Scuole paritarie, moria continua / Non esiste nessuna morìa di scuole paritarie cattoliche

di  Vincenzo Pascuzzi,  qui non si banna! / Dossier: Scuole private, paritarie …/ Vaticanerie, 18.12.2019

[Bugiardino. Nessuna moria, cara Tecnica della Scuola, il calo di iscritti nelle paritarie: 1) è in linea con il calo di iscritti nelle statali, 2) è conseguenza della denatalità o “inverno demografico”, 3) è esaltato dal fatto che le paritarie sono concentrate – per circa il 70% – nel settore scuole infanzia, dove lo Stato è carente. v.p.]

“Mediamente nel decennio [dal 2007 al 2017] una scuola paritarie (cattolica o non) ha perso un solo alunno all’anno! E questa non è certamente morìa!”
L’Istat informa che il calo delle nascite è iniziato nel 2008, in dieci anni ha prodotto un calo di 120mila unità (45mila solo nell’ultimo triennio) e ormai ha assunto caratteristiche strutturali.”

Scuole paritarie, moria continua: 100 istituiti e 12 mila alunni

in meno l’anno. Milano perde il “Vittoria Colonna”

di Alessandro Giuliani – 17 dicembre 2019
Continua, inesorabile, la chiusura delle scuole paritarie, dove insegnano 55 mila docenti: i dati ufficiali del Miur ci dicono che ogni anno mancano all’appello un centinaio di istituiti, con oltre 12 mila iscritti in meno, la maggior parte dirottati nella statale. Nell’anno scolastico. 2017/2018 gli iscritti alle paritarie erano 12.662 e gli alunni totali 879.158; nel successivo, l’a.s. 2018/2019, le scuole paritarie si erano ridotte a 12.564 e gli allievi frequentanti a 866.805.
La scuola dell’infanzia si conferma il settore educativo in cui si concentra il maggior numero di alunni (oltre il 71%). E anche quello dove l’emorragia è maggiore. Nel 2018/2019 erano 524.031 i bambini distribuiti in 8.957 scuole materne; l’anno prima erano 541.447 i bambini da tre a sei anni distribuiti in 9.066 istituti paritari.
Ma non è una novità: comprese quelle laiche, tra il 2009 e il 2016 le scuole paritarie hanno registrato 135 mila studenti in meno, mentre le scuole chiuse sono state 580. La perdita, quindi, è più o meno sempre quella da oltre un decennio.fina
La lamentela: lo Stato con noi risparmia, ma ci abbandona
Lo Stato per finanziare le scuole paritarie spende oltre 500 milioni di euro l’anno. E i loro gestori continuano a dire che è quello il problema: la scarsità dei finanziamenti pubblici.
“Solo per la scuola dell’Infanzia – ha ricordato qualche giorno fa Luigi Morgano, segretario nazionale della Fism – lo Stato versa poco più di 290 milioni per le nostre scuole frequentate da 450 mila bambini per circa 220 giorni all’anno, fanno più o meno 2 euro al giorno, come si può definirlo un sostegno adeguato?”.
“La distanza fra il costo del bambino nella scuola dell’infanzia statale e nella paritaria fa riflettere: supera di 6.000 nella prima, mentre l’entità di contributo è di meno di 500 euro nella seconda”, ha sottolineato il segretario nazionale della federazione delle scuole materne.
Il resto, per il sostentamento delle scuole paritarie, lo mettono le famiglie. Con “rette” che vanno dai 200-300 euro al mese in su. Molte, però, non ce la fanno più: la crisi avanza e quei soldi servono per altro. E la moria delle paritarie continua.
Paradossalmente, la Legge 62/2000, che ha collocato la scuola paritaria nel sistema d’istruzione nazionale, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, comma 2 della Costituzione, non ha portato bene agli istituti non statali.
Suor Anna Monia Alfieri: non c’è pluralismo
L’ultima paritaria a chiudere è stato l’istituto milanese “Vittoria Colonna”, gestita dal 1896 dalle Figlie del Cuore di Maria, in via Conservatorio.
“Sono passati 120 anni di scelta educativa, dal Nido al Liceo, da parte di Genitori che a Natale, ai loro figli (c’è chi ne ha cinque) regalano le scarpe e una educazione seria, il passaporto per il futuro. Generazioni intere sono state formate come solidi padri e madri di famiglia e anche come responsabili in aziende, in politica, nella società. Gente seria, contribuenti onesti, a volte anche credenti appassionati”, ha scritto – su formiche.net – suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e sostenitrice del costo standard, oltre che componente del Gruppo di lavoro per la definizione dei costi standard per studente in carica per un triennio (2018-2019-2020), ma che dopo il suo insediamento non è stato più convocato.
Quel “costo standard di sostenibilità per allievo, orientato a far sì che la “libera scelta delle scuole da parte dei Genitori” non sia più un terreno di scontro ideologico tra partiti, ma – continua la Alfieri – la procedura trasparente ed efficace per allineare l’Italia ai Paesi civili più avanzati, dove tutte le famiglie, e quindi anche quelle povere, godano degli stessi diritti di accesso all’Istruzione Pubblica, che non può essere unicamente “statale”, pena il venir meno della libertà di scelta, in una pluralità di offerta formativa, espressa dalla Costituzione”.
“La scuola, in estrema sintesi, non riesce ad indebitarsi oltre per essere garanzia di pluralismo a fronte di uno Stato che considera la libertà di scelta educativa un lusso da far pagare alle famiglie. Dunque il gestore getta la spugna”, è l’amara conclusione della Alfieri.

Non esiste nessuna “morìa” di scuole paritarie cattoliche

di Vincenzo Pascuzzi – 3 marzo 2019
“La progressiva riduzione del numero di scuole cattoliche in attività deve preoccupare non solo la comunità cristiana ma tutta la società civile e i responsabili dell’amministrazione scolastica nazionale, perché il pluralismo educativo è un valore irrinunciabile per tutti e ogni volta che chiude una scuola cattolica è tutta l’Italia a rimetterci”, così scrive il card. Gualtiero Bassetti – Presidente della CEI – su Agensir del 23 febbraio.
Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio si riferisce alla stessa (presunta e preoccupante) riduzione di scuole paritarie cattoliche, con toni drammatici indicandola come “continua e incessante morìa di scuole paritarie”, lo fa in data 1° marzo rispondendo alla lettera dell’autorevole lettore Giovanni De Marchi, Presidente Scuole Faes, scuole di ispirazione cristiana.
Ho già avuto moto di notare, qualche mese fa su Tecnica della Scuola, che la “morìa” è termine del tutto improprio, esagerato, anche drammatizzante a fini propagandistici.
È però opportuno ritornare sull’argomento per ribadire e chiarire ulteriormente, vista l’autorevolezza dei due esponenti cattolici, probabilmente in buona fede ma indotti in errore da informazioni ricevute dai rispettivi collaboratori.
Partiamo dal documento “ Venti anni di scuola cattolica in cifre (1997-2018) ” a cura del CSSC (Centro Studi per la Scuola Cattolica). Il documento è recente perché datato 26 settembre 2018.
Aggiungiamo per chiarezza che per “moria” i dizionari riportano il significato di “Altissima mortalità, soprattutto di animali, causata da epidemie o da disastri ecologici”.
Va osservato che è opportuno far riferimento al numero di alunni anziché al numero di scuole paritarie cattoliche, perché queste hanno dimensioni (n. alunni iscritti) molto minori delle scuole statali. Infatti dalla tab. 4 a pag. 4 del richiamato documento CSSC, abbiamo che il rapporto medio alunni/scuola è pari a 59,5 per l’Infanzia, a 130,4 per la Primaria, a 109,2 per la Sec. I grado e a 77,7 per la Sec, II grado (in totale la media è di 73,4 alunni/scuola). Ne risulta che una scuola paritaria consiste in una sola sezione.
Dalla tab. 3 alle pag 3 e 4, possiamo estrarre le variazione del n. di alunni delle scuole paritarie (cattoliche non) e relativamente al decennio 2007 – 2017 che risultano essere le seguenti:
paritarie: 1.046.026/2007; 903.871/2017; diff. = – 142.155 nel decennio = – 1,36% all’anno;
statali : 7.708.241/2007; 7.816.408/2017; diff. = + 108.167 nel decennio = + 1,40% all’anno.
Mediamente nel decennio una scuola paritarie (cattolica o non) ha perso un solo alunno all’anno! E questa non è certamente morìa! È calo del tutto fisiologico, tenendo conto che il 7 settembre 2007 dalla banca californiana New Century era partita la prima avvisaglia della crisi che avrebbe colpito poi il mondo intero.
È anche vero che una scuola paritaria con soli 70 o 80 alunni, se ne perde 10 nel decennio può trovarsi nella condizione di dover chiudere. Però succede anche che alcune scuole paritarie debbano chiudere per ordini superiori segretati, improvvisi e provenienti dalle gerarchie dell’ordine religioso proprietario, oppure per materiale mancanza di personale religioso (suore) conseguenza del calo di vocazioni, o anche per mancanza di alunni a causa della denatalità, o infine perché l’edificio sede della scuola ha localizzazione e carattere storico pregiati ed più conveniente venderlo a chi poi lo trasformerà in residence o hotel.
Un cenno al calo delle vocazioni religiose sia di suore che di sacerdoti. Possiamo leggere che “Suore e frati scappano dai conventi”. Risulta infatti che nei dieci anni dal 2002 al 2012, il numero di suore in Italia è crollato da 108.175 a 86.431, quello dei sacerdoti diocesani da 34.376 a 32.619, e il numero dei sacerdoti religiosi (francescani, benedettini, gesuiti, salesiani, …) da 18.501 è sceso a 15.672 (con un calo totale pari a 4.58 unità). Da qui le difficoltà delle scuole dell’infanzia con bambini da 3 a 6 anni affidati suore anziane o molto anziane; con l’incredibile e recente caso limite della suora 81enne arrestata in fragranza di reato dai Carabinieri a Ferrandina perché maltrattava i bambini sia fisicamente che psicologicamente. Colpevole anche la grave inadempienza del Miur che ha omesso i controlli dovuti! (La suora è anch’essa vittima della situazione in cui è stata costretta!)
Altro cenno alla situazione di denatalità. L’Istat informa che il calo delle nascite è iniziato nel 2008, in dieci anni ha prodotto un calo di 120mila unità (45mila solo nell’ultimo triennio) e ormai ha assunto caratteristiche strutturali. Appare urgente individuare e analizzare le cause e provvedere: ma il governo e il mondo politico sembrano distratti e disinteressati al problema, impegnati come sono in perenne campagna elettorale, alla ricerca di possibili e future alleanze. Al riguardo è in programma a fine marzo a Verona il “XIII Congresso Mondiale delle Famiglie”, che “mondiale” proprio non sembra essere in base alla nazionalità dei partecipanti o speakers previsti, che è organizzato e patrocinato solo da ministri e politici della Lega (nessuno del M5S o di altri partiti), che ha già provocato una doverosa puntualizzazione dalla Presidenza del Consiglio e che non vede al momento il coinvolgimento di nessun rappresentante della Chiesa Cattolica, né della CEI.

Le scuole paritarie che “chiudono a centinaia”? Solo moria presunta

di Vincenzo Pascuzzi – 31 ottobre 2018
“Aiuto, spariscono le scuole paritarie”: così scrive Emanuele Boffi su LaVerità del 29 ottobre.
“Ogni anno chiudono alcune centinaia di istituti paritari di ogni ordine e grado” aveva scritto il giorno prima Marco Lepore su il sussidiario.net.
I dati di riferimento dei due autori sono quelli contenuti nel recente “XX Rapporto del Centro Studi per la Scuola Cattolica”.
In realtà la situazione non è nei termini allarmati o allarmistici sopra riportati. Visti obbiettivamente – o da altro punto di vista – i dati del CSSC non hanno affatto la lettura drammatica indicata.
Certamente ci sono chiusure di scuole e calo di iscrizioni, ma i dati vanno considerati in percentuale, riferiti a congrui intervalli temporali e rapportati alla parallela situazione delle scuole statali. Anche calo delle nascite, secolarizzazione della società, calo delle vocazioni religiose, crisi economica ancora non risolta hanno influenza e determinano la situazione.
Riferendosi ai dati nelle tabelle del citato XX Rapporto CSSC e a pochi altri valgono le considerazioni che seguono.
Primo. In tabella 1 del XX Rapporto è riportato che le scuole paritarie, che nell’a.s. 2016-17 risultano 12.996, erano 8.710 nell’a.s. 2000-01; in meno di vent’anni sono aumentate del 50% circa. È anche vero che il loro numero crebbe e superò quota 13.000 nel 2007-08 (il ministro era Gelmini) e che c’è una tendenza calante nell’ultimo lustro. Nell’ultimo anno il calo è stato di 271 unità, ma è irrealistico pensare a una chiusura “fallimentare” (?) di tutte e ipotizzate di dover “sborsare di colpo 10 miliardi”.
Secondo. Caratteristica delle paritarie è quella di essere minuscole come consistenza numerica degli alunni iscritti. La tabella 4 riporta una media di 73,4 alunni per scuola e una media di 3,5 classi per scuola. Questo parametro viene regolarmente omesso quando il “gruppo di pressione pro-paritarie” lamenta e grida la chiusura delle sue scuole. Così come viene omesso il raffronto in percentuale con le scuole statali. Infatti abbiamo, ad esempio, “Anno scolastico 2018/19, emorragia alunni: – 75mila in un solo anno”.
Terzo. Per quanto riguarda il numero di iscritti, un articolo precedente dello stesso Marco Lepore e di Paola Guerin (2014?) riporta che la percentuale degli alunni iscritti alle paritarie nel 2006 era pari all’11,5% del totale e confrontato col il 10,4% odierno rappresenta una diminuzione dell’1,1% in 12 anni.
Mediamente perciò il calo degli alunni è di circa – 0,092% annuo ovvero meno 9.200 alunni/anno su un milione; poiché le paritarie sono scese a 12.662 ciò corrisponde a – 0,72 alunni/anno per scuola. Se si considera che siamo in situazione di denatalità e che le paritarie sono concentrate nel settore infanzia, se ne deve concludere che la situazione rispetto alle statali è stabile a meno di qualche decimo di percentuale, ovvero di qualche permille.
Da notare una certa difficoltà nel confrontare i dati perché quelli delle paritarie vengono diffusi dal Miur con un anno di ritardo e sono complessivi, cioè non disaggregati fra paritarie cattoliche e paritarie laiche o non-cattoliche.
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Scuole paritarie, moria continua / Non esiste nessuna morìa di scuole paritarie cattoliche ultima modifica: 2019-12-18T14:51:02+01:00 da Gilda Venezia
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