Un avvocato sulla professoressa sospesa: “Perchè non possiamo far finta di nulla”

di Piero Gurrieri, Studio Rando Gurrieri, 19.5.2019

– “Salvini-Conte-Di Maio? Come il reich di Hitler, peggio dei nazisti. Succede all’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, dove una prof per la Giornata della memoria ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?”.

Ho riflettuto a lungo su quanto accaduto in una scuola a Palermo e sulla sanzione, sospensione dall’insegnamento e dallo stipendio, che è stata inflitta ad una insegnante con 40 anni di carriera e nessuna esperienza politica alle spalle. Una sanzione assurda, rispetto alla quale tutti, partendo da me, abbiamo il dovere della parola. Di non tacere. Per questo, esprimo la mia opinione, di cittadino italiano, di persona libera e di giurista. In libertà e senza reticenze. Partendo dai fatti.

“Tutto – ha raccontato a PalermoToday il figlio della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, l’avvocato Alessandro Luna – è partito dai social il 28 gennaio. Claudio Perconte, attivista di destra, ha scritto un tweet indirizzato anche al ministro Marco Bussetti per spiegargli l’accaduto dal suo punto di vista”.

Un tweet al quale ha subito risposto  Lucia Borgonzoni, sottosegretaria ai Beni culturali (Lega): “Se è accaduto realmente andrebbe cacciato con ignominia un prof del genere e interdetto a vita dall’insegnamento. Già avvisato chi di dovere”. Da qui il resto: la trasmissione da parte del Ministero di una comunicazione scritta all’Ufficio scolastico provinciale, una ispezione e la sanzione della sospensione per la docente. In quanto “sono venuti meno i doveri di controllo della funzione di docente”. Questo per cominciare, perché nella scuola si è presentata anche la polizia, per essere ancora più precisi la polizia politica, la DIGOS, quel reparto speciale che si occupa anche di terrorismo.

Ma cosa hanno fatto questi studenti quattordicenni? Semplice. Hanno prodotto delle slides durante la giornata della memoria  che in tutte le scuole d’Italia ricorda l’Olocausto e in una di queste hanno accostato l’immagine delle leggi razziali introdotte dal regime fascista nel 1938 a una foto scattata durante la presentazione del Decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lei, Rosa Maria, docente di italiano da tanti anni, già al traguardo della pensione, un figlio già avvocato, è rimasta basita: “La considero la più grande amarezza e la più grande ferita della mia vita professionale. Naturalmente non parlo del danno economico legato ai giorni di sospensione ma al danno morale e professionale dopo una intera vita dedicata alla scuola e ai ragazzi. Il lavoro non aveva alcuna finalità politica né tendeva a indottrinare gli studenti che hanno lavorato in modo libero, come loro stessi hanno dichiarato agli ispettori arrivati in istituto a fine gennaio, sottolineando la mia imparzialità, la mia integrità e la mia dedizione al lavoro. Ho proposto un lavoro sulla base delle letture fatte nel corso dell’estate e anche il 3 settembre, in occasione della Giornata del migrante. Per esempio in un’altra classe, che aveva letto gli stessi testi, mi è stato detto – conclude – che volevano parlare della delusione degli studenti ebrei dopo la promulgazione delle leggi razziali che non consentivano loro di frequentare più la scuola”.

Ora. Cominciamo subito a chiarire che qualsiasi paragone tra le leggi razziali del ventennio e la politica del ministro Salvini è improponibile, e ancor più quello tra il regime fascista e l’attuale governo. Ma non possiamo applicare a quella ricerca di ragazzi di 14 anni le stesse logiche di noi adulti, nè, guardando quelle slides si può affermare che essi intendessero dire che chi governa l’Italia oggi è un fascista.

Questi i fatti. La sanzione è stata irrogata, e per il suo annullamento è stata già preannunciata un’azione giudiziaria che sarà tecnicamente curata dall’avvocato Alessandro Luna, figlio della docente sospesa. Può anche darsi, ma è assolutamente improbabile, che la stessa possa essere annullata in autotutela dall’amministrazione, soprattutto dopo che il ministro Salvini ha preannunciato, nel corso dell’anniversario della strage di Capaci del prossimo 23 maggio quando si recherà a Palermo, una visita proprio nella scuola dove è accaduto il fatto, auspicando anche che la docente, che il ministro desidererebbe incontrare – un incontro che, quantomeno a livello pubblico, è stato già, e giustamente, rifiutato dal figlio dell’insegnante – possa al più presto riprendere servizio (se al termine del periodo di sospensione o per effetto dell’ annullamento del provvedimento disciplinare, questo non lo ha affatto chiarito).

 Si è discusso se il provvedimento assunto dall’amministrazione sia lesivo dei principi costituzionali di libertà dell’insegnamento. “Il controllo – ha affermato l’avvocato Luna – può essere solo diretto al contenuti didattico scientifico dell’elaborato ma non può spingersi a sindacare la manifestazione di pensiero elaborata dagli alunni a meno che questa manifestazione di pensiero non sia contraria al buon costume, non contenga elementi offensivi o non minacci l’ordine pubblico. Sosteniamo inoltre che in ogni caso andare a sindacare sul contenuto delle lezioni dell’insegnante è comunque contrario al principio di libertà dell’insegnamento anch’essa costituzionalmente garantita”. Nella sua memoria difensiva l’avvocato ha contestato il provvedimento anche perchè “nelle slide che i ragazzi hanno montato – conclude il figlio dell’insegnante – viene fatto un paragone tra le leggi razziali e il decreto sicurezza partendo da un ragionamento sui diritti umani. Sono conclusioni alle quali gli studenti sono arrivati dopo aver letto il libro ‘Questa sera è già domani’ di Lia Levi che ha vinto il premio Strega 2018, le dichiarazioni di Liliana Segre e vedendo il documentario Ieri e oggi”.

Inutile girarci intorno, dobbiamo chiederci se è convincente quella motivazione: “Sono venuti meno i doveri della funzione docente”. Dobbiamo chiederci se quella motivazione regge giuridicamente ma soprattutto se sia compatibile con i principi costituzionalmente affermati di libertà di manifestare il proprio pensiero, soprattutto quando si tratti di studenti. Perché al Ministero e tra le burocrazie potranno darci tutte le risposte possibili ed immaginabili, che reggano oppure no. Ma noi, che amiamo la democrazia e la Costituzione, non possiamo accontentarci di risposte formali. Ciò che ci interessa è la sostanza, ed allora dobbiamo cominciarci a dire alcune cose.

Cominciamo da qui, dalla nostra memoria. Intere generazioni di studenti, sia delle superiori che universitari, noi compresi, sono stati lasciati liberi di esprimere le proprie opinioni sui fatti della politica nazionale e internazionale, e del malaffare. Il 23 maggio sarà celebrato un altro anniversario della strage delle stragi, quella nella quale persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Torniamo a quegli anni, e agli anni precedenti, e ricorderemo migliaia, decine di migliaia di ragazzi palermitani, siciliani e di ogni parte d’Italia  denunciare, proprio mentre gli adulti sceglievano l’omertà o l’indifferenza, ciò che a loro parere non andava, dalle continuità alle complicità alle collusioni tra mafia e Stato. Prendiamo gli anni di Tangentopoli e vedremo ancora loro, adolescenti e ragazzi a protestare con i loro striscioni colorati, con gli elaborati e con ogni altra forma di comunicazione, contro una politica che aveva scelto la corruzione come proprio modo di essere, di riprodursi, di finanziarsi.

Di sinistra o di destra, conservatori o progressisti, il mondo della scuola, dalla parte dei ragazzi, ha da sempre dato spazio alla immaginazione e alla creatività, esaltando il libero pensiero, potendo sempre contare sul sostegno, l’attenzione, la vicinanza di docenti che, a prescindere dal proprio orientamento politico, hanno posto al centro quella funzione maieutica che è propria dell’insegnante e che costituisce il vero tesoro della scuola. Liberare le energie, consentire la libera espressione, non misurarne le compatibilità rispetto a rigidi schemi degli adulti. Con il solo, giusto limite, naturalmente, dell’ordine pubblico e del buon costume. Nessuno si è mai sognato di sospendere un insegnante per omesso controllo, per aver consentito la pubblicazione su internet di una slide. Se così fosse stato sarebbero state migliaia le sospensioni se non le destituzioni all’epoca di Giulio Andreotti, Bettino Craxi o di altri premier ed esponenti del Governo, che in anni e per ragioni diverse sono stati attaccati, ridicolizzati da intere generazioni, senza che mai essi o i loro uomini abbiano scelto di reagire con i sistemi della censura.

Ecco perché quel provvedimento non è democratico, anche quando per pura, astratta ipotesi resistesse all’esame di un giudice. Ecco perché esso è di una pericolosità estrema e merita una reazione forte, che fortunatamente si sta spargendo a macchia d’olio, a prescindere dalle opinioni politiche. Prima che responsabili di quello messo controllo possano essere considerati anche i titolari della responsabilità genitoriale, papà e mamma. La nostra democrazia ha gambe solide ma nessuno, a questo punto, può far finta di niente.

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Un avvocato sulla professoressa sospesa: “Perchè non possiamo far finta di nulla” ultima modifica: 2019-05-19T11:17:18+01:00 da Gilda Venezia
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