Decreti L.107/15, l’Istruzione professionale statale si fonde con le Regioni

Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 7.4.2017

– Gli istituti statali professionali creeranno un piano formativo unito con le scuole regionali, i cosiddetti Cfp gestiti in alto numero da enti religiosi.

Lo prevede il decreto legislativo di riforma del settore approvato dal CdM il 7 aprile.

La novità è rilevante, perché, in attesa di prendere visione del testo ufficiale il Miur ci dice che con questo provvedimento “le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate per fornire percorsi di Istruzione e Formazione professionale (di competenza regionale) entrano a far parte della Rete nazionale delle Scuole Professionali”.

Secondo il dicastero di Viale Trastevere, si tratta di “un’offerta formativa unitaria, articolata e integrata sul territorio. Il sistema sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2018/2019”.

Cosa accadrà di fatto? Prima di tutto, gli studenti potranno scambiarsi con maggiore facilità tra i due diversi ambiti scolastici. Inoltre, il diploma quadriennale conseguito nei Cfp dovrebbe essere equiparato a quello degli istituti professionali statali (quindi per fini puramente lavorativi e per i concorsi). Ma non basterà, comunque, per accedere ai corsi universitari, per frequentate i quali sarà necessario svolgere il quinto anno presso un istituto statale, previa verifica dei requisiti di accesso. E per chi svolgerà l’esame di Stato, potrà far valere i lunghi periodi di alternanza scuola lavoro svolti in azienda.

Un tavolo coordinato dal Miur – al quale prendono parte le Regioni, gli Enti locali, le Parti Sociali, gli altri Ministeri interessati, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione (Invalsi), l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (Indire), l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) e l’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (Anpal) – avrà il compito di monitorare i percorsi dell’istruzione professionale e aggiornare gli indirizzi con cadenza almeno quinquennale.

Per incrementare il personale necessario all’attuazione delle novità previste, vengono stanziati oltre 48 milioni a regime. Inoltre, sarà stabilizzato lo stanziamento di 25 milioni all’anno per l’apprendistato formativo.

Per quanto riguarda gli altri provvedimenti, sempre secondo il Miur, con queste regole si va verso un sistema di istruzione e formazione professionale che educhi  le nuove generazioni al “saper fare di qualità”, consentendo una rapida transizione dal sistema educativo al mondo del lavoro.

In questo modo, continuano da Viale Trastevere, si introduce “una chiara identità agli istituti professionali, innovare e rendere più flessibile la loro offerta formativa, superare l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e mettere ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali”.

A livello di scuola statale, i percorsi continueranno a durare cinque anni: biennio più triennio. Gli indirizzi, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, passano da 6 a 11: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Si punta ad una sempre maggiore personalizzazione degli apprendimenti in modo tale che le studentesse e gli studenti, attraverso un progetto formativo individuale, possano sviluppare e acquisire competenze che li aiutino nell’accesso del mondo del lavoro. Nel biennio vengono inseriti gli assi culturali, ovvero aggregazioni di insegnamenti omogenei che forniscono competenze chiave di cittadinanza alle giovani e ai giovani, e si dà maggiore spazio all’alternanza scuola-lavoro e all’apprendistato. 

Le scuole potranno utilizzare le loro quote di autonomia in relazione all’orario complessivo per rafforzare i laboratori e qualificare la loro offerta in modo flessibile. Gli istituti potranno, poi, avvalersi del contributo di esperti del mondo del lavoro e delle professioni e attivare partenariati per migliorare l’offerta formativa.

Conseguita la qualifica triennale, le studentesse e gli studenti potranno scegliere di proseguire gli studi passando al quarto anno dei percorsi di Istruzione Professionale o dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale e conseguire un diploma professionale tecnico.

Al termine dei percorsi di istruzione professionale, in quelle che diventano vere e proprie “scuole territoriali di innovazione”, le ragazze e i ragazzi conseguono il diploma quinquennale di istruzione secondaria di II grado, grazie al quale potranno accedere agli Istituti tecnici superiori (ITS), alle Università e alle Istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in base alle loro inclinazioni e ai loro desideri. Che poi, si spera, potranno realizzarli anche a livello lavorativo.

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Decreti L.107/15, l’Istruzione professionale statale si fonde con le Regioni ultima modifica: 2017-04-08T02:59:05+01:00 da Gilda Venezia
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