Alternanza scuola-lavoro, le aziende rifiutano gli stage. Farli d’estate? Fedeli: si può

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Alessandro Giuliani,  La Tecnica della scuola  17.2.2017

– Nelle scuole superiori sta presentando più di qualche problema il potenziamento delle attività scuola-lavoro previste dal comma 33 della Buona Scuola.

Soprattutto nei licei e al Sud, gli istituti trovano difficoltà ad organizzare gli stage. Anche quando le aziende sono disponibili ad accogliere gli studenti, i tutor scolastici fanno spesso fatica a trovare una sede. Perché i periodi richiesti delle scuole si accavallano: il “posto” risulta quindi occupato.

Ecco, che allora spunta l’idea di spostare le date di svolgimento del periodo di formazione i “loco”.

Quella di spostare l’attività di alternanza all’estate “è una possibilità, se è una scelta condivisa ed efficace non ho obiezioni. Basta sapere quali sono i fini didattici della scelta“, ha detto anche il ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, nel corso di un’intervista realizzata per Repubblica da alcuni studenti che partecipano a un’iniziativa pilota promossa dal quotidiano.

Del resto, la possibilità di svolgere l’alternanza in estate è prevista dal comma 35 della Legge 107/15, il quale prevede che “l’alternanza scuola-lavoro può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche secondo il programma formativo e le modalità di verifica ivi stabilite nonché con la modalità dell’impresa formativa simulata”.

Rimane, tuttavia, il problema di chi segue gli studenti nel periodo estivo. Alle superiori, infatti, un alto numero di docenti è impegnato negli esami di maturità: una percentuale non indifferente viene spostata anche in altre scuole, perché nominati come presidenti o commissari esterni.

Poi, ci sono le ferie da svolgere. E anche i periodi di chiusura delle aziende da mettere in conto.

Alcuni istituti hanno ovviato il problema concentrando le attività ad inizio settembre, quando il corpo insegnante è quasi al completo.

Il problema, però, sembra che sia anche relativo alle aziende. Che non sembrerebbero gradire i giovani liceali, privi di competenze professionali.

Su questo punto, tuttavia, sul fatto che le imprese preferirebbero studenti da istituti tecnici e professionali piuttosto che da licei, Fedeli dissente: “Le aziende che preferiscono questo genere di conoscenze cercano professioni medie e istantanee, la formazione di un liceo può offrire possibilità lavorative più ampie. Nel mondo anglosassone si sta discutendo molto di questo e ci invidiano i licei“.

Riguardo, invece, alla riluttanza ad aderire alle richieste da parte delle realtà lavorative del Meridione, il ministro ammette: “è un problema reale“, probabilmente “dovuto anche alla diversa presenza di imprese tra Centro-Nord e Sud. È già stata prevista tuttavia la possibilità di svolgere l’alternanza in sedi pubbliche, e pensiamo di aprire anche ai beni culturali, come biblioteche, musei, archivi“, ha detto ancora responsabile del Miur.

Che poi ha concluso parlando di come il processo si stia evolvendo: “Il passaggio dalla fase sperimentale a quella strutturale è positivo, sia per numero di ore, virtuoso rispetto al resto d’Europa, sia per risorse investite. Anche l’aumento del numero di ragazzi e scuole partecipanti – ha concluso Fedeli – è incoraggiante, ma è un fenomeno che si dovrà consolidare e nel tempo”.

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Alternanza scuola-lavoro, le aziende rifiutano gli stage. Farli d’estate? Fedeli: si può ultima modifica: 2017-02-17T21:06:24+01:00 da Gilda Venezia
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