I 500 denari

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di Cosimo De Nitto,  ReteScuole  22.10.2015.  

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Non si può sopportare che sull’aggiornamento e sulla formazione degli insegnanti si parli e si scriva superficialmente accreditando luoghi comuni e stereotipi lontanissimi dalla realtà, buoni solo per farne uno spot da utilizzare come propaganda politica di bassa lega da parte del governo. Ancor più mi dispiace se “a loro insaputa” molti insegnanti avallano questa semplificazione per cui 500 euro sono in qualche modo la misura di una volontà politica che crede nell’aggiornamento e nella formazione degli insegnanti. Utilizzarli o no conta poco, non è la questione che, come purtroppo accade, da mettere al centro di una riflessione che all’esterno della scuola non viene capita per mancanza di informazioni e chiarimenti che diano un’idea di ciò che significa aggiornamento e formazione dei docenti. Se non ci si rappresenta la definizione di “aggiornamento”, che cos’è, chi, come, quando, con chi, con quali obiettivi si fa non si ha la misura per valutare e giudicare cosa sono e cosa possono risolvere quei 500 euro che molto probabilmente, da quello che si sente in giro, saranno spesi quasi del tutto in strumenti che mancano all’insegnante solo perché ancor prima mancano alla scuola.
Allora partiamo dalla domanda: siamo sicuri di attribuire alla parola “aggiornamento” lo stesso significato?
L’aggiornamento si identifica col tablet, con uno spettacolo, con una visita ad un museo per quanto cose utili e meritorie possano essere queste?
L’aggiornamento è un’attività progettata, organizzata, strutturata. Come ogni attività di apprendimento e formazione essa ha bisogno di un processo di sviluppo in funzione di un fine specifico, coerente con gli obiettivi che si riconoscono come utili e necessari e che, nello specifico degli insegnanti, sono di natura pedagogica, didattica, disciplinare, metodologica. L’aggiornamento ha bisogno di tempi, ambienti, strumenti, relazioni in quanto non è un’attività genericamente apprenditiva e culturale, ma intenzionalmente informativa/formativa. E’ una pagliacciata, mi scuso per il termine, a fini puramente politici dare 500 euro per attività alla speriamo che me la cavo che invece dovrebbero essere collegialmente decise e condivise per pertinenza e coerenza con i “bisogni formativi” dei docenti, e soprattutto per l’acquisto degli strumenti, come si è invitati a fare. Io potrei anche acquistare (magari) uno Stradivari ma questo non fa di me, che non conosco la musica, un grande violinista. Posso acquistare un tablet ma se non so come ottimizzare il suo uso a fini didattici della mia materia a cosa serve? L’azione del governo si configura come una “mancetta” finalizzata alla captatio benevolentiae di colleghi realisti e pragmatici che “piuttosto che niente” preferiscono “piuttosto”.
Piuttosto, per esempio, che il rinnovo contrattuale, piuttosto che la libertà di insegnamento, piuttosto che il diritto allo studio, piuttosto che il diritto dei diversamente abili al sostegno, piuttosto che un’uscita dignitosa in pensione, ecc ecc.
Cosa dovrebbero aspettarsi i genitori, gli alunni, i dirigenti dopo che gli insegnanti hanno intascato e speso questa sommetta. Insegnanti più preparati, più aggiornati, più esperti di didattica?
Siamo seri, per cortesia. L’aggiornamento e la formazione dei docenti sono un’altra cosa che non si può immeschinire dandole la misura blasfema di 500 euro. Soprattutto l’aggiornamento deve essere progettato, programmato, validato collegialmente dai docenti, dall’amministrazione, dalle misure di politica scolastica di lungo periodo e respiro. Dare 500 denari e accreditare l’idea che l’aggiornamento possa essere un atto puramente individuale e individualistico è un oltraggio alla professione docente e alla qualità dei processi formativi ivi compresi quelli degli insegnanti.

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