Scuola e aggressioni ai professori: la riflessione di uno studente del liceo Ulivi

di Mattia Gabella, la Repubblica ed. di Parma, 28.5.2018

– “Più saggio educarli alla boxe piuttosto che ad usare le nuove tecnologie informatiche se si vuole permettere loro di farsi rispettare e far rispettare il proprio lavoro”.

Clima di guerra tra insegnanti, genitori ed alunni. E’ lite nel 7% dei colloqui. Colpa dei videogiochi violenti? Colpa della società violenta? Dei genitori violenti? Delle riforme violente?

Di chi è effettivamente la colpa del numero esorbitante di aggressioni nei confronti dei professori da parte dei genitori e degli alunni? Dove bisogna cercare le cause di questo fenomeno di cui si parla da molto ma su cui i riflettori dei media stentano sempre ad accendersi?

Solo il fatto che non esistano dati ufficiali sul fenomeno dovrebbe essere abbastanza per terminare l’articolo al secondo paragrafo e rendere l’idea di come la figura del professore sia stata svilita ed abbia perso di prestigio negli ultimi anni.

La volontà di ricercare le cause di queste violenze è però forte, quindi terremo in considerazione gli unici dati pubblicati negli ultimi anni nel sito, sempre più popolare tra gli studenti, skuola.net. La pagina web, che copre il mondo della scuola a tutto tondo, ha manifestato il suo impegno nelle questioni scolastiche più recenti, ha raccolto i dati forniti dagli iscritti ed evidenziato come il 7% dei colloqui tra genitori e professori finisca in aggressione, verbale o fisica.

Da questo dato estremamente allarmante si evince che forse sarebbe una scelta più saggio educare i professori alla boxe piuttosto che ad usare le nuove tecnologie informatiche se si vuole permettere loro di farsi rispettare e far rispettare il proprio lavoro. Questo clima da ring è infatti la conseguenza naturale della mancanza di rispetto per il ruolo educativo del prof che non gode piu’ di quello status di privilegiato che una volta poteva vantare.

I professori sono stati infatti traditi dai loro alleati storici ed ora si trovano circondati da questi, senza possibilità di scampo. Intorno al loro castello si sono riuniti i ministri, la magistratura, i genitori e l’intero processo socio-culturale, figlio delle nuove tecnologie della (mis)cultura a portata di tutti. Le mura difensive intanto si sgretolano.

Il perché dei ministri lo si sa, dopo che al ministero dell’istruzione si sono alternate Gelmini, Giannini e Fedeli, dopo la Riforma Gelmini e la Buona Scuola e dopo che da decenni usiamo il ministero come mezzo di scambio occupandolo con incompetenti solo per onorare alleanze politiche non possiamo meravigliarci se l’autorita’ della scuola e dei professori decade.

Anche sul tradimento della magistratura sembrano chiare le motivazioni, i prof hanno sempre, sempre torto. Le parole chiave qui sono due: “culpa in educando” e “culpa in vigilando”. Anzi, a dirla tutta è una sola, la “culpa in educando” infatti non esiste più. Se i figli picchiano un compagno o un insegnante, si ubriacano e si drogano in gita alle quattro del mattino, la colpa è sempre in “vigilando”.

Non è colpa dei genitori che non insegnano ai figli a non usare le mani o a non bere e non drogarsi, no, per la legge è colpa degli insegnanti che evidentemente dovrebbero usare essi stessi sostanze stupefacenti per stare svegli 24 ore al giorno mentre accompagnano i ragazzi in uscita o dovrebbero prevedere le possibili situazioni di litigio, anche quando celato, all’interno di una classe.

I prof non hanno più nemmeno diritto sui voti, infatti se tuo figlio è un somaro basterà pagare (profumatamente) un avvocato ed ecco che tuo figlio resterà un somaro, ma avrà molte più possibilità di passare alla classe successiva grazie alle doti di magia dei giudici che trasformano i 5 (ma anche i 4 o i 3) in 6. Una volta poi i genitori erano i più grandi alleati dei prof, il prof aveva sempre ragione, perché era generalmente più acculturato di loro e perché era la figura educativa di riferimento al di fuori delle mura domestiche.

Anche questo atteggiamento era sbagliato per principio, i prof sono umani, possono sbagliare ed alcuni di loro sono oggettivamente meglio di altri nel fare il proprio lavoro, ma dal “sempre” al “mai” ci sono tanti gradini intermedi che non si possono saltare senza il rischio di cadere e rompersi una gamba. Il professore deve essere ancora la figura di riferimento per l’educazionie dei giovani in territorio extrafamigliare e sì, deve poter essere messo in discussione quando sbaglia, quando sbaglia però, non sempre.

Le tre categorie (studenti, genitori e professori) devono poter comunicare, parlare tra di loro in quanto la parola è l’unico mezzo per allontanare la barbarie delle violenze e dei genitori impositori, anche perché d’altronde se non parlo con il professore rendendomi conto di che persona è, come faccio a sapere quando è il caso di rivolgermi a un avvocato e quando no, quando pestarlo e quando no?

Anche la cultura stessa, il processo culturale era un alleato storico dei professori. Il sapere una volta stava lì, nei tomi universitari, o nei libri di scuola, conferendo una sorta di aura di rispetto a chi lo padroneggiava, perché esisteva la consapevolezza di non sapere che comportava rispetto per chi sapeva più di te.

La frammentazione della cultura ha portato l’effetto contrario a quello sperato, si pensava che la gente avrebbe capito quanto poco sa e cercato di ampliare le proprie conoscenze, invece spesso si crede che quel poco che si sa possa conferire il diritto di paragonarsi ai professori, come se si fosse in grado di educare il proprio figlio meglio di come fanno loro, come se si sapesse che comunque loro non hanno diritto di punire o valutare lo studente perché quel poco di cultura in mio possesso potrebbe darmi modo di farlo da solo.

Chissà, quei genitori quante volte hanno messo le mani addosso al dentista perché pensavano che non servisse l’apparecchio ai denti? Gli unici a mantenersi coerenti sono gli studenti, avversari dei prof erano, avversari sono.

Sono però, anche loro, avversari diversi. Una volta il confronto era solo verbale ed era osteggiato in casa, ora che il 3,5% dei colloqui finisce in aggressione fisica anche i ragazzi superano la linea

della parola e sfociano nel confronto fisico, soprattutto negli istituti tecnici o professionali dove la percentuale di liti nei colloqui con i genitori sfora il 20%.

Il senso del limite sta svanendo ed ecco che o si fa qualcosa o i prof degli istituti tecnici e professionali potranno essere assunti solo se vantano una conoscenza approfondita nel campo delle arti marziali.

Di Mattia Gabella – Liceo Ulivi di Parma – Dire Notiziario settimanale Scuola

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Scuola e aggressioni ai professori: la riflessione di uno studente del liceo Ulivi ultima modifica: 2018-05-29T05:14:05+00:00 da Gilda Venezia

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