Circolare: “Stop a foto e riprese a scuola, ledono privacy”. Tutti contrari, cosa dice la legge

rando-gurrieri_logo1Studio Rando Gurrieri, 17.3.2018

– L´ultima bomba arriva dal Mugello, e precisamente dal suo capoluogo Borgo San Lorenzo, nel fiorentino.
Una circolare di 5 righe, firmata dalla dirigente scolastica Patrizia Nappa, ha infatti vietato nella scuola primaria foto e riprese «a minori in ambito scolastico, compresa la foto di classe. Sia i genitori che i docenti sono tenuti a rispettare scrupolosamente quanto sopra».

Il divieto è pertanto radicale e generale. Non sarà più consentito nella scuola in questione alcuna foto di classe, neppure quella ultracentenaria che normalmente è scattata alla fine dell´anno scolastico per poi essere inserita tra i ricordi più cari, e destinata ad essere tirata fuori dai cassetti per ritrovare il clima e i compagni di un tempo. Ma non saranno piu consentiti scatti e riprese in occasione di recite, saggi intermedi o di fine anno, compleanni e feste, carnevale scolastico e precetto pasquale. tutto, da questo momento in poi, secondo la dirigente scolastica, è espressamente interdetto, nonostante il divieto in questione non sia imposto da alcuna norma primaria, regolamento o direttiva del Miur.
Quali le ragioni di un divieto che sta dividendo – in verità, con una maggioranza assoluta, per quel che è riportato negli organi di stampa e nei social, dei contrari e solo con una esigua minoranza che abbia dimostrato la propria comprensione per il provvedimento – sia docenti che genitori?
La dirigente scolastica, di fronte alle numerosissime proteste, lo ha detto chiaramente. spiegando che la propria decisione non è assolutamente arbitraria ma coerente con il “Regolamento Ue 2016/679” che tutela l´immagine dei minori, puntando ad «evitare ogni possibile cessione a terzi».
Inoltre, ha aggiunto, ci sono state proteste da parte dei genitori, alcuni dei quali sono intervenuti per tutelare l´immagine dei propri figli, chiedendo un provvedimento di tal fatta.
Spiegazioni, quelle della dirigente, che obiettivamente faticano a stare in piedi. Il regolamento Ue invocato, infatti, si applica per definizione a tutti gli Stati dell´Unione, ma non risulta che la legislazione o anche solo la prassi seguita dalle autorità scolastiche negli altri Stati membri abbia scelto interpretazioni tanto rigoriste. Inoltre dal 2016, anno di adozione del regolamento comunitario invocato dalla dirigente scolastica, non risulta alcun orientamento e tantomeno precetto di emanazione ministeriale diretto ad impedire scatti e riprese, eccezion fatta per generici richiami alla continenza e alla prudenza soprattutto nella diffusione del materiale fotografico, peraltro di difficile controllo nell´era dei social, come molteplici sentenze anche dei giudici di legittimità hanno più volte sottolineato.
In ogni caso, il provvedimento del Mugello, rischia adesso di costituire un precedente che potrà essere invocato da quei docenti, e soprattutto da quei familiari degli studenti che siano apertamente contrari alle foto e alle riprese dei propri figli anche in momenti importanti e felici della propria vita.
Dobbiamo quindi chiederci se, in stretta linea di diritto, il ragionamento della dirigente scolastica, e le conclusioni cui la stessa è pervenuta, siano o meno corrette.
Secondo Francesca Ferrandi, che in proposito l´8 Novembre 2016, ha scritto un efficace articolo sul periodico Studenti.it, l´unica disciplina cui attenersi è quella indicata dal Garante per la protezione dei dati personali con il vademecum di 39 pagine dal titolo “La scuola a prova di privacy”, un documento destinato a istituti scolastici, docenti e famiglie che aiuta a destreggiarsi nell´intricato mondo della tutela della privacy nella scuola 2.0. Inviato in formato digitale a tutte le scuole pubbliche e private, il vademecum – che contiene il regolamento per la privacy a scuola – può essere richiesto in formato cartaceo al Garante o scaricato direttamente dal sito.
Uno dei punti del manualetto riguarda appunto i temi in discussione: foto durante le recite e le gite scolastiche. Ecco, in sintesi estrema, cosa si dice.
Smartphone e tablet – spiega il Garante – fanno ormai parte della quotidianità degli studenti: per questo motivo il loro utilizzo è generalmente consentito nelle scuole, a patto che si rispettino i diritti e le libertà fondamentali delle persone coinvolte. Questo significa che non si possono, ad esempio, fotografare studenti e professori contro la loro volontà e diffondere le immagini in rete (ma anche sui sistemi di messaggistica istantanea!) senza prima aver ottenuto il loro consenso. Tale pratica, se scoperta, rappresenta una violazione della privacy, punibile con sanzioni disciplinari e pecuniarie.
Ciascuna scuola può comunque decidere di istituire un proprio regolamento circa smartphone, tablet e apparecchi elettronici, arrivando ad inibirne l´utilizzo. In ogni caso, agli studenti con disturbi specifici dell´apprendimento (DSA) o affetti da altre patologie sarà garantito l´utilizzo di tutti gli strumenti compensativi previsti dai piani didattici, come ad esempio il registratore.
Ma attenzione. Fare delle foto e delle riprese durante le recite o le gite è una violazione della privacy a scuola? La risposta è no: i genitori possono continuare a immortalare i propri figli con il fine di conservare un tenero ricordo dei loro anni scolastici. Questa possibilità, però, riguarda solo l´utilizzo personale di tali immagini: nel caso di una loro eventuale pubblicazione su internet e sui social network, bisognerà richiedere un esplicito consenso da parte delle persone presenti nelle foto o nei films.
Fin qui quanto scritto dal Garante in un atto ufficiale che smentisce la tesi della dirigente scolastica. Illegittima, ad un primo e sommario esame, pertanto, si dimostra la circolare emessa, in quanto un divieto generale e assoluto di immortalare momenti particolari e di gruppo appare suscettibile di ledere la libertà delle persone che non abbiano opposto il loro dissenso. Una condotta pertanto, quella espressamente vietata nel Mugello, del tutto lecita, allo stato attuale del nostro sistema legislativo, a condizione, naturalmente, che siano rispettate le prescrizioni dell´autorithy.
Ciò comporta che chi dissente, anche mediante l´esercizio della responsabilità genitoriale, è tenuto ad esternare preventivamente il dissenso in questionerappresentandolo al dirigente scolastico, il quale adotterà le misure tali per tutelarne la libertà, a meno che, trattandosi di un insegnante, non si configuri l´assolvimento di un dovere d´ufficio. Così come comporta che non è consentita in alcun modo, salva espressa autorizzazione di tutti i soggetti interessati, la pubblicazione di foto ed i film tanto tramite carta stampata che social network. fermo restando, anche sotto tale ultimo punto, che l´eventuale inosservanza della disciplina, con la conseguente lesione della privacy che ne derivi, rimangono assolutamente affidate alla responsabilità degli interessati, che oltretutto ne subirebbero le sanzioni, amministrative, civili ed anche, nei casi più gravi, penali in caso che da condotte spiegate contra legem derivi un illecito civile o un reato. mai, tuttavia, un potere di blocco preventivo può ritenersi esercitabile da un dirigente scolastico.
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Circolare: “Stop a foto e riprese a scuola, ledono privacy”. Tutti contrari, cosa dice la legge ultima modifica: 2018-03-18T06:23:38+01:00 da Gilda Venezia
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