Cattedre superiori: il Consiglio di Stato apre le porte ai ‘dottori di ricerca’

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di Salvo Intravaia,  la Repubblica, 8.11.2016 

– Il concorso per 63mila posti non consentiva l’accesso a questa categoria accademica considerata idonea solo per le supplenze. Durante le udienze è stato scoperto che hanno crediti formativi tre volte superiori a quelli di chi ha l’abilitazione all’insegnamento. La Giustizia amministrativa ha equiparato il titolo

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ROMA – Scuole medie e superiori: al concorso per la cattedra si può accedere anche con il titolo di ‘dottore di ricerca‘, e non solo con quello di ‘abilitazione all’insegnamento’. Lo ha deciso la Giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) esaminando i ricorsi presentati da 35 candidati al bando del concorso per 63712 cattedre pubblicato quest’anno che era chiuso ai ‘dottori di ricerca’.

È la prima volta che il titolo accademico di ‘dottore di ricerca’ – equiparato a quello che dà l’abilitazione all’insegnamento – apre le porte a un concorso per una cattedra. Questa innovativa decisione dei giudici amministrativi, oltre a essere destinata a far discutere il mondo accademico, rischia di creare un nuovo ostacolo al ‘concorsone‘ bandito nel 2016 (165mila partecipanti), il cui iter sta procedendo a passo di lumaca. In questo primo anno, infatti, le assunzioni (che riguardano il triennio 2016-2018), sono state finora pochissime. E non sono mancati i problemi.

La sorpresa: più ‘titolati’ i ‘dottori di ricerca’. I crediti formativi universitari di un ‘dottore di ricerca’ sono tre volte superiori (145 contro 45) di quelli necessari per avere il Pas, il Percorso abilitante speciale. Nonostante questo, i ‘dottori di ricerca’ non solo non hanno accesso al concorso nazionale per le cattedre. Ma sono considerati dal Miur idonei appena per una supplenza, la cosiddetta terza fascia. La scoperta è stata fatta dallo studio legale Delia-Bonetti durante la causa giudiziaria. I magistrati della Giustizia amministrativa si sono resi conto dell’incongruenza e hanno equiparato i due titoli, equiparazione che al momento riguarda solamente i candidati che hanno deciso di rivolgersi alla giustizia amministrativa.

Due gli iter giudiziari. I ricorsi sono stati di due tipi. Il primo ha avuto un iter travagliato, quasi kafkiano e riguarda cinque candidati che si sono rivolti al Tar prima che scadessero i termini. Il Tar Lazio li ha ammessi con riserva, ma, dopo che hanno vinto il concorso, li ha esclusi. I cinque ‘dottori di ricerca’ si sono poi rivolti al Consiglio di Stato, ottenendo la riammissione in graduatoria, e dunque l’assunzione.

Il secondo ricorso. Altri 30 candidati si erano rivolti al Tar Lazio dopo la data ultima di presentazione della domanda di partecipazione. E i giudici non li avevano ammessi. Quindi anche loro hanno deciso di presentare appello. Questa situazione è particolarmente complessa: in attesa del giudizio di merito dei giudici di secondo grado, che ne sarà di loro? Secondo il legale Santi Delia, “il ministero dell’Istruzione dovrà predisporre prove suppletive”.

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