Calligrafia e personalità, “scrivere a mano favorisce l’autostima”

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Il Libraio,  22.11.2016

–  “L’abitudine a una corretta impugnatura della penna previene gli atteggiamenti visuo-posturali scorretti e aiuta a maturare un proprio stile di scrittura in corsivo, espressione di autostima e personalità. (…) E’ molto importante educare i bambini sin dalla scuola dell’infanzia a una corretta impugnatura”. ilLibraio.it ha intervistato l’Ottico optometrista comportamentale Giorgio Bollani, tra i relatori del convegno dal titolo “La scrittura a mano ha un futuro?”, promosso dall’Accademia Calligrafica Italiana

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Per secoli, la scrittura è stata un’abilità manuale condivisa da tutti e ogni individuo aveva uno stile personale e leggibile. Ma oggi le nuove tecnologie come il computer e gli smartphone, pieni di app di ogni sorta, hanno modificato profondamente la comunicazione e anche il modo in cui essa avviene. Il tempo passa, la scienza si evolve e tutti devono tenere il passo.

Ma siamo sicuri che sia proprio giunto il momento di “attaccare la penna al chiodo”? L’Accademia Calligrafica Italiana ha organizzato un convegno a Milano – che si svolgerà tra il 25 e il 26 novembre – per ragionare su questa tematica e tentare una risposta alla fatidica domanda: La scrittura a mano ha un futuro?

Tra i relatori si contano importanti calligrafi sia italiani, come Francesca Biasetton e Luca Barcellona, sia stranieri, come lo scrittore calligrafo inglese Ewan Clayton e il text artist americano Brody Neuenschwander.

In occasione dell’evento, inoltre, l’Archivio di Stato di Milano apre le sue porte al pubblico nel pomeriggio di venerdì 25 novembre. In maniera totalmente gratuita, previa iscrizione, tre turni di visite guidate permetteranno ai visitatori di accedere ai documenti custoditi, che coprono più di mille anni di storia della scrittura.

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 ilLibraio.it ha parlato con uno dei relatori, l’Ottico optometrista comportamentale Giorgio Bollani, che nel su intervento intitolato Saper impugnare bene per poter scrivere agli altri chi sei veramente spiegherà perché, a suo avviso, è molto importante educare i bambini sin dalla scuola materna a una corretta impugnatura, sia per prevenire gli atteggiamenti visuo-posturali scorretti, sia per maturare nel tempo un proprio stile di scrittura in corsivo, chiara espressione di autostima e di una propria personalità.

In che modo, secondo la sua esperienza, una corretta impugnatura può prevenire atteggiamenti visuo-posturali scorretti?
“Impugnare correttamente lo strumento grafico è importante perché favorisce visione, postura ed apprendimento, permettendo ordine, precisione e fluidità dei movimenti durante la scrittura. Solo poche generazioni fa, genitori e insegnanti erano attenti a richiamare i ragazzi a mantenere una postura corretta e a impugnare correttamente la penna, quando sedevano nei banchi. Il richiamo ‘stai diritto e scrivi bene!’ era efficace sugli scolari, anche se l’imposizione era un po’ troppo autoritaria. I banchi inclinati facilitavano la posizione e un’educazione dell’impugnatura della penna era indotta dall’uso dei pennini o stilografiche che sporcavano le dita d’inchiostro”.

Poi cos’è cambiato?
“In questi ultimi decenni il concetto di postura corretta è andato sempre più affievolendosi, benché sia notevolmente aumentato il numero di bambini e adolescenti che frequentano palestre, seguono corsi di educazione fisica, praticano discipline sportive. A casa e a scuola i ragazzi studiano spesso in posizioni inclinate e ravvicinate, impugnando la penna con prese scorrette che coprendo troppo spesso la punta, li obbliga a ruotare il quaderno anche di 90° per vedere cosa stanno scrivendo. Nella mia esperienza in studio e nelle scuole, ho verificato che solo il 9% dei bambini impugna correttamente e il mio studio sulle impugnature più diffuse pubblicato nel 1999 sulla Rivista Italiana di Optometria è tuttora attuale ed è stato confermato da studi successivi. Queste impugnature-prensioni dello strumento grafico, spesso sono dettate dalla necessità di una scrittura più visibile e di una presa più stabile”.

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Entri nei dettagli.
“L’impugnatura pollice in avanti, la più diffusa ai nostri giorni (60%), permette una scrittura più marcata con la penna a sfera, proprio per il suo angolo d’incidenza sul foglio compreso tra i 80° e i 100°. Tale necessità di far scrivere meglio la penna è presente in tutte le impugnature scorrette e si abbina a un notevole aumento della pressione sul foglio. L’aumento di pressione, anche in prese inizialmente corrette, fa scivolare la mano troppo in punta, coprendo inevitabilmente ciò che si sta scrivendo, obbligando il soggetto a ricercare strategie compensatorie visuo-posturali molto particolari”.

Ci faccia degli esempi.
“Alcuni studenti tendono ad allontanarsi dalla scrivania o allontanare il foglio da sé, inclinando la testa in basso e alzando gli occhi per poter ‘sbirciare-guardare’ sotto la mano che scrive. Questi ragazzi scelgono questa strategia adattiva per una loro debolezza nel convergere gli occhi (insufficienza di convergenza) che non gli permette di avvicinarsi piegandosi a lato (vedrebbero doppio). Tale atteggiamento di convergenza con sguardo verso l’alto, induce col tempo sintomi-segni astenopici (dolenzia agli occhi, lacrimazione, occhi arrossati, mal di testa frontale, instabilità di messa a fuoco, visione doppia) andando ad interferire negativamente su un veloce ed efficiente apprendimento”.

Torniamo ai suoi studi.
“Essi evidenziano come i bambini, nel passaggio dalla matita alla penna a sfera (a inchiostro riscrivibile o permanente), vivano l’esperienza negativa di penne che non riescono a depositare fluidamente e correttamente l’inchiostro sul foglio. Questo aspetto negativo dello strumento grafico produce rallentamenti della scrittura con eccessivi ripassi e/o correzioni delle lettere. Alcune scuole stanno cercando di rivalutare l’utilizzo della penna stilografica, per favorire impugnature corrette a tutela di visione, postura ed apprendimento; la penna stilografica è caratterizzata da un angolo d’incidenza utile che può variare dai 30°ai 60° mentre le penne a sfera soprattutto quelle ad inchiostro riscrivibile hanno un angolo d’incidenza utile dai 50°ai 90°. Una corretta impugnatura, strumenti grafici di qualità e l’utilizzo di un piano inclinato di 15°-20° permetterà di abbassare l’angolo d’incidenza utile, per scrivere più velocemente e senza intoppi, a tutela di vista, postura ed apprendimento”.

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Nella presentazione del suo intervento al convegno si legge: “È molto importante educare i bambini sin dalla scuola materna ad una corretta impugnatura […] per maturare nel tempo un proprio stile di scrittura in corsivo, chiara espressione di autostima e di una propria personalità”. A tal proposito, potrebbe chiarire come la calligrafia sia indice di personalità e in che modo lo scrivere in corsivo possa aiutare i più giovani nella costruzione di una sana autostima?
“La mia esperienza degli incontri-laboratori nelle scuole medie con il progetto P.E.A.V. ha evidenziato la scelta sempre più frequente di molti alunni di scrivere in stampatello, preferendolo al proprio corsivo che troppo spesso li penalizza nei giudizi finali dei propri insegnanti. Il ragazzo che scrive male, matura un giudizio negativo sulla sua calligrafia, al punto di non riconoscersi in essa; per evitare i continui giudizi negativi degli adulti, regredisce scegliendo la scrittura in stampatello, di più facile esecuzione e più ordinata, anche se più anonima e meno espressiva di quello che lui veramente è interiormente. Questa incapacità di scrivere in corsivo correttamente, velocemente e in bella forma, la si evidenzia anche nel mondo degli adulti, quando aspiranti avvocati e notai chiedono aiuto ai molti rieducatori del settore (calligrafi e grafoterapisti), per superare gli esami di stato che sono ancora a domande scritte e non a scelta multipla dove basta saper fare una crocetta”.

Quindi è fondamentale imparare da piccoli.
“Sì, è molto importante educare i bambini sin dalla scuola dell’infanzia a una corretta impugnatura, sia per prevenire gli atteggiamenti posturali scorretti, sia per maturare nel tempo un proprio stile di scrittura in corsivo, chiara espressione di autostima e di una propria personalità. Troppo spesso, ad esempio, lasciamo che i bambini si divertano a colorare velocemente con pennarelli e matite, figure prestampate scaricate velocemente da internet. Così facendo i bambini si abituano a utilizzare porzioni più alte dell’arto superiore (polso, gomito e spalla); le dita della mano sono pressoché immobili-contratte attorno allo strumento grafico, alla ricerca di una perpendicolarità del pennarello-matita per incidere-colorare in modo più marcato. Esercitare da subito il bambino sin dalla scuola dell’infanzia a impugnare correttamente con semplici gesti, senza fretta con piccoli movimenti rotatori, rispettando gli spazi ed i margini della figura, variando la pressione dello strumento grafico sul foglio, permetterà di acquisire più facilmente i movimenti di pregrafismo, facilitando un’impugnatura corretta ed un più facile inserimento nella scuola elementare. Saper scrivere bene, fluidamente senza incertezze ci permetterà di prestare più attenzione a quello che stiamo ascoltando mentre stiamo prendendo appunti o a quello che vogliamo esprimere quando dobbiamo comunicare agli altri quello che abbiamo appreso e quello che siamo, anche fosse solo attraverso una nostra personale firma su un documento, espressione sintetica della nostra autostima che ci siamo costruiti”.

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