Storie di ordinaria follia scolastica

Tania Barcellona, Il Punto quotidiano, 8.12.2019

– Ore 7.55 l’insegnante arriva a scuola. Ore 8.00 Firma sul registro cartaceo. Firma sul registro elettronico. Firma ancora sul registro di classe. Fa l’appello.Scrive le assenze sul registro cartaceo
Spunta le assenze su quello elettronico. Giustifica le assenze. Fa depositare i telefonini.

Ritira i buoni pasto, li controlla, li firma, li consegna. Nel frattempo Gigi, che ha perso lo scuolabus, arriva: sono le 8.15 circa. L’insegnante lo fa accomodare, scrive il ritardo sul registro cartaceo, spunta il ritardo su quello elettronico, ritira il suo buono pasto, si fa consegnare il telefonino.
Ora è pronta per iniziare la lezione, guarda l’orologio, strabuzza gli occhi perché sono già le 8.25. Pensa che ce la farà: ha 35 minuti circa. Non male. La sera precedente ha preparato la lezione di storia sulle invasioni barbariche e scremando i vari popoli, fermandosi per 8 minuti e 47 secondi circa sugli Unni e il loro capo Attila, crede di potercela fare.
Respira, apre i polmoni, guarda i ragazzi.
Inizia.

Sta parlando dei Visigoti, degli Angli, dei Sassoni ma non ha fatto bene i conti con gli imprevisti: Mara la interrompe, ha bisogno di andare in bagno e non può aspettare fino alla ricreazione, è urgente, le scappa. L’insegnante non può che concedere il permesso.
Mara ritorna. Si siede al suo posto.

L’insegnante riprende.
Luca alza la mano, anche lui deve andare in bagno. L’insegnante dice di aspettare, Luca reclama gli stessi diritti di Mara. L’insegnante acconsente in nome della democrazia.
La prof inspira, espira, riprende la lezione: “Dunque l’avanzata degli Unni fu bloccata grazie all’intervento di papa Leon… e tac! Suona la campana, tenta di completare la frase ma già gli alunni si stanno agitando perché è finita l’ora. Allora chiede di prendere il diario per segnare i compiti ma i ragazzi dicono che guarderanno sul registro elettronico. Già il registro elettronico, il docente dovrà scriverli anche lì.
Afferra la borsa, afferra i libri, acciuffa le penne e si dirige verso l’altra classe.
Firma il registro cartaceo, firma il registro elettronico, spunta le assenze, annota gli argomenti, ed è felice perché le giustificazioni, almeno quelle, non le deve segnare…

Respira, sta per iniziare la lezione di geografia sui vulcani ma bussano: è il collaboratore che annuncia l’ingresso di Giovannino che è stato accompagnato dalla madre.
L’insegnante lo fa accomodare, scrive l’ingresso posticipato sul registro cartaceo, spunta quello sul registro elettronico, fa depositare il telefonino.
Inspira ed espira. E soffocando un conato di rabbia, inizia con la sua lezione… Tra un vulcano attivo e uno quiescente è suonata la ricreazione. Non le resta che segnare i compiti sul registro il più chiaramente possibile, se non altro per i genitori.

Supponiamo che all’insegnante venisse in mente di scrivere: geografia pp. 123-127. Non immaginereste il caos che potrebbe generarsi:
Mamma 1 dirà che si devono studiare solo le pagine 123 e 127 ( 5 pagine di geografia non è umanamente possibile); Mamma 2 è sicura che le pagine da studiare sono da 123 a 127 e siccome ci sono due domande ha il dubbio se si devono fare anche quelle: chiederà sul gruppo Whatsapp. Mamma 3, che è precisa, fa notare che il periodo continua per altre due righe anche a p. 128 e, visto che prima o poi si deve studiare anche quella pagina, ha deciso che la propria figliola farà anche quella. Mamma 4 lamenterà che l’insegnante dovrebbe essere più precisa, che così non si può andare avanti, altrimenti a cosa servirebbe questo registro elettronico.
Quindi ogni buon docente, per sottrarsi al vilipendio, è opportuno che usi una formula dettagliata e inequivocabile: Geografia, vol. A: studiare p.123 dal rigo 1 al rigo 23; domanda 1 sul libro, domanda 2 sul quaderno; p. 124 dal rigo 1 al rigo 12; saltare il rigo 13 e 14 perché è tra parentesi. Dal rigo 14 al rigo 18….
A conti fatti, il registro elettronico, anziché velocizzare i tempi, li ha raddoppiati e se il tempo da dedicare alle lezioni si è ridotto poco importa, il ministero deve monitorare, in tempo reale, che i suoi dipendenti lavorino; i ragazzi hanno tempo per imparare, l’importante è che abbiano raggiunto le competenze e si sa che gli standard sono poco più che niente.
E poi se il giudizio degli insegnanti scosta da quello dei genitori, c’è sempre il TAR a sentenziare. I docenti devono solo dimostrare che non abbiano perso tempo in classe tra registri elettronici o altro, che abbiano predisposto interventi di recupero, lezione personalizzate a seconda gli stili di apprendimento, PDP, mappe concettuali, abbiano adottato misure compensative e dispensative.

Ah, il registro elettronico. Un clic, un altro clic, un altro ancora, due paroline e che ci vuole…. Se poi il computer non funziona o la connessione non c’è, nessun problema, da casa l’insegnante potrà sempre compilarlo.

La tecnologia ha semplificato la vita, non c’è dubbio alcuno.

Pensate a quanto lavoro risparmierà il docente l’ultimo giorno di scuola: nessuna pagina da sbarrare, come accadeva qualche lustro fa, solo un clic, un altro clic, un altro clic ancora…

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Storie di ordinaria follia scolastica ultima modifica: 2020-01-18T20:57:01+01:00 da Gilda Venezia
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