Scuola, il sorpasso dei licei: scelti dal 51% dei nuovi iscritti

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Era la notizia temuta da imprenditori e presidi di tecnici e professionali: si completa il ribaltamento dei pesi dell’istruzione in Italia. Tra crisi e riforma Gelmini che li ha tagliati. E ora si guarda alla Buona scuola

di Salvo Intravaia  la Repubblica,  22.5.2015.

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Volano i licei, ma non i classici che segnano il passo. Crollano gli iscritti nei professionali e anche i tecnici fanno registrare una leggera flessione. Mentre nei giorni scorsi la Camera approvava gli articoli della contestata legge di riforma sulla scuola, il ministero dell’Istruzione pubblicava i risultati delle iscrizioni alle scuole superiori per l’anno scolastico 2015/2016: quello della Buona scuola di Renzi. E non mancano di certo le sorprese. Il temuto  –  da parte degli imprenditori e dai presidi degli istituti tecnici e professionali  –  sorpasso dei licei sull’istruzione tecnica e professionale è ormai una realtà concreta. Un fenomeno che sembra destinato ad incrementarsi ulteriormente nei prossimi anni, visto che in appena dodici mesi i liceali sono cresciuti di oltre un punto percentuale.
Sono stati infatti quasi 51 su cento  –  nel 2014 furono meno del 50 per cento: il 49,8  –  i ragazzini di terza media che lo scorso mese di gennaio hanno optato per un indirizzo della vasta gamma di licei disegnata nel 2010 dalla riforma Gelmini. La ministra di Leno, mentre agognava l’exploit dei tecnici e dei professionali, ne riduceva gli indirizzi incrementando invece quelli dei licei. Una mossa che potrebbe avere determinato la crescita che si registra oggi: più opzioni e maggiori iscritti. Ma non tutti i licei hanno seguito lo stesso trend: i classici e gli artistici hanno fatto registrare una leggera flessione. Quella dei classici non è un crollo  –  meno 0,2 per cento  –  ma farà certamente discutere. Mentre, scientifici, linguistici, musicali/coreutici e licei delle scienze umane sono tutti in crescita.
Un incremento di favori che potrebbe anche essere legato alla crisi economica e alla disoccupazione giovanile: con meno possibilità di lavoro dopo il diploma, forse, si preferisce allungare i tempi di studio all’università per aumentare le possibilità di successo lavorativo dopo la laurea. Gli iscritti negli istituti tecnici, in calo da oltre un decennio, fanno registrare l’ennesima flessione: di 0,3 punti. Che diventa più consistente  –  meno 0,8 per cento  –  per gli istituti professionali. E schizza in alto  –  più uno per cento  –  il numero di studenti di terza media che ha scelto un corso di Istruzione e formazione professionale  –  in genere triennale  –  presso un istituto statale o presso una struttura formativa accreditata dalle regioni.
Tra gli indirizzi dei nuovi istituti tecnici continuano a perdere appeal gli ex Itc  –  ora Amministrazione, Finanza e Marketing  –  e gli ex istituti per geometri, che hanno preso il nome di tecnici ad indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio. E continuano ad aumentare le vocazioni in favore degli istituti per il Turismo e per quelli ad indirizzo Informatica e Telecomunicazioni. Mentre tra i professionali, con una flessione di 0,3 punti, sembra che il boom degli ex alberghieri  –  ora istituti professionali ad indirizzo Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera  –  sia proprio terminato. Tra coloro che dopo la terza media intendono lavorare con un diploma di qualifica professionale abbondano gli Operatori del benessere  –  estetisti e parrucchiere  –  e gli Operatori della ristorazione: camerieri, barman e aiutanti cuochi specializzati.

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