori in agitazione. Il malcontento sembra aver raggiunto anche i presidi che hanno convocato un loro incontro nazionale domani a Roma per discutere di tutta la situazione. Ieri la vicenda è finita anche di fronte al Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, parlamentino consultivo della scuola. Dopo una prima richiesta del sindacato autonomo di votare una mozione di richiesta di revoca del provvedimento, alla fine tutte le componenti sindacali e associazionistiche della scuola erano arrivate ad un documento di compromesso che chiedeva al ministro e al governo di garantire la conclusione regolare dell’anno scolastico e la contestuale decadenza della circolare lesiva dei diritti degli studenti. E’a questo punto che il ministro ha deciso di sciogliere ed aggiornare la seduta. Una scelta accolta dalle proteste degli autonomi dello Snals, ma anche della Cgil (inaccettabile e incomprensibile, l’ha definita Luciana Pecchioli). La decisione è stata giudicata inaudita e grave dal socialista Luigi Covatta, ex sottosegretario alla Pubblica istruzione che ha nuovamente insistito perché i presidenti delle Camere chiamino a rispondere il governo del proprio operato. Anche il comunista Chiarante ha duramente polemizzato con il colpo di testa di Franca Falcucci. Il ministro, dal canto suo, ha replicato alle critiche entrando ieri a Palazzo Chigi. Falcucci ha spiegato che la decisione di sospendere la seduta si imponeva perché l’ordine del giorno prevedeva un dibattito che in nessun caso poteva prescindere dalla presenza del ministro, impegnato proprio sulle stesse questioni nel vertice con Fanfani. Intanto contro il provvedimento Falcucci continua la mobilitazione dei giovani comunisti che a Torino organizzeranno oggi un confronto pubblico con i professori in rivolta: “Vogliamo studiare insieme” – ha detto Giorgio Airaudo, responsabile nazionale della lega degli studenti medi – “forme di lotta che non danneggino noi utenti“. La battaglia resta aperta anche sul versante legale: ieri, dopo lo Snals, anche la Federazione italiana scuola che blocca gli scrutini insieme ai Cdb ha presentato un ricorso al Tar contro Falcucci. Ma non è la sola mossa legale della Fis: il sindacato ha anche dato mandato ai suoi avvocati di presentare ricorso contro le non ammissioni agli esami di qualifica di studenti, bocciati da collegi di docenti commissariati.

31 maggio 1987, Ogni classe 25 alunni e ai docenti precari il posto assicurato

Un decreto per i docenti precari che fissa anche il tetto massimo di 25 alunni per classe, l’impegno a favorire un referendum preventivo sulle questioni più contestate del contratto. Ed infine la sospensione della circolare sul commissariamento degli scrutini, nella convizione che ormai le valutazioni potranno svolgersi regolarmente. È questo il pacchetto di provvedimenti decisi da Palazzo Chigi per placare il malessere della scuola. Il presidente del Consiglio li ha annunciati ieri sera alle 22,30, dopo un lungo incontro con le tre confederazioni sindacali e con i professori autonomi dello Snals. Fanfani ha anche lanciato un appello ai docenti dei comitati di base perché revochino il blocco degli scrutini e ha sottolineato che nell’accordo si sono tenute nella massima considerazione possibile le esigenze sentite dal mondo della scuola.

Due modifiche al reclutamento

Il governo si è impegnato a varare un decreto che prevede il mantenimento in servizio sui posti vacanti nell’87-’88 di tutti i docenti e non docenti che sono stati nominati supplenti annuali dai Provveditori nell’86-87; la riduzione del numero massimo di studenti per ogni classe e sezione a 25; una sessione di abilitazione riservata per coloro che rientrano nella sentenza della Corte costituzionale; il rinvio di un anno dei concorsi ordinari e una proroga al 30 novembre’88 per l’esercizio dell’opzione del personale degli enti lirici. Oltre a ciò il governo ha garantito un disegno di legge che immetterà in ruolo tutti i precari (circa 25 mila) a cui la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto alla sanatoria. Il testo conterrà, tuttavia, anche due modifiche all’attuale sistema di reclutamento: i concorsi, infatti, diverranno da biennali triennali e si aprirà anche un canale differenziato di accesso. Per coloro che sono già risultati idonei o abilitati in una prova, è prevista una graduatoria per titoli e la riserva del 50% dei posti disponibili. Sulla questione dei formatori e del fondo d’incentivazione, Fanfani ha invece ufficializzato e dato l’avallo di tutto il governo ad una disponibilità già avanzata da Franca Falcucci: non si deciderà nel merito dei criteri prima di un referendum tra tutti i docenti e non docenti che il governo si impegna a favorire in ogni modo. Infine l’annuncio della sospensione a partire dal 4 giugno della circolare di commissariamento degli scrutini che aveva suscitato la protesta anche di professori lontani o contrari alle proposte dei comitati. I sindacati coralmente hanno espresso soddisfazione per i risultati dell’incontro e hanno nuovamente invitato i professori in rivolta a revocare il blocco per non finire in un vicolo cieco. Franca Falcucci, dal canto suo, si è detta convinta che esistano ormai le condizioni per la ripresa del dialogo. “Restano tanti problemi ” – ha detto “ma c’è un futuro anche per questi“. Ora la parola è ai professori dissidenti che oggi nella loro assemblea nazionale a Roma dovranno decidere se accettare l’appello di Fanfani o proseguire nel blocco degli scrutini. Di certo nel pacchetto del governo è contenuto più di un segnale direttamente rivolto ai comitati che ieri hanno avuto una sorta di riconoscimento incontrando il ministro della Pubblica istruzione. Fra le aperture più significative nei loro confronti l’intervento per la riduzione del numero di alunni (che era una delle richieste dei Cdb), ma anche il blocco per un anno dei concorsi che va oltretutto incontro alle richieste dei precari. A ciò va aggiunto l’impegno, già dichiarato dalla Falcucci, a garantire i diritti sindacali per tutti nelle scuole. Non c’è invece un dichiarato stop all’anagrafe dei formatori e del fondo d’incentivazione. E neppure la distribuzione a tutti del fondo come era stato richiesto dai Cdb. Ma questa resta una questione aperta, visto anche l’atteggiamento molto vicino in materia (al di là delle motivazioni) degli autonomi dello Snals. La proposta del refedundum, d’altronde, potrebbe comportare di fatto uno slittamento di tutta la questione. E il prossimo contratto è ormai alle porte. Tour de force nelle trattative L’annuncio dei provvedimenti è arrivato dopo una lunga giornata di trattative. Solo alle 20,30 di ieri il presidente del Consiglio aveva nuovamente convocato i dirigenti dei sindacati confederali e i leader dello Snals. L’ultima tappa del confronto era stata preceduta da un vero tour de force dedicato al malessere della scuola. Appena tornato da Firenze Fanfani si era incontrato nel pomeriggio con il ministro della Pubblica istruzione che era reduce del confronto con i comitati di base. Ma tormentati e difficili confronti tecnici si erano già svolti anche tra sindacalisti e governo. Da venerdì notte, infatti, concluso il primo confronto, sono iniziati i conti sui costi di un provvedimento a favore dei supplenti. Accantonata l’ipotesi di un’immediata immissione in ruolo dei docenti che rientrano nella sentenza della Corte Costituzionale, il confronto si è articolato su come garantire, in ogni caso, il mantenimento in servizio dei supplenti anche per l’anno prossimo, in attesa di un provvedimento organico. Ed è su questo punto che è stata a lungo guerra delle cifre.

3 giugno 1987, A Napoli la protesta più dura

In tutta Italia il blocco degli scrutini continua a creare disagi e ad impedire il regolare svolgimento di scrutini e idoneità. Ecco un primo quadro della situazione, regione per regione: Lazio: ai due dell’altro ieri, si sono aggiunti ieri, a Roma e in provincia, altri 6 istituti professionali dove lo sciopero ha impedito l’inizio degli esami di qualifica e sono: a Roma, il Ferrara, il Giulio Romano, l’Istituto per l’alimentazione e il Confalonieri (oltre al Sisto V e lo Zappa). A Civitavecchia due istituti d’arte. Friuli-Venezia Giulia: sono regolarmente iniziati e stanno proseguendo, per ora senza difficoltà, gli scrutini in alcune scuole medie inferiori e superiori. Oggi, intanto, all’istituto magistrale Carducci di Trieste si svolgerà una assemblea degli insegnanti precari dei comitati di base. Piemonte: le adesioni al blocco degli scrutini da parte dei docenti dei Cobas a Torino, sono minime e interessano per ora solo tre istituti professionali dove sono slittati gli esami di qualifica delle terze classi. Lombardia: in 18 istituti professionali di Milano e provincia su 36 per i quali erano in calendario gli esami le prove di qualificazione sono state rinviate. In totale, su 144 classi degli istituti professionali, 99 sono state quelle interessate dalle agitazioni degli insegnanti. Gli esami quindi si sono svolti solo nei piccoli istituti e prevalentemente nella provincia. Marche: nelle scuole gli scrutini inizieranno il 4 giugno e per quella data è impossibile quantificare la presenza allo sciopero perché, oltre agli aderenti ai Cobas, potrebbero astenersi dagli scrutini altri docenti che condividono le richieste dei comitati di base. E’quanto hanno sostenuto i segretari di Cgil-Cisl-Uil scuola delle Marche nel corso di una conferenza stampa. Intanto negli istituti professionali di Stato della provincia di Ancona sono iniziati regolarmente gli esami nelle terze classi dopo che gli studenti erano stati ammessi dai presidi in ottemperanza alle norme ministeriali. Campania: scrutini quasi completamente bloccati in tutte le scuole della provincia di Napoli. Il blocco ha già fatto saltare gli esami di qualifica in molti degli istituti professionali del capoluogo e minaccia di ritardare gli adempimenti di fine anno per quanto riguarda le altre scuole medie. Nel capoluogo partenopeo si registra la più alta percentuale di aderenti ai Cobas. Umbria: i comitati di base della provincia di Perugia sono riusciti a bloccare in alcune scuole gli scrutini, in particolare nell’eugubino, Città di castello, Bastia e Perugia. Al momento non si conoscono le scuole nelle quali si sono avute carenze di insegnanti. Puglia: il provveditore agli studi, Brienza ha affermato che la situazione a Bari e provincia non è certamente delle più facili. Ieri avrebbero dovuto cominciare gli esami di qualifica per le classi terze e quarte negli istituti professionali ma delle 230 classi interessate agli scrutini e quindi agli esami ne sono state scrutinate solamente il 70%. Calabria: sono numerose le scuole calabresi dove non vengono effettuati gli scrutini, con particolare accentuazione in alcuni istituti delle province di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, dove sono molto attivi i Cobas. Sicilia: nel corso di un’assemblea gli insegnanti che aderiscono ai 45 Cobas costituiti in provincia di Palermo hanno ribadito di voler proseguire ad oltranza l’azione di lotta intrapresa. È stato così confermato il blocco degli scrutini e degli esami che, se dovessero andare a vuoto gli ulteriori incontri a livello governativo, avrebbe gravi conseguenze considerato l’alto numero degli aderenti alla protesta.

17 settembre 1987, Il PM ha deciso: “Non è un reato bloccare gli scrutini

Il blocco degli scrutini non è reato, ma una legittima protesta sindacale: la preoccupazione creata può essere rilevante, ma da un punto di vista giuridico questa agitazione non deve essere catalogata come un’interruzione di pubblico servizio. Per questo va archiviata l’inchiesta contro i docenti dei comitati di base romani. A sostenerlo è il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Giorgio Santacroce che ha anche chiesto la contemporanea archiviazione degli esposti contro le schedature degli scioperanti presentati dagli insegnanti dei cdb. La decisione dovrà avere un visto finale, ma difficilmente questo verdetto provvisorio verrà capovolto. La notizia è arrivata proprio alla vigilia di un nuovo incontro nazionale del movimento degli insegnanti. I comitati di base hanno, infatti, fissato per sabato e domenica a Roma (al liceo classico Mamiani) la loro conferenza nazionale d’organizzazione. E’il primo appuntamento (assemblee locali a parte) dopo l’estate della rivolta. I cdb, soprattutto con il corteo dei quarantamila, erano riusciti a riportare la questione scuola all’attenzione dell’opinione pubblica. Come spenderanno il loro successo? Sceglieranno di fondare un altro sindacato o resteranno movimento, anche se organizzato? Chiederanno solo più soldi cercando alleanze con gli altri ribelli del Pubblico impiego, oppure chiederanno una grande mobilitazione in nome della scuola? Si tratterà di vedere quale anima prevarrà nell’assemblea e soprattutto se i cdb resteranno i soli capaci di convogliare il malcontento degli insegnanti. Di certo, a meno di colpi di scena, i comitati potranno ragionare senza mettere nel conto un’inchiesta giudiziaria ancora pendente. L’indagine preliminare avviata da Santacroce era scattata dopo una denuncia presentata da alcuni genitori di un istituto tecnico commerciale di Roma, durante le agitazioni dei comitati di base che nella capitale avevano coinvolto un ampio numero di scuole secondarie superiori. Per tutto il periodo caldo l’inchiesta era rimasta sospesa.Ora è arrivata la richiesta di archiviazione. Il magistrato, a sostegno della sua proposta, insiste sui caratteri particolari della scuola e sulle sua fisionomia peculiare, rispetto a tutti gli altri settori della pubblica amministrazione. Oltretutto la felice conclusione dell’anno scolastico, anche se avvenuta a singhiozzo e tenendo tutti con il fiato sospeso scrive il magistrato esime da un ulteriore e più approfondito esame della vicenda. Santacroce ha anche chiesto l’archiviazione degli esposti presentati da docenti dei comitati di base contro il provveditore agli Studi di Roma Giovanni Grande e contro l’allora ministro della Pubblica istruzione Franca Falcucci. I cdb contestavano sia le schedature degli scioperanti che le circolari anti-agitazione emanate da Falcucci. Secondo il magistrato non si vede come possano considerarsi penalmente illecite le circolari ministeriali emanate per arginare una situazione che gradualmente stava assumendo toni ed irrigidimenti non più accettabili.

29 novembre 1987, Scuola, si preparano tre mesi “neri”

Per la scuola si prepara un altro periodo caldo: lo Snals, il più forte sindacato autonomo del settore, ha proclamato il blocco degli scrutini per il primo quadrimestre e un fitto calendario di scioperi articolati per dicembre e gennaio. La decisione è giunta ieri, dopo il negativo incontro di venerdì con il ministro della Pubblica istruzione Giovanni Galloni. Le nuove iniziative di lotta, spiega un comunicato dello Snals, sono motivate dalla sparizione dei 523 miliardi per il fondo di incentivazione, previsti dal contratto scuola. Nell’incontro di venerdì infatti, afferma il sindacato, Galloni ha annunciato che i 523 miliardi non ci sono più e il ministro del Tesoro Amato non ha alcuna intenzione di trovare una nuova copertura finanziaria per rispettare una delle intese contrattuali siglate il 9 febbraio scorso. “Siamo indignati per questa ennesima gravissima arroganza del governo” – afferma il segretario generale dello Snals Nino Gallotta – “e con la medesima indignazione sottolineiamo il comportamento dei sindacati scuola confederali che, in combutta col ministro del Tesoro, hanno indetto un referendum truffa presso la categoria su un fondo di incentivazione che non esiste“. Le agitazioni proclamate dallo Snals potrebbero portare a una sostanziale paralisi dell’attività scolastica nei prossimi mesi. Il 14, 15 e 16 dicembre si asterrà dal lavoro il personale docente e non docente di Calabria, Sardegna e Sicilia; il 15, 16 e 17 Abbruzzo, Basilicata, Molise e Puglia; 16, 17 e 18 Campania, Lazio e Umbria; 17, 18, 19 Emilia Romagna, Marche e Toscana; 18, 19 e 21 Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto; 19, 21 e 22 Liguria, Piemonte e Val d’Aosta. Ma oltre a questo calendario di scioperi per dicembre, il sindacato autonomo ha anche intenzione di intensificare le agitazioni a gennaio con iniziative molto dure, già approvate e che saranno successivamente indicate. La terza fase della lotta, in febbraio, riguarderà il blocco totale degli scrutini del primo quadrimestre. Dopo l’incontro con Galloni lo Snals si è anche riservato la possibilità di denunciare il contratto per la scuola, attraverso il ritiro della propria firma dalle intese siglate a febbraio, e, dopo questa dichiarazione di guerra, ha avanzato cinque irrinunciabili richieste: emanazione urgente di un decreto-legge che costituisca il fondo e ne preveda l’erogazione a tutto il personale della scuola; presentazione al Parlamento di un disegno di legge, con procedura d’urgenza, sull’autonomia scolastica; sollecita soluzione del problema del precariato; apertura immediata delle trattative per il nuovo contratto di lavoro secondo i tempi previsti dalla legge e già scaduti; tutela delle libertà sindacali, attraverso la eliminazione delle vere cause dei conflitti sindacali addebitabili al comportamento del governo e non demonizzando gli effetti degli scioperi per introdurre misure antidemocratiche e liberticide.

14 gennaio 1988, Scuola, il ministro cerca i fondi per “sanare” trentamila precari

I precari della scuola dovranno ancora aspettare. C’è una sentenza della Corte costituzionale che impegna il governo a sanare la situazione di circa trentamila docenti, immettendoli in ruolo. Ma per questa operazione mancano i soldi. Per trovarli sarà presentato un emendamento alla legge finanziaria. Lo stanziamento previsto dovrebbe essere di 160 miliardi per il 1988 e di circa mille tra l’89 e il 90. Questo è quanto è emerso dall’incontro di ieri sera tra i sindacati della scuola ed il ministro Galloni. A chiedere l’incontro erano stati i confederali, che, rimangono in stato d’allerta sui tempi e i modi con cui sarà varato il provvedimento di sanatoria. Positivo,invece, il giudizio su alcune questioni legate al vecchio contratto:innanzitutto il varo della nuova indennità per i presidi legata ai carichi di lavoro e alle dimensioni delle scuole e l’avvio delle trattative sugli incentivi. Dal canto suo, Galloni insiste che l’urgenza delle iniziative non può andare a discapito della chiarezza dei provvedimenti. E lo Snals? Ieri, prima di incontrare Galloni, ha annunciato di aver presentato un esposto alla magistratura amministrativa contro il ministro della Pubblica istruzione. L’accusa è di inadempienza per non aver ancora aperto, secondo i termini di legge, le trattative per il nuovo contratto. Una denuncia che parte da una situazione paradossale: si deve provvedere al nuovo contratto, mentre il personale della scuola non ha ancora avuto in busta paga gli aumenti sanciti dal precedente accordo. La vicenda si ripete anche nell’università, dove lo Snals ha indetto uno sciopero per il 22 gennaio. Gli autonomi, tuttavia, sembrano spingere alternativamente il piede sul freno e sull’acceleratore. Hanno confermato il blocco degli scrutini del primo quadrimestre, ma hanno sospeso le agitazioni che dovevano scattare dal 20 gennaio. Lo Snals appare stretto tra due opposte preoccupazioni: non essere scavalcato da una nuova ondata di proteste autoorganizzate e non apparire come promotore di scioperi oltranzisti o selvaggi. Così, in una conferenza stampa, il leader dei professori autonomi Nino Gallotta ha lanciato un messaggio alla categoria: “Non ci fermeremo, non tradiremo le speranze“. Al tempo stesso l’appuntamento per le agitazioni è slittato al 15 febbraio; un modo per dare tempo al governo (aprendo le trattative) e ai confederali (presentando le piattaforme) di mettersi in regola con le scadenze di legge. Primo obiettivo del minacciato blocco è l’apertura del confronto sul nuovo contratto. “Ma non ci accontenteremo solo di questo“- giura Gallotta. Ieri gli autonomi hanno anche presentato due proposte di legge (sull’autonomia scolastica e sulla riforma degli organi collegiali) elaborate in collaborazione con un gruppo di parlamentari dc.

26 gennaio 1988, Stipendio oltre i due milioni l’obiettivo dei cobas – scuola

Aumenti uguali per tutti, salto di livello per docenti e non docenti e in più la quattordicesima. I Cobas della scuola, riuniti domenica a Firenze, tornano in lizza per il nuovo contratto e puntano a oltre a due milioni al mese. Chiedono 10 mila miliardi per la scuola. Ma nella loro assemblea nazionale non hanno scelto con quali lotte cercare di ottenerli. Blocco degli scrutini fin da febbraio? Questo lo valuteranno il 7 del prossimo mese in una nuova riunione generale quando voteranno se chiedere 500 mila lire nette di aumento per il personale della scuola più l’ottavo livello per i docenti dalla materna in su. Oppure 400 mila lire lorde più il nono livello ( quello dei presidi). In ogni caso è previsto un avanzamento per i non docenti. Nell’aula affollata dell’assemblea fiorentina c’erano le molte divergenti anime del movimento. Ma non tutte: quella che in nome del rifiuto del professore ridotto ad impiegato statale, ha scelto in alcune città la via delle Gilde (con riferimento alle corporazioni medievali) non si è presentata. Nata in polemica con la strumentalizzazione gruppettara del movimento, quest’ala si riunirà il 31 a Roma. La cosa a cui assomigliamo di più è l’arcipelago verde ha detto, invece, a Firenze Vittorio Vasquez leader dei docenti napoletani e politico navigatissimo (è stato anche assessore comunale indipendente di sinistra). Un modo per rivendicare la positività delle differenze. In realtà i Cobas trovano difficoltà nel passare dal no ai sindacati ad una proposta generale. A Firenze hanno comunque già scelto su una delle questioni di fondo: la bandiera dei Cobas 88 è definitivamente l’egualitarismo. Se nell’87 chiedevano 400 mila lire per tutti ma come parziale recupero del potere d’acquisto perduto, ora l’aumento uguale per tutti è diventata scelta di principio. È stata, infatti battuta l’ipotesi che voleva il raddoppio degli stipendi base; tanti soldi ugualmente, cioè, ma senza appiattimenti. Ma non è solo questa la differenza rispetto all’87. Allora il cuore del movimento erano i professori di ruolo laureati della secondaria (soprattutto superiore). Ora un altro protagonista sociale bussa energicamente alla porta: i maestri senza laurea e gli insegnanti diplomati delle superiori. Vogliono essere equiparati ai professori e il loro slogan è a pari funzione pari stipendio indipendentemente dal titolo di studio. Lo strumento con cui sperano di conquistarlo è la qualifica funzionale, cioè il meccanismo in uso nel resto del pubblico impiego. Hanno chiesto a Firenze che questa proposta passasse come richiesta immediata: non hanno raggiunto il quorum. Ma non è passata neppure la proposta alternativa che, pur accettando il ruolo unico, puntava a mantenere delle differenze. Ma quanto pesano i Cobas? a Firenze c’erano 169 delegati di 47 province in rappresenza di oltre 1200 comitati. Ma nessuno tra i partecipanti ha usato toni trionfalistici. Anzi. Se nell’87 i comitati di base potevano permettersi di dire Chi siamo? siamo i professori, ora l’atteggiamento è molto più cauto: le assemblee non sono il movimento, il movimento non è la categoria. Come dire: i Cobas riconoscono che la partita è aperta. Se i sindacati hanno perso tutta la loro credibilità anche i comitati non hanno una strada tutta in discesa. Anzi. Carmela Apollaro, l’insegnante di Firenze che ha aperto i lavori, non si è nascosta un certo scostamento e qualche diffidenza tra Cobas ed il grosso degli insegnanti e neppure il disorientamento presente nelle scuole. Sono fenomeni avvenuti soprattutto dopo la fallita manifestazione del 12 dicembre. Ma il riferimento a quella sconfitta è stato solo implicito: solo un delegato di Padova ha parlato di drammatico segno di distacco tra il ceto politico del movimento e la categoria. Per il resto i panni sporchi i Cobas hanno preferito lavarli in famiglia e puntare al rilancio. “In ogni caso i sindacati stanno peggio di noi “.

5 febbraio 1988, Scuola, supertrattenute a chi blocca gli scrutini

Ha portato al tavolo del governo una proposta di legge sui precari; ascolterà stamattina una delegazione di insegnanti di quei comitati di base che vogliono uscire dalla gabbia impiegatizia. Ma intanto prepara anche misure contro lo sciopero dei voti. Così si presenta il ministro della Pubblica istruzione alla vigilia del blocco degli scrutini proclamato dagli autonomi e dello sciopero bianco dei comitati. Contro entrambe le proteste, Galloni ha in cantiere un provvedimento: supertrattenute sullo stipendio. Almeno questa è la proposta contenuta in uno schema di decreto che sta circolando in questi giorni, un documento che potrebbe subire più di una modifica. Non foss’altro per il coro di dissensi. In caso di blocco degli scrutini sia del primo che del secondo quadrimestre oppure di astensione dalle commissioni d’esame o di non partecipazione alle riunioni per la scelta dei libri di testo, il ministero sostiene la legittimità di effettuare la trattenuta dell’intera giornata di lavoro. E non semplicemente quella relativa alle ore di sciopero. La supertrattenuta, sempre secondo il provvedimento in gestazione, andrebbe applicata anche nel caso di astensioni dal lavoro di una sola ora (escluse le proteste alla prima e ultima lezione). In tutti i casi elencati questa è la tesi del Ministero ci si troverebbe di fronte a scioperi brevi che hanno effetti superiori o più prolungati rispetto a quelli derivanti dalla limitata interruzione del lavoro. Quindi scatterebbe la cosiddetta ultrattività, con conseguente prelievo sulla busta paga. Il ministro pensi a trovare soldi per la scuola, invece di preparare misure antisciopero protesta Maria Carla Gullotta, una delle figure più note dei comitati di base degli insegnanti. Decisamente critica anche l’altra ala dei Cobas (che polemizza inoltre con l’incontro cdb-Galloni). Ma anche le risposte dei sindacati sono negative: deciso il rifiuto dello Snals, secco il no dei confederali. “Si tratta di una interpretazione forzata e falsata della legge sul pubblico impiego” – dice Nino Gallotta, leader dei professori autonomi – “il fatto è ancora più grave perché viene compiuto da un governo inadempiente, che non rispetta le scadenze dei contratti. Invece di rimuovere le cause del malcontento, si cerca di impedire la protesta“. “Il nostro dissenso è netto” – dice a chiare lettere Lia Ghisani, segretaria del sindacato scuola media della Cisl “colpisce soprattutto la disinvoltura con cui Galloni tratta la materia, ignorando il codice di autoregolamentazione e tutto il dibattito sulla questione“. Alla Cisl preme soprattutto chiarire la posizione confederale sul blocco degli scrutini. “L’astensione dal lavoro durante gli scrutini non può essere considerata illegittima in quanto tale” – spiega Lia Ghisani – “lo diventa se assume i caratteri di una protesta ad oltranza e se mette in pericolo esami a calendario nazionale“. “Il ministro è completamente fuori strada” – insiste sullo stesso tono Elio Bergantino, segretario aggiunto della Cgil-scuola – “e dimostra troppa superficialità. Le supertrattenute sugli scioperi brevi sono state già dichiarate illegittime da varie sentenze della magistratura amministrativa. Per la Cgil-scuola resta la necessità di definire le caratteristiche delle agitazioni nella scuola. Ma qualsiasi misura andrà sottoposta a un referendum nella categoria“. Lo ha ribadito ieri Gianfranco Benzi, segretario della Cgil scuola presentando la piattaforma per il rinnovo del contratto. Per la prima volta la proposta è stata resa pubblica, prima di un preventivo accordo con Cisl e Uil. Uscendo allo scoperto da sola la Cgil lancia un chiaro segnale agli altri confederali, allo Snals, ai Cobas: rincorse al rilancio non hanno senso; quello che serve invece è definire tutti insieme le regole per una consultazione della categoria sulle proposte in campo. Nessuno può più arrogarsi il diritto di dichiarare a priori di rappresentare la categoria. Insomma la parola ai docenti e solo dopo ampio dibattito il varo di una piattaforma definitiva da presentare al governo. La Cgil, comunque, avanza le sue proposte: 400-450 mila lire medie in più al mese, ricavate da aumenti differenziati: dalle 150 mila lire per il bidello alle 700 mila per il preside. Il sindacato, in nome della specificità della funzione docente, propone una riorganizzazione delle carriere dentro un unico ruolo diviso per fasce. Nella nuova suddivisione si terrebbe conto dei titoli di studio (esempio un diplomato arriverebbe al livello stipendiale del professore laureato dopo 6 anni). Ma anche della possibilità di salti di carriera (esempio: il maestro laureato) in base ai titoli. Costo del contratto, secondo la Cgil: 6500 miliardi in 3 anni.

20 febbraio 1988, Sciopero generale in tutte le scuole

“Stanziamenti per l’istruzione, Basta con l’immobilismo di Parlamento e governo, La scuola deve essere al centro del programma del nuovo ministero”. Con queste parole d’ordine Cgil, Cisl e Uil scuola, ricucito lo strappo consumato l’altro ieri, hanno deciso di chiamare docenti e non docenti ad uno sciopero generale per il 27 febbraio. È stata promossa anche una manifestazione nazionale a Roma a cui sono chiamati a partecipare genitori e studenti. “Dobbiamo ricreare il clima del’74” – dice Elio Bergantino, segretario aggiunto della Cgil scuola, “quando una grande mobilitazione impose il varo dei decreti delegati e la nascita degli organi collegiali“. È questa la risposta al fallito incontro di giovedì sera con il ministro della Pubblica istruzione Galloni. Una riunione che, alla fine, non si è tenuta affatto per la polemica diserzione della Uil. “Non siamo consulenti del ministro” – ha spiegato ieri Giorgio Benvenuto – “e non andiamo agli incontri per consigliare il responsabile della Pubblica istruzione su come elaborare una circolare“. Sembrerebbe un polemico riferimento alla disponibilità di Galloni a ritirare l’ipotesi di decreto sulle supertrattenute per scioperi brevi, in cambio di una controproposta sindacale. Ora, tuttavia, Cgil, Cisl e Uil scuola mettono la sordina alle polemiche e, ritrovata un’unità, si presentano compatti di fronte alla categoria. Per primo ieri Giorgio Benvenuto ha insistito sulla necessità di uno sciopero generale della scuola. Ma questo era anche l’orientamento delle altre confederazioni. Secondo i confederali, accantonati i dissensi, le responsabilità del fallimento dell’incontro sono tutte di Galloni. Un segnale chiaro Non a caso l’obiettivo della mobilitazione già guarda al nuovo governo. Un segnale chiaro: per Cgil, Cisl e Uil Galloni e Goria non sono più interlocutori affidabili, non foss’altro per la precarietà del quadro politico. Questo governo, oltre a non avere una politica di riforma della scuola, non garantisce le condizioni politiche e finanziarie per un immediato avvio del negoziato sul nuovo contratto. Oltretutto, sempre secondo Cgil, Cisl e Uil, l’esecutivo è anche gravemente inadempiente rispetto a impegni già assunti. Dalla attuazione del tetto dei 25 alunni per classe alla questione del precariato, alla distribuzione del fondo d’incentivazione (i famosi 500 e rotti miliardi sulla cui destinazione i sindacati sono in realtà ancora divisi). I confederali hanno lanciato anche un appello a tutti gli insegnanti (dunque anche a Snals, Gilda e Cobas) a costituire un fronte unito della scuola. La replica dei professori autonomi, che stanno bloccando gli scrutini insieme alle due correnti dei comitati di base è stata un secco rifiuto. “Si tratta semplicemente di una manovra elettoralistica” – ha sentenziato il laeder dello Snals Nino Gallotta. E il riferimento è alle votazioni per gli organi collegiali fissate appunto per il 28 e 29 febbraio. Ma la polemica dei professori autonomi non si ferma qui. Secondo lo Snals, che invita i docenti a respingere le strumentalizzazioni dei confederali, probabilmente il 27 sfileranno a Roma migliaia di metalmeccanici camuffati da professori. Gli insegnanti, invece, dice Nino Gallotta saranno altrove: a bloccare unitariamente le pagelle. Questo, secondo lo Snals è il vero fronte di lotta, ma da questa trincea i confederali si tirano fuori, confermando il loro isolamento politico dalla categoria. Sul fronte del blocco degli scrutini, al contrario, i docenti sono realmente uniti. E stanno a dimostrarlo, secondo autonomi e comitati le altissime percentuali di adesione alla protesta. Secondo lo Snals è un vero plebiscito: 98 per cento di partecipazione allo sciopero dei voti. Insomma la scuola, grande proletaria come la definì in un comizio un dirigente Snals si è mossa di nuovo. E forti di questo malcontento gli autonomi si spingono in una polemica a tutto campo con i confederali. Lo Snals infatti, attacca Cgil, Cisl e Uil anche per non aver ancora presentato ufficialmente le loro piattaforme, offrendo così un alibi ai ritardi del governo. Un governo contro cui il sindacato autonomo ha già presentato ricorso alla magistratura amministrativa, per il mancato rispetto dei termini di legge nell’apertura delle trattative. La rivolta dell’87 I confederali replicano costantemente accusando lo Snals di scarso spirito democratico. Dopo la grande rivolta dell’87, Cgil, Cisl e Uil ritengono indispensabile una ampia consultazione della categoria sulle piattaforme oggi sul tappeto. Nessuno può più arrogarsi a priori la rappresentanza degli insegnanti. E i Cobas? La cosiddetta ala dura ha indetto per oggi una conferenza stampa. La Gilda, farà il punto su tutta la situazione della protesta, in un esecutivo nazionale fissato per domani.

2 giugno 1988, Ultimatum del governo a tutti i sindacati scuola

Non è un ultimatum ma certo è una proposta definitiva. Alle 23 il ministro della funzione pubblica Paolo Cirino Pomicino ha scandito le condizioni del governo entrando a Palazzo Vidoni. Diplomazia a parte il senso è chiaro: ieri sera l’esecutivo ha messo confederali, Snals, Gilda di fronte a un prendere o lasciare. Pomicino e il sottosegretario al tesoro Maurizio Sacconi hanno detto che continueranno a trattare sulle tabelle retributive solo con chi accetterà i paletti indicativi fissati dal governo. Per gli insegnanti la cifra di riferimento è di 564.000 lire lorde di aumento al mese (di qui al novanta) per un professore di scuola superiore con dodici anni di anzianità. Di queste 174.000 sono di indennità pensionabile. Per i docenti che sceglieranno di svolgere le tre ore di attività aggiuntive è prevista una indennità di circa 290.000 lire. Dopo queste dichiarazioni i membri della delegazione governativa si sono riuniti a lungo, mentre a Palazzo Vidoni arrivavano i rappresentanti confederali autonomi e di Gilda. Fuori della sede del ministero protestavano invece i militanti dei Cobas. Solo stamattina si avrà il quadro esatto delle reazioni sindacali. Il prendere o lasciare del governo è arrivato dopo una convulsa giornata di contatti segnata da un’ altolà dello Snals. I professori autonomi avevano dettato le loro condizioni al governo accusato di appoggiare le posizioni confederali che appiattiscono le retribuzioni degli insegnanti e mortificano il personale non docente e di adottare metodi intolleranti verso lo Snals. Con una lettera al ministro della Funzione Pubblica, ieri il leader autonomo Nino Gallotta ha gettato sul tavolo tutte le divergenze ancora non risolte, chiedendo ai ministri di parlar chiaro e alla luce del sole. Oppure il contratto firmatelo con i confederali. In ballo ci sono prima di tutto i criteri di distribuzione dei 5600 miliardi offerti dal governo da oggi al 1990. Ma non è chiusa neppure la partita normativa, mentre nelle scuole si fanno sentire gli effetti di un’agitazione che ormai dura da mesi. Se le pagelle sono sempre bloccate, ora stanno slittando le prove di qualifica negli istituti professionali mentre la maturità è sempre più vicina. Il governo ha detto che, in ogni caso, garantirà i diritti degli studenti. Ma, per il momento, la speranza è ancora quella di chiudere in extremis il contratto con il massimo degli interlocutori possibili e senza provvedimenti eccezionali. Di precettazioni, se necessario, si parlerà dopo. Per lunghe ore, nella giornata di ieri, i confederali sono stati impegnati in un tour de force sulle tabelle retributive. Com’ è tradizione si sono misurate le diverse anime, soprattutto della Cisl. Quanti soldi ai maestri e quanti ai professori? E ancora: quanti soldi ai non docenti che con la Federazione Italiana Scuola, hanno indetto due giornate di sciopero per il 15 e il 16 giugno. Problemi e dissensi con il govero ha avanzato anche la Cgil, che è ferma nel vole un referendum nella categoria. Invece il sindacato di Gallotta vuole una scansione della carriera dei professori che garantisca, facendo cento lo stipendio iniziale, più del raddoppio a quaranta anni d’ anzianità. In secondo luogo chiede che sia fissato un preciso rapporto con le retribuzioni universitarie. La proposta Snals è che un docente delle superiori, un insegnante della media e un maestro raggiungano rispettivamente lo stipendio iniziale di un professore universitario ordinario, dopo 16, 18 e 26 anni di servizio. Oltre a ciò gli autonomi vogliono che gli scrutini, come ora, rimangano collocati nelle ore di non insegnamento perché fanno parte di attività su cui è sovrano il consiglio di classe. Una presa di posizione che probabilmente ha dietro anche una preoccupazione: evitare che scatti un costo superiore per gli scioperi dei voti, cosa che accadrebbe se gli scrutini saranno collocati nella casella ore di lezione. Ma l’elenco dei contrasti non è finito. In discussione c’è anche la questione delle supplenze. Una prima ipotesi del governo stabilisce che fino a 15 giorni non dovrebbero essere chiamati docenti esterni, ma l’assenza dovrebbe essere coperta dagli altri docenti (anche di differenti materie) della stessa scuola. Protestano anche i precari che ieri hanno manifestato davanti alla Camera in occasione dell’inizio del dibattito sul loro decreto. Per domani a Napoli, i Cobas hanno promosso un corteo con sciopero di tutta la giornata.

3 giugno 1988, Scuola, i cobas a Galloni: “sospendiamo il blocco se tratti anche con noi

La proposta arriva dopo le proteste dei giorni scorsi. Proteste che continuano: ieri hanno scioperato gli studenti di Isernia. Snals e comitati hanno sempre sottolineato che le lezioni non sono toccate dallo sciopero. Domenica la Gilda è andata oltre. “A differenza dello Snals non abbiamo bloccato e non bloccheremo i colloqui con le famiglie. È’ una scelta professionale, fa parte della nostra deontologia” – dice il professor Bugliani di Firenze -, “se un ragazzo ha avuto un brutto voto è assurdo non comunicarlo a lui e alla sua famiglia. Noi impediamo solo la certificazione burocratica. In questo spirito rientra l’ inserimento nello statuto di un codice di comportamento: 15 giorni di preavviso per scioperi nazionali, 5 per agitazioni locali“. Un’autoregolamentazione che potrebbe aprire la porta delle trattative. Si tratterà di vedere cosa farà Galloni su cui, dopo la sentenza del Tar, pesa sempre la minaccia di denuncia all’Inquirente dello Snals. Un primo passo Vincenzo Bugliani è uno dei 25 membri dell’esecutivo della Gilda. Domenica hanno firmato lo statuto davanti ad una giovane e bella notaio, seduta alla presidenza dell’assemblea. Tra gli eletti i molto noti Sandro Gigliotti e Maria Carla Gullotta, la più applaudita. L’ambizione è quella di creare un’ associazione professionale di tutti i docenti, capace di far pesare l’opinione degli insegnanti sulle riforme e non solo sui contratti. La Gilda, da questo punto di vista, è solo un primo passo, e necessariamente si caratterizza anche come uno strumento sindacale. E le riforme? “Dopo anni di abbandono della scuola o di leggine sanatoria, l’ istruzione pubblica non è allo sfascio solo per merito dell’ impegno e del volontarismo dei docenti“- s’accalora Bugliani – “ai politici diciamo: Giù le mani dalla scuola’. Nessuna seria riforma potrà essere affrontata senza o contro gli insegnanti“. “Dopo l’87 non è assulutamente possibile delegare a sindacati delegittimati, la rappresentanza della categoria alle trattative” – aggiunge Maria Carla Gullotta. E su questo punto nella Gilda sono d’accordo tutti: non è possibile pensare a una qualsiasi riforma se il docente sarà sottopagato: Bisogna garantire l’afflusso delle energie migliori nella scuola pubblica. Di qui la richiesta di stipendi pari (per i laureati) al 70% di quelli di un professore universitario associato. Non è possibile neppure, secondo Gilda, migliorare il servizio pubblico tenendo gli insegnanti che sono professionisti dello Stato prigionieri di una logica impiegatizia. Quindi la richiesta è uscita della scuola dalle gerarchie del Pubblico impiego. Su questo la distanza è netta con l’altra ala dei comitati che si è riunita sempre domenica. Per Vittorio Vasquez, leader dei docenti napoletani, il pericolo è che dietro la seducente immagine di Gilda appaiano i grigi visi di Del Turco e Martelli in compagnia di Cl. Così i Cobas egalitaristi hanno lanciato un appello per la salvezza della scuola di Stato. Ma non è stato questo il centro dell’assemblea degli egalitaristi (meno affollata della precedente). Ancora una volta si sono contati i sostenitori del ruolo unico subito e senza mediazioni dalla Materna alle Superiori e i sostenitori della necessità di dare un sia pur minimo peso alla laurea. Alla fine è rimasto tutto come prima: ai docenti laureati si riconoscono circa 80 mila lire nette in più rispetto ai docenti delle materne entrati in ruolo con tre anni di scuola magistrale.

La laurea e l’orario

Per gli egalitaristi più del titolo deve valere l’orario più lungo e più impegnativo nelle materne e nelle elementari. Sulla laurea deve far premio la qualifica funzionale. La piattaforma vuole avvicinare quanto più possibile le posizioni dei diplomati e dei laureati, portando tutti all’ottavo livello e dimezzando in percentuale le distanze. È un quadro di riferimento che ha portato ad un’ulteriore polemica: se n’è tornata a casa una parte dei docenti di Bari, quelli che con una lista unitaria Cobas-Gilda hanno conquistato il primo posto nelle superiori nella recente tornata elettorale. Confermando il blocco degli scrutini, i cobas egalitaristi hanno rinviato al 20 marzo ogni decisione su altre forme di lotta. Hanno chiesto in ogni caso di far parte a pieno titolo del confronto sulla trattativa. Chiedono di essere presenti in quanto movimento perché non può essere la controparte a decidere le forme di autorganizzazione dei lavoratori. Resta il fatto che già da mesi, chiuso in un cassetto, c’è uno statuto depositato da un notaio, della sigla Cobas. Un documento a cui ha fatto riferimento anche la magistratura per chiedere l’archiviazione dell’inchiesta dell’87 sul reato di interruzione di pubblico servizio. I Cobas hanno in cantiere un’ offensiva diplomatica verso partiti e sindacati. E anche Gilda. Del resto la Cgil scuola ha più volta fatto appello a un tavolo comune per concordare tutti insieme (dagli autonomi ai comitati) le regole di verifica del consenso della categoria. Un consenso che i confederali chiederanno su una piattaforma unitaria Cgil-Cisl-Uil. Gli incontri cominciano oggi e partono anche dall’accordo raggiunto tra maestri e professori Cisl. Fermo restando una richiesta di circa 7.000 miliardi netti per il contratto, la Cisl propone per i docenti laureati il 70% dello stipendio di un ricercatore universitario. Intanto ieri il ministro della Pubblica istruzione Galloni ha ricevuto una delegazione dell’Associazione liberi professori della Confederquadri.

8 giugno 1988, Lo stato non pensi solo alla scuola. Occorrono altri 30 mila miliardi

Vede questo volantino? Era appeso in bacheca al Campidoglio. I Cobas degli enti locali ne hanno stampati a migliaia. È la conferma che dopo la chiusura del contratto della scuola, sarà dura. Per il governo sarà difficile ignorare le richieste di quasi tre milioni di pubblici dipendenti“. Roberto Tittarelli, segretario generale della Funzione pubblica Cisl, quel volantino lo tiene in evidenza sulla scrivania. Più per contestare che per condividere (chiedono solo automatismi e promozioni, dice). Ma non può far finta di nulla. In poche righe c’è scritto quello che accadrà nella prossime settimane. Le rappresentanze di base dei dipendenti degli enti locali chiedono aumenti salariali minimi di 400 mila lire-mese, senza scaglionamenti. Cioè li vogliono tutti e subito. Questo consentirà di avere uno stipendio iniziale di 1 milione e duecentomila lire nette. Chiedono di sganciare gli aumenti dalla produttività, vogliono la quattordicesima mensilità, pretendono il passaggio automatico per tutti di almeno un livello. Come dire: la scuola ha le sue specificità, ma non dimentichiamo che i 650 mila dipendenti degli enti locali non riescono a spuntarla. Hanno stipendi non invidiabili e condizioni di lavoro pessime. Risultato: dopo la scuola il governo si dovrà attrezzare per far fronte all’ondata di protesta che partendo dagli enti locali, coinvolgerà i medici ospedalieri, i ricercatori, i ministeriali, i dipendenti delle aziende autonome, quelli del parastato. Un rinnovo di contratto che costerà 30 mila miliardi, annuncia Giorgio Benvenuto, segretario della Uil. 30 mila miliardi per un esercito con quasi tre milioni di soldati, ufficiali e generali, pronto a tutto, pronto soprattutto a non far passare la linea del governo che, chiuso il capitolo scuola, vorrebbe agganciare i prossimi contratti del pubblico impiego ai livelli del tasso di inflazione, o poco su di lì. “Credo che le sorprese non mancheranno“, prevede Tittarelli. In questi giorni gli uffici della Cisl, ma anche quelli di Cgil e Uil, sono sommersi da telegrammi e documenti che arrivano da ogni parte d’Italia. Sono il termometro del malessere di categorie che non vogliono passare in secondo piano dopo l’accordo raggiunto per la scuola, spiega Tittarelli, annunciando che la Cisl finirà per chiedere per i pubblici dipendenti aumenti medi intorno alle 350 mila lire lorde mensili. Non è il mezzo milione strappato dagli insegnanti, ma non è nemmeno il 15 per cento in più che il governo gradirebbe per rimanere al di sotto del tetto programmato di inflazione. Un calcolo che i medici ospedalieri a tempo pieno e a tempo determinato non prendono nemmeno in considerazione. Saranno loro il primo banco di prova per il governo. E non vogliono fallire l’appuntamento. Anche perché con il nuovo contratto si preparano a coronare un sogno seguito da 18 anni. Da quando cioè si accorsero che il potere d’ acquisto della categoria era sceso pericolosamente, fino all’ultimo rinnovo, quando riuscirono a strappare al governo aumenti del 41 per cento e la solenne promessa che il recupero sarebbe avvenuto nella sua globalità quest’anno. “Adesso speriamo che non si faccia marcia indietro“, si augura Aristide Paci, coordinatore della Cosmed, la confederazione che raggruppa i medici dell’Anaao, dell’Aaroi, dell’Aipac, dell’Anmdo, del Snr, del Snvdel e del Sumi. Nella piattaforma contrattuale i medici inseriranno le linee di un dettagliato documento che ieri hanno spedito al ministro della Funzione Pubblica Paolo Cirino Pomicino. Parlano di nuova occupazione, di orario di lavoro, di organizzazione, di aggiornamento professionale, di produttività. Ma anche di compatibilità economiche. Cioè di soldi. Che debbono essere tanti. Più di quelli strappati col vecchio contratto. Per il momento non c’ è nulla di specifico. Si dice solo che al 41 per cento di due anni fa deve essere aggiunto il rimanente 59 per cento di aumento per recuperare il potere d’ acquisto perso a partire dal 1970. E per avere un riscontro numerico si ricordano i risultati del vecchio contratto: per i medici a tempo pieno gli aumenti annui lordi furono di 7.210.000 (assistenti), 9.360.000 (aiuti), 12.630.000 (primari). Questa è solo la base di partenza, annuncia Paci, lasciando capire che per i medici si prevede un durissimo braccio di ferro. E non solo per i medici. Giorgio Benvenuto, segretario della Uil, parla di effetti diffusivi che il contratto della scuola avrà sulle altre categorie della pubblica amministrazione. Per gli insegnanti lo Stato sborserà, alla fine dei tre anni, 10 mila miliardi. E adesso si prepari a trovarne altri 30 mila per tutte le altre categorie del pubblico impiego.

5 ottobre 1988, Contratto scuola, oggi voto definitivo al senato

A fine mese gli insegnanti avranno più soldi in busta paga? Lo ha prospettato il ministro della Pubblica istruzione, Giovanni Galloni, preannunciando che gli aumenti previsti dal decreto del 6 agosto scorso per il triennio 88-90 potrebbero essere contabilizzati già nello stipendio di ottobre. Il ministro ha fatto questa anticipazione intervenendo alla commissione Pubblica istruzione del Senato, dove ieri è stato esaminato in sede referente il decreto (già approvato alla Camera) sul finanziamento del contratto del personale, provvedimento che oggi l’aula di palazzo Madama voterà definitivamente. Sulla mobilità degli insegnanti, il ministro si è detto preoccupato, perché i docenti anche quest’anno nel presentare le domande di inquadramento non hanno tenuto presente la possibilità di scegliere due diverse province, con il risultato che in tante zone del paese, specialmente al nord, sono rimaste scoperte migliaia di cattedre. Da qui, si è lamentato Galloni, il rischio di dover nominare circa diecimila nuovi supplenti, immettendo così, ancora una volta, nuovi precari nel settore scuola. Il decreto che sarà votato oggi si divide in tre parti: finanziamento del nuovo contratto degli insegnanti, misure di razionalizzazione e correzione della legge sul precariato. Prevede un onere di 976 miliardi per l’88, 4.700 per l’89 e 5.605 per il 1990. Altre norme riguardano la riduzione delle classi e del numero degli alunni per classe, un piano di riorganizzazione delle cattedre per meglio utilizzare l’orario di servizio dei docenti, un sistema più rigoroso delle supplenze (saranno affidate solo quando l’assenza del titolare di cattedra sarà prevedibilmente di 30 giorni) e forme di mobilità intercompartimentale per il personale della scuola.

27 ottobre 1988, Così il prof ha superato il postino

Alla fine il professore è riuscito a scavalcare il famoso portalettere della Relazione Carniti sulla giungla degli stipendi. Lo dice il Censis. Prima dell’ultimo contratto il professore era al sedicesimo posto nella graduatoria Carniti; nel 1990, quando saranno completamente elargiti i benefici economici, salirà all’ottavo posto nelle retribuzioni annue lorde. Dopo un medico ospedaliero (assistente a tempo pieno), un capo reparto dei bancari, un cassiere di banca, un macchinista, un capo squadra degli elettrici, un responsabile di turno dei chimici, un elettricista dipendente. Ma prima del portalettere. Ottavo posto, dunque, per il professore (con 28 milioni annui lordi) e quindicesimo per il maestro (sempre al 1990, con circa 25 milioni), che in precedenza era collocato alla casella 19. A patto, però, che le altre categorie di qui a quattro anni abbiano solo un incremento di stipendi pari alla crescita del costo della vita (calcolato nel 14 per cento in più). E questo è tutto da vedere, così come va ricordato che il personale della scuola vedrà, nella busta paga di ottobre, soltanto un acconto. Resta la nuova classifica, ridisegnata dall’istituto animato da Giuseppe De Rita e diretto da Nadio Delai. Il sorpasso sul postino è solo uno dei tasselli di una sorta di check up della professione insegnante. Per il Censis il quadro, nonostante il contratto, resta questo: numero elevato di docenti, costo (pertanto) elevato, retribuzione bassa, sviluppo di carriera inesistente, mancanza di incentivazioni, utilizzazione inadeguata. Così come rimane un appiattimento tra categorie. L’istituto ha fornito anche nuove tabelle di confronto internazionale delle retribuzioni degli insegnanti. Fatto cento lo stipendio di un maestro all’87, il docente delle elementari avrà nel ’90 un potere d’acquisto (al massimo della carriera) pari a 138. Si avvicinerà così al top rappresentato dai 141 punti del collega tedesco (retribuzioni ’87). Diversa, invece, la situazione dei professori: hanno avuto di più dal contratto, dice l’istituto, ma restano sempre lontani dal potere d’acquisto di altri colleghi stranieri. Per la scuola secondaria superiore, infatti, il massimo è rappresentato dal Belgio con 184 punti e dalla Danimarca con 178. Nel ’90 un docente italiano della scuola superiore arriverà invece a 142. Ma quanto lavorano i docenti italiani e quelli stranieri? In Belgio, un professore delle superiori svolge da 22 a 28 ore di 50 minuti alla settimana; un docente inglese da 35 a 40 lezioni di 35 minuti; un insegnante francese da 18 a 20 ore di 60 minuti. L’orario cattedra del professore italiano è di 18 ore. Ma il Censis avverte: solo il 30 per cento, circa, delle cattedre arriva a questo orario. Le altre sono al di sotto e solo circa il 5 per cento al di sopra. E il lavoro sommerso extralezione? L’istituto di De Rita risponde con i dati di un’indagine tra gli stessi docenti della superiore. Gli interpellati affermano di lavorare complessivamente circa 30 ore settimanali. Infine il numero dei docenti. Spicca un dato: negli ultimi 5 anni, il calo demografico ha provocato una diminuzione di circa 700 mila alunni. Il numero dei docenti è rimasto, invece, immutato. Così si è ulteriormente abbassata la media del rapporto docenti/studenti, che è scesa a 1 ogni 10,3. Il dato di per sé non può essere letto come un sovrappiù in assoluto: va considerato ricordando il problema della distribuzione sul territorio nazionale delle classi e l’aumento delle iscrizioni alla superiore. Ma il check up del Censis non si ferma qui: sono due gli obiettivi ambiziosi di un piano di studi e di confronti, illustrato ieri in un seminario dibattito a Roma. Innanzitutto provare a definire criteri per stabilire il peso della professionalità all’interno della scuola, nuove dinamiche di carriera e la comparazione con altri comparti. La strada disegnata dall’ingegner Cesare Viciago, nel convegno di ieri, sembra avere due capisaldi: la possibilità di definire la figura di docenti esperti sulla base di percorsi formativi certificati e la comparabilità delle retribuzioni di vari settori sulla base di comuni criteri Ermanno Gorrieri, presente al convegno, ha sottolineato la necessità di trovare criteri razionali ed equi che non affidino solo ai rapporti di forza, la definizione delle retribuzioni. Cesare Annibaldi responsabile delle relazioni esterne della Fiat, ha messo l’accento sulla necessità di criteri particolari per la scuola che deve guardare innanzitutto alla qualità del prodotto. Il secondo obiettivo del Censis è ancora più ambizioso: avviare una mappatura degli interessi emergenti, nell’attuale crisi di rappresentanza sindacale. E qui l’istituto, fedele alla sua tradizione, propone una sua lettura provocatoria del fenomeno dei Cobas e della Gilda. Per il Censis dignità e specificità professionale, spirito di appartenenza, richiesta di una retribuzione equa, rifiuto della delega sono i denominatori comuni dei comitati di base nati nelle varie categorie. Ma in questo c’ è qualcosa di simile, secondo l’ istituto di De Rita, al modello di relazioni industriali giapponese: premio alla seniority e alla fedeltà aziendale, esaltazione della dignità professionale, rigorosa aziendalizzazione del sindacato. Insomma c’è una possibilità di recupero alla giapponese dei Cobas ed è stupefacente dice il Censis che l’ imprenditoria non se ne sia accorta. Al convegno è intervenuto il ministro della Pubblica istruzione: Se entro il ’90 ha detto le riforme della scuola non andranno in porto, il contratto significherà solo una manciata di soldi in più.

20 novembre 1988, Insegnanti, in arrivo altra tranche di arretrati 

Nella prossima settimana più di un milione di docenti e non docenti percepiranno, con lo stipendio già aggiornato dal mese scorso, anche gli arretrati relativi a luglio, agosto e settembre, in applicazione del nuovo contratto. Si tratta di acconti provvisori, in attesa dell’inquadramento definitivo. Ma proprio su questa provvisorietà è polemica tra organizzazioni degli insegnanti e ministero. Hanno protestato sia i confederali che gli autonomi e Gilda ha ventilato la possibilità di un blocco degli scrutini. Ecco le cifre medie degli arretrati per le varie figure professionali all’inizio carriera, a 10 e a 20 anni di servizio: Bidelli: 43.500; 76.500; 100.000. Applicati di segreteria: 84.000; 130.000 165.000. Segretari: 131.000; 190.000; 235.000. Maestri e docenti diplomati: 130.000; 183.000; 240.000. Professori scuola media: 148.000; 210.000; 280.000. Professori scuola superiore: 175.000; 210.000; 318.000. Presidi e direttori didattici: 290.000; 411.000; 490.000. Ispettori tecnici periferici: 340.000; 470.000; 543000.

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Riscopriamo l’orgoglio – Il rinnovo contrattuale ottenuto col blocco a oltranza degli scrutini negli anni ’80 ultima modifica: 2017-08-19T04:58:03+01:00 da Gilda Venezia
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