Scuole paritarie, troppa euforia per le classifiche empiriche di Eduscopio

di Vincenzo Pascuzzi, Aetnascuola.it, 10.11.2018

– Come se le private paritarie avessero vinto una prestigiosa coppa calcistica, battendo le rivali (?!) scuole pubbliche, Luisa Ribolzi e Marco Lepore esprimono euforia, compiacimento, conseguita rivalsa, in due loro articoli gasati.

Come se le private paritarie avessero vinto una prestigiosa coppa calcistica, battendo le rivali (?!) scuole pubbliche, Luisa Ribolzi e Marco Lepore esprimono euforia, compiacimento, conseguita rivalsa, in due loro articoli gasati.

Leggiamo Ribolzi su il sussidiario.net: “Ma come, non erano tutti diplomifici, in cui i ragazzi benestanti ma un po’ stupidi barattavano la qualità della formazione in cambio di una retta? E invece, toh! I ragazzi che escono da queste scuole si fanno onore quanto e più dei loro coetanei”. Le paritarie di riferimento sono quelle cattoliche, chi (pochi, alcuni) le ha etichettate come “diplomifici” ha fatto un errore molto facile da contestare, e magari pure gradito perché occasione per il loro vittimismo a buon mercato.

Per diplomifici si intendono “istituti privati parificati che puntano sui maturandi privatisti”, che fanno recuperare anni scolastici, simulano presenze durante tutto l’a.s., truccano esami, tutto ciò dietro pagamento. Risultano presenti in Campania, Sicilia, anche a Roma e Milano, e sono poco contrastati da Miur, che difetta di ispettori e forse di volontà.

Le paritarie cattoliche sono altra cosa, in genere sono serie, ma non si può escludere del tutto qualche singola e individuale agevolazione o eccezione.

Secondo Marco Lepore, che scrive su tempi.it., il Corriere della Sera “rosicherebbe” (espressione gergale per “rodersi per la rabbia, la gelosia o l’invidia” oppure per “masticare amaro”) per le “classifiche Eduscopio che vedono le paritarie ai primi posti”. Conoscendo il Corriere non risulta né il comportamento negativo ipotizzato, né il fondamento e lo scopo di detto presunto rosicamento. Anzi il Corriere appare piuttosto schierato pro paritarie!

Inoltre Lepore contesta il paragrafo del Corriere che sottolinea l’importanza della base statistica di riferimento: “Va detto che in generale i risultati delle scuole paritarie si basano su una base statistica assai meno ampia dei licei statali che hanno molti più iscritti. Il Carrel diploma in media 21 studenti l’anno contro i 150 del Berchet. Inoltre le rette delle scuole private (quella del Carrel è di oltre 4.500 euro l’anno) tendono inevitabilmente a operare una selezione all’origine: frequentano queste scuole solo le famiglie che possono e vogliono permettersi un simile investimento sull’istruzione dei propri figli”.

Ma l’osservazione sulla base statistica differente fra paritarie e pubbliche è più che fondata, perché nei 5 anni della scuola superiore di 2° grado, le statali accolgono ben 2.500.000 studenti  e le paritarie solo 50.000, stanno cioè nel rapporto 50 a 1. Inoltre, statisticamente il successo scolastico è collegato al reddito familiare e le paritarie sono presenti proprio nelle zone più ricche del Paese e delle città.

Infine su Eduscopio bisogna notare che è un’iniziativa che ottiene clamore mediatico sì. ma ha un valore non scientifico: frulla e tratta con complicati e laboriosi algoritmi un’enorme quantità di dati scelti e raccolti empiricamente anni addietro, è autoreferenziale, non esistono modalità che la confermino o possano verificarla.
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Le paritarie cattoliche vanno finanziate: «fanno risparmiare»

(ad maiorem Dei gloriam)

“il governo potrebbe cominciare a ragionare sul fatto che se, ad esempio, assegnasse borse da tremila euro a ciascun studente da poter spendere in collegi paritari e questo raddoppiasse il loro numero di alunni. non ci sarebbero “oneri aggiuntivi per lo Stato”, grazie ai risparmi di spesa per la scuola statale (ovviamente ci sono economie e diseconomie di scala da considerare, ma si tratta di un esempio illustrativo)”. Alessandro De Nicola, “la Chiesa e l’Ici perduta”, la Repubblica, 7.11.2018, pag. 32

[Bugiardino. Secondo l’”esempio illustrativo” 900.000 studenti dovrebbero essere indotti a passare dalle scuole statali alle scuole paritarie e di conseguenza altrettante famiglie dovrebbero accollarsi una retta aggiuntiva (o ticket) di 3.000 euro/anno (il risparmio di qualcuno è sempre a carico di qualcun altro)! Poi circa 80.000 docenti statali risulterebbero in esubero, forse verrebbero licenziati, pensionanti, altrimenti ridotti, mentre altrettanti docenti verrebbero assunti dalle paritarie. Tutto ciò a rischio e a carico dello Stato ma …. AMDG  (ad maiorem Dei gloriam) e delle scuole paritarie !! v.p.]

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Le paritarie cattoliche vanno finanziate, lo chiede “Repubblica”: «fanno risparmiare»

Finanziamento scuole paritarie. Su Repubblica l’economista Alessandro De Nicola ha proposto una dote da 3000 euro per ogni studente delle scuole cattoliche in quanto l’aumento del loro numero aumenterebbe il risparmio per le casse dello stato.

Non capita tutti i giorni di leggere un inno al finanziamento alle scuole paritarie sulle colonne di Repubblica. Pur vero che si trova a pagina 32 dell’edizione del 7 novembre, a commento della sentenza UE sull’ICI da recuperare dalle associazioni no profit, che i media hanno volgarmente tradotto come “Chiesa”.

L’autore del testo è Alessandro De Nicola, presidente del gruppo economico Adam Smith Society, avvocato e docente all’Università Bocconi di Milano. Si è mostrato oggettivamente preoccupato del fatto che l’incasso delle imposte sugli immobili da parte dello Stato possa mettere in crisi il mondo delle scuole paritarie: «Il problema che ora dobbiamo porci riguarda le conseguenze di tale provvedimento nei confronti delle scuole paritarie cattoliche (gli altri enti hanno una situazione simile ma non svolgono un servizio pubblico diffuso come gli istituti scolastici)».

Il versamento di tale denaro porterebbe infatti alla chiusura di molte di queste scuole, già in difficoltà a causa delle briciole versate dallo Stato italiano, unica eccezione europea. «Qui non si tratta di essere a favore o meno delle scuole confessionali», ha aggiunto, «ma di riconoscere il rilevante servizio pubblico svolto dagli istituti paritari, i quali, per essere accreditati, devono sottostare ad un sistema pubblico di controlli e verifiche. Senza asili nido privati, migliaia di famiglie non saprebbero dove sbattere la testa e i circa 900 mila alunni che frequentano le paritarie costano allo Stato 550 euro ciascuno mentre la spesa pro capite degli scolari degli istituti pubblici è di seimila euro».

L’economista bocconiano ha dunque confermato quel che da anni scriviamo: uno studente che frequenta le scuole paritarie costa allo Stato 550 euro, mentre uno studente che frequenta le scuole statali ne costa 6000 (in realtà 6800, dati 2014). «Se domani tutte le scuole paritarie cattoliche chiudessero è ovvio che le casse pubbliche avrebbero un aggravio di vari miliardi di euro all’anno», e non ci sarebbero posti per ospitare gli studenti.

Per questo De Nicola ha invitato a cogliere l’occasione della sentenza UE per modificare la situazione: «se si assegnassero borse da tremila euro a ciascun studente da poter spendere nei collegi paritari e questo raddoppiasse il loro numero di alunni non ci sarebbero “oneri aggiuntivi per lo Stato”, grazie ai risparmi di spesa per la scuola statale». Inoltre, una equilibrata concorrenza tra scuole (cosa che adesso non avviene) significa «innovazione, sforzo di migliorarsi e riconoscimento concreto che tra le libertà personali fondamentali, esiste anche la libertà educativa, controlli e curriculum approvati dallo Stato. L’urgenza di evitare la chiusura di centinaia di scuole potrebbe trasformarsi insomma in opportunità di miglioramento del nostro sistema scolastico».

Una riflessione più che valida ed inaspettata, sopratutto perché ospitata sulle colonne di un quotidiano che, tra gli altri, nel 2013 si fece portabandiera (fallendo) delle istanze laiciste in occasione del referendum sul finanziamento alle scuole paritarie indetto nel comune di Bologna. In ogni caso vorremmo rassicurare il prof. De Nicola, il governo non riscuoterà mai il denaro alle scuole cattoliche (sempre ammesso che non abbiano pagato l’ICI) in quanto è scattata la prescrizione, come spiegato dal giurista Giuseppe Della Torre. A ben vedere, come ha spiegato l’economista, non sarebbe nemmeno corretto non decidendosi a finanziarle adeguatamente, nonostante l’enorme risparmio che apportano alle casse pubbliche.

La redazione

 

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Scuole paritarie, troppa euforia per le classifiche empiriche di Eduscopio ultima modifica: 2018-11-12T06:11:47+02:00 da Gilda Venezia

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