Rinnovo contratto, arriva l’intesa su aumenti personalizzati e incentivi legati alle presenze

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Alessandro Giuliani,  La Tecnica della scuola  30.11.2016

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– Alla fine ha vinto il Governo: niente aumento minimo per tutti da 85 euro. Il rinnovo del contratto del pubblico impiego sarà personalizzato: ogni lavoratore avrà il suo.

Come annunciato dalla Tecnica della Scuola, alla fine ha prevalso la logica è quella della “piramide rovesciata”: i maggiori aumenti andranno a chi ha stipendi più bassi.

L’entità degli aumenti si deciderà però a livello di singoli comparti: sarà la contrattazione a decidere come meglio valorizzare i “livelli retributivi che maggiormente hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione”.

Per questo, nella bozza sottoscritta nella serata dell’ultimo giorno di novembre, si parla di aumenti “non inferiori a 85 euro mensili medi” e di “riduzione della forbice” retributiva.

Su un punto, però, hanno vinto i sindacati: quello degli 80 euro introdotti dal Governo Renzi, il cosiddetto bonus Irpef, rivolto acoloro che hanno un imponibile inferiore ai 25-26mila euro annui. Per loro, infatti, non scatteranno “penalizzazioni indirette”.

L’accordo, sottoscritto a Palazzo Vidoni pure dalla Cgil, contiene una premessa, nella quale si dice che i dipendenti sono “il motore del buon funzionamento” della P.a, questo l’incipit dell’intesa. E ancora, “il settore pubblico ha bisogno di una profonda innovazione”.

Tra le novità concordate figura anche quella di adottare “misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza”. Per cui è necessario un percorso che segni “una discontinuità con il passato”.

Inoltre, il Governo si impegna a rivedere il rapporto tra legge e contrattazione, “privilegiando la fonte contrattuale” in “tutti i settori”. Non solo, l’esecutivo farà in modo che il ricorso all’atto unilaterale da parte della P.A. sia limitato ai casi in cui ci sia stallo con conseguente “pregiudizio”.

Nell’accordi si parla poi di “macro obiettivi” per migliorare i servizi. Il Governo promette di rimettere mano ai fondi per la contrattazione di secondo livello, il salario accessorio, e di promuovere anche nel pubblico “una fiscalità di vantaggio” per la produttività.

Più spazio, poi, al welfare integrativo, a partire dai fondi pensione.

A seguito della recente sentenza della Consulta, che ha lamentato il mancato coinvolgimento delle regioni nella fase contrattuale, il Governo si è poi impegnato “a raggiungere l’intesa con le regioni” per le modifiche normative da inserire nel Testo Unico del lavoro pubblico, uno dei decreti Madia, in arrivo per febbraio.

Tra gli accordi raggiunti, particolare attenzione sarà dedicata al reclutamento del personale, si punta ad eliminare il precariato.

Cosa accadrà nelle prossime settimane? Prima di tutto il ministro della Funzione Pubblica dovrà far avere all’Aran l’atto d’indirizzo per riaprire i tavoli ufficiali di contrattazione, che dopo l’accordo del 5 aprile non sono più undici ma solo quattro.

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