Renzi e la sua scommessa sulla scuola

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di Lucio Ficara

Qual è la scommessa fatta dal Premier Renzi sulla scuola? L’ha fatta durante il suo intervento alla Luiss School government, la settimana prima di Pasqua, dichiarando espressamente che “l’Italia dei prossimi  50-100 anni sarà non come sarà fatta dalla riforma del lavoro” , che lo stesso Renzi difende a spada tratta, “dalla riforma della Pubblica Amministrazione o dalle riforme istituzionali, ma sul modello educativo. Il Presidente Renzi ha anche detto che sulla riforma della scuola ci giochiamo una delle chance di essere superpotenza mondiale. In buona sostanza ha dichiarato che serve una vera e propria “scommessa sulla scuola”. C’è chi pensa che la scommessa rischia di essere persa, già prima di cominciare a giocare la partita. Di quale modello educativo parla Matteo Renzi? Si rende conto, ma forse pensiamo di no, che il suo ddl sulla scuola rischia di creare migliaia di modelli educativi, cioè uno per ogni scuola? Infatti il disegno di legge sulla scuola dà la responsabilità delle scelte didattiche e formative, nonché della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti, a dirigenti scolastici non preparati ad assumersi questo grosso onere. Evidentemente si parte dal presupposto che i nostri dirigenti scolastici sono esperti in didattica e addirittura esperti nelle specifiche didattiche. Ma come farà un dirigente scolastico che ha insegnato scienze motorie  ad assumersi delle responsabilità per quanto riguarda la matematica, il greco o la filosofia? Oppure come potrà fare scelte didattiche specifiche di materie d’indirizzo di un liceo scientifico o di un liceo classico, un dirigente scolastico laureato in scienze della formazione? Se si pensa di creare dirigenti scolastici onniscienti ed onnipotenti, è una scommessa persa in partenza. I nostri dirigenti scolastici, è non si tratta di avere pregiudizi, ma di essere seriamente realisti, non possono essere onniscienti e per fortuna nemmeno onnipotenti. Tuttavia se si vuole percorrere la strada di consegnare la responsabilità di natura didattica al dirigente scolastico, si dovrebbe tornare a fare dirigere i licei classici ai laureati ed esperti in discipline di lettere classiche, i licei scientifici ai matematici e fisici, gli istituti tecnici industriali agli ingegneri e così via. In alternativa i dirigenti scolastici dovrebbero essere coadiuvati da docenti esperti delle discipline specifiche, in modo da garantire scelte didattiche di qualità. Resta il problema del serio rischio di scardinare il sistema scolastico nazionale, creando modelli educativi diversi per territorio e addirittura per scuola. Altro che chance di diventare una super potenza mondiale, che tra le altre cose siamo stati quando la scuola era centralizzata, con questa autonomia privatizzante rischiamo invece, l’emarginazione culturale e l’analfabetismo dilagante.

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