Ancora questa didattica a distanza?

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Astolfo sulla luna, 11.11.2020.

Gilda Venezia

Pare ci sia una frase gaglioffa, contenuta in una circolare dell’attuale Direttora Generale dell’Ufficio Scolastico del Veneto. Costei, dopo una stagione al Ministero, fu bocciata dalla Ministra Azzolina in epoca quasi non sospetta (gennaio di questo bell’anno bisestile, quando il Covid ancora sembrava a tutti una semplice influenza). Ma si tratta di un trionfale ritorno, perché la funzionaria, le cui origini non sono in discussione, era ben conosciuta da queste parti: lavorando fin dagli anni ‘90 del passato millennio al provveditorato di Padova, era già arrivata all’incarico che è tornata a svolgere. Dunque, la solerte funzionaria ha pensato bene, da valente giurista qual è (eccellenza alla scuola superiore della PA) di fornire un’interpretazione restrittiva della fumosa circolare del prolifico nonché prolisso Max Bruschi, la cui cultura giuridica, da buon laureato in “letteratura italiana moderna e contemporanea” con docenza allo IULM in “media e storia della società contemporanea”, non può non essersi formata “sul campo” della fulminea e fulminante carriera ministeriale.

Infatti in una serie di “lettere” indirizzate a tanti “Gentilissimi” il Bruschi “precisa” in data 26 ottobre che il personale docente è tenuto al rispetto del proprio orario di servizio, anche nel caso in cui siano state adottate unità orarie inferiori a 60 minuti, con gli eventuali recuperi, e alle prestazioni connesse all’esercizio della professione docente, nelle modalità previste dal Piano DDI. In particolare, il docente assicura le prestazioni in modalità sincrona al gruppo classe o a gruppi circoscritti di alunni della classe, integrando dette attività in modalità asincrona a completamento dell’orario settimanale di servizio, e, non contento, nella serata del 9 novembre, proponendosi come interprete autentico dell’ipotesi di contratto firmata alla spicciolata da alcune sigle sindacali, “sottolinea” che

La dirigenza scolastica, nel rispetto delle deliberazioni degli organi collegiali nell’ambito del Piano DDI, adotta, comunque, ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’attuazione delle disposizioni normative a tutela della sicurezza e della salute della collettività, nonché per l’erogazione della didattica in DDI, anche autorizzando l’attività non in presenza, e garantendo che la prestazione lavorativa

Lasciamo a chi è specializzato in analisi testuali, ogni commento alle “norme” suddette[1], che dovrebbero “valere” in tutto il territorio nazionale.

Dedichiamoci piuttosto all’operoso Veneto, ove un gruppo numeroso di dirigenti scolastici segue la cristallina circolare della dott.ssa Palumbo, inchiodando i docenti alle cattedre di aule deserte, con tanti saluti all’aspetto relazionale dell’insegnamento, da tanti insigni pedagogisti richiamato in tutte le salse, spingendosi qualcuno – non l’ultimo arrivato – a parlare addirittura di eros e didattica[2] . . . ma, sebbene la tentazione sia grande, non vogliamo lasciarci andare all’ironia né tanto meno ai piagnistei, in un periodo in cui molti rischiano la vita quotidianamente svolgendo il proprio lavoro.

D’altronde, ne abbiamo a sufficienza limitandoci ad interpretare letteralmente la frase gaglioffa:

“Tutti i docenti svolgeranno il proprio orario di cattedra a scuola, collegandosi con le classi (ovvero con gli alunni) collocati in didattica a distanza attraverso i dispositivi presenti nelle aule e nei laboratori o con quelli eventualmente ricevuti in dotazione dall’Istituzione scolastica o con i propri, ma servendosi della rete Internet scolastica”

Già i concetti utilizzati “orario di cattedra” “dispositivi presenti nelle aule” “rete Internet della scuola” delineano una concezione burocratica della prestazione lavorativa e del luogo di lavoro dei docenti. Quanto alla frase “con quelli eventualmente ricevuti in dotazione dall’Istituzione scolastica o con i propri, ma…” tale locuzione, lungi dall’apparire come una gentile concessione dell’autrice, rivela la consapevolezza di quanto possano essere inadatti i “dispositivi” in dotazione, e ciò nonostante il “ma” avversativo che sembra imporre l’uso della rete fissa dell’Istituto, salvo probabile sovraccarico della linea. Da manuale la precisazione fra parentesi “(ovvero con gli alunni)” che segue la frase “collegandosi con le classi” : in effetti, dal punto di vista giuridico il concetto di classe, come universalità di soggetti-studenti, nella situazione attuale di sospensione delle attività didattiche “dal vivo”, si frantuma in quello di “alunni”. Tradisce uno sforzo immane di adattamento del linguaggio burocratico il cambiamento di genere in cui la funzionaria è inconsapevolmente incappata quando ha inventato il divertente concetto “collocati in didattica a distanza” (in realtà “le classi” dovrebbero essere “collocate”). Ma, lasciando perdere lo svarione grammaticale, è interessante osservare come il linguaggio burocratico definisca questi alunni, i quali, entro le mura domestiche e in non rari casi entro il perimetro del letto, vengono “collocati” in un immaginario spazio definito “didattica a distanza” che ricorda l’altrettanto immaginario concetto di etere, adoperato dai fisici dell’800 per spiegare lo spostamento della luce nel vuoto. È vero, anche nel nostro caso ci troviamo difronte ad una insanabile contraddizione fra il concetto di “didattica” e quello di “distanza”, contraddizione della quale – in attesa di un Einstein della burocrazia – pare non essersi accorta purtroppo la valente Direttora.

11 novembre 2020                                                                            Astolfo sulla Luna

 

 

[1] E ai gustosi finalini: “L’amministrazione ministeriale è grata per il lavoro che la comunità scolastica ha compiuto e per gli sforzi che ogni giorno le istituzioni scolastiche profondono, ecc. ecc.”

[2] Di recente, lo psicanalista Massimo Recalcati, sulla scia di Edgar Morin e molti altri


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Ancora questa didattica a distanza? ultima modifica: 2020-11-12T06:16:42+01:00 da Gilda Venezia
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