Mobilità 2017: trasferimento docenti titolari su ambito e titolari su scuola in altra scuola dello stesso comune o ambito. I bug della Buona Scuola

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di Giovanna Onnis, Orizzonte Scuola,  18.11.2016

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– I nodi da sciogliere per la mobilità 2017/18 sono numerosi ed è quindi necessaria, per un corretto e regolare avvio del prossimo anno scolastico, diversamente da quanto si è verificato quest’anno, un’analisi accurata delle diverse problematiche onde pervenire ad una corretta e puntuale definizione dei criteri e delle regole da adottare per i movimenti territoriali e professionali 2017/18.

Sembra che per il prossimo anno scolastico ci sia la volontà ministeriale di anticipare la mobilità alla primavera e, come segnalato da OrizzonteScuola, “al Ministero si lavora già al prossimo anno e sono stati avviati gli incontri con i sindacati”.

Come prevede la legge 107, tutta la mobilità per il prossimo anno scolastico, se in fase di contrattazione tra sindacati e MIUR non saranno stabilite deroghe, sarà negli ambiti territoriali e i docenti titolari su scuola che parteciperanno ottenendo il movimento richiesto perderanno la titolarità in una specifica scuola per acquisirla in un ambito territoriale. In questo modo tutti i docenti che parteciperanno alla mobilità saranno sottoposti alla chiamata diretta in una delle scuole dell’ambito di nuova titolarità.

Per la chiamata diretta, come segnalato in un nostro articolo, il ministro Giannini ammette che qualcosa non è andata per il verso giusto e bisogna “aggiustare il tiro”, quindi si dovrebbe prevedere una regolamentazione più accurata rispetto a quella adottata nel corrente anno scolastico.

Si ipotizza, inoltre, da ciò che emerge dall’incontro del 2 novembre tra Miur e sindacati, come segnalato in questo nostro articolo, una mobilità senza fasi, quindi le fasi A – B – C e D che hanno caratterizzato e complicato oltremodo la mobilità 2016/17, non dovrebbero più esistere.

L’utilizzo del condizionale è doveroso per l’assenza di certezze che potranno arrivare solo a conclusione della contrattazione per la quale sono iniziati i primi incontri

Su questi versanti, fasi dei movimenti, ambiti territoriali e conseguente chiamata diretta, vengono chieste, quindi, a livello sindacale importanti modifiche.
Nell’ultimo incontro del 15 novembre, infatti, la trattativa sindacale sulla mobilità docenti per l’a.s. 2017/18, come sottolinea OrizzonteScuola “entra nel vivo”. Non c’è ancora niente di scritto, ma sembra ci sia la volontà ministeriale di voler istituire un’unica fase per tutti, con la solita distinzione tra fase comunale, fase provinciale e fase interprovinciale, ma nessuna distinzione in base alla fase di immissione in ruolo. I sindacati chiedono, inoltre, che la mobilità per il prossimo anno scolastico sia su scuola per tutti e non su ambito territoriale.
Sono quindi tanti i nodi da sciogliere e, tra questi, uno riguarda i docenti con titolarità in un ambito territoriale che hanno avuto incarico triennale per assegnazione d’ufficio da parte dell’USR, in sintonia con quanto prevede il comma 82 della legge 107, per i docenti che non hanno ricevuto proposte di incarico dalle scuole:
“L’ufficio scolastico regionale provvede al conferimento degli incarichi ai docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte e comunque in caso di inerzia del dirigente scolastico”

L’assegnazione d’ufficio consentirà a questi docenti di candidarsi per la chiamata diretta in altre scuole dell’ambito di titolarità, con l’obiettivo di ottenere l’incarico triennale in una scuola da loro più gradita?
La risposta potrà arrivare solo dopo la contrattazione e la pubblicazione del CCNI 2017/18.
Per ora non si sa ancora se l’incarico triennale corrisponda ad un vincolo temporale di permanenza nella scuola dove il docente ha presentato la propria candidatura e ottenuto incarico mediante chiamata diretta o se il docente in questione potrà presentare domanda di trasferimento in un altro ambito territoriale.
Conseguentemente non si sa se questa possibilità di “spostamento” in un’altra scuola, sia consentita ai docenti che hanno avuto incarico triennale d’ufficio e che vorrebbero conservare l’ambito di titolarità, ma modificare la scuola di servizio. In questo caso non si può parlare di trasferimento che determina una modifica della titolarità, ma di altra tipologia di movimento che il MIUR dovrebbe valutare e definire.
C’è da considerare inoltre l’importante richiesta avanzata dai sindacati, nell’ultimo incontro del 15 novembre, riguardante la necessità di effettuare i trasferimenti su scuola per tutti i docenti coinvolti nella mobilità, sia coloro che hanno titolarità su scuola che coloro che risultano titolari su un ambito.

E’ auspicabile che gli incontri tra sindacati e MIUR per la contrattazione sulla prossima mobilità, siano, quindi, proficui e che si arrivi ad una puntuale valutazione dei diversi aspetti e delle differenti situazioni in modo da pervenire ad una precisa regolamentazione che non sia lesiva per i docenti coinvolti e direttamente interessati

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