Veladiano: «Ai presidi assegnate troppe scuole, ricorso al giudice contro le reggenze»

di Sabrina Tomè,  la Nuova Venezia, 28.11.2017

– La dirigente e scrittrice vicentina si è ribellata alla nomina plurima.  «Situazione insostenibile, istituti distanti anche 60 chilometri».

PADOVA –  La preside, e scrittrice vicentina Maria Pia Veladiano – alle spalle un premio Calvino e uno Strega – è stata la prima a dire no. No al sistema sempre più diffuso delle reggenze, con l’assegnazione di una pluralità di scuole spesso distanti tra loro, ad un unico preside.

Lo ha fatto con un ricorso al giudice, impugnando appunto la nomina di reggente. Un gesto forte, un segnale sul malessere della scuola, un’iniziativa che potrebbe essere replicata da molti colleghi.

Quello dei “presidi equilibristi”, reggenti di più scuole anche distanti tra loro, è un fenomeno che quest’anno sembra essersi acuito. Ci sono casi limite come il suo, con l’assegnazione di un istituto a sessanta chilometri o come quello del preside costretto a dividersi tra Mogliano, Murano e Sant’Erasmo. Come mai si è arrivati a questa situazione?
«In tutta Italia sono più o meno duemila i dirigenti che hanno una reggenza, il che significa che 4 mila scuole hanno un dirigente in condivisione. Da noi nel Veneto la situazione è molto più grave perché il 90% degli istituti ha presidi condivisi. In provincia di Vicenza siamo a quasi al 100%. Si è arrivati a questo perché non sono stati fatti i concorsi l’ultimo è del 2011. Dal momento che i dati sono noti, ovvero il numero di istituti, il numero di dirigenti, la nostra età anagrafica e pensionabile, si tratta di una mancanza di previsione da parte dell’amministrazione. C’è da dire che in questo modo lo Stato risparmia un bel po’. Un dirigente costa 50 mila euro lordi l’anno (2. 500 netti al mese, per il dirigente di una scuola di media complessità), mentre una reggenza ne costa 5 mila (350 euro al mese). Non è cosa buona però, perché l’attenzione di uno Stato per la scuola dice la fiducia verso il futuro, la vita».

Quali sono le conseguenze per i ragazzi delle scuole interessate alle maxi reggenze?
«Esatto. I ragazzi. Dal momento che la doppia scuola comporta il doppio di responsabilità non delegabili, cioè che rimangono sempre e comunque in capo al preside, quel che capita è che si inseguono affannosamente le responsabilità che comportano sanzioni o procedimenti penali e si sacrifica la relazione. La scuola è una grande comunità educante e funziona se c’è una cura minuta e quotidiana delle relazioni. Ascoltare i ragazzi, riceverli quando vengono in presidenza, dialogare con i genitori, coordinare il lavoro dei docenti. Metà dei problemi a scuola sono risolti attraverso il dialogo. Guardi, dipende dall’idea di scuola che abbiamo. Una scuola che vive di firme e burocrazia si accontenta di un preside a metà. Ma non è questa che i ragazzi, i genitori, i docenti e anche la Costituzione ci chiedono» .

Lei ha deciso di dare un segnale rivolgendosi al tribunale.

«Ci sono aspetti strettamente legati al nostro contratto e altri connessi al servizio che la scuola deve dare alla comunità. Ci ho pensato molto. Ho sempre pensato che i problemi debbano essere risolti attraverso il dialogo. In questo caso non c’era un’altra strada e mi dispiace moltissimo» .

In caso di accoglimento costituirebbe un precedente importante, per rovesciare una situazione di diffuso disagio.

«Non lo so. Immagino che dipenda dalle motivazioni del giudice. Non ho presentato il ricorso al giudice del lavoro per una questione di principio o di rivendicazione. È che proprio vivo l’impossibilità di assicurare la giusta cura alla realtà delle scuole che mi è sono state affidate. Come si fa ad accompagnare davvero un istituto superiore grande come un paese, bello di energie esplosive e confuse come sono quelle degli adolescenti, e poi anche un comprensivo bello di energie bambine, dall’infanzia alle medie, se si è sempre in corsa fra un posto e l’altro e fra un adempimento e l’altro? Perché non dire davvero al mondo intorno che così non va bene?»

I presidi con un numero impossibile di scuole da seguire, gli insegnanti di sostegno che mancano, le maestre condannate alla precarietà: la scuola italiana, un tempo fiore all’occhiello di questo Paese, è sotto assedio?
«È in difficoltà, sì. Assedio no. La scuola è amata ancora molto da genitori e ragazzi. Gode di una fiducia molto maggiore rispetto ad altre istituzioni. Se riusciamo a costruire rapporti si lavora bene ma non basta. Servono risorse ma, come dire, risorse pensate. La scuola è stata usata come strumento demagogico spesso. È facile perché tutti abbiamo un figlio o un nipote che va a scuola e abbiamo un’idea di come devono andare le cose. Ma non funziona così. Serve un pensiero. Che scuola vogliamo? Inclusiva perché è giusto e anche perché altrimenti scoppia la società? E allora puntiamo su quello. Competitiva perché il mondo è competitivo? Anche no perché a scuola non deve riprodurre i meccanismi del mondo, deve dare strumenti critici per capire e migliorare il mondo. Per essere tutti più felici. Manca un giusto investimento di pensiero e di risorse da parte di un’amministrazione che molto spesso non viene dal mondo delle aule e non ne conosce la bellezza e la complessità umana. Lo sa che come mancano i presidi mancano anche i Direttori dei servizi amministrativi? Un tempo venivano chiamati “segretari”, sono quelli che scrivono i bilanci di cui sono responsabili i presidi. Ecco, non ci sono. Sta partendo il concorso in questi giorni. È previsto che abbiano la laurea. In questo momento per coprire gli ultimi posti vacanti (credo che l’ultimo concorso sia stato nel 2003, un altro mondo) nel Veneto vengono nominati gli assistenti amministrativi a tempo determinato, cioè non di ruolo. Di solito sono collaboratori scolastici che hanno fatto domanda di passare all’amministrazione. Sono chiamati a governare bilanci di centinaia di migliaia di euro, a gestire la complessità dei PON. Si potrebbe aprire un capitolo anche su questo» .

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Veladiano: «Ai presidi assegnate troppe scuole, ricorso al giudice contro le reggenze» ultima modifica: 2018-10-29T10:28:05+00:00 da Gilda Venezia

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