Zerosei, a che punto siamo?

di Giancarlo Cerini, Nidi d’Infanzia, 20.10.2017

– Le linee guida, l’assegnazione delle risorse, il curricolo, i poli 0-6.
Il punto della situazione e i prossimi passi. 

Nel corso dell’a.s. 2017-18 tre eventi significativi riguarderanno il settore dell’educazione infantile: l’attuazione del decreto legislativo sul sistema integrato zerosei (il d.lgs. 65/2017), l’avvio sperimentale dell’autovalutazione nella scuola dell’infanzia (il RAV-infanzia), la celebrazione dei 50 anni della legge 444/1968 che ha istituito la scuola materna statale. È giusto tenere insieme questi tre eventi per una visione d’insieme sull’educazione dell’infanzia. Questo significa che il nuovo scenario dello zerosei non deve essere interpretato come perdita dell’identità specifica della scuola dell’infanzia, come a volte si sente affermare da insegnanti preoccupati del futuro.La scuola per i bambini dai 3 ai 5 anni ha una gloriosa storia che testimonia della fiducia dei genitori verso questa struttura educativa. Ci sono tassi di frequenza elevati, avendo già raggiunto l’obiettivo europeo di una frequenza per i bambini di 4 anni superiore al 95%. È una storia (non solo pedagogica) che vede protagonisti pedagogisti “togati” e pedagogisti di strada (Malaguzzi, Ciari, Neri e tanti altri) e che si articola in un paesaggio plurale fatto di tante scuole statali, comunali, private paritarie.

Una cornice “emozionale”, ma non solo
Ora anche il nido d’infanzia reclama giustamente la sua visibilità educativa. È un’esperienza ancora rivolta a pochi bambini (meno del 20% di quelli in età), dai costi elevati, diversamente distribuita sul territorio (quasi assente al Sud). L’obiettivo è di espandere il servizio educativo per i bambini al di sotto dei tre anni, anche attraverso soluzioni originali (come il polo infanzia o le sezioni primavera). Ben venga il progetto zerosei se, attraverso questa “cornice emozionale”, la società italiana metterà l’infanzia al centro delle sue preoccupazioni. Ci sono delle condizioni difficili: aumenta il tasso di povertà materiale ed educativa dei bambini (cfr. i rapporti annuali “Save The Children” e i progetti istituzionali e delle Fondazioni), ma solo la presenza di una rete qualificata di servizi educativi tra 0 e 6 anni può fare la differenza.
Sappiamo che la qualità di una comunità si misura dalla capacità di prendersi cura dei piccoli… ed è per questo che va apprezzato il documento dell’Unione Europea sugli indicatori di qualità nei servizi educativi (ECEC), che è alla base del progetto italiano sullo “zerosei”, ora tradotto nel decreto legislativo 65/2017.

I prossimi passi
In queste settimane le attenzioni del Governo sono dedicate prioritariamente all’assegnazione delle consistenti risorse finanziarie messe a disposizione del sistema integrato zerosei dal nuovo decreto (oltre 200 milioni ogni anno). È prevedibile che la maggior parte dei finanziamenti siano dirottati verso i Comuni per consentire di espandere la rete dei nidi (per i quali la legge propone il raggiungimento della quota del 33% di copertura) o per abbattere i costi per gli utenti. Per la scuola dell’infanzia l’impegno è quello di armonizzare gli standard di funzionamento verso l’alto, definendo appositi parametri di qualità e verificandoli. Importante sarebbe per la scuola statale dell’infanzia attivare, anche gradualmente, l’organico potenziato di istituto, perché questo consentirebbe di migliorare le condizioni di funzionamento della scuola (compresenza, figure di supporto, ecc.). Ci sono poi due novità da mettere meglio a fuoco: i poli infanzia e le sezioni primavera.

Il polo infanzia alla prova
Per i poli 0-6 diventa opportuno conoscere le diverse proposte che le Regioni stanno presentando, in quanto i poli non rispondono solo ad esigenze strutturali (con la costruzione di un limitato numero di nuovi edifici “sperimentali”), ma ad una diversa progettualità educativa, che può comprendere forme soft di raccordo (ad esempio, assicurando un medesimo progetto curricolare in continuità) o modalità più incisive di integrazione (ad esempio, attraverso metodologie di progettazione aperta che valorizzano l’incontro tra le diverse età dei bambini come fattore di sviluppo educativo). In entrambi i casi, le soluzioni operative dovrebbero avvalersi di un quadro pedagogico di riferimento. A questo servono, appunto, le “linee guida 0-6 anni”.

Dopo l’inverno, la primavera
Per le sezioni primavera, sembra opportuno delineare, sulla falsariga degli accordi Stato-Regioni-Autonomie Locali (si citano i parametri quali-quantitativi contenuti nell’accordo Atto 83/CU del 1-8-2013, successivamente prorogato) una base pedagogica ed organizzativa “comune” che metta un po’ d’ordine in una realtà che appare assai frammentata per le soluzioni adottate, la precarietà amministrativa, la molteplicità delle formule organizzative e del trattamento contrattuale del personale impegnato. In questo quadro una particolare attenzione merita la condizione giuridica delle sezioni primavera gestite dallo Stato (con l’assenza di organici ad hoc e con la necessità di esternalizzare il servizio, spesso a cooperative sociali).

Un curricolo orientato a competenze soft
Ma cosa potrebbero dire di nuovo le preannunciate “Linee guida 0-6”? Sarà dato grande rilievo a un approccio olistico (decisamente sostenuto nei documenti europei) che rimanda ad una visione complessiva dello sviluppo dei bambini, con un ancoraggio alla propria identità e storia, per:

  • evitare frammentazioni, aiutare a riorganizzare le proprie risorse;
  • vivere la discontinuità come sfida positiva e la continuità come ponte e filo conduttore.

Anche nel nido si può parlare di curricolo se si evitano le rigidità dei percorsi precostituiti dagli adulti e si mettono al centro le modalità di apprendimento dei bambini: gioco, socialità, emozione, partecipazione, curiosità, sperimentazione, memoria, consapevolezza. Ma questi concetti sono presenti anche nella scuola dell’infanzia, con il suo impegno per le competenze trasversali, le soft skills, le abilità per la vita.
Possiamo prendere come riferimenti il curricolo berlinese, il curricolo 0-18 anni della Repubblica di San Marino, le Linee Guida milanesi per lo “zerosei”, le stesse Indicazioni Nazionali del 2012 (ad esempio, il profilo olistico “pensato” per il bambino di 6 anni, dove si parla di “competenze di base che strutturano la sua crescita personale”). In questi documenti le parole che ricorrono con maggiore frequenza sono: corpo, esperienza, emozioni, socialità, narrazione, rappresentazione.

Il curricolo implicito
Emergono due curricoli: uno implicito (una scuola “materiale”) e uno esplicito fatto di progetti, laboratori, attività, proposte. Entrambi “pensati” dagli adulti che li predispongono con la finalità di promuovere un ambiente di “apprendimento, di vita e di relazione”, che solo gradualmente si struttura in esperienze per stimolare lo sviluppo incontrano i diversi linguaggi.
“I linguaggi sono dimensioni naturali e autentiche che permeano i contesti di vita e vengono proposti attraverso esperienze co-costruite” (Linee Guida 0-6, cit.). I campi di esperienza (Indicazioni/2012) si ispirano a questa visione, anche se accentuano il richiamo alla dimensione culturale e conoscitiva, in ottica formativa.
L’intreccio di curricolo implicito ed esplicito (in realtà un solo curricolo) pone le basi per un progetto pedagogico coordinato tra nidi d’infanzia e scuole dell’infanzia.

Il sistema “integrato”: istruzioni per l’uso
Si stanno in queste settimane predisponendo i primi atti necessari per dare attuazione al decreto legislativo sullo “zerosei”. In particolare sono in fase di elaborazione il Piano di Azione Pluriennale e la ripartizione dei finanziamenti, entrambi da approvare in sede di Conferenza Stato-Regioni-Autonomie locali. E certamente le Regioni faranno la voce “grossa”, perché il settore che è in maggiore sofferenza è proprio quello degli Asili Nido.
In questa fase transitoria è una preoccupazione giusta, ma in prospettiva un vero sistema integrato zerosei dovrà:

  • dare uguale rilievo, nei finanziamenti e nei programmi, ai servizi educativi (0-3) e alle scuole dell’infanzia (3-6), sapendo che nel Decreto legislativo sono denominati diversamente, fin dal profilo giuridico degli operatori in essi impegnati (educatori nei nidi, insegnanti nelle scuole dell’infanzia);
  • dotare i nidi di Orientamenti educativi e le scuole dell’infanzia di INDICAZIONI (sono quelle del 2012!!!) da raccordare con Linee Guida pedagogiche 0-6 che dovrebbero assicurare continuità e coerenza all’intero sistema, oltre che fornire indicatori di qualità per il polo 0-6 e le sezioni primavera;
  • tenere aperta la prospettiva dell’organico di potenziamento nella scuola dell’infanzia (c’è un passaggio esplicito nel decreto che consente di spostare posti del potenziamento dagli altri ordini scolastici alla scuola dell’infanzia, ingiustamente penalizzata);- valorizzare le migliori insegnanti della scuola STATALE, proponendo lo svolgimento di funzioni di coordinamento pedagogico (es. part-time o esonero) e rapporti con pedagogisti delle comunali e delle private per dar luogo ai coordinamenti pedagogici territoriali, ove vanno “valorizzate” (dice la legge) tutte le risorse presenti nel sistema integrato- potenziare la formazione in servizio, introducendo nel piano nazionale di formazione (DM 797/2016) una decima priorità (cultura e didattica per lo zerosei) con risorse finanziarie ad hoc… senza dimenticare che già ora è possibile, in sede di progettazione della formazione di rete, dedicare risorse mirate alla formazione specifica per i docenti della scuola dell’infanzia statale.

La realizzazione di questi punti può rappresentare un passo in avanti per le condizioni di lavoro nella scuola materna statale, che a 50 anni dalla legge istitutivo del 1968 (che dovrà essere celebrata con rispetto) ha diritto alla sua identità, alla sua specificità, pur in una necessaria cornice di attenzione complessiva all’infanzia, come ci invita a fare proprio l’ipotesi “zerosei”.

Zerosei, a che punto siamo? ultima modifica: 2017-10-21T21:45:41+01:00 da Gilda Venezia
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