Da oggi parte la «fase C»: il rebus del nuovo organico di potenziamento

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di Orsola Riva,  Il Corriere della Sera  21.9.2015.  

Entro il 20 novembre le scuole dovrebbero avere da 3 a 8 prof in più:
ma saranno quelli giusti per potenziare le competenze dei ragazzi in italiano, matematica e nelle lingue?

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Quasi 49mila posti in ballo (48.812) più oltre 6mila per il sostegno (6.446): da oggi parte la Fase C della Buona scuola, quella destinata all’organico di potenziamento (da 3 a 8 posti in più per ciascuna scuola): una lunga panchina di docenti senza cattedra a disposizione delle singole scuole o di una rete di scuole per attività come la valorizzazione e il potenziamento delle competenze linguistiche, logico-matematiche e scientifiche, della musica e dell’arte, delle discipline motorie, delle competenze digitali e laboratoriali, ma anche per la lotta alla dispersione scolastica e al bullismo, per l’inclusione degli alunni disabili, e per l’insegnamento dell’italiano L2 ai non madrelingua.

La circolare del Miur
Il Miur ha inviato oggi una circolare agli Uffici scolastici regionali per spiegare come funzionerà la procedura per l’assegnazione dei posti in più. Le scuole avranno due settimane di tempo (scadenza il 5 ottobre) per segnalare il proprio fabbisogno per il potenziamento dell’organico. Dal 12 al 20 novembre verranno attribuiti i posti alle singole scuole tenendo conto del numero degli alunni e di particolari situazioni (presenza di zone montane, piccole isole, bassa densità demografica, forte processo immigratorio, forte dispersione scolastica).

Dalle classi di concorso ai «campi di potenziamento»
Presidi, docenti e sindacati da tempo però segnalano le enormi criticità sottese da questa fase. A partire dalla difficoltà di far coincidere il fabbisogno delle scuole con l’offerta dei docenti rimasti nelle graduatorie dopo le prime fasi di assunzione. Come sarà possibile potenziare per esempio l’insegnamento della matematica alle medie o anche il sostegno se questi profili sono esauriti nelle Gae? Per ovviare al problema il Miur ha deciso di procedere non già in base alle classi di concorso ma per aree disciplinari, con il rischio evidente di un annacquamento delle competenze dei singoli prof che si troveranno impiegati per potenziare materie per le quali non sono abilitati, costretti ad equilibrismi defatiganti per loro e inutili per i ragazzi. Con la paura di finire, almeno in un primo momento – ovvero finché la riforma non andrà davvero a regime con l’immissione in ruolo dei 60-80 mila nuovi docenti del prossimo concorso – a fare poco più che i tappabuchi dei colleghi (quelli con cattedra) di volta in volta assenti.

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