Scuola in dubbio

di Marika Borrelli, Orticalab23.10.2018

Genitori, docenti, dirigenti, studenti: tutti vittime di un sistema che non si governa con controllo e repressione, aumento esponenziale delle regole e delle prescrizioni. Se c’è un sistema dannoso da scardinare, lo si fa dall’interno. Dobbiamo ricominciare da capo, alfabetizzando famiglie, docenti, dirigenti e studenti sui temi della comunicazione digitale, sulla pericolosa attrattività dello showbiz, sulla manipolazione operata dai messaggi pubblicitari e di marketing. Lo si fa destrutturando il messaggio mediatico per analizzare e svelare cosa ci sia dietro, dimostrando come queste lusinghe comunicative modellino le menti. Bisogna seminare il dubbio. Bisogna dimostrare che il dubbio è possibile e salvifico.

Non si possono mica tirare bilanci: è trascorso solo poco più di un mese dall’inizio dell’anno scolastico. Tuttavia, possiamo confermare che i problemi della scuola italiana (ed anche irpina) accantonati in estate si sono ripresentati uguali se non peggiori quest’autunno.

A cominciare dalla recrudescenza degli atti vandalici a danno di strutture scolastiche e arredi, nonché a danno dei mezzi di trasporto (l’Irpinia è virulenta in questa casistica). Per non parlare dei furti negli edifici scolastici, ma, ancor peggio, dello spaccio di sostanze psicotrope, del bullismo e del cyberbullismo, come pure ebbe a dolersene il Presidente Mattarella.

Non dimentichiamoci neppure del grave problema della messa in sicurezza degli edifici. Non basta allarmare, non basta evacuare, bisogna anche risolverli, i problemi. O aspettiamo che col calo demografico diminuiranno gli studenti nei prossimi anni ed il problema si risolverà da sé?

In psicologia, si chiama effetto Zeigarnik. Banalizzando, quando il rovello è ingestibile, bisogna chiedere aiuto al tempo, che sistemerà tutto. O affosserà tutto.

Oppure, se stiamo a confrontarci sull’irrisolvibile problema A, spostiamo l’attenzione sul più modesto problema B e magicamente il primo sarà depotenziato.

Le due dinamiche sopra descritte sono molto utilizzate, specialmente nell’ambito scolastico, in cui psicologicamente ed organizzativamente parlando le tre parti in causa – genitori, docenti e dirigenti – difficilmente hanno come obiettivo collettivo il benessere degli studenti. O meglio, ce l’hanno, ma ognuno con una prospettiva diversa (talvolta opposta), che implica innanzitutto la deresponsabilizzazione di categoria. Insomma, tutti s’impegnano, soprattutto, a ridimensionare le proprie responsabilità a danno delle altre componenti.

La famiglia è sempre colpevole della maleducazione e strafottenza dei ragazzi agli occhi di dirigenti e docenti; solo che molto spesso strumentalmente le ragioni delle famiglie vengono usate dai dirigenti contro i docenti. Le famiglie incolpano la scuola – ed in particolare i docenti – dell’ignoranza dei propri figli. I docenti sono spesso anche vittime di minacce da parte di studenti e delle loro famiglie.

Al di là delle retoriche (perché ve n’è più d’una) sui genitori ansiosi, ovvero iper-permissivi; sui docenti stanchi e snervati, ovvero incompetenti; sui dirigenti un po’ pesci in barile, ovvero tiranni, è innegabile che la situazione ci stia sfuggendo di mano.

Basti considerare l’alto numero delle bravate postate sui social, perché bullizzare, vandalizzare, irridere della scuola appare un trofeo più importante che non studiare, rispettare, imparare, capire.

Pur con tutti i dovuti e doverosi distinguo, le cronache si affollano di episodi di ‘malascuola’ (uno tra i tanti, qui), cui l’opinione pubblica (operatori scolastici compresi) reagisce chiedendo più controllo e più repressione da parte delle forze dell’ordine, dimenticando che più della pattuglia davanti all’istituto scolastico, conta l’osservazione dei ragazzi ed il dialogo con le famiglie.

C’è da dire che le norme ed i regolamenti costringono gli operatori scolastici tutti ad affannarsi in controlli su orari, partecipazione a progetti, attivazione di PON, peccando molto spesso in pedagogia e didattica curricolare.

Mi raccontava un neo diplomato, con la passione per la Filosofia (cui si è iscritto), che non si è avuto tempo e modo in classe sua di studiare Kant e Hegel. Kant e Hegel, caspita, due fondamentali. Però – mi ha detto – hanno portato a termine le ore obbligatorie di alternanza scuola lavoro, sennò niente crediti per l’esame di Stato.

Che affanno, immagino, per tenere assieme tutto. Tutto il resto, tranne Kant e Hegel. (Forse non avranno studiato neanche la trigonometria, o i composti organici, o la sintassi del periodo, se questo è stato il criterio.)

I ragazzi sono innanzitutto distolti, perché le lusinghe del mondo esterno sono più rinforzanti e attraenti di qualunque tema scolastico. Non si può competere con un social, con un appassionante videogioco da smanettare sotto il banco, con la gratificazione delle migliaia di visualizzazioni dell’ennesima bravata ai danni della scuola, dei propri compagni, dei docenti.

Tutti sono vittime, in questo ambito. Ed è sbagliato anche l’approccio: controllo e repressione, aumento esponenziale delle regole e delle prescrizioni. La scuola sembra essersi ridotta ad un sistema coercitivo, in cui la coercizione è studiare, mentre dovrebbe essere il luogo più confortevole per imparare.

Se c’è un sistema dannoso da scardinare, lo si fa dall’interno. Dobbiamo ricominciare da capo, alfabetizzando famiglie, docenti, dirigenti e studenti sui temi della comunicazione digitale, sulla pericolosa attrattività dello showbiz, sulla manipolazione operata dai messaggi pubblicitari e di marketing. Lo si fa destrutturando il messaggio mediatico per analizzare e svelare cosa ci sia dietro, dimostrando come queste lusinghe comunicative modellino le menti.

Bisogna seminare il dubbio. Bisogna dimostrare che il dubbio è possibile e salvifico. Forse studenti, genitori, docenti e dirigenti scolastici smetteranno di addossarsi colpe vicendevolmente, avendo squarciato il velo di Maya rispetto alla realtà in cui i ragazzi di oggi sono calati.

(Certo, ci vorrebbero anche scuole colorate, ariose, luminose, attrezzate, sempre aperte. Però, in Italia, è già una fortuna quando una scuola non crolla.)

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Scuola in dubbio ultima modifica: 2018-10-23T04:59:57+00:00 da Gilda Venezia

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