Assegnate diecimila cattedre, ma mancano i prof di sostegno

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di Carlo Gravina e Ilario Lombardo,  La Stampa 1.9.2015.  

Gli insegnanti della Fascia B hanno scoperto la destinazione, molti dovranno trasferirsi.
Resta la grana dei diplomati delle scuole magistrali che vanno inseriti nelle graduatorie

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ROMA
Questa mattina circa 10 mila insegnanti avranno già conosciuto il proprio destino. Sono coloro che rientrano nella Fase B, che assegna i posti residuali dell’organico di diritto su base nazionale. A mezzanotte e un minuto, aprendo la posta, avranno trovato la mail contente la sentenza prodotta dall’algoritmo usato dal Miur e sapranno dove sono finiti. Se in una provincia del Nord, come temevano la maggioranza dei precari del Sud, o più vicino a casa. Gli aspiranti docenti avranno poi dieci giorni di tempo, per accettarla o rifiutarla. Se rifiutano, saranno fuori e non resterà loro che il concorso. Intanto, in attesa che altri 55 mila docenti vengano assunti nella Fase C, attraverso il potenziamento dell’organico a novembre, in queste ore la riforma comincia il suo faticoso cammino in aula. Ieri è partito l’anno scolastico, ma il 15 settembre, quando torneranno in classe, i ragazzi troveranno una scuola che assomiglia ancora a quella dell’anno precedente.

Diplomati magistrali
L’ultima grana è arrivata dal Consiglio di Stato che ha accettato il ricorso presentato da 2 mila diplomati magistrali, e ha emesso un’ordinanza che obbliga il ministero a reintegrarli nelle graduatorie a esaurimento, da cui erano stati esclusi. Il governo minimizza: «Non cambia nulla», e offre la possibilità di un inserimento in coda. Gli insegnanti chiedono di essere ammessi al piano di assunzioni in corso. Ma questa è soltanto una delle tante spine che potrebbero arrivare dalle magistrature di diverso livello prese d’assalto dai ricorsi. Un altro sarebbe pronto per la presunta mancata trasparenza delle procedure nelle fasi B e C, in quanto non sarebbero stati comunicati gli esatti posti disponibili per classe di concorso.

Precari storici negli asili
Ieri davanti al Campidoglio erano accampate decine di precarie. Sono alcune delle «esodate» dei nidi e delle scuole dell’infanzia, incappate nell’effetto paradossale di una sentenza della Corte di Giustizia europea che avrebbe dovuto tutelarle, e invece le riduce senza lavoro e stipendio. Strasburgo ha condannato l’Italia e stabilito che non si possono coprire le carenze di organico con il personale precario. E così educatrici con 36 mesi di contratti alle spalle non potranno partecipare al bando del Comune per le nuove supplenze. Per un singolare cortocircuito burocratico, la riforma prevede una deroga per le scuole statali, ma non per quelle comunali. Roma è il primo caso e, calcolano i sindacati, coinvolge circa 5 mila precari storici. Potrebbero essere il doppio in tutta Italia. «Un’intollerabile ineguaglianza», la definisce l’assessore capitolino ed ex ministro Marco Rossi Doria, chiedendo, d’accordo con l’Anci, l’intervento del governo.

Posti vacanti  
Il Miur deve fare i conti anche con un altro problema: la mancanza di docenti di sostegno e di matematica. Specialmente per le scuole medie. Due fattori che andranno a erodere il numero complessivo delle assunzioni previste. Inoltre, delle 71.643 domande pervenute, circa 15 mila sono state inoltrate da professori della scuola per l’infanzia che però, nella fascia da 3 a 6 anni, non mette a disposizione neanche una cattedra. Per trovare i professori che mancano, specialmente sulle classi di concorso scoperte, il Miur dovrà aumentare i posti che saranno assegnanti, entro la fine dell’anno, nel nuovo maxi concorso.

Le supplenze  
Per mitigare temporaneamente gli effetti del maxi esodo dei docenti, specialmente in direzione Sud-Nord, il Miur ha stabilito che chi otterrà una supplenza potrà svolgere l’anno scolastico nel luogo in cui ha accettato la proposta e rinviare al prossimo anno il trasferimento nella sede in cui è stata prevista l’assunzione.
È stato perciò deciso di anticipare all’8 di settembre la scadenza per l’assegnazione delle supplenze. Un’opzione che se da un lato consente al precario di rinviare di un anno il trasferimento lontano da casa, e casomai sperare nel maxi piano di mobilità previsto per l’anno scolastico 2016/2017, dall’altro contribuisce a procrastinare per altri 365 giorni una situazione di incertezza.
Perché se infatti non si libererà alcuna cattedra, al docente non resterà altro che fare la valigia.

 

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