Violenza a scuola, il nuovo caso riguarda un Dirigente scolastico

Gilda Venezia

dal blog di Gianfranco Scialpi, 26.3.2023.

Gilda Venezia

Violenza a scuola. L’ultima vicenda riguarda un Dirigente scolastico. Ormai è un bollettino di guerra. Le ragioni di questo degrado che favorisce la solitudine di chi lavora nelle scuole

Violenza a scuola, l’ultimo caso riguarda un Dirigente scolastico

Violenza a scuola. L’altro giorno è stata coinvolta una docente d’inglese. E’ stata percossa  perché la figlia aveva ricevuto un voto basso.
Il Sole24-Scuola pubblica una nuova notizia: “A Cesena, invece, un dirigente scolastico è stato aggredito e colpito con un pugno dal parente di un’alunna, andato a prendere la nipote pur non avendo la delega dei genitori. L’episodio è avvenuto alla Scuola Media 2 di via Pascoli, dove sono intervenuti anche i carabinieri. Il preside ha cercato di spiegare le ragioni per cui la scuola non poteva affidargli la ragazzina, ma l’uomo prima si è innervosito, poi gli ha sferrato un pugno sull’orecchio. Il dirigente scolastico è andato al pronto soccorso e ha avuto una prognosi di 14 giorni.

Quali le cause di questi episodi?

Purtroppo la violenza è una presenza continua nella nostra esistenza. La sperimentiamo quando qualcuno lampeggia con i fari per superarci a una velocità non consentita. La violenza risiede nelle espressioni volgari che purtroppo condiscono il nostro linguaggio (la madre che offende i prof. per i troppi compiti). Salendo la violenza coinvolge donne, bambini, personale sanitario.
Quali le cause di questa presenza spesso pulviscolare, altre volte marcatamente percepita?  Difficile risalire a una causa. E’ più probabile che siano diversi i motivi che interagendo tra di loro produccono poi l’atto.
Innanzitutto occorre analizzare le storie personali di chi agisce in questo modo. E’ probabile ritrovare una grammatica e una sintassi (regole) acquisite in famiglia che sono  state percepite (non sempre) come risolutrici e  come vincenti. “Una mela non cade mai lontano dall’albero“.
Cercando di spiegare la violenza contro il personale scolastico, uno dei motivi è la percezione che la scuola sia ormai percepita come  un’azienda che offre prodotti  orientati al cliente. Quest’ultimo esprime desideri e richieste e finché l’istituzione scolastica agisce coerentemente con questo profilo non ci sono problemi. Quando invece, la scuola si differenzia, ricordando le sue regole (vicenda D.S.), l’impegno per conseguire alcuni risultati (voto ), allora il cliente protesta, fino ad arrivare, in alcuni casi, alla violenza. Questa, inoltre è il risultato di un Io che fa esperienza del limite, della frustrazione. Questi sono i “paletti” che ci ricordano che l’esistenza è complessa, che non tutto può ruotare sull’”Io voglio”, “Io ho il diritto…”. Fortunatamente la vita ci pone di fronte a dei no che ci aiutano a crescere (A. Phililips) come la sofferenza e il dolore che noi abbiamo bandito perché insopportabilmente senza senso (Byung-chul Han, la società senza dolore). L’esperienza estrema è la morte che rimossa produce una nevrosi esistenziale.

Resta la solitudine di chi lavora a scuola

Qualche settimana scrivevo al riguardo della solitudine dei docenti (estesa ora anche ai D.S) come effetto di questa violenza che circonda la scuola;
La solitudine dei docenti. E’ una condizione vissuta che può essere facilmente constatata. Di segno opposto quella proposta nei convegni e nelle interviste di inesperti lontani dall’aula. Da quando la società è stata colonizzata da un esasperato individualismo che ha veicolato lo scenario dei legami deboli, la scuola ha abbandonato il profilo di comunità educante. Questo è stato sostituito da monadi senza finestre (Leibniz) dove ognuno è incapsulato nel proprio Io, illudendosi che tutto ruoti intorno a sé.
Fatta questa premessa, presento due recenti vicende. Alla prima ho dedicato diversi articoli. Mi riferisco all’insegnante “impallinata”. Qualche giorno fa è stata ascoltata dalla VII^ Commissione istruzione e  ha espresso tutta la sua amarezza e solitudine dichiarando: “Mi sono sentita sola, abbandonata: come se la responsabilità di quell’aggressione fosse colpa mia, e non di chi l’aveva portata a segno“.
La seconda vicenda è di questi ultimi giorni. Tratta di un  genitore che inveisce contro gli insegnanti per i compiti dati a suo figlio. Al momento, e sorprende, non si registrano (pronto però a rettificare)  prese di posizione da parte della Dirigente scolastica e dei suoi colleghi, come se le offese non coinvolgessero tutto l’istituto.

Violenza a scuola, il nuovo caso riguarda un Dirigente scolastico ultima modifica: 2023-03-26T20:41:23+02:00 da
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