Valeria Fedeli e il limite di amicalità

di Vincenzo Pascuzzi, Aetnascuola.it, 8.4.2018

– Chi lo stabilisce, come si misura, chi lo misura? Il preside? –

Se con Tizio ho un rapporto amichevole, vuol dire che fra noi ci comportiamo in maniera cordiale. Anche se magari non ne conosco il nome, anche se non abbiamo mai parlato di niente più del tempo. Se con Caio ho un rapporto amicale, vuol dire che io e Caio siamo amici, senza ulteriori dubbi, margini o sfumature. Un discorso amichevole può essere gradevole ma vederci completamente disinteressati; un discorso amicale è complice, e ci siamo dentro fino al collo.

Scuola: Fedeli (ministro Istruzione) a InBlu Radio, “rapporto di amicalità tra studenti e professori è inopportuno”. Licenziamento per chi supera il “limite”

29 gennaio 2018 @ 13:52

“Il rapporto di amicalità tra studenti e professori è totalmente inopportuno. Su questo sono stata molto severa e netta” e per chi supera il “limite” si potrebbe aprire lo scenario del “licenziamento”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, in merito agli ultimi fatti di cronaca e al recente caso di abuso in una scuola della Capitale. “La responsabilità dei docenti – ha aggiunto il ministro – è enorme e va sostenuta e riconosciuta. È una delle professionalità più significative. Devono avere una deontologia professionale”. “I docenti – ha proseguito Fedeli – devono sapere che il loro rapporto con i ragazzi in formazione, essendo loro adulti e i giovani dei minori, deve avere un limite. Il limite che si devono dare non è solo la deontologia e un’etica nell’esercizio della professione ma anche essere consapevoli che devono esercitare la loro libertà d’insegnamento sulla didattica e i contenuti”. “Non devono mai superare il limite dell’esercizio di libertà educativa nella didattica perché c’è il rischio che si sfoci in atteggiamenti che sono utilizzati, in alcuni casi, a fini diversi”, ha precisato il ministro. “La larga maggioranza dei docenti – ha concluso Fedeli – è assolutamente consapevole della propria funzione. E dove questo non avviene bisogna essere molto duri: procedimento, verifica, licenziamento. Il docente ha un potere d’influenza sul minore enorme, per questo deve essere consapevole del limite nel rapporto con gli studenti”.


Amicizia e amicalità

Porre pensiero all’amicizia è un momento fondamentale per chi si occupi, a vario titolo, del volontariato e del sociale.“In questa convivenza umana assai colma di errori e di sofferenze ci confortano soltanto la fiducia non simulata e la solidarietà di veri amici” (Agostino, De Civitate Dei)

L’amicizia non è un affare utilitaristico, ma mette in relazione speranza, fiducia, solidarietà e sofferenza.
Quindi non è data una volta per tutte, ma può essere sempre scoperta. Non è bello pensare, nell’attività di volontariato, all’amico che verrà? Alla scoperta ulteriore che faremo della parte di noi a noi sempre ignota?
Porre pensiero all’amicizia è un fatto fondamentale per chi si occupi, a vario titolo, del volontariato e del sociale. E’ poi un primo passo verso la considerazione più ampia sulla natura del processo amicale, della sua necessità nella formazione umana del volontario. Ma questa è un’altra storia.

http://guide.supereva.it/volontariato/interventi/2000/08/9552.shtml

Amicizia e amicalità – parte II

Seconda parte della riflessione attorno la modalità dell’amicizia e dell’amicalità. Anche per approfondirne le differenze.

Enrico Pascal scriveva che amicalità è una parola che suona in modo musicale. Essa, proseguiva, è una dimensione gratuita diversa dall’amicizia. L’amicizia ha avuto, nel corso dei secoli, uno scambio affettivo attraverso modalità che hanno avuto un consenso sociale, l’amicalità la si può desiderare ma non istituzionalizzare.

E’ da tali presupposti che trae questa definizione: Amicalità, profumo delle relazioni umane.

Al di là delle definizioni, nelle quali non mi addentro per ora, questo concetto è un importante richiamo ad una sensibilità tutta particolare attraverso la quale sentire l’altro e il mondo che ci circonda. Anzi è un esercizio di sensibilità, per cogliere l’altro nella sua dimensione etica ed estetica. So che sembrerò banale e ingenuo, ma è così che accade ai nostri piccoli. Un bimbo, se non influenzato, tende a sorridere e a rivolgersi all’altro, anche se non conosciuto.
Ingenuità, fiducia e innocenza sono l’incantesimo delle origini. Basta davvero una sola ombra a spezzarlo, uno sguardo malizioso o duro. Allora si tratta di non smettere mai di allenarsi, ed in questo, in ultima analisi, sta la differenza tra amicizia ed amicalità: la prima è spontanea e non necessita di educazione, la seconda ne è. al contrario, il frutto.

http://guide.supereva.it/volontariato/interventi/2000/09/11523.shtml

Amicizia e amicalità-parte III

Continua anche la riflessione attorno il sentimento dell’amicalità. Questa forma moderna di ‘resistenza’ passa, inevitabilmente, attraverso una trasformazione personale che riesca a farci ritrovare la gioia dei sentimenti più lievi.

L’amicalità, abbiamo visto negli interventi precedenti, è un modo responsabile e cosciente di porsi nei confronti dell’altro. E’ più intenzionale dell’amicizia. Ma anch’essa spontanea e soprattutto gratuita. Ma come favorire il suo nascere e svilupparsi? quanti di noi nei rispettivi luoghi di lavoro possono dire di respirarla? Come poi trasportarla fuori? Io credo che una parte di colpa in questo sia da attribuire anche ad una visione pessimistica della natura umana. Come se l’uomo non fosse più in grado di autogovernarsi, di esprimere le proprie risorse positive.
Ecco perché su uno sfondo così poco favorevole è ancor più necessario costruire forme di relazionalità amorevole e amicale. Questa forma moderna di ‘resistenza’ passa, inevitabilmente, attraverso una trasformazione personale che riesca a farci ritrovare la gioia dei sentimenti più lievi. Chi vi scrive deve constatare di avere ancora moltissima strada da compiere. Un pezzetto forse potremmo farla assieme, anche attraverso queste pagine.

http://guide.supereva.it/volontariato/interventi/2000/10/14849.shtml


Chi è più amico, l’amichevole o l’amicale?

Specie su questioni importanti come l’amicizia è importante sapere che cosa significa quello che si dice. Qui vediamo la differenza fra gli aggettivi “amichevole” e “amicale”.

30 giugno 2017 18:00 di Giorgio Moretti

Alla mia richiesta d’aiuto ricevo due risposte: una amichevole, una amicale. Entrambe possono essere calde, cordiali, affabili, ma non sono affatto la stessa cosa. Quale preferiremmo ricevere? Che differenza c’è? (È anche su queste questioni apparentemente semplici come questa che la nostra lingua mostra la sua complessità.)
‘Amicale’ è spesso indicato, nei dizionari, come sinonimo di ‘amichevole’. Alcuni autori, più precisi, evidenziano che ‘amicale’ è meno comune, e appartiene a un registro linguistico più elevato, a un parlare più ricercato. Ma non è qui che si trova la differenza che c’è fra queste due parole.
Condividono la medesima base, cioè ‘amico’: ciò che balza all’occhio è che però vi aggiungono due suffissi diversi, cioè ‘-ale’ ed ‘-evole’.  Sono entrambi suffissi propri di aggettivi, ma sono proprio loro a veicolare sfumature differenti.
Il suffisso ‘-evole’ lo troviamo in piacevole, biasimevole, onorevole, compassionevole. E ci appare, per così dire, più dinamico: partendo da un verbo (o da un nome), descrive un’attitudine, o spesso un’azione, agita o subita. Una cosa piacevole dà piacere, una cosa onorevole è da onorare, il compassionevole è volto e intento alla compassione. Quindi? L’amichevole agisce da amico. Il suffisso ‘-ale’, invece? È più neutro, e non si porta dietro simili sfumature: personale, finale, attuale, patrimoniale. Sono parole pulite. Il risultato è che ‘amicale’ descrive un’aggettivazione più strettamente vincolata al concetto di amico, e indica una qualità più intima e solida. Insomma, se l’amichevole si comporta da amico, l’amicale è amico, e c’è una bella differenza.
Se con Tizio ho un rapporto amichevole, vuol dire che fra noi ci comportiamo in maniera cordiale. Anche se magari non ne conosco il nome, anche se non abbiamo mai parlato di niente più del tempo. Se con Caio ho un rapporto amicale, vuol dire che io e Caio siamo amici, senza ulteriori dubbi, margini o sfumature. Un discorso amichevole può essere gradevole ma vederci completamente disinteressati; un discorso amicale è complice, e ci siamo dentro fino al collo.

continua su: https://www.fanpage.it/chi-e-piu-amico-l-amichevole-o-l-amicale/
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Il fattore “A”: amicalità

Ha a che vedere soprattutto con l’essere empatici. Le persone in cui questo fattore è predominante sono comprensive, tolleranti e serene con gli altri. Mostrano grande capacità quando si tratta di comprendere i bisogni e i sentimenti altrui.

link https://lamenteemeravigliosa.it/aspetti-goldberg-la-personalita/

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Valeria Fedeli e il limite di amicalità ultima modifica: 2018-04-08T18:24:44+01:00 da Gilda Venezia
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