500 euro: istruzioni per l’uso

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insegnare,  17 novembre  2015.  

euro500C

Il Ministero, anzi la “Direzione generale per il personale scolastico”, rispondendo a una nutrita serie di FAQ, ha reso noto l’elenco dei beni e servizi cui è possibile attingere con i 500 euro di bonus per quella che impropriamente la legge 107/2015 chiama “formazione professionale”. L’elenco conferma in realtà che si tratta di un aggiornamento culturale e indirettamente professionale, ma su questo aspetto abbiamo già espresso le nostre opinioni in un recente articolo.

Domande e risposte sono in sé prevedibili: il Ministero tenta di tracciare una linea di demarcazione fra i consumi tecnologici e culturali che sarebbero o meno funzionali all’esercizio non solo della professionalità docente ma persino dell’attuazione del piano dell’offerta formativa. Operazione che risulta in parte ovvia (quando afferma che vale per i docenti di matematica l’acquisto di romanzi in quanto risponde a obiettivi e scelte non solo strettamente riconducibili alla materia insegnata); in parte avventurosa (quando accoglie il costo del biglietto per visitare mostre, rassegne culturali o assistere a spettacoli dal vivo – anche concerti? di chiunque? – , ma non di viaggio o soggiorno); in parte cavillosa (quando accoglie e argomenta la plausibilità di tablet e pc ma la nega a smartphone, pen drive e inchiostro da stampante); in parte infine risibile (se ci chiedesse, come ci è stato segnalato, se per il docente di educazione fisica o di religione – ma perché solo loro? – siano da considerare plausibili l’iscrizione a una palestra di bodybuilding, per l’uno, o un soggiorno a Roma in occasione del Giubileo , per l’altro).

Ma non è questo livello che qui ci interessa commentare. In tal senso ci basta la tristezza profonda di dover constatare che la governance (così ci capiscono gli estensori delle recenti leggi sull’istruzione) della scuola sia ridotta ad occuparsi della lista della spesa dei docenti, cosa che riteniamo vergognosa e umiliante sia per gli uffici centrali e periferici dell’amministrazione scolastica sia per i docenti. Per non parlare del tempo sottratto a cose più utili di chi dovrà verificare l’effettivo rispetto di queste procedure, vagliando ogni anno qualcosa come circa 1000/1500 ricevute per ogni scuola.

Restiamo convinti, al riguardo, che si tratti di spese per i consumi culturali individuali solo molto indirettamente riconducibili al miglioramento della propria professionalità e che in quanto tali se il docente è considerato un “dipendente” dovrebbero essere coperti dal salario, se è considerato un “professionista” dovrebbero essere deducibili dalla denuncia dei redditi, mentre facciamo fatica a trovare una collocazione giuridica per questa elargizione o regalia che ci sembra assimilare i docenti alla categoria dei sudditi più che dei cittadini lavoraratori. E dato che quando si accetta di essere servi, si diventa anche sciocchi, nei giorni scorsi il gestore di un cinema cittadino ci diceva che alcuni docenti chiedono che sia scritto il loro nome sul biglietto del cinema, per essere certi di poterselo far rimborsare!

Per non cadere così in basso, abbiamo cercato la legittimazione del concetto di “bonus” nelle sue applicazioni più recenti. L’enciclopedia on line della Treccani riporta alla voce “Bonus” untesto di Flavio Pressacco, tratto dal Dizionario di Economia e Finanza (2012). Lì è definito “bonus”, “Ogni forma di compenso aggiuntivo rispetto a quello previsto che un individuo o un gruppo di persone ricevono per merito o perché portatori di uno status o di esigenze particolari.”

Dunque, escluso  che sia conferito per “merito” (non è il caso essendo dato a tutti), restano lostatus di docente o le esigenze particolari che potrebbero manifestarsi nell’esercitarlo. Sembrerebbe il caso nostro. Ma vediamo quali esempi prevede la dottrina. Escludendo i bonus per azionisti e manager che non ci riguardano, scopriamo che per i lavoratori, il bonus “è la gratifica concessa a squadre o gruppi di operai o di impiegati qualora raggiungano indici di produttività del lavoro concordati, solitamente, fra dirigenza e associazioni sindacali dei lavoratori. Non sono elargiti a singoli, ma puntano a responsabilizzare interi gruppi (al limite un intero settore di dipendenti di un’azienda), nella convinzione di stimolare in tal modo compattezza, emulazione e spirito di squadra.” Ma non è palesemente il caso nostro, altrimenti al cinema ci potrebbero andare solo i docenti i cui allievi vadano bene alle prove Invalsi oppure ottengano buoni risultati nell’ordine di scuola successivo o addirittura nella vita!

Non c’è altro che ci possa illuminare sulla ratio del bonus in oggetto perchè gli altri esempi riguardano i “bonus famiglie”, “bonus bebè”, i “bonus disabili” e i “bonus pensionistici”. A meno che ci si voglia appellare all’ultima possibilita: “Per estensione, si denomina b. ogni altro tipo di provvidenza o sostegno dato a categorie di cittadini sulla base della loro appartenenza a un gruppo oggettivamente caratterizzabile da una condizione di disagio o inferiorità, o dall’aver svolto azioni giudicate degne di appoggio per la loro rilevanza economica (b. prima casa, b. energia ecc.)”

Poiché trattasi di elargizione a un’intera categoria, i casi sono due: o il gruppo cui apparteniamo è “caratterizzabile da una condizione di disagio o inferiorità”, oppure “ha svolto azioni giudicate degne di appoggio per la loro rilevanza economica”. Qualche disagio effettivamente la categoria docente lo segnala da tempo ma non ci pare venga preso in considerazione, quanto alle azioni rilevanti sul piano economico potremmo incentivare i consumi culturali spendendo i 500 euro ma non ci pare che possa essere attribuito ad azioni già condotte.

Insomma, mentre abbiamo ora le istruzioni per l’uso su come spenderli, l’origine dei 500 resta avvolta in qualche ambiguità giuridico/istituzionale. E così si sprecano i sospetti di coloro che vi intravvedono una maldestra azione per contrastare il dissenso profondo che la 107/2015 ha prodotto nella scuola, chi lo interpreta come volontà di sottratte potere contrattuale ai sindacati, chi lamenta il mancato investimento in azioni collegiali anziché in concezioni e pratiche individualistiche della professione docente, chi semplicemente vi scorge l’incentivazione delle spese in tecnologia e consumi culturali …

Una cosa è certa: comunque li si voglia spiegare o spendere, i 500 euro (e i 380 milioni che globalmente vi corrispondono) solo l’ennesima occasione persa per fare qualcosa di utile davvero alla salvaguardia e allo sviluppo della scuola pubblica. E fin che le occasioni corrispondevano a  tagli e risparmi ci si poteva almeno appellare alla necessità di ridurre il disavanzo pubblico, ma quando diventano una spesa davvero il rammarico è forte…  Perché le cose serie da fare restano tutte, ma forse di soldi per farle no.

500 euro: istruzioni per l’uso ultima modifica: 2015-11-22T05:20:20+00:00 da Gilda Venezia

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