Alternare è bello, o no?

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Astolfo sulla luna, 24.10.2018

– Interessante: nell’incontro del 18 ottobre scorso con il ministro Bussetti la triplice protesta contro la riduzione del monte ore.

Riportiamo il post del responsabile per la formazione CGIL, Fabrizio Dacrema, non uno qualsiasi:

“Si tratta di un fatto importante perché finora la questione di cosa fare dell’alternanza, a fronte delle difficoltà incontrate nella prima attuazione, era sembrato un problema tutto interno al mondo della scuola e alle forze politiche populiste ora al governo. Come se l’altro polo di questa interazione scolastica non fosse il ‘lavoro’ e quel mondo ampio e articolato di valori e interessi che lo rappresenta”.
“Le confederazioni sindacali hanno posto al centro dei loro interventi un punto fermo e condiviso: l’alternanza scuola lavoro non deve essere indebolita ma rafforzata qualificandola. Il governo, invece, sta considerando l’alternanza come uno spreco di tempo e di risorse da tagliare: con la legge di bilancio si appresta a cambiare la legge 107/2015 riducendo pesantemente i monte-ore triennali minimi (180 per i professionali, 150 per i tecnici, 90 per i licei) e a ridurre proporzionalmente i finanziamenti specifici (100 milioni introdotti dalla legge 107)”.

Concludendo, nel governo  “prevale l’esigenza di ottenere consenso a buon mercato tagliando ore e risorse finanziarie all’alternanza per poi distribuirle a meno impegnativi capitoli di spesa;  si ottiene così consenso dai settori più conservatori del mondo della scuola e del mondo del lavoro e si trovano risorse per alimentare un nuovo fiume di spesa pubblica che, invece di investire in ricerca e competenze per attivare le persone e creare lavoro, torna a politiche passive e risarcitorie”.

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Sono andato per scrupolo a cercare un documento che esprimesse il Dacremapensiero: ne ho trovato uno dal titolo “Competenze e inclusione nell’industria 4.0”. e non mi è parso niente di particolarmente innovativo: scontato rilevare il cambio di paradigma, banale richiamare la necessità di innalzare i livelli di competenza (quanti anni son passati dal rapporto Delors?). niente di speciale la proposta per favorire lo sviluppo (competitività, innovazione, infrastrutture), vecchia la proposta dell’obbligo/diploma a 18 anni e contraddittoria con l’obiettivo peraltro conclamato di contrastare la dispersione. Temibile mania quella di voler certificare tutto nel passaggio scuola/lavoro, nessuna novità nell’elenco delle competenze da promuovere, per concludere con il piano perfetto per le competenze, anzi no cercando di recuperare la “memoria storica” con il cenno al paradosso del clavicembalo (correva l’anno 1973 e allora c’era Benvenuto).

Se queste sono le idee che sostengono la presa di posizione di cui sopra, poveri noi.

Sì, perché dopo aver legittimamente rivendicato il ruolo del ‘lavoro’ nella questione di cosa fare dell’alternanza, il sindacalista chiede che l’alternanza venga rafforzata qualificandola, il che non parrebbe male, peccato che se ci si oppone solo alla riduzione del monte ore e alla proporzionaleriduzione del finanziamento, in realtà si vuole soltanto mantenerla così com’è.

Per non dire dell’affondo conclusivo contro i “settori più conservatori” dei due mondi, che evidentemente sono quelli che hanno considerato esagerata l’improvvisa triplicazione del monte ore introdotta dalla “buona scuola” (ricordiamolo: da 120 ore solo nel segmento tecnico/professionale a 400. più le 200 nei licei). Per un sindacalista che – occupandosi per mestiere di domanda e offerta di lavoro – ne dovrebbe conoscere la “legge”, un aumento improvviso della domanda di percorsi di alternanza da parte delle scuole a parità di offerta da parte delle imprese a quale risultato in termini qualitativi può aver portato nei tre anni di applicazione della “buona scuola”? A quel duplice obiettivo competenza/inclusione tanto sbandierato, oppure a un deterioramento della qualità complessiva delle esperienze di alternanza degli studenti?

E allora, chi è veramente conservatore? Chi cerca, nonostante tutto, di aiutare i ragazzi ad acquisire quelle famose soft skillsche altro non è se non l’acquisizione del buon vecchio pensiero critico, magari prima di entrare in un’impresa? Oppure chi, dopo aver inizialmente osteggiato la “buona scuola” renziana, oggi si accorge che il ruolo che il sindacato si era ritagliato nella gestione dell’alternanza è in pericolo?

Dunque, il sindacalista accetti da un conservatore un consiglio facile facile: invece che protestare contro la riduzione del monte ore, al prossimo incontro col Bussetti faccia muro contro la riduzione dei finanziamenti. Non sarebbe alla fine un buon affare avere il triplo di risorse con il pacchetto orario, del tutto sufficiente se ben fatto, che c’era fino al 2015?

 

24 ott. 18                                                                                            Astolfo sulla Luna

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Alternare è bello, o no? ultima modifica: 2018-10-25T06:37:27+00:00 da Gilda Venezia

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